20.04.07

Intervista ad Alex Fringberger

di cletus

Clicca qui per leggere tutti gli articoli su Alex Fringberger pubblicati nella BottegaProprio vero che la fortuna aiuta gli audaci. Era da tempo che non sentivo il mio amico G.C., uomo di robuste letture e fine letterato. G.C. ha libero accesso agli angoli più reconditi della prestigiosa Biblioteca Gregoriana, in Roma, ed è stato proprio grazie a lui che ho potuto attingere, con la clausola della consultazione in loco, ad un minuscolo phamplet, concernente un'intervista (ma gli storiografi più maliziosi insinuano si tratti piuttosto di un'auto-intervista) dell'insigne Alex Fringberger.

Cosi, ad ore antelucane G.C. mi conduce negli austeri locali della Biblioteca e pregandomi di attenderlo, poco dopo torna col prezioso volumetto, lasciandomi solo nell'angusta saletta, da dove la luce dell'alba penetra solo da una minuscola finestra.

Grazie al mio fedele moleskine ho potuto prendere qualche appunto sui tratti più salienti dell'intervista.
Dalla carta inchiostrata di adeguata grammatura, che trasuda storia, ma ottimamente mantenuta, grazie agli ambienti climatizzati nei quali è stata conservata, promana, insieme, tutta la grandezza e la semplicità del grande letterato.

Dopo una lunga premessa in greco, con testo tedesco a fronte, ignorante di entrambi gli idiomi arrivo al testo vero e proprio, in uno spigliato italiano.

L'intervista è stata concessa dal Sommo nella hall di un albergo imperiale di Stoccarda. Fringberger, è comodamente seduto in poltrona e accanto a se nella mano guantata, opportunamente coperto da un cappuccio di cuoio ha il fedele Frederick, un esemplare maschio di falcone, dal quale, ci dice l'intervistatore non si separava mai, carezzandolo di tanto in tanto.

L'apparente eccentricità di questo vezzo non deve indurre in inganno il lettore, Fringberger si sottopone volentieri alle garbate domande dell'autore, sorseggiando del porto e rispondendo con la consueta brillantezza.

In buona sostanza, Dottor Fringberger, si può dire che tutta la sua opera è permeata dalla capacità si saper far parlare gli oggetti ?
Certo, i miei lunghi soggiorni in Egitto, a fianco di Schlieman mi hanno consentito di penetrare i segreti di antiche arti, gelosamente custodite dai Faraoni e di cui non esiste, a tutt'oggi, tradizione scritta.
Eppure questo non le ha impedito di farne tesoro ed utilizzarli alla base dei suoi testi di più grande successo.
Affatto. È la laconica risposta del Nostro.
C'e' qualcosa, nell'ambito di questa sorta di super-potere di cui lei dispone, che l'ha portata a tacere di qualche racconto del quale è stato messo a parte, nel corso del suo lungo peregrinare ?
Si, certo.
Può accennarne qualcosa ?
Preferirei di no, risponde in modo Barthelbiano, le dico solo che si tratta delle storie ascoltate nei locali immensi di Lourdes, dove riposano migliaia di protesi, ex voto e altri arnesi coadiuvanti della deambulazione. Preferisco tacerne, storie davvero tccanti, dice, carezzando amorevolmente Frederick, il falcone.

L'intervista spazia dal racconto della genesi delle sue opere, fino a rapidi accenni alle sue strette vicende personali. Ne esce un ritratto a tutto tondo, dell'uomo, del pensatore, del letterato. Su tutto uno spirito indomito, dominato dalla curiosità e che ha spaziato in ogni ambito dello scibile umano.

Alla luce di tutta la sua opera, c'è qualcosa di cui si dichiara ignorante o poco informato, lo incalza l'autore, ormai giunto alle ultime battute dell'intervista.

Certo, gli risponde accarezzando il piumaggio di Frederick.
E che cosa ?
La stupidità dell'uomo, è la sua pronta risposta. Il ricorso alla violenza per la determinazione di diritti cosi fittizi dal costituire un insulto alla natura, la sua abnegazione al culto del denaro, la totale ignoranza degli ingranaggi cosmici nei quali ci spendiamo, e di fronte alla grandezza dei quali, ne convenga, siamo poca cosa.

Lei è pessimista, quindi chiude malamente l'intervistatore.
Affatto, è la sua laconica risposta, l'animale uomo dovrà evolvere ancora.

E' con questa sorta di testamento spirituale che richiudo il volume, metto in tasca il moleskine e dal citofono interno chiamo G.C. per restituirglielo.

Dopo pochi minuti, appare un frate domenicano. Cosa c'è figliuolo ? mi domanda.
Cercavo G.C. dico, agitandogli il libricino sotto gli occhi, severi.
Hanno una luce che non mi piace.
Fuori è già mattina, gli uccelli cantano dai rami degli alberi di quest'isola di verde nel cuore di Roma.
Dia a me, e me lo strappa di mano, glielo riconsegno io…Mi segua, mi dice con un tono che non ammette obiezioni.
Percorriamo, a ritroso, i lunghi corridoi. Da lontano giungono i canti del coro dei novizi. Una scena inquietante, di G.C. nessuna traccia.
Esco sulla strada, mentre alle mie spalle, il frate richiude senza troppa grazia il pesante portone di legno massiccio.

C'è il sole. Passa un autobus, arrancando sulla strada in salita, sulla cui fiancata una pubblicità recita "That's all folks".

Pubblicato da Cletus il 20.04.07 07:58

COMMENTI

l'assurda combinazione delle cose. :)

da caino il 20.04.07 15:44

Colpaccio! Cletus, lei è in gamba. Ma, mi dica, il suo amico G.C. lavora per caso presso la casa editrice Garamond?

Perdoni lo pseudonimo, lei non mi conosce, noi non ci conosciamo, e -- creda -- siamo più sicuri così, recuperando i pezzi del Maestro nell'ombra, dall'ombra riunendo un Maestro a pezzi.

J.B.L.

da Jean Bernard Léon il 01.05.07 23:00

Gentile Signor Jean Bernard Léon, la sorte di quest'uomo, è prim'ancora che nelle nostre mani, nelle nostre menti. Menti aduse ad ogni genere di scibile umano, e pertanto, in grado di riconoscere, agevolmente, la maestria dal dilettantismo.
Un comune sentire, in altre parole...che poi, di queste, si tratta.

da cletus il 02.05.07 07:35




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