10.03.07

Un viaggio in Italia, di Guido Ceronetti

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di Paolo Cacciolati


Il filone viaggio in Italia ingrossa e ingrassa continuamente. Funzionano bene gli scrittori camminatori, ultimo epigono Enrico Brizzi con il suo coast to coast dal Tirreno all’Adriatico.
Cito anche Giulio Mozzi, che si è confrontato con il tema in Fantasmi e fughe del 1999, e vi è ritornato nel novembre scorso a Cuneo, moderando un incontro di Scrittorincittà tra l’ipercrinierato Duccio Demetrio che filosofeggiava sulle valenze esistenziali del camminare e il tuttopelato Maurizio Damilano da cui Giulio ha demiurgicamente estratto arditi concetti su marcia e letteratura.
Guido Ceronetti, classe 1927, scrittore e marionettista, poeta e latinista, si inserisce in questo filone con uno zibaldone di appunti di viaggio raccolti tra il 1981 e il 1983, integrati con una piccola coda nel 2004. E lo fa a modo suo, cioè nella maniera più malevole possibile.

Io Ceronetti l’ho incontrato qualche anno fa, in una trattoria di bassa montagna del basso Piemonte. Veramente non è che l’abbia proprio incontrato incontrato. Diciamo che era seduto a un tavolo vicino al nostro. Comunque l’ho subito riconosciuto, anche grazie al suo inseparabile baschetto con in punta un picciolo di mela. E poi aveva quell'aria seraficamente maligna che traspare dalle sue foto. Era in compagnia di dama che ho dedotto essere la gentil consorte. I Ceronetti pranzavano austeramente in silenzio, lui pareva perso nei suoi ghirigori mentali. Lei rispettava la sua persaggine. Lui abbassava il capo a ogni boccone, il baschetto inclinava pericolosamente verso il piatto, anche il picciolo di mela andava su e giù. Si alzarono sempre in silenzio, il cameriere porgente a Ceronetti femmina una pelliccia, Ceronetti maschio a distanza, più amico degli animali che degli uomini forse aveva orrore della pelliccia: fosse stata anche ecologica era pur sempre la copia di un cadavere.

Ceronetti del resto ha orrore dell’umanità tutta. O, per meglio dire, dice di avere orrore del corrompersi dell’umanità sotto i colpi del Male, delle crepe morali e del degrado che annota puntigliosamente nei suoi vagabondaggi.
Sono viaggi condotti in raccapricciato silenzio,e in rigorosa solitudine, accompagnato solo dai suoi testi preferiti,
Le stelle fredde di Piovene, il Cantico dei Cantici, l'Ariosto. Vaga per le regioni italiane spostandosi muto, fiuta le tracce del Male, osserva e annota alla fine della giornata. Ne scaturisce una visione apocalittica e per nulla integrata, di cui è pienamente consapevole, tant'è che tiene a rimarcare l'articolo UN messo in principio del titolo, ufficialmente per evidenziare che è solo uno dei tanti resoconti sul tema, ma forse anche a intendere separatezza e distanza da ciò che incontra.

Qualcuno parla di satira; sarà, ma è senz'altro in punta di ortica. Da nord a sud, una parola buona per tutti. Ecco alcuni stralci.
"A Taormina non si può che essere disperati. C'è il malignissimo sortilegio turistico che cancella ogni rapporto con la realtà: nel turismo non esistono nè la vita nè la morte, nè la felicità nè il dolore; c'è soltanto il turismo, che non è la presenza di qualcosa, ma la privazione, a pagamento, di tutto. ....Taormina sembra creata dal diavolo, una città, una montagna della menzogna e dell'illusione, dove nessuno vive, nessuno muore, tutti si riempiono e tutti sono vuoti."
"I paesi etnei sono orribili aggressioni di geometri deliranti, incrostazioni di rogna sulle pendici sublimi...Randazzo, capolinea della circumetnea, è l'indicibile della Bruttezza. Un informe prodotto di barbarie senza un lume che la rompa, bramosa di oltraggiare il paesaggio, di schiodare l'uomo dal centro."
"L'acqua di Mantova è imbevibile per fetidità. In piazza Erbe compro un rametto di crisantemo per metterlo sul tavolo, in un bicchiere...La visione del Mincio, in fondo alla strada, tra i canneti, potrebbe essere sublime; è infernale, perchè sulla sponda opposta c'è la zona industriale mantovana, dominata dal Petrolchimico, le mura di Dite..."

Incredibilmente, ogni tanto, si dispensano anche parole d'elogio.
"Accecante, la bellezza di Noto...non nitidamente spirituale, ma meritevole di esserlo per avere molto amato. E dappertutto il soffrire della pietra, che vorrebbe librarsi, e grida la pena di non potersi staccare, di non poter volare...Due stupende teste di vecchia, con infinita dolcezza di congedo, di là da un vetro salutano. Un quid ineffabile della loro bellezza è nell'essere completamente prive di denti: nelle loro bocche vuote, ma non cascanti, resta più spazio per il sorriso."
"A Sanremo...Un nome unico, il più bello per una via: VIA UMANA. E' strettissima, sotto volte, solo un tratto è scoperto, poi torna a rigagnolare nell'ombra, sempre più stretta...Nessuna voce umana...La vita c'è tutta, ma si mostra poco, per darti respiro. Un braccio che si sporge, mani che chiudono imposte, che fanno tremare il filo della biancheria, questo si tollera bene, è la faccia umana che non si tollera di vedere sempre, con quegli occhi nel mezzo dove leggi il destino tragico del mondo. Per sua umanità, via Umana è priva di facce."

I suoi rari interlocutori sono osti, albergatori, zingare, marocchini ambulanti, maghi, preti, custodi di cimiteri, conventi e musei, ospiti di ex manicomi, autisti di mezzi pubblici, bigliettai, sportellisti. Ma più spesso Ceronetti intreccia una sorta di dialogo allucinato con le scritte sui muri, i manifesti affissi ai cartelloni, le insegne dei negozi, i titoli di giornali, che commenta causticamente in parentesi.
"ARCIVESCOVO PICCHINENNA A QUANDO LA SUA PAROLA PER LA PACE? (Quelli del Manifesto ansiosi di udirla, il crudele Arcivescovo, che cova nelle sue stanze pensieri di guerra, gliela nega)."
"NON SIAMO MORTI E PRESTO RISORGEREMO. (Siete morti; altrimenti non potreste risorgere; la vostra troppa scemenza vi condanna forse, a essere accontentati.)"
"LA VIOLENZA SULLE DONNE E' VIOLENZA DELLO STATO CAPITALISTA. (Questo rende superflui i tribunali.)”
A Venezia: "IL JUDO ITALIANO PUO' DARE UNA MANO ALLA SCUOLA (meglio la stordisca con un colpo proibito e la spedisca nel canale.)"
A Milano: "SULLA SCALA MOBILE NON SI TRATTA (vicino a una scala mobile.)"
E, per concludere, l'ultima misteriosa scritta, nella quale Ceronetti ammette di riconoscersi.
"FAR MENTIRE IL REALE, FAR RIDERE DEL REALE. Superflua la prima parte, il resto del programma è anche il mio."

Ho riportato queste sentenze perché mi sembrano di un umorismo impagabile, ma non è questa la reale cifra del testo. Seguire l’Autore è confrontarsi con l’inconnu, con correnti carsiche che scivolano sotto la facciata orrorifica di un “pianeta morto dove si fanno e si trasmutano i soldi in energie di male”, ma anche terra che ha radici e senso sacrali, interiori e trascendenti.
Cosa aggiungere? Forse il mistero della frase vergata da altrettanto misterioso compositore della seconda di copertina: rileggere questo libro a distanza di vent’anni è un’esperienza sempre rinfrancante. Ma dove? Ma quando? Nulla di rinfrancante, a mio avviso, a meno che uno non si rinfranchi con roventi uncini rovistanti nei visceri.

Guido Ceronetti, Un viaggio in Italia, Einaudi, 2004, Euro 18,50.

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Pubblicato da Paolo Cacciolati il 10.03.07 06:47

COMMENTI

L'information interessante que vous avez! I'am allant revenir bientot.

da sex il 11.06.07 11:08

i'am really impressed!!

da sesso il 20.06.07 22:09




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