Le storie delle traiettorie, di Alex Fringberger
di Cletus
L'altro giorno, ero in centro a fare due passi, sono entrato nel Reimanders di Piazza San Silvestro, e siccome non avevo molto da fare, mi sono messo a cercare fra le migliaia di testi li conservati, qualcosa di Alex Fringberger.
Ho trovato questo suo testo, che sulle prime, avendo sulla copertina un simbolo simile a quello della massoneria, compasso cerchio e quant'altro, ho pensato fosse un manuale di quell'allegra combriccola, si è rivelato invece essere un agile compendio di geometria.
Esperto anche in questa materia, Alex Fringberger si spende per le prime duecento pagine in un'escursus fra i teoremi più famosi, da quello di Pitagora a quello di Euclide, via via fino ai più evoluti come quello di Colhn Graham Straat, che, come noto, ha costituito una base imprescindibile per lo sviluppo della tecnologia balistica, dal secondo dopoguerra ad oggi.
Dal campo dell'edilizia, per la realizzazione di nuovi quartieri, cosi come alla progettazione di arterie di comunicazione, all'astrofisica, l'importanza di questi teoremi ha finito con l'assumere il carattere di veri e propri dogmi, se non del sovrannaturale, quanto meno dell'umano costruire.
Fringberger, da fine pensatore qual è, sposta continuamente il piano della narrazione, da quello puramente tecnico-scientifico, ad uno surreale-fantastico, consentendo cosi, anche al lettore più ostico di riprendere familiarità con concetti altrimenti relegati nei ricordi dei lontani anni di scuola.
Tutta la sua opera si basa sull'assunto che ogni cosa, oggetto, edificio, autovettura, tragitto casa-lavoro-casa, tutto, ma proprio tutto, giaccia in una sorta di gigantesco reticolo invisibile, costituito da linee, curve, rette, spezzate e che l'insieme di tutto ciò costituisca qualcosa di simile alla texture di un tappetto persiano, e sia percepibile solo ad un occhio avvezzo alla geometria, e alla fisica, consapevole com'è anche del potente campo di forze, gravitazionali e non, che esse generano fra di loro.
Forte di questa consapevolezza, a Fringberger questo reticolo parla, andando avanti ed indietro nel tempo, cosa che lui sa dirigere con l'abilità di un maestro d'orchestra. Il caso non è più tale, c'è un perché a tutto, sembra dirci quest'opera dell'insigne studioso.
Assistiamo cosi, insieme allo svelamento di alcuni succosi retroscena circa la progettazione di importanti monumenti, come la torre che prende il nome del suo ingegnere (Eiffel) in Parigi, ipotizzata durante una partita di lancio di stuzzicadenti, in un bistrot di Mont-martre, fra l'ingegnere stesso e la sua squadra di assistenti, una masnada di geometri inurbati dalla Provenza, conclusasi con un miracolo di geometria, forse dovuto alle abbondanti quantità di Pastise e di formaggio, che finirono col fare da vinavil alla saliva sugli stessi depositata, disponendosi, infine, meravigliosamente, nella attuale forma che tutti conosciamo.
Cosi come l'influenza che detti teoremi ebbero nell'aiutare Antoni Gaudi, nella progettazione della Sagrada Famiglia, di Barcellona, laddove la forma a groviera che caratterizza l'opera, sembra sia stata dovuta al meticoloso lancio di noccioline sulla creta fresca del modello, che l'architetto stava plasmando. La casuale disposizione dei buchi, sembra suggerirci Fringberger, si carica cosi di suggestive interpretazioni dovute al complesso calcolo di numerosi fattori, come la velocità del vento, il grado di scoglionamento dell'insigne progettista, ancora, al livello di consistenza della creta del modello in quel preciso istante…"pochi minuti ancora, e a quest'ora avremmo avuto un minareto: la creta indurita avrebbe opposto resistenza al lancio delle noccioline, non lasciandosi affatto scalfire".
Lo studio delle traiettorie, si disvela pertanto un'opera essenziale, soprattutto alla luce dei racconti che le stesse, cosi sostiene l'autore, gli hanno raccontato.
Si apre cosi a metà volume, un gustoso insieme di storie di traiettorie. Da quella che compì il proiettile sparato il 28 giugno 1914 da Gavril Princip a Sarajevo che attinse l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Este, principe ereditario al trono dell’Impero d’Austria-Ungheria, e la moglie, la contessa Maria Chotek, dando il là, ad un sanguinoso conflitto mondiale, a quello della curva presa male nel il tragico incidente, nel ’67, di Bandini nel GP di Monaco.
Ancora, al racconto della traettoia, e siamo ai giorni nostri, del rigore calciato da Baggio, fuori, durante la finale dei mondiali USA del '94. "lo sapevo sarei andata in tribuna" confessa alle incredule orecchie di Fringberger la palla modello Adidas, calciata dall'improvvido centravanti. Minuziosi calcoli balistici, effettuati alla presenza di Sacchi, allora CT della nazionale, pare abbiano poi confermato l'ineluttabilità geometrica di quel tiro, grossolanamente sparato alto e che fu oggetto del repentino allontanamento del calciatore dall'entourage della nazionale italiana, a seguito della maldesta perdita della finale.
La rotta del Titanic, come il primo lancio della cagnetta Laika nello spazio, tutto, ma proprio tutto, sembra rispondere a leggi non scritte, ma insistenti (mai verbo fu geometricamente più azzeccato) sul complesso calcolo delle traiettorie, di cui Fringberger da a tutt'oggi, sfoggio della sua grande capacità cognitiva e fertile vena creativa.
Da leggere nelle fredde domeniche invernali, quando il fuoco crepita nel camino, e alla tele, rigorosamente senza audio, Simona Ventura fa vedere le tette. Alla fin fine, son figure geometriche anch'esse.
Pubblicato da Cletus il 27.03.07 10:06