21.02.07

L'ornitologia, oggi di Alex Fringberger

di Cletus


Ho comprato questo libro, su una bancarella dell'usato, incuriosito soprattutto dal titolo e dalla copertina, rigorosamente nera con caratteri in rosa shocking. Sulle prime ho pensato potesse trattarsi di un volume con tante fotografie, utile per le ricerche di mia figlia.

Grande è stata la mia sorpresa, iniziandolo a leggere, perché a giudicare dalle scarne note di copertina Alex Fringberger, mi sembrava un nome familiare, e infatti era l'autore anche dell'altro trattato "Le storie delle Protesi", già qui recensito.


Fringberger, stavolta, da sfoggio della sua competenza ornitologica, avendo conseguito anche una laurea in zoologia, ed essendosi specializzato successivamente in numerosi stage del bird-watching mondiale.

Il manuale enuclea le specie più a rischio, fa un accurato resoconto dell'attività di numerosi centri di volontariato sparsi per il globo, e ripercorre, con lo stile che gli è proprio, le tappe della scienza, dello studio dei pennuti, dalle ere primordiali ai giorni nostri. Tutta la parte saggistica si snoda per le prime duecento pagine.

Dopo questa poderosa sezione, ricca di riferimenti bibliografici, l'autore comincia a raccontare delle storie che gli avrebbero raccontato dei volatili impagliati, conservati soprattutto nella locale sede del WWF di Amsterdam, ma anche altrove.

Una coppia di aironi, sostiene, gli abbiano rendicontato del loro soggiorno nelle lagune toscane, nei pressi di Orbetello, insieme ad altri volatili come i fenicotteri, e ad altre specie di migratori. Storie commoventi, fatte di lunghi tragitti per sfuggire ai morsi della fame, e agli stenti del clima. La solidarietà che si instaura in volo, durante queste lunghe traversate, la responsabilità del capostormo, intento a non perdere la rotta, che, stampata nel suo DNA, e tramandata da generazioni, sarà in grado, ancora una volta di portarli altrove, dove i morsi di un rigido inverno non restano che pallido ricordo, potendo immergersi, a caccia di pesce d'acqua dolce, negli stagni prolifici della toscana.

Ancora, un gufo impagliato da un bracconiere col quale aveva ingaggiato una sorta di gara. Ogni qual volta scorgeva il bracconiere avvicinarsi al boschetto nel quale albergava, insieme a tanti altri uccelli delle specie piu' diverse, ebbene costui, il gufo, iniziava a dare l'allarme, con il suo canto cupo e ripetitivo, consentendo cosi ai suoi amici pennuti di potersi sottrarre dalle malevoli intenzioni del cacciatore. Una mattina, a seguito forse di stravizi notturni, il gufo non si avvede in tempo del pericolo, e da quel giorno, staziona su una mensola del locale museo di ornitologia dell'università, debitamente impagliato e con un ghigno mesto.

La sezione sud-americana è quella che più mi ha divertito. Un gruppo di pappagalli, uno più eccentrico dell'altro, raccontano ciascuno la propria storia. Chi, come Josè, ingaggiato da bande di narcotrafficanti di Medellin, come tester sul quale provare la purezza e l'efficacia degli alcaloidi al cui commercio (illegale) sono dediti. Inutile dire che, una volta disintossicato, da una locale associazione di volontari, abbandonando il linguaggio che in un simile ambiente, insisteva soprattutto sulle qualità morali delle mamme dei sodali, il pappagallo abbia "cantato" tutto alla squadra narcotici, consentendo cosi in breve tempo di far arrestare tutta la banda, e godendo di un regime di protezione (e mangime gratuito) fino alla fine dei suoi giorni, ora preziosamente imbalsamato, ad imperitura memoria, in un'aula della locale scuola di polizia.

O come un altro pappagallo, Ipster, che tenendo compagnia ad un mormone, imparò a memoria intieri brani della Bibbia, stupendo moltitudini di bambini che correvano a vederlo, appollaiato sul volume dal quale fingeva di leggere, e che il mormone esponeva, davanti ad una ciotola, con la quale chiedeva l'elemosina per i vicoli di Caracas. Ora tace, il pennuto, ma a scorgere il suo sguardo vitreo, c'è da giurarci, si possono riascoltare i versetti recitati con tanta passione, consapevole com'era che ad essi doveva il sostentamento, proprio e quello del suo padrone.

Una breve annedottica conclude il testo, con un incursione nella semiotica. L'autore, infatti, si interroga circa l'uso dei termini con i quali sono stati, nel corso dei secoli, appellati gli organi genitali maschili e femminili. In molte delle lingue di ceppo latino e greco, tali termini resistono ancora oggi, e bene ha fatto Fringberger, a condensarli in un'agile glossario a fine testo.
Apprendiamo cosi che "Passera" piuttosto che al passato di Passare, allude alla femmina del passero e all'organo di riproduzione femminile. Cosi come "Piccione" che conserva il suo genere maschile, anche se per descrivere, soprattutto in alcuni idiomi fonetici nel sud dell'Italia, lo stesso organo. Curiosità che l'autore non è in grado di chiarire, rimettendo al lettore tutto l'imbarazzo per una corretta valutazione del glossario.

Se un rilievo va fatto a Fringberger, è quello di aver tralasciato, nel peraltro esaustivo suo escursus, che si legge, come dire, in un batter d'ali, di illustrare l'impiego dei volatili nella messaggistica, dalla preistoria ad oggi. Da sempre sono rimasto affascinato, e senza risposte, sul come facessero i piccioni soprannominati appunto "viaggiatori", a trovare esattamente un indirizzo, prima, molto prima, dell'avvento dei Tom-tom.

Da leggere nelle calde serate estive, quando alla tele fanno le repliche di Quark.

Pubblicato da Cletus il 21.02.07 07:57

COMMENTI

Alex Fringberger, l'eclettico.
Dalle protesi dalle bocche umane, al profondo interesse per gli uccelli. Laureato in odontoiatria, in ornitologia, fine conoscitore della lingua italiana(nonostante la sua nazionalità di terra mitteleuropea) e delle sue derive dialettali(passera, piccione). Anche il suo cognome con radice fring-(fringuello) lega a doppio filo il suo destino alla nostra ridente penisola e al suo interesse per gli uccelli.
Alex Fringberger, uno scrittore.
Ahimé, sconosciuto ai molti, destinato ai palati sopraffini in cerca di rarità.
Alex Fringberger, schiacciato dai crudeli ingranaggi dell'editoria.
Cletus, dedito a questa delicata operazione di recupero, si sofferma sugli aspetti più toccanti di quest'ultimo lavoro, pubblicato postumo dalla moglie.
Finita quest'ultima opera, Alex Fringberger fu trovato nudo, esanime nel bagno dello studio odontoiatrico(il gabinetto del gabinetto) attaccato alla maschera del protossido d'azoto, un sorriso - una specie di smorfia - sul suo volto. Le foto dei suoi amati uccelli(il gufo, Josè, Ipster) ricoprivano i suoi poveri resti.
Sentirete ancora parlare di Alex Fringberger.
Oppure ne sentiranno parlare i vostri figli.
Forse ques'epoca non è ancora pronta per Alex Fringberger.


da Antonio La Malfa il 21.02.07 10:11

Conobbi Alex Fringberger nel 1984, a Tunisi.

da giuliomozzi il 21.02.07 10:26

Perchè non l'hai messo sotto contratto in Sironi ?

da cletus il 21.02.07 10:29

Toni, Toni, ho le lacrime agli occhi. :D Perché non vi mettete sotto contratto tutti? Vi ci mettiamo io e Fringberger, e garantiamo protesi omaggio - di qualsiasi natura... :D

da Gaja il 21.02.07 10:41

Cletus, nel 1984 lavoravo per l'Unione dei Gelatieri Italiani Emigrati in Germania (Unit-Eis). Mai e poi mai avrei immaginato di finire nell'editoria. E comunque ero a Tunisi in vacanza.

da giuliomozzi il 21.02.07 10:44

Ringrazio questa eminente bottega che si sta dedicando con passione alll'opera di riabilitazione e di riscoperta delle qualità artistiche di Alex(che ha lavorato come odontoiatra in un nosocomio olandese, ma noi siamo originari di Klagenfurt, crocevia, punto d'incontro di razze e culture).
Purtroppo nessun libro di mio marito ha potuto fare il salto quantico dalla distribuzione locale alla diffusione nazionale. Tutto è rimasto confinato nella nostra circoscrizione, le sue opere sono andate al macero.
Eccezion fatta per il suolo italico: un piccolo ma lungimirante editore acquistò i diritti di tutte le sue opere("L'ornitologia, oggi" è postumo, ma ci sono altri cinque capolavori in giro). li fece tradurre e li pubblicò a sue spese; di tanto in tanto si trova ancora qualcosa nelle bancarelle e in Remainders. Forse dopo quesa meritoria opera di riscoperta i libri di mio marito troveranno nella storia della letteratura la loro giusta, doverosa, sacrosanta collocazione.
Vi ringrazio commossa
Heidi Fringberger

da Moglie di Alex Fringberger il 23.02.07 10:30

Giulio, potresti. sommariamente, dirci cosa vi siete detti in quella circostanza ?

da cletus il 24.02.07 11:17

Arrivammo contemporaneamente davanti alla soglia di un bagno turco. Io feci un passo indietro e dissi: "Prego, prima lei". Alex Fringberger disse: "Per carità. Prima lei".
Passai per primo. Poi, tra i fumi del bagno turco, lo persi di vista.
Solo dodici anni dopo scoprii - grazie a una sua foto pubblicata nell'annuario dell'Associazione Medici Scrittori - che l'uomo che avevo incrociato sulla soglia del bagno turco era Alex Fringberger.

da giuliomozzi il 24.02.07 13:00

Mi sembra d'aver letto da qualche parte che Alex Fringberger fumasse come un turco.

da Marziller il 02.03.07 22:39

per restare in tema: quattro piccioni con una fava (cletus, toni, ubermozzi® e addirittura marziller): mi sembra di essere a tortona, al corso di candida...
piesse - i miei ossequi a gaia

da cabaLandKabbages il 09.07.07 18:40




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