Non gettate cadaveri dal finestrino di Gero Mannella
Una questione semantica. Si schermisce in questo modo l'ispettore Gaudino Liberovici, con il questore che si complimenta per la buona riuscita di una difficilissima indagine.
In realtà tutti i brevi racconti di Non gettate cadaveri dal finestrino di Gero Mannella sono costruiti, o piuttosto decostruiti su un inciampo semantico, uno scarto lessicale e di senso che disarticola significati e significanti, liberi di andarsene ciascuno per suo conto come fossero, al massimo, lontani cugini.
Non gettate cadaveri dal finestrino fa ridere. E se questa asserzione può sembrarvi riduttiva, allora aggiungerò che di una risata fredda si tratta, costruita sulla tradizione che, per farla breve, si può far risalire a Campanile, Queneau e alla scuola dell'Oulipo (e giù giù arriva a Bergonzoni e Tramutoli).
Nelle cose che ha scritto e scrive Mannella ha trovato una sua voce (magari non sempre fluida e naturale, in qualche passaggio del libro sembra fare ricorso a espedienti che debbano far ridere per forza), cosa molto difficile quando si battono i territori dell'umorismo.
Il puro distillato di non-sense nel quale agiscono i suoi personaggi li fa perdere dietro fantasie anagrammatiche, assonanze che illuminano come epifanie (i cani ringhiano dietro le ringhiere; il condannato viene portato al patibolo per essere decapitato in decappottabile...) che spostano il centro dei significati dal mondo reale (che Mannella utilizza solo come improbabile spunto) a un mondo artefatto dove se gli investigatori equivocano sull'indirizzo che viene loro comunicato, nel quale si è consumato un "efferato delitto", non è per balordaggine o mera stupidità. Ma perché, novelli Clouseau, sono distratti da giochi di parole, da una inverosimile scarsa confidenza con l'enigmistica che li può portare a non capire che via Torino e via Capoluogo del Piemonte: sei lettere (perché così c'è scritto sulla targa, per colpa di un assessore alla toponomastica, fissato con con i cruciverba) sono la stessa cosa.
Nel mondo di Mannella se una via cambia nome e deve quindi spostarsi nel quartiere di competenza (ce ne sono di tutti i tipi: i quartieri con le vie delle nazioni, quello con le vie dei mammiferi, dei vizi capitali, delle capitali del vizio, dei musicisti ciechi, dei ciechi non musicisti, dei centravanti, degli espulsi, "e via dicendo: quest'ultima nel quartire dei gerundi"), tutti gli abitanti sono costretti a traslocare con lei.
E' un mondo dove i poliziotti si chiamano Fibonacci o Nepero e per ricordarsene il numero di telefono si ricorre a complicatissimi calcoli matematici. E' un mondo dove dai finestrini dei treni piovono di continuo cadaveri solo perché negli scompartimenti mancano gli avvisi giusti: ne jetez aucun cadavre par la fenetre.
E' un libretto piccolo, economico e, perché no, prezioso.
Gero Mannella. Non gettate cadaveri dal finestrino. Coniglio Editore. 64 pagg., 5 euro.
Pubblicato da Ezio il 23.02.07 16:26