11.03.07

La perdita delle proprie radici, di Alex Fringberger

di Toni La Malfa

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A noi piace ricordarlo così, in questa tenera foto d'infanzia.
Quel luminoso sorriso, ignaro delle delusioni che gli avrebbe riservato il futuro, sicuro dei suoi mezzi. Indiscutibilmente, i mezzi - e le relative concretizzazioni di questi - non gli sarebbero mancati: dentista, ornitologo, scrittore. Ma in quest'ultima veste Alex non ce la fa ad emergere, nessuno oggi si ricorda più dei suoi scritti, ed è proprio quest'ambito, la scrittura, lo spazio che più lo coinvolge, lo emoziona, in una parola lo fa sentire vivo.
In questa dimensione emerge la fragilità di Alex, che non accetta, non comprende il fatto di non essere dalla moltitudine né letto, né ascoltato, fino all'estremo gesto. Di tutto questo se ne parla anche nell'ultimo numero di Stilos apparso il sei marzo scorso in edicola, in un articolo a firma di Giulio Mozzi.
Con il passare dei giorni nei salotti letterari la curiosità di sapere qualcosa di più su Alex Fringberger assume il carattere di necessità. Quanti, viene da chiedersi, quanti libri ha scritto il nostro genio misconosciuto? Comincio a dubitare sulla veridicità della testimonianza della moglie, apparsa di recente in un commento: la signora parla di cinque suoi libri in giro per i remainders, più i due che in quel tempo erano già stati scovati dalla bottega di lettura, in tutto fanno sette potenziali capolavori. Ma in poche settimane, dal momento in cui Fringberger è prepotentemente tornato - ahimé, postumo - a far parlare di sé, sono già stati rinvenuti quattro libri; non so, ho l'impressione che la memoria della consorte - comprensibilmente sconvolta per le tragiche circostanze della morte di Alex - faccia difetto, forse la sua produzione letteraria è stata ben più ampia, lo speriamo vivamente.
Al momento, concedetemelo, è un ragionevole dubbio. Nel frattempo vi regalo una certezza: mi onoro di aver scoperto il suo quinto capolavoro, in quel di Venezia.
Ma procediamo con ordine.

Due settimane fa ho trascorso con la mia famiglia un weekend a Chioggia e poi a Venezia. Mentre mi trovavo nella splendida città d'arte, ho ripensato alla recensione del libro di Fringberger "I segreti delle cabine elettorali", dove, tra l'altro, si narra di un viaggio dell'autore a Padova. Vuoi - mi son chiesto - che Fringberger non si sia spinto fino alla vicina Venezia? Impossibile, mi son risposto.
Ed infatti.
Il primo indizio al Caffè Florian; ovviamente un aspirante scrittore in cerca di fama frequenta siti affollati da artisti, da scrittori in particolare.
Ho parlato con il gestore del prestigioso bar e, dopo una serie di telefonate fatte a camerieri già in pensione(ho speso una fortuna per questo servizio, non so se vi è mai capitato di consumare in questo concentrato di storia un caffè, ma l'amore per la ricerca mi imponeva questo ed altro), bingo! ho potuto parlare con l'ultrasettantenne Piero Stern, vecchio cameriere del bar, fine conoscitore della lingua tedesca.
" Ricordo benissimo Fringberger," mi dice al telefono Stern con voce stentata " passava molte ore della mattina seduto al tavolino guardando i numerosi piccioni della piazza, e riempiendo pagine e pagine di appunti. Era colpito da quelli più bizzarri, più deboli e... non mi fraintenda, però, per quello che sto per dirle, eh..."
"Stia tranquillo" cerco di rassicurarlo con la più idiota delle rassicurazioni.
"...mi pareva che i piccioni si avvicinassero a lui più di altre persone, e non aveva becchime in mano, no, era come se volessero...io non so se..."
"Dica pure, liberi questa confidenza, si sentirà meglio." incalzo io.
"...insomma, mi sembrava che volessero comunicare con lui. Anzi, ne sono sicuro. Mi scusi, la saluto, è troppo imbarazzante."
Vi regalo questa conversazione nella sua completa aderenza al mondo del reale, interpretatela come meglio credete.
Dopo questo fruttuoso incontro, abbiamo continuato la passeggiata per calli e campi, dirigendoci a Piazzale Roma, non disdegnando l'ingresso in alcune librerie per cercare eventuali segni di Alex.
Ormai avevamo passato il ponte dell'Accademia, eravamo quasi giunti a destinazione, quando vedo questa libreria qua sotto.

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Ultimo tentativo, mi dico, ed entro.
Non trovo niente, niente di niente.
Compro delle cartoline per giustificare la permanenza nel negozio, pago. La signora, una donna bionda con unghie laccate, mi porge il resto, mi cascano venti centesimi, mi piego, li raccatto, e cosa vedo? Un volume che fa da zeppa alla scrivania traballante.
Non ci credo.
Ma sì, è lui. Il nome Fringberger campeggia nella parte alta della copertina, ingiallita, scolorita, inumidita.
"Signora, vorrei comprare quel libro"
"Non è in vendita, non è antiquariato, è solo un libro sciupato"
Vedo la signora determinata a difendere la stabilità della scrivania. Irremovibile, proprio come la sua scrivania.
Mi giro verso gli scaffali. Vedo un libro di Paolo Crepet legato per mezzo di una fascetta artigianale insieme con uno di Melissa P, offerta speciale.
Li osservo attentamente, poi mi volto verso la gamba della scrivania. Infine mi rivolgo alla bionda dalle unghie laccate.
"Signora, prendo questi."
"Fanno dieci euro. Glieli metto in un sacchetto?"
"No, glieli regalo."
"Come scusi?"
"Guardi" porgo dieci euro e prendo con una certa decisione i libri. Poi mi abbasso, sorreggo la gamba della scrivania, tolgo rapidamente Fringberger e inserisco Crepet e Melissa P.
"Ma che fa?"
"Signora, lo spessore è identico. Vede?" In realtà, a dirvela tutta, lo spessore di Fringberger non è nemmeno lontanamente paragonabile, ma il discorso si farebbe troppo complicato. Sorvolo e guardo la signora in attesa di qualche segno.
Non è convinta, mi guarda in tralice, poi appoggia entrambe le mani sulla scrivania. Nemmeno un minimo movimento. Rivolge le mani al cielo, alza le spalle, si scioglie in un sorriso.
"Buona giornata"
"A lei, e grazie. Grazie di cuore."
Piazzale Roma è ormai vicino, una pioggia sottile ci accompagna fino alla macchina, mi sembra manna dal cielo. Sorrido, tenendomi stretto nella mano destra il prezioso volume.

Il libro ritrovato si intitola "La perdita delle proprie radici".
L'autore parte dall'osservazione delle radici estratte ai suoi pazienti.
Narra del dolore, del distacco, della perdita che provano le persone che devono togliersi le radici(volutamente l'autore non menziona mai nel corso di tutta l'autorevole opera le parole dente-denti, e così facendo rovescia il senso comune e sottolinea l'importanza delle ombre, della parte sommersa che sta dentro ognuno di noi).
Fringberger parla a quelle radici e ascolta le loro storie. "Senza radici non c'è storia" chiosa saggiamente a pagina 58 Alex. E più avanti sottolinea: "L'uomo ha bisogno delle sue radici"(pag.86).
Nel corso degli anni Fringberger accumula migliaia di radici e ascolta le esperienze da loro vissute: i pasti che sentivano con la pressione di ciò che stava sopra di loro(la parte emersa, i denti), inoltre percepivano i dialoghi, le dichiarazioni d'amore, i litigi, le risate.
Queste radici mostravano una sensibilità spiccata. Raccontavano, inoltre, di quando lo stesso Alex, anni prima dell'estrazione, toglieva la vitalità proprio a quelli più sensibili, una morte ingiusta, sentenziavano, mettendo in imbarazzo il coscienzioso dentista.
Il discorso si amplia dopo la prima metà del libro(consta di 327 pagine appassionanti - mai una caduta di stile - che mi sono lette tutte d'un fiato, appena arrivato a casa), si estende alla perdita delle radici intesa come l'archetipo junghiano del Wanderer, la condizione permanente di esule, che lo stesso autore - avendo lavorato per molti anni in Olanda, lui era di Klagenfurt, le sue spoglie non consacrate sono potute tornare nel cimitero comunale della sua amata cittadina - ha vissuto e sofferto sulla propria pelle. Anche la follia verso cui l'intero popolo germanico è stata trascinata a cavallo tra le due guerre - ipotizza l'autore - potrebbe essere stata agevolata dall'elevato numero di estrazioni di radici che i tedeschi hanno subito, provando così un senso di spaesamento che li ha resi più plasmabili alle farneticazioni del Fuhrer.
L'ultimo capitolo è dedicato alla innovativa tecnica dell'autoestrazione. Spiega per filo e per segno - capitolo rivolto a persone di grande abilità manuale - come togliersi una radice senza aiuto alcuno, attraverso l'uso di particolari pinze a baionetta dal manico particolarmente lungo e angolato, e un ingegnoso sistema di specchi. A volte è necessario ridurre il numero delle proprie radici: è una pratica indicata nei casi maniacali, quando l'autostima è troppo forte. Un bagno di umiltà - e di sangue - indicato in una, due, massimo tre estrazioni a seconda dei sintomi di eccessiva autostima, io ipertrofico, delirio di onnipotenza, minuziosamente descritti dall'autore; non ci si può sbagliare. In questi casi, comunque, se non ce la fate da soli, potete tranquillamente rivolgervi al vostro dentista e spiegargli quali radici desiderate estrarre e il motivo. Se non riuscite a convincerlo, potete contattarmi.
Ho preso contatto con alcuni editori. Spero in una nuova edizione di questo libro. Opere del genere non possono essere taciute, segregate. Diffondendo l'opera di Alex Fringberger, è come se rendessimo giustizia a lui, e regalassimo un briciolo di senso alla sua assurda morte.
(Antonio La Malfa)

Pubblicato da Toni il 11.03.07 10:22

COMMENTI

sarà deformazione (la mia, quella dell'autore, quella di Fringberger), sia come sia, io ho letto..,a proposito della telefonata col barista in pensione..."con voce sDentata"...e ancora: il pezzo dei libri di Crepet (ma che t'ha fatto, poveraccio...) e quella di Melissa P...e stavo per aggiungere (o sostituire) con Pulsatilla...m'ha piegato.

da cletus il 12.03.07 11:29

Egregio A.La Malfa, dopo aver letto questo pezzo le mie radici si sono sgonfiate e io mi sento molto meno autoreferenziale. Non lasciamo morire ancora una volta il grande Fringberger, diffondiamo la sua opera (magari spalmandola sulle gengive della gente, come si fa con i lattanti che stanno per mettere i denti). Il suo articolo ha smalto, è solido, non traballa. Addenta il succo della questione. Non devitalizza un argomento che ha bisogno di nuova linfa vitale (pur non essendo una cariatide! L'argomento, non io) Non anestetizza le coscienze. Anzi. La ossequio e le porgo i miei più vivi complimenti.

da Gaja il 12.03.07 17:17

@ Cletus: buono il gioco di parole, ma come te la immagini una voce sDentata?
Per quanto riguarda Crepet, dovresti chiederlo alla signora del negozio, non a me. E' interessante notare che nella libreria c'erano due tipi di reparti di libri "scontati". Quelli per il prezzo e quelli per il contenuto(la signora ha un bel coraggio, la verità avanti al marketing). Il libro di Crepet e quello di Melissa P. stavano nel secondo.

@ Gaja: grazie per i complimenti. Fringberger vive ormai con noi, nei nostri cuori, nelle nostre radici. In Google possiamo vedere" l'effetto Fringberger": da 0 a 147 in meno di un mese. E non finisce qui.

SaluToni

da Antonio La Malfa il 13.03.07 18:10

si dice che nella biblioteca comunale di Castell'Alfero, nell'astigiano, siano stati trovati degli appunti del nostro che stava scrivendo un libro a proposito di un vecchio "diario" di una sorta di "medico" di campagna antelitteram che viveva e operava nelle colline monferrine.
in questi giorni, complice un'amica, andrò in loco per vedere se è lui.

saluti

d.

da demetrio il 15.03.07 11:55

Toni, nel suo concludere il libro illustrando la tecnica dell'autoestrazione, non sarà che Fringberger voleva celatamente testimoniare la sua insofferenza per i comuni odontoiatri che non riconoscono il valore delle radici? Non sarebbe il caso di fondare un istituto che abbia il diritto di certificare o meno per ogni studio dentistico l'osservanza del protocollo di rispetto delle radici? Credo che sarebbe un grande servizio per i pazienti e un modo davvero profondo per celebrare il genio di Fringberger.

da Martino il 18.03.07 09:31

ne esiste una lettura critica a firma di un certo Crainel Foolbensis, che mette questo testo fra i più emblematici dell'autore. Sono tracce disperse in polverose botteghe dell'usato o in qualche, inaccessibile, biblioteca gestita da antichi ordini religiosi. La faccenda, se possibile, si ammanta ancor più di mistero.

da cletus il 19.03.07 08:54

Gradirei avere qualche informazione più approfondita su questo Crainel Foolbensis. La sua lettura critica sembra aprire un canale privilegiato sull'opera di Fringberger.

da Gaja il 19.03.07 21:57

in aggiunta, mi permetto di segnalare questo articolo su Fringberger (link già comparso tra i commenti sul diario di giulio: ma forse la sede più opportuna è questa):
http://www.sinestetica.net/Fringberger
Grazie per l'attenzione.

da Gaja il 20.03.07 14:11




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