L'ornitologia, oggi di Alex Fringberger
di Cletus
Ho comprato questo libro, su una bancarella dell'usato, incuriosito soprattutto dal titolo e dalla copertina, rigorosamente nera con caratteri in rosa shocking. Sulle prime ho pensato potesse trattarsi di un volume con tante fotografie, utile per le ricerche di mia figlia.
Grande è stata la mia sorpresa, iniziandolo a leggere, perché a giudicare dalle scarne note di copertina Alex Fringberger, mi sembrava un nome familiare, e infatti era l'autore anche dell'altro trattato "Le storie delle Protesi", già qui recensito.
Fringberger, stavolta, da sfoggio della sua competenza ornitologica, avendo conseguito anche una laurea in zoologia, ed essendosi specializzato successivamente in numerosi stage del bird-watching mondiale.
Il manuale enuclea le specie più a rischio, fa un accurato resoconto dell'attività di numerosi centri di volontariato sparsi per il globo, e ripercorre, con lo stile che gli è proprio, le tappe della scienza, dello studio dei pennuti, dalle ere primordiali ai giorni nostri. Tutta la parte saggistica si snoda per le prime duecento pagine.
Dopo questa poderosa sezione, ricca di riferimenti bibliografici, l'autore comincia a raccontare delle storie che gli avrebbero raccontato dei volatili impagliati, conservati soprattutto nella locale sede del WWF di Amsterdam, ma anche altrove.
Una coppia di aironi, sostiene, gli abbiano rendicontato del loro soggiorno nelle lagune toscane, nei pressi di Orbetello, insieme ad altri volatili come i fenicotteri, e ad altre specie di migratori. Storie commoventi, fatte di lunghi tragitti per sfuggire ai morsi della fame, e agli stenti del clima. La solidarietà che si instaura in volo, durante queste lunghe traversate, la responsabilità del capostormo, intento a non perdere la rotta, che, stampata nel suo DNA, e tramandata da generazioni, sarà in grado, ancora una volta di portarli altrove, dove i morsi di un rigido inverno non restano che pallido ricordo, potendo immergersi, a caccia di pesce d'acqua dolce, negli stagni prolifici della toscana.
Ancora, un gufo impagliato da un bracconiere col quale aveva ingaggiato una sorta di gara. Ogni qual volta scorgeva il bracconiere avvicinarsi al boschetto nel quale albergava, insieme a tanti altri uccelli delle specie piu' diverse, ebbene costui, il gufo, iniziava a dare l'allarme, con il suo canto cupo e ripetitivo, consentendo cosi ai suoi amici pennuti di potersi sottrarre dalle malevoli intenzioni del cacciatore. Una mattina, a seguito forse di stravizi notturni, il gufo non si avvede in tempo del pericolo, e da quel giorno, staziona su una mensola del locale museo di ornitologia dell'università, debitamente impagliato e con un ghigno mesto.
La sezione sud-americana è quella che più mi ha divertito. Un gruppo di pappagalli, uno più eccentrico dell'altro, raccontano ciascuno la propria storia. Chi, come Josè, ingaggiato da bande di narcotrafficanti di Medellin, come tester sul quale provare la purezza e l'efficacia degli alcaloidi al cui commercio (illegale) sono dediti. Inutile dire che, una volta disintossicato, da una locale associazione di volontari, abbandonando il linguaggio che in un simile ambiente, insisteva soprattutto sulle qualità morali delle mamme dei sodali, il pappagallo abbia "cantato" tutto alla squadra narcotici, consentendo cosi in breve tempo di far arrestare tutta la banda, e godendo di un regime di protezione (e mangime gratuito) fino alla fine dei suoi giorni, ora preziosamente imbalsamato, ad imperitura memoria, in un'aula della locale scuola di polizia.
O come un altro pappagallo, Ipster, che tenendo compagnia ad un mormone, imparò a memoria intieri brani della Bibbia, stupendo moltitudini di bambini che correvano a vederlo, appollaiato sul volume dal quale fingeva di leggere, e che il mormone esponeva, davanti ad una ciotola, con la quale chiedeva l'elemosina per i vicoli di Caracas. Ora tace, il pennuto, ma a scorgere il suo sguardo vitreo, c'è da giurarci, si possono riascoltare i versetti recitati con tanta passione, consapevole com'era che ad essi doveva il sostentamento, proprio e quello del suo padrone.
Una breve annedottica conclude il testo, con un incursione nella semiotica. L'autore, infatti, si interroga circa l'uso dei termini con i quali sono stati, nel corso dei secoli, appellati gli organi genitali maschili e femminili. In molte delle lingue di ceppo latino e greco, tali termini resistono ancora oggi, e bene ha fatto Fringberger, a condensarli in un'agile glossario a fine testo.
Apprendiamo cosi che "Passera" piuttosto che al passato di Passare, allude alla femmina del passero e all'organo di riproduzione femminile. Cosi come "Piccione" che conserva il suo genere maschile, anche se per descrivere, soprattutto in alcuni idiomi fonetici nel sud dell'Italia, lo stesso organo. Curiosità che l'autore non è in grado di chiarire, rimettendo al lettore tutto l'imbarazzo per una corretta valutazione del glossario.
Se un rilievo va fatto a Fringberger, è quello di aver tralasciato, nel peraltro esaustivo suo escursus, che si legge, come dire, in un batter d'ali, di illustrare l'impiego dei volatili nella messaggistica, dalla preistoria ad oggi. Da sempre sono rimasto affascinato, e senza risposte, sul come facessero i piccioni soprannominati appunto "viaggiatori", a trovare esattamente un indirizzo, prima, molto prima, dell'avvento dei Tom-tom.
Da leggere nelle calde serate estive, quando alla tele fanno le repliche di Quark.
Pubblicato da Cletus il 21.02.07 07:57