29.03.07

Due letture per una Metamorfosi

di Tonino Pintacuda
kafka.gifLa piu' celebre delle metamorfosi letterarie è quella di Gregor Samsa, viaggiatore di commercio, che una mattina "svegliandosi da sogni tormentati" scopre di essersi trasformato in un enorme insetto.
La tragedia sconvolge la sua famiglia. L'epilogo necessario sarà la morte di Gregor, ormai abbandonato e rifiutato dalla famiglia, che vede nella sua morte, per inedia e consunzione, quasi una liberazione.
Alle avventrici e agli avventori della Premiata Bottega di Lettura offro due celebri letture. Inconciliabili.
Quella di Camus che ruota attorno alla natura simbolica del racconto e quella di Theodor W. Adorno che cerca di scardinare proprio le baggianate di simboli e metafore per cogliere la forte critica sociale.
Un testo-mondo, la Metamorfosi dura appena venti indimenticabili pagine. E pensare che Franz rideva di gusto quando la leggeva agli amici. E tutto nacque da un articolo in cui i rampolli delle famiglie ebree erano etichettati come cimici che vivacchiavano alle spalle della famiglia.

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Pubblicato da Tonino Pintacuda alle 21:27 | Commenti (11)

28.03.07

Io sono leggenda di Richard Matheson

matheson.jpg

di Giorgio Fontana

Una vecchia edizione (dal titolo tristemente riadattato, I vampiri), sepolta in cantina nella sezione horror e fantascienza di mio padre. Un libro che avevo visto citato per la prima volta su Dylan Dog, qualche anno fa, e poi altrove: cento volte mi ero ripromesso di leggerlo, cento volte l’avevo dimenticato. E ora, finalmente.
Io sono leggenda si basa su un’idea semplicissima. Matheson immagina un mondo dove tutti sono vampiri tranne un unico uomo, Robert Neville, che vive barricato in casa la notte e durante il giorno uccide i suoi nemici. È condannato a un’esistenza disperata, priva di senso. Sa benissimo che non potrà mai ucciderli tutti, eppure non si arrende. La sua grandezza — e la grandezza del romanzo — sta proprio in questa assoluta mancanza di compromessi, in questo eroismo vanificato in partenza.

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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 18:52 | Commenti (12)

La festa del ritorno, di Carmine Abate

la festa del ritorno.jpg di Toni La Malfa

[dopo aver letto l'interessante post di Giorgio Morale sull'ultimo libro di Carmine Abate, ripropongo qui sotto una mia recensione scritta sul defunto e ormai inaccessibile(con un semplice clic hanno cancellato le fatiche di molti volenterosi, senza nemmeno avvertire) blog multiautore "L'arte di leggere"]

"...Mi stropicciai gli occhi per vederci meglio e fu come se avessi scrostato con le dita unte di salsiccia due cavità ricolme di gocce sul punto di straripare. Mio padre era comparso tra le mie lacrime piccanti, in cima al vicolo: con una mano teneva a bada Spertina che continuava a saltargli addosso festosa; con l'altra stringeva al petto un pallone. Dietro, c'era una processione di amici e bambini che portavano i suoi bagagli.
Quando mi vide in fondo al vicolo, mio padre fece rimbalzare il pallone sull'acciottolato in discesa e io riuscii a inseguirne la traiettoria zigzagante e ad afferrarlo con un volo da portiere..."

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Pubblicato da Toni alle 00:21 | Commenti (2)

27.03.07

Le storie delle traiettorie, di Alex Fringberger

di Cletus



L'altro giorno, ero in centro a fare due passi, sono entrato nel Reimanders di Piazza San Silvestro, e siccome non avevo molto da fare, mi sono messo a cercare fra le migliaia di testi li conservati, qualcosa di Alex Fringberger.

Ho trovato questo suo testo, che sulle prime, avendo sulla copertina un simbolo simile a quello della massoneria, compasso cerchio e quant'altro, ho pensato fosse un manuale di quell'allegra combriccola, si è rivelato invece essere un agile compendio di geometria.

Esperto anche in questa materia, Alex Fringberger si spende per le prime duecento pagine in un'escursus fra i teoremi più famosi, da quello di Pitagora a quello di Euclide, via via fino ai più evoluti come quello di Colhn Graham Straat, che, come noto, ha costituito una base imprescindibile per lo sviluppo della tecnologia balistica, dal secondo dopoguerra ad oggi.

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Pubblicato da Cletus alle 10:06 | Commenti (6)

25.03.07

Laura Pariani, «Quando Dio ballava il tango»

di Tonino Pintacuda

pariani.jpgLaura Pariani dopo un viaggio da adolescente in Sud America non è più potuta tornare indietro. S’è perdutamente innamorata di questo nuovo mondo e con una lingua levigata come un sasso di fiume ha scritto pagine mirabili della nuova letteratura italiana.

Tra queste non possiamo non dare il giusto spazio a un romanzo meraviglioso: “Quando Dio ballava il tango”, storia sofferta dell’emigrazione italiana in Argentina.

Storia che diventa un immenso affresco di un intero secolo, scegliendo un inusuale taglio stilistico: una strofa di tango e un nome di donna scandiscono questo romanzo che si legge come se stessimo ballando tra le stelle.

LAURA PARIANI INSEGUE LA MEMORIA lungo un’Argentina ormai dimenticata e decide di farlo dal punto di vista di altrettante Penelopi. Dietro un uomo che partiva per la “Merica” c’era una grandissima donna che accettava tutto quello che il viaggio voleva significare.

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Pubblicato da Tonino Pintacuda alle 17:55 | Commenti (0)

19.03.07

Intervista a Raul Montanari

di Paolo Cacciolati

A sinistra, Raul Montanari. A destra, non sappiamo

BdL. Hai esordito nel 1991 con Il buio divora la strada, definito come romanzo giallo, esci nel 1994 con un altro giallo-thriller, La Perfezione, passando poi a opere definite come la negazione del giallo, v. ad es. Sei tu l'assassino del 1997, con intermezzi sulla poesia, come per Covers, con Aldo Nove e Tiziano Scarpa, fino al romanzo più recente, L’esistenza di Dio, 2006, a proposito del quale hai detto: "un romanzo in cui l’aspetto introspettivo risulta preponderante rispetto all’azione."
Ti definisci una autore poliedrico? Stai seguendo una precisa parabola evoluzionistica? O hai le idee confuse?

RM. Sei sicuro di essere Cacciolati e non Vergassola?
Scherzi a parte, la parabola è chiarissima. Io vengo dalla narrativa pura, chiamiamola così. A fine anni ‘80, dopo aver letto Duerrenmatt, Borges e Graham Greene, mi è sembrato interessante usare il contenitore del noir per provare a dire cose complesse in modo attraente e narrativamente compiuto, diciamo epico, senza prediche. All’epoca, eravamo in quattro gatti a farlo, ma proprio quattro di numero. La mia vecchia vocazione non noirista era evidente nei lavori di traduzione letteraria, nelle poesie, nei testi teatrali. Poi, man mano che l’adozione di moduli della narrativa di suspense (si scrive così) è diventata la scelta automatica di molti autori alle prime armi, svuotandosi della sua carica innovativa, io e altri abbiamo cominciato a trovare il gioco sempre meno interessante.

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Pubblicato da Paolo Cacciolati alle 21:19 | Commenti (13)

Franco Romanò, Sguardo di transito

di Alessandra Paganardi

A proposito di letteratura di viaggio

A proposito di letteratura di viaggio, vi segnalo il bel libro di Franco Romanò Sguardo di transito (Azimut 2005), che segue di circa due anni l'esordio come romanziere Lenti a distacco, uscito per i tipi Excogita.

Sguardo di transito non è un semplice libro di viaggio e non è neppure, strettamente parlando, un romanzo: è una raccolta d'impressioni che, attraverso un uso molto stringato e sapiente dell'espediente letterario noto come "cornice", s'immagina consegnata dal protagonista, Giano, a un anonimo amico incaricato di elaborarla.

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Pubblicato da Ale alle 16:28 | Commenti (0)

18.03.07

Carmine Abate, Il mosaico del tempo grande

di Giorgio Morale

Il mosaico del tempo grande.jpg
Due anni fa lessi i libri di Carmine Abate in una settimana e da allora ogni suo nuovo libro è un evento.

Ne Il mosaico del tempo grande s’intrecciano tre storie principali. La prima è quella dell’emigrazione degli Albanesi, in fuga dai Turchi e guidati dal papàs Damis, in Calabria, dove fondano Hora, immaginario centro arbereshe: non è solo una rievocazione favolosa, è la storia originaria in cui s’innerva l’attuale, poiché è vitale “collegare il passato al presente… Solo così il tempo grande avrà un senso”. Il tempo grande è ciclico, ma non immobile come quello del Macondo di Cent'anni di solitudine; è sostanziato da fiducia nella vita e nel fatto che, nella vita, qualcosa accade. “Non importa quando succedono i fatti, il tempo è grande se ti lascia una traccia dentro”.

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Pubblicato da Giorgio Morale alle 08:03 | Commenti (8)

17.03.07

Pioggia di William Somerset Maugham

di Cletus


Ho letto questo racconto sull'onda dei commenti, per lo più entusiastici, sbirciati (mi si passi il termine) in rete.

Da piccolo, dello stesso autore, ho sfogliato di nascosto le pagine di un Oscar, gelosamente custodito nella biblioteca del nonno, "Schiavo d'amore", che nell'immaginario di un adolescente, è un titolo che debbo ammettere, gioca in modo piuttosto potente.

Pioggia è un ordigno perfetto. Intanto si celebra dentro una pausa. Una pausa dilatata, d'accordo, dovuta alla sosta forzata in un isoletta dei mari del sud, in un qualsiasi e anonimo arcipelago dell'oceano pacifico, a causa di avverse condizioni meteo. Ma la sensazione del viaggio incombe.

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Pubblicato da Cletus alle 19:11 | Commenti (1)

11.03.07

La perdita delle proprie radici, di Alex Fringberger

di Toni La Malfa

alex_fringberger.jpg


A noi piace ricordarlo così, in questa tenera foto d'infanzia.
Quel luminoso sorriso, ignaro delle delusioni che gli avrebbe riservato il futuro, sicuro dei suoi mezzi. Indiscutibilmente, i mezzi - e le relative concretizzazioni di questi - non gli sarebbero mancati: dentista, ornitologo, scrittore. Ma in quest'ultima veste Alex non ce la fa ad emergere, nessuno oggi si ricorda più dei suoi scritti, ed è proprio quest'ambito, la scrittura, lo spazio che più lo coinvolge, lo emoziona, in una parola lo fa sentire vivo.
In questa dimensione emerge la fragilità di Alex, che non accetta, non comprende il fatto di non essere dalla moltitudine né letto, né ascoltato, fino all'estremo gesto. Di tutto questo se ne parla anche nell'ultimo numero di Stilos apparso il sei marzo scorso in edicola, in un articolo a firma di Giulio Mozzi.
Con il passare dei giorni nei salotti letterari la curiosità di sapere qualcosa di più su Alex Fringberger assume il carattere di necessità. Quanti, viene da chiedersi, quanti libri ha scritto il nostro genio misconosciuto? Comincio a dubitare sulla veridicità della testimonianza della moglie, apparsa di recente in un commento: la signora parla di cinque suoi libri in giro per i remainders, più i due che in quel tempo erano già stati scovati dalla bottega di lettura, in tutto fanno sette potenziali capolavori. Ma in poche settimane, dal momento in cui Fringberger è prepotentemente tornato - ahimé, postumo - a far parlare di sé, sono già stati rinvenuti quattro libri; non so, ho l'impressione che la memoria della consorte - comprensibilmente sconvolta per le tragiche circostanze della morte di Alex - faccia difetto, forse la sua produzione letteraria è stata ben più ampia, lo speriamo vivamente.
Al momento, concedetemelo, è un ragionevole dubbio. Nel frattempo vi regalo una certezza: mi onoro di aver scoperto il suo quinto capolavoro, in quel di Venezia.
Ma procediamo con ordine.

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Pubblicato da Toni alle 10:22 | Commenti (8)

10.03.07

Un viaggio in Italia, di Guido Ceronetti

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di Paolo Cacciolati


Il filone viaggio in Italia ingrossa e ingrassa continuamente. Funzionano bene gli scrittori camminatori, ultimo epigono Enrico Brizzi con il suo coast to coast dal Tirreno all’Adriatico.
Cito anche Giulio Mozzi, che si è confrontato con il tema in Fantasmi e fughe del 1999, e vi è ritornato nel novembre scorso a Cuneo, moderando un incontro di Scrittorincittà tra l’ipercrinierato Duccio Demetrio che filosofeggiava sulle valenze esistenziali del camminare e il tuttopelato Maurizio Damilano da cui Giulio ha demiurgicamente estratto arditi concetti su marcia e letteratura.
Guido Ceronetti, classe 1927, scrittore e marionettista, poeta e latinista, si inserisce in questo filone con uno zibaldone di appunti di viaggio raccolti tra il 1981 e il 1983, integrati con una piccola coda nel 2004. E lo fa a modo suo, cioè nella maniera più malevole possibile.

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Pubblicato da Paolo Cacciolati alle 06:47 | Commenti (2)

08.03.07

Maestri dell’altro mondo, 4 / Sei Shonagon, Note del guanciale

di Giorgio Morale

Omaggio a una donna non comune

sei shonagon.jpg

Avete presenti, di Saffo, alcuni paesaggi abbaglianti o l’emozione nell’attesa dell’amato o la gioia del gioco con le compagne?

Qualcosa del genere si trova in Sei Shonagon. Provate a leggere la celeberrima prima pagina delle sue Note del guanciale:

“L’Aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne, sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallano snelle e leggere. D’estate, la notte: naturalmente col chiaro di luna; ma anche quando le tenebre sono profonde. E’ piacevole allora vedere le lucciole in gran numero rischiarare volando l’oscurità, oppure distinguere solo le luci di alcune di loro. Anche quando piove, la notte ha un suo fascino.

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Pubblicato da Giorgio Morale alle 08:00 | Commenti (0)

07.03.07

Nella vigna del testo, di Ivan Illich

illich.jpg

di Giorgio Fontana

Nella vigna del testo è un libro che ho iniziato a letto e ho finito alla scrivania, con matita e righello, colpito dalla quantità di passaggi che avrei dovuto segnarmi, e sbalordito dalla capacità di sintesi dell’autore: più di metà dell’opera è composta da note, la bibliografia è sterminata, eppure il testo resta molto accattivante.

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Pubblicato da Giorgio Fontana alle 11:09 | Commenti (0)

06.03.07

Nenio, di Eugenio De Medio

di Ramona

Clicca qui per scaricare gratis il romanzo NenioHo già letto molte volte questo libro, nonostante sia stato edito da Vibrisselibri da pochissimi giorni. L’ho letto così tanto per il semplice motivo che Nenio, appena l’ho incrociato, mi ha preso a braccetto e non mi ha più lasciato fino a che non si è affacciato al mondo letterario.
La prima volta che ci siamo incontrati, il libro non era ancora libro. Ha bussato alla porta del comitato di lettura di vibrisselibri, di cui faccio parte, e si è presentato, con grande semplicità. Ho scelto di leggerlo incuriosita dal suo biglietto da visita, appena un accenno di trama. Subito qualcosa mi ha afferrato alla gola. E ho detto sì.

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Pubblicato da Ramona alle 20:51 | Commenti (0)

05.03.07

Il velo dipinto di W. Somerset Maugham

di Mauro Baldrati

velo_dipinto.jpgChi ha amato Jane Austen apprezzerà la prima parte di questo libro. Vi è, infatti, una narrazione molto inglese sui rapporti familiari e matrimoniali, all’interno del sistema convenzionale e formale britannico che tutto modella e plasma: quell’aplomb all’apparenza garbato e signorile che in realtà è totalitario e violento, perché soffoca le emozioni, i desideri, gli ideali, le speranze.
Da Jane Austen sappiamo che una donna, nell’Inghilterra dell’Ottocento, aveva come unica possibilità di realizzazione quella di sposarsi. Da sola, era perduta; una delle grandezze della Austen è di avere descritto donne indipendenti, tenaci, anche se bene inserite nel sistema. La storia – ci racconta Somerset Maugham – non è affatto cambiata nel primo Novecento, l’epoca in cui è ambientato Il velo dipinto, famoso romanzo apparso nel 1925 dal quale fu tratto un film interpretato da Greta Garbo, e un remake da pochi giorni uscito nelle sale.

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Pubblicato da Mauro Baldrati alle 10:40 | Commenti (2)

01.03.07

Philip Roth, Everyman

di Demetrio Paolin
everyman.jpg
Philip Roth ha scritto un libro bellissimo (Everyman, Einaudi), che uno lo dice così, perché poi non sai come spiegarlo. Un libro che se lo leggi e hai 30 anni è difficile da comprendere appieno. Il fatto è che hai davanti qualcosa di realmente 'altro' rispetto ad un libro vero e proprio. Non c'è trama, non ci sono tutte quelle regole buone da corso di scrittura: il climax, la tensione, etc etc.
Ho avuto l'impressione di leggere un marmo, una stele antica. Qualcosa che precede o succede alla narrazione stessa. Per parlare di questo libro in realtà dovrei parlare delle mie esperienze di 'fragilità' corporali: le malattie, i mesi di ospedale, la polmonite, quando per tre mesi il mio sistema linfatico senza motivo incominciò andare a rotoli. Il libro di Roth ci interroga sulla nostra 'fattualità', sull'essere un fatto, un accadimento e niente di più. Ciò che colpisce è quest’aderenza totale non al corpo, in quanto tale, ma al corpo che si ammala, che perisce, aprendo una profonda riflessione su ciò che si è. Ero nel pieno di queste riflessioni, quando ho parlato via skype con un’amica , che aveva appena finito di leggere Everyman. Il dialogo è stato molto intenso e ho capito che se lettura ci sarebbe stata, non poteva essere altra che il dialogo tra me e lei. La forza del libro di Roth è in questo: ti stana e ti costringe a dire di te, a parlare di te. Ti fa prendere parola.

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Pubblicato da Demetrio Paolin alle 10:12 | Commenti (12)