25.03.07

Laura Pariani, «Quando Dio ballava il tango»

di Tonino Pintacuda

pariani.jpgLaura Pariani dopo un viaggio da adolescente in Sud America non è più potuta tornare indietro. S’è perdutamente innamorata di questo nuovo mondo e con una lingua levigata come un sasso di fiume ha scritto pagine mirabili della nuova letteratura italiana.

Tra queste non possiamo non dare il giusto spazio a un romanzo meraviglioso: “Quando Dio ballava il tango”, storia sofferta dell’emigrazione italiana in Argentina.

Storia che diventa un immenso affresco di un intero secolo, scegliendo un inusuale taglio stilistico: una strofa di tango e un nome di donna scandiscono questo romanzo che si legge come se stessimo ballando tra le stelle.

LAURA PARIANI INSEGUE LA MEMORIA lungo un’Argentina ormai dimenticata e decide di farlo dal punto di vista di altrettante Penelopi. Dietro un uomo che partiva per la “Merica” c’era una grandissima donna che accettava tutto quello che il viaggio voleva significare.

Prima dei tempi di “skype” e dei cellulari, quando ancora il mondo a percorrerlo tutto ci si mettevano molti di più degli ottanta giorni della scommessa di Jules Verne.

UOMINI CHE VIAGGIANO SULLE SUOLE DELLA NECESSITÀ, scappano dai morsi neri della fame in cerca di meglio, sotto stelle straniere, dove il mondo ancora è giovane, perché è vero che «son solamente le montagne che restano al loro posto. Le montagne e noi donne; sempre qui ad aspettare, a non chiedere, a non pretendere, a non seccare».

RESTANO LE DISCENDENTI DELLA MATRIARCA Venturina Majna a tener compagnia alle vecchie foto, quelle fatte indossando i vestiti buoni della domenica. Inseguendo il sogno di una vita migliore che forse lo è solo perché gli uomini narrati dalla Pariani si sono messi in testa che il mondo non finisce nelle valli del Ticino. E l’Argentina è bella e immensa, terra generosa con le ferite del Secolo breve: i desaperecidos, la crisi economica, il folle coraggio di abbracciare di nuovo la speranza.

UN UNICO FILO LEGA LE STORIE che portano all’arrivo di Corazon alla “Malpensata”, la cascina in cui è stata lasciata sola la vecchia Venturina. Corazón arriva con la sua bambina, alla ricerca delle sue origini per rinsaldare quella memoria che ci fa sconfiggere le nebbie del tempo.

Arriva con la sua bambina, segno non equivocabile: la staffetta delle donne non si fermerà, ci sarà un altro tango, un altro nome, un altro capitolo lungo la strada che lega l’Argentina e l’Italia.

CORAZÓN FUGGE DALLA DITTATURA ARGENTINA, ha perso il suo uomo, anche lui resterà uno dei tanti “desaparecidos”. In questa nuova Odissea la storia ora si capovolge, gli italoargentini di nuova generazione fanno il percorso inverso, ritornano, spinti dalla fame, in Italia, recuperando la lingua madre, che la Pariani – che è una traduttrice di prim’ordine - magistralmente definisce “l’ultimo rifugio dei perseguitati”.

E Corazón continua la tradizione di famiglia, non più vecchie foto sbiadite ma un documentario sugli italo-argentini. Accumula interviste, rinsalda i rami dell’albero genealogico e tutte le voci seguono il vivissimo crescendo di “tutti i tanghi possibili”.

© La Gente d’Italia del 09/03/2007, pp. 14

Pubblicato da Tonino Pintacuda il 25.03.07 17:55

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