28.03.07

La festa del ritorno, di Carmine Abate

la festa del ritorno.jpg di Toni La Malfa

[dopo aver letto l'interessante post di Giorgio Morale sull'ultimo libro di Carmine Abate, ripropongo qui sotto una mia recensione scritta sul defunto e ormai inaccessibile(con un semplice clic hanno cancellato le fatiche di molti volenterosi, senza nemmeno avvertire) blog multiautore "L'arte di leggere"]

"...Mi stropicciai gli occhi per vederci meglio e fu come se avessi scrostato con le dita unte di salsiccia due cavità ricolme di gocce sul punto di straripare. Mio padre era comparso tra le mie lacrime piccanti, in cima al vicolo: con una mano teneva a bada Spertina che continuava a saltargli addosso festosa; con l'altra stringeva al petto un pallone. Dietro, c'era una processione di amici e bambini che portavano i suoi bagagli.
Quando mi vide in fondo al vicolo, mio padre fece rimbalzare il pallone sull'acciottolato in discesa e io riuscii a inseguirne la traiettoria zigzagante e ad afferrarlo con un volo da portiere..."

Stavo leggendo queste righe de "La festa del ritorno" di Carmine Abate il primo agosto 2005 sulla nave che parte da Livorno alle 8,30 ed arriva a Bastia alle 12,30. Ovviamente non è determinante il posto in cui leggi un libro, ma talvolta si rivela un piccolo valore aggiunto. Stavo lasciando la mia famiglia per una settimana di vacanza in bicicletta da solo, senza nemmeno un compagno di strada. Un richiamo un po' labile, direte voi: questo padre sta tornando, tu te ne stai andando, lui da un lavoro, tu in una vacanza...Non ho alcuna replica possibile a riguardo, tutto vero, se non che non posso non rilevare che in quel momento la commozione aveva preso anche me, oltre che il ragazzino protagonista del libro. Ho però delle attenuanti: le origini meridionali della mia famiglia, il ricordo di molte partenze e ritorni, la perdita prematura di mio padre.
Lasciando da parte contingenze legate al sottoscritto, volevo comunque segnalarvi questo libro che narra di molti ritorni di un padre emigrante, nonchè di molte partenze, che Marco, il ragazzino non riusciva a comprendere.
"Immagina che un uomo senza scrupoli, un bagasciaro nato, ti punta la pistola alla tempia e ti dice: - O parti o premo il grilletto! - Tu che fai?" Questo rispondeva il padre alle perplessità del figlio. E ancora: "...per questo non posso ancora ritornare per sempre. Se torno chi li manda i soldi a Elisa per l'università? Che ci mangiamo, se ritorno, capocchie?..."
Queste domande ci accompagnano durante tutto lo scorrere del libro. Durante le assenze del padre può succedere di tutto: uno sbandamento a scuola, una malattia, un amore adolescenziale, e lui - compare Tullio - non c'è. E' un vuoto che viene avvertito anche dal punto di vista spaziale, così come rileviamo anche visivamente la forma - e la mancanza - di un quadro che è stato tolto da una parete non imbiancata da diversi anni.
La voce narrante in prima persona si alterna tra il padre e il figlio, quasi a dare fiato all'uno o all'altro durante il racconto dei fatti.
Fin troppo evidente ma ugualmente efficace il parallelo tra Spertina e il cane Argo, il primo ad accorgersi del ritorno di Odisseo, e ben sviluppato il disperato-profondo-inscindibile legame tra padre e figlio.
C'è un difetto, a mio modesto avviso: ci sono due personaggi, la sorella Elisa e un uomo di mezza età - forestiero, esterno al paese - che mi risultano prevedibili, dall'inizio alla fine del libro. Posso pensare che siano ispirati a dei fatti realmente avvenuti, e che per questo lo scrittore non se la sia sentita di cambiarli, ma così facendo quei due agiscono per stereotipi di comportamento. Di più non posso dire, altrimenti rovinerei la lettura a chi non conosce questo libro. Una cosa di poco conto, comunque, che non intacca la bellezza di questo libro: alcuni ingredienti di questa bellezza stanno nei racconti davanti al fuoco, nel lessico contaminato tra italiano ed arbereish, nella descrizione dei luoghi intorno al paese(che narrati da un ragazzino sanno tanto di esploratore delle Indie), nella descrizione del Natale(e nei suoi riti, religiosi e non), ma soprattutto nella disperazione delle molte partenze e la gioia dei numerosi ritorni.
(Antonio La Malfa)

Pubblicato da Toni il 28.03.07 00:21

COMMENTI

Bello, Toni, anche "La festa del ritorno" mi è molto caro. E' rimasta per me indimenticabile l'esplosione del pallone sul muro di casa, calciato dal bambino protagonista con infinita rabbia per la partenza del padre.

da Giorgio Morale il 28.03.07 16:12

L'ho appena preso a prestito dalla mia biblioteca di fiducia, e non voglio rovinarmi la sorpresa di leggerlo. :-)

da matteo il 29.03.07 14:45




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