04.04.07

Appunti per una teoria del tubo, di Alex Fringberger

di Paolo Cacciolati

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In ospedale ci si può anche annoiare.
Dopo l'orario delle visite guardavo dalla finestra. Le teste di quelli che camminavano nel parcheggio di sotto, vedere se passavano i miei.
Oltre il parcheggio c'era una grossa rotonda dal traffico circolarmente frenetico. Oltre la rotonda un parco battuto da gente di corsa con o senza cane. Oltre il parco un fiume percorso da canottieri torniti. Oltre il fiume una sponda popolata da imbarchini, di giorno gelatai assediati da bambini, la sera localini ingentiliti da fanciulle a braccetto dei loro omini.

In ospedale per non annoiarsi e per non pensare ad altro non resta che leggere.
Io che non mi ero preparato al ricovero, cercavo libri nel reparto.
Nell'anticamera della caposala c'erano due scaffali a parete.
In uno, romanzetti Harmony farciti con libri di Ken Follett, Patricia Cornwell, Giorgio Faletti.
Nell'altro, tre edizioni della Sacra Bibbia, qualche manualetto di storia, alcuni compendii di medicina per tutti e in fondo un tomo foderato con carta di giornale ingiallita.

Tirai giù quel volume, lacerando involontariamente la sovracopertina rinsecchita.
Il frontespizio recava questo titolo: Appunti per una teoria del tubo, di Alex Fringberger.
Incuriosito da quell'autore per me allora sconosciuto, mi gettai a capofitto nella lettura del libro.
Lo collegai subito alla Metafisica dei Tubi, di Amélie Nothomb. Il tema era lo stesso e anche nello sviluppo c'era più che qualche somiglianza. Mi meravigliai che la grande scrittrice non avesse mai fatto alcun cenno a quest'opera, verso cui era senz'altro in debito.
Del resto si trova in buona compagnia. Basti citare Canne al vento, di Grazia Deledda, o Slawomir Mrozec, di Cracovia, acclamato autore di racconti e commedie surreali, che dedica un suo testo ai tubi flessibili.

Vagavo nei corridoi dell'ospedale senza mai separarmi da quel volume. Incrociavo altri degenti trascinanti flebo a rotelle. Dottoroni dal camice unto sgomitavano con stetoscopi appesi al collo, lanciando battute verso le infermiere. Dappertutto tubi fissi e portatili. Malati attaccati a cannetti. Tubi che entravano e uscivano dai corpi. Forse gli stessi tubi che correvano lungo le pareti, sui soffitti, incrociandosi con altri tubi, a formare canaline sempre più tozze, grovigli di cavi che si diffondevano per ogni dove.

Per tornare al Nostro, il libro presentava tutte le caratteristiche di opera-mondo. Una vera storia universale del tubo. Secondo il suo solito schema, iniziava con un corposo excursus a carattere tecnico-storico, miscelato abilmente a intermezzi di natura squisitamente narrativa.
Fringberger si confermava fine architetto di trame, alternando continuamente l'indagine scientifica alla narrazione surreale, trascinando il lettore in un toboga di notizie strabilianti e gustosi aneddoti, suggestioni cosmogoniche e riferimenti iniziatici.
Mancava, incredibile a dirsi, la data di pubblicazione dell'opera. Tuttavia il nostro Alex, in più punti del testo, confessava di scrivere ascoltando Tubular Bells, di Mike Oldfield. Possiamo quindi solo desumere che sia posteriore al 1973.

Si disegnava un intreccio che partiva dall'Antico Egitto per arrivare ai giorni nostri, dove il tubo era sviscerato in ogni forma e aspetto, in una poderosa cavalcata lunga cinque millenni. Iniziava dal 3000 a.C., con le notizie sull'uso di particolari tubi di origine vegetale impiegati nella mummificazione degli antichi Egizi; fonti riprese anche da Leonardo nel suo Codice Atlantico del 1500, conservato nella Biblioteca Ambrosiana di Milano. E che dire dell’uso di particolari pompette a stantuffo per aspirare le cervella dei mummificandi?
Rabbrividivo ogni volta che in camera entrava un paramedico dotato di siringhe.

Dopo Greci e Romani, Fringberger si dedicava ai Tactica di Leone VI, Imperatore d'Oriente dal 886 al 912, che per difendere Costantinopoli escogitò particolari tubi di rame, chiamati Siphones, con i quali si lanciava contro i nemici il famigerato fuoco greco, ovvero una miscela di petrolio greggio e pirite.
Insomma, aveva inventato il lanciafiamme con buoni mille anni di anticipo.
E qui, a proposito dei siphones, Fringberger innestava un racconto sui termosifoni parlanti scoperti recentemente in un palazzo di Friburgo. In breve, si era appurato che i termosifoni di quel condominio potevano trasmettere le voci provenienti dagli appartamenti. Non solo. Mantenevano anche la memoria delle voci passate e, opportunamente picchiettati, potevano riprodurle. Grazie a loro venne svelato un uxoricidio commesso anni prima nelle mansarde, caso ormai archiviato come insoluto.

Tuttavia l'opera era chiaramente tesa a superare i vincoli della fisica e ad avventurarsi negli spazi infiniti della metafisica. Passando per l’esoterico. Ampio spazio era riservato a un Tractatus De cavo risalente all’Alto Medioevo, attribuito all’Abbè Gabbone di Sion, dove si discettava del tubo filosofale, indispensabile per convogliare nel Sacro Graal la pietra mutata in oro liquido.

Non si faceva mancare neppure digressioni nell’ars amatoria, citando il Gagner plaisir avec outils cilyndriques (stimerei superflua la traduzione), un libello del Conte di Mirabeau, contemporaneo del Marchese de Sade.

Ampio spazio riservato alle forme cilindriche nella moda: un intero capitolo dedicato alla femmina del tubo, la tuba appunto, con ascesa e oblio del pregiato copricapo. Senza dimenticare la tuba intesa come strumento musicale, o in anatomia la sua declinazione al plurale.

Particolarmente gustoso il capitolo sul tubo in gastronomia. In particolare il paragrafo dedicato ai cannoli, con il romantico episodio del pasticcere di Troina, vicino a Messina. Costui negli anni ’50 produceva i migliori cannoli di Sicilia. In breve, si innamorò di una baronessa del luogo. Pensando di fare colpo, le fece recapitare un enorme cannolo, su un carretto siculo trascinato da due cavalli con pennacchio. Un tubo di glassa del diametro di due metri per sei di lunghezza. Traboccante dolcissima ricotta. Ricoperto con una pioggia di pistacchi. Purtroppo mal gliene incolse. La baronessa, già prevenuta per questioni di classe, si offese gravemente, equivocando sul simbolismo del dono. La delusione del pasticcere fu comunque mitigata dall’ingresso a buon diritto nel Guinness dei Primati.

Episodio meno felice quello raccontato a proposito della costruzione del Tube, la Metropolitana di Londra. Qui per la prima volta venne utilizzata una trivella automatica destinata ad essere abbandonata una volta terminato il tunnel. Purtroppo insieme alla trivella venne anche abbandonato un meccanico irlandese, un attivista cattolico preso in odio dai manovali cockney di fede protestante. E da lì partì la rappresaglia dell'I.R.A.

Ora non ricordo le infinite altre citazioni sull’uso dei tubi, dagli scopi pacifici a quelli bellici, da quelli ludici alle innovazioni tecnologiche. Memorabile l’uso dei tubi per il primo computer. Era il 1953 quando fece la sua comparsa l’IBM 701, una macchina innovativa funzionante grazie a un reticolo di tubi con memoria elettrostatica.

In sintesi, un completissimo trattato del tubo, un’opera aperta, tutt'altro che chiusa dal finale, contenente una criptica citazione dell'Alighieri riutilizzata da Alex a proposito delle infinite forme dei tubi:

«A descriver lor forme più non spargo
rime, lettor; ch'altra spesa mi strigne,
tanto ch'a questa non posso esser largo;
ma leggi Ezechiel, che li dipigne
come li vide da la fredda parte
venir con vento e con nube e con igne;»

(Purgatorio, canto XXIX - v. 97-102)

Terminata la lettura, sollevai gli occhi verso i condotti dell'ossigeno che sbucavano dalle pareti della mia stanza. Era il giorno dell’intervento.
Della camera operatoria ricordo solo un lungo tubo collegato a una specie di mascherina. Mi pareva di aver sognato di un grande buco nero, come l’ingresso di un tunnel.
Al risveglio, di nuovo in camera, un’infermiera mi stava infilando un tubicino nel braccio. Avevo sonno. Poi l’antifurto di una macchina, giù nel parcheggio, prese a urlare ritmicamente. Voltai di scatto la testa verso la finestra e in quel momento mi accorsi che il libro di Fringberger, sul mio comodino, era scomparso.
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[tutti i libri della bottega] [tutti i libri di Alex Fringberger]

Pubblicato da Paolo Cacciolati il 04.04.07 13:40

COMMENTI

davvero un bel post, ben scritto.

da caino il 04.04.07 14:08

è da ieri, da quando, stanco, a sera, prima d'andare a nanna, dopo una giornata da guiness quanto a sfiga e contrattempi, che sto, dapprima sommessamente, poi al solo tornarci col pensiero, ridendo. complimenti, Mr.Cacciolati, se fosse un tempo musicale, ci vedrei bene uno swing, elegante e sobrio quanto basta.
Grazie per il suo prezioso contributo alla divulgazione dell'opera di questo MITO della letteratura contemporanea.

da cletus il 05.04.07 13:18

Caino, Cletus, grazie. Nel post ho cercato coerenza con lo stile narrativo del nostro Mito, direi un vero
arbiter elegentiae.
Paolo

da Paolo il 06.04.07 09:12

elegantiae, pardon.
P.

da Paolo il 06.04.07 09:15

Davvero inquietante il particolare del libro sparito.
C'era da aspettarselo: il nome Fringberger è ormai sulla bocca dei collezionisti, dei lettori forti e competenti, dei dentisti all'ultimo grido(non quello dei pazienti, no, vogliamo sperare), degli ornitologi che si sono consumati nello studio degli uccelli e del loro volo, dei sondaggisti elettorali spogliati e truccati, degli idraulici onesti(ossimoro?no, vogliamo sperare), dei camerieri in pensione, dei pappagalli prezzolati e dei piccioni con una fava.
Non appena hai lacerato quella copertina, Paolo, ti sei messo inconsapevolmente nei pasticci.
Ringrazia il cielo di essere ancora vivo.

da Antonio La Malfa il 06.04.07 23:27

Giusto la scorsa settimana, guarda caso, ho trovato un epistolario di Alex Fringberger al mercatino dell'usato di Brugine. L'ho messo tra i libri in lettura nel mio blog. Se poi qualcuno lo volesse leggere, sarò lieto di prestarlo.

da al3sim il 10.04.07 10:43

Però, Mr. Al3sim, adesso dovrebbe anche commentarcelo...che già un titolo cosi, Epistolario con (immagino il titolo in inglese) Mrs.Waterclosed, lettere ad un'amica nel momento del bisogno (fisiologico ?) valgono bene una appassionata recensione. O no ?

da cletus il 10.04.07 11:18

Sono d'accordo con Cletus, al3sim. Insisto affinché tu ci istruisca su questo epistolario dal titolo così evocativo.
Paolo, la tua lettura della "tubità" di Fringberger mi ha spalancato nuovi orizzonti, ha aperto nuove prospettive (tanto che ho pensato addirittura al tubo digerente, chissà come mai...). Complimenti per la tua recensione. Un autore che sta dove non dovrebbe stare e che non è dove dovrebbe essere (per esempio sul comodino accanto al tuo letto...). Un uomo un mito.
Ossequi.

da Gaja il 11.04.07 14:27

Gaia, se guardi nell'ultimo scomparto della tua libreria, proprio quello là, in alto a destra, magari scopri che....
Il Nostro, quando lo evochi, finisce sempre per materializzarsi.
P.

da Paolo il 12.04.07 09:19




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