22.04.07

Non lasciarmi, di Kazuo Ishiguro

di Ramona

Non lasciarmi, di Katsuo IshiguroSe non me lo avessero regalato, probabilmente non avrei mai letto questo libro.
Non sarebbe servito il titolo ad attrarmi, perché avrei pensato ad un polpettone rosa che proprio non è il mio genere di lettura. Non mi avrebbe detto niente nemmeno la copertina dell’edizione Einaudi, che mostra solo una ragazzina con i capelli distesi al vento e un albero con la chioma piegata nella stessa direzione. E il nome dell’autore non lo conoscevo. Solo in seguito ho scoperto che Kazuo Ishiguro è lo stesso che ha scritto Quel che resta del giorno, da cui è stato tratto un magnifico film con uno strepitoso Anthony Hopkins.
Niente, insomma, avrebbe potuto farmi intendere che dietro queste apparenti banalità c’era una bella storia. Ma per fortuna il libro mi è stato regalato. Con tante raccomandazioni a leggerlo subito! E io, obbediente, l’ho letto. Subito.

Non mi sarà possibile raccontarlo senza svelare, almeno in parte, la trama. Me ne dispiace. Ad ogni modo la narrazione è svolta talmente bene che un riassunto non può bastare a rovinare l’effetto sorpresa nella lettura.

C’è uno strano istituto chiamato Hailsham, in un angolo della dolce Inghilterra. Un istituto per ragazzi “speciali”. In che cosa consiste questo essere speciali verrà rivelato un po’ per volta. Siamo negli anni Novanta, praticamente ieri. Tre ragazzini, Kathy, Ruth e Tommy, fra i tanti ospitati dall’istituto, stringono un legame di amore e d’amicizia che li legherà per tutta la vita. E’ proprio Kathy che racconta, in prima persona, la loro storia, quando ormai ha superato i trent’anni.
Nell’istituto i bambini, che non sono orfani, ma che non nominano mai i genitori (ma se non sono orfani, viene da chiedersi, allora questi dove sono?....) vengono protetti dal mondo esterno, con il quale non hanno alcun tipo di scambio. Vengono istruiti alla perfezione, incoraggiati ad esprimere creatività e intelligenza attraverso forme artistiche quali disegno, pittura, scultura. E un po’ alla volta, con una sorta di lavaggio di cervello, fin dall’infanzia essi prendono coscienza del proprio destino, del perché esistono.

Non sono ragazzi come tutti gli altri. Sono dei pezzi di ricambio. Cloni, creati appositamente allo scopo. Sono destinati ad effettuare un certo numero di donazioni (massimo quattro, se ce la fanno) e poi concluderanno il loro ciclo. A meno di non diventare assistenti di altri come loro che invece sono donatori.

Ecco, detta così, sono convinta che la prima reazione che può insorgere è di pensare a una sorta di robot, privi di anima e sensazioni, come insegna la miglior fantascienza. Ma questa non è fantascienza, sebbene possa sembrarlo. Se ci pensiamo bene è una cosa molto vicina alla nostra realtà.
Ci siamo mai chiesti, infatti, a partire dalla pecora Dolly, cosa vuol dire essere un clone? Non avere genitori, certo, essere al centro delle attenzioni scientifiche, certo… fino a che si tratta di animali, tutto bene, tutta una meraviglia… Ma quanto siamo distanti dalla possibilità di avere cloni umani? E come sono questi cloni? Robot senza anima?

Ishiguro ci dice che no, non è così.

Kathy racconta la storia sua e dei suoi amici, con un tono di piatta rassegnazione. Non c’è ribellione al loro destino programmato. Nemmeno quando scoprono, o si illudono, che l’amore possa cambiarlo. Perché ad un certo punto finiscono per scoprirlo, l’amore, così diverso dal sesso a sè stante, che pure non viene loro proibito. E già dall’infanzia hanno scoperto la bellezza dell’arte, della musica, nell’unico istituto preposto allo scopo che abbia voluto coltivare queste sensibilità. In altri luoghi simili, viene raccontato, non c’era stata la stessa attenzione per i cloni. E’ un altro esperimento, forse, il tentativo di dimostrare qualcosa fino allora ritenuta inconcepibile. L’umanità dei cloni stessi.

Grazie all’amore c’è un tentativo di ribellione alla propria sorte, da parte dei protagonisti, che potrebbe però, negli intenti, al massimo procrastinare di qualche anno l’inevitabile. E sarà inutile.
Ma al di là della rassegnazione, rimane il sentimento. I cloni hanno sensazioni ed emozioni, conoscono la gelosia e l’amicizia e l’amore. Rimangono turbati quando scoprono un loro “possibile”, cioè una persona “reale” da cui possono essere stati copiati. Una sensazione indefinita che aleggia nell’aria, che si può identificare con la ricerca delle origini, con il bisogno di avere comunque un “genitore”. Come tutti, in fondo. Tutti gli esseri umani.

Con l’umanità reale questi ragazzi non hanno contatti. Solo gli istitutori, e una certa Madame che sembra schifarli “come ragni” ma poi in realtà è loro affezionata… Solo da grandi vengono lanciati nel mondo, ma sembra che non riescano ad integrarsi. Eppure sognano di fare una vita normale, di lavorare come segretaria in un ufficio, per esempio… Sognano. Ma con una sorta di fatalismo vanno incontro alle donazioni in attesa di chiudere il ciclo. E chiuderlo appena dopo la prima, o la seconda donazione, viene considerato un fallimento.

Ho divorato questo libro in pochissimi giorni. E prima di cominciarne un altro ho dovuto aspettare, fare un reset. Perché non riuscivo a togliermi di mente il destino di questi ragazzi. E guardandomi intorno, osservando visi sconosciuti nella folla, mi chiedo se non possa essere già una realtà. Chi di loro è stato creato dal nulla per soddisfare un bisogno emergente, quello di salvare altre vite con la propria? Il giovane con un libro in mano e gli occhialini tondi? La ragazza con la minigonna e la coda di cavallo? Il bambino con lo zaino di scuola sulla schiena?
E, una domanda tira l’altra: cosa ne sappiamo dei tanti embrioni che riposano nei congelatori? Hanno un’anima congelata, ma ce l’hanno. E’ così difficile crederlo, immaginarlo? Che diritto abbiamo avuto di crearli e lasciarli lì? Che diritto avremo di distruggerli? La questione è ancora aperta, a dispetto delle nostre coscienze indifferenti.

Per tornare al libro, ne consiglio la lettura.
C’è però qualche piccola pecca.
Per esempio per la rivelazione finale è stata usato un sistema un po’ scontato, privo dei colpi di scena, sia pur pacati, presenti in tutta la narrazione.
Le donazioni non sono nemmeno lontanamente specificate, mentre secondo me un minimo di concretezza si poteva dargliela (cos’è che si dona? Cuore, fegato, polmoni, midollo? Non viene detto, forse perché ritenuto ininfluente).
Inoltre a mio modesto avviso ci sono qua e là difetti di editing, o di traduzione. Di poco conto, certo, ma che tuttavia si potrebbero notare. A meno di non lasciarsi trascinare dalla voce ipnotica e a tratti incerta di Kathy e della sua, diciamolo pure, triste storia d’amore.


[tutti i libri della bottega]

Pubblicato da Ramona il 22.04.07 13:09

COMMENTI

La tua lettura mi ha convinto, Ramona. Leggerò il libro. Avevo letto a suo tempo Quel che resta del giorno, ma poi di Ishiguro più nulla.
Scusa se prendo la parola su una questione che esula dalla letteratura, ma è più forte di me, mi ha fatto sobbalzare dalla sedia, e questa lo so è una questione personale, ma quando posso buttare un mio piccolo contributo in merito lo faccio sempre. La questione è annosa. E' mai stato provato che gli embrioni abbiano un'anima? A mio avviso e come il mio è avviso di molte persone dal libero pensiero, che gli embrioni non la abbiano. La pena se mai è dei nati, anche da molti anni, che un'anima (struttura che ci permette la coesione tra corpo e spirito) hanno ma ahimè congelata. Di quella degli embrioni mi preoccuperei meno. Il problema di tutti quegli embrioni congelati è che così congelati non servono a nulla, invece molto servirebbero per molta ricerca scientifica che potrebbe non clonare vite umane ma salvarle. E' una battaglia alla quale partecipo da qualche anno e sono in conpagnia di decine di premi Nobel.

patrizia

da patrizia il 22.04.07 19:36

Grazie Patrizia, per la tua opinione. Che rispetto e capisco, ma che mi è difficile condividere a cuor leggero. Sebbene io lavori in campo medico e conosca da vicino certe realtà. Certo questo non è il posto più adatto per simili discussioni, ma sono contenta che una lettura possa comunque scuotere dal torpore (ma non è il tuo caso)in cui spesso cadiamo solo perchè la tv non ne parla da tempo... Il discorso sull'anima è infinito e non avremo mai certezze,perciò credo che le parti rimarranno sulle proprie posizioni senza pervenire a soluzioni. Ishiguro ha provato a fare un'ipotesi, forse irrealistica, forse no, ma utile a farci pensare. ciao e grazie ancora.

da ramona il 22.04.07 20:56

Di grazie in grazie. Ma è così. Grazie per la tua risposta perché è stata questa e non un'altra.

da patrizia il 23.04.07 09:44

Questo romanzo è tremendo. Tremendo in senso positivo. Mi ha fatto stare malissimo. Ha contribuito al malessere il mistero che aleggia sulle donazioni (uno dei difetti che tu hai riscontrato, Ramona). Bisogna preparare i lettori: questo romanzo è senza speranza. Non si respira mai, neanche per un momento. Un libro senza speranza è un libro claustrofobico e torcibudella. Se vi attira l'idea, compratelo.

da Federico il 24.04.07 18:06

E' vero, Federico, non c'è speranza, non c'è via di uscita. Però resta l'umanità di questi ragazzi da tutti considerati solo pezzi di ricambio, e con i quali nessuno vuole avere a che fare direttamente, perchè è meglio, egoisticamente, chiudere gli occhi e fare finta di niente. E resta, anche, la nostra angoscia per la loro sorte. Che fa ben sperare.

da ramona il 24.04.07 19:29

Sembra interessante, anche se ora che mi hai svelato il finale! :) No, scherso, non sembra poi un libro in cui il colpo di scena sia poi così importante.
Mi affascina soprattutto sapere che è l'autore di Quel che resta del giorno, non potrà essere tanto male.
Certo, i tuoi dubbi sull'editing e la traduzione mi sconcertano, però... sempre più spesso li riscontro, e sempre in edizioni delle case editrici maggiori... mah.

da chiara il 30.04.07 14:54

Chiara, mi dispiace aver per così dire rovinato la sorpresa... ma tanto la si scopre o la si indovina abbastanza presto. I colpi di scena è vero, non sono così eclatanti, però arrivano e vengono raccontati in un modo pacato e tranquillo che sorprende. Vedrai che alla fine li avrai assimilati come normalità... In quanto all'editing, sono d'accordo con te. Si riscontrano specialmente nelle case editrice più importanti. In questo caso specifico comunque non ci sono errori rilevanti, o un granchè fastidiosi... solo piccole sensazioni che poteva essere fatto di meglio. Ciao e grazie

da ramona il 30.04.07 17:57




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