13.02.07

Disperazione di Vladimir Nabokov

di Mauro Baldrati

dispnabo.jpgInimitabile Nabokov.

Il lettore esigente e curioso, il lettore desideroso di stupirsi, trova in questo noir degli anni ’30 il vero, autentico talentaccio del grande scrittore, le sue interfacce beffarde, raffinate, crudeli, il suo gusto della mistificazione e della finzione, qualità che in Nabokov sono particolarmente evidenti e coltivate, e costituiscono uno dei suoi identificativi.

Lui, il para-narratore, che in Lolita ci ha guidato nelle tenebre del fascino puro, brutale, maleducato della ninfetta, in Disperazione lo troviamo impegnato a tagliare le unghie luride dei piedi mai lavati di un barbone che, a suo dire, gli somiglia come un clone. Prima, lo ha accuratamente sbarbato e vestito coi suoi abiti, in una fredda giornata di marzo, in riva a un lago tedesco. Il suo scopo – il suo progetto perfetto che vuole realizzare come un’opera d’arte – è di sostituirsi a lui, ucciderlo, rubargli l’identità mentre la moglie – una donna che non ama, una donnetta da poco, tonta e superficiale, ma che lui accetta e desidera perché gli è totalmente asservita – e poi è pure bonazza – riscuote il premio di un’assicurazione sulla vita.

Questa è la trama, semplice, come semplice è spesso la trama dei grandi libri. Anche i personaggi sono pochi e ben stilizzati, tutti con sfumature grottesche, come piace a Nabokov: il fratello di lei, “un tanghero” pittore di seconda fila che ama alzare il gomito, sempre tra i piedi; Orlovius, un amico pomposo e sciocco che, pur di compiacere il suo interlocutore, gli dà sempre ragione, qualsiasi cosa dica; qualche altra comparsa, figure di passaggio, colori, immagini. Poi c’è una Berlino gelida, spettrale, che in certe istantanee evoca la New York angosciosa della Crocifissione in Rosa di Henry Miller, e una Praga fuggevole, e una collina dove Hermann, un piccolo imprenditore del cioccolato, conosce Felix, il suo presunto sosia, un vagabondo disoccupato che parla per luoghi comuni, struggimenti poetici, volgarità e sciatteria .

Ed è proprio lui, Hermann, il para-narratore, il gigante di questo romanzo. Sarcastico, sprezzante, esibisce a piene mani il proprio narcisismo: “si dovrà riconoscere che esercito un controllo mirabile non solo su me stesso ma anche sul mio stile di scrittura”; si pavoneggia, guarda con sufficienza il mondo intero, e le persone, tutte così dozzinali, e rozze; con la sua sicumera dipinge il progetto criminale come perfetto, e già realizzato. Ma noi non gli crediamo, avvertiamo la sua debolezza, e sospettiamo anche della sua integrità mentale, perché in realtà non è lui il vero narratore, è una marionetta che qualcun altro anima nel teatro di una follia che sembra gridare a vuoto nel vento. L’altro, il vero narratore, sta nell’ombra, ma il suo mimetismo non è totale. Si diverte ad aprire finestre, a fare capolino. Spesso, ma non sempre, nei romanzi i personaggi narranti non sono i veri narratori, ma agiscono per conto terzi. In Disperazione questo gioco, a tratti subdolo, a tratti esilarante, è spinto ai massimi livelli. E’ come se il doppio Hermann-Felix si specchiasse, o trovasse la sua realizzazione, nel doppio Hermann-Nabokov.

Nel finale, prevedibile nella sostanza ma non nello stile, perché Nabokov non è mai prevedibile, dubitiamo persino che il povero Felix assomigliasse davvero a lui come una goccia d’acqua. Forse, è l’ipotesi inquietante, era una sua fantasia, una proiezione nota a lui solo. Ma, grida Hermann nel suo libro – perché Disperazione è il libro di Hermann – sono gli altri che non capiscono, gli altri che sono stupidi, e triviali, e non capiscono la grandezza della vera arte – la sua.

[Tutti i libri in Bottega]

Pubblicato da Mauro Baldrati il 13.02.07 12:34

COMMENTI

Condivido l'ammirazione per Nabokov e le sue infinite risorse di scrittore. Questo libro, che non ho ancora letto, aspetta sul mio tavolo: ancora qualche giorno... Il giudizio che ne dai (ho saltato il paragrafo in cui racconti la trama per non togliermi la sorpresa) accresce l'impazienza della lettura.

da Giorgio il 15.02.07 17:02

Vai sereno Giorgio, se già ami N. non ti deluderà. La trama l'ho raccontata per sommi capi, e comunque solo con le informazioni già note (tra l'altro nel risvolto di copertina).

da mauro baldrati il 15.02.07 18:04

Caro Mauro, grazie per l’incoraggiamento. L’ho cominciato e sono già a metà dell’opera. Da qualche anno non leggevo un libro di Nabokov e con un piacere immenso ho ritrovato quella scrittura che chiami inimitabile. Metascrittura, che accoglie le stratificazioni storico-culturali della grande cultura dell’autore, e nello stesso tempo è narrazione coinvolta e coinvolgente. Sempre vigile a commentare se stessa (“Nel frattempo… (l’ammicco invitante di quei puntini puntini puntini)”), a sorvegliare i meccanismi della narrazione (“Come cominciare questo capitolo? Ecco alcune varianti fra cui scegliere…”), a impreziosire anche la descrizione della caduta di una foglia (“Se una foglia cadeva lenta, dalle profondità opache dell’acqua le svolazzava incontro il suo inevitabile sosia. Un incontro silenzioso. La foglia scendeva volteggiando, e volteggiando saliva verso di lei, impaziente, il suo esatto, leggiadro, letale riflesso”). Se esiste un post-moderno (concetto non da tutti accolto), uno dei suoi vertici è Nabokov.

Una cosa mi ha incuriosito nella storia: il rapporto con il doppio, con Felix. Hermann, borghese (“Appartenevamo al fior fiore del rispettabile ceto medio”), all’inizio pare essere attratto dalla libertà di Felix (“confesso che certi gusti da bohémien non erano del tutto estranei alla mia natura”). Chissà se è un elemento ad avere sviluppi oppure no…

da Giorgio il 26.02.07 19:03

Mauro, solo poche parole per dire che ho finito. La tua recensione colpisce nel segno e mi ha fatto accelerare il momento di affrontare questa lettura. Davvero grande! Conoscevo lo splendore del suo stile, ma qui Nabokov è proprio scatenato e le spara davvero grosse.
Sostiene la possibilità del delitto perfetto, la teoria della razionalità del reale, fa l'elogio della somiglianza come politicamente corretta in un sistema socialista come quello sovietico... E alla fine, veramente gustosa la parodia di Dostojevskij, quando ipotizza titoli come "Il sosia" o "Delitto e bisticcio" - anche se nel non apprezzamento di Dostojevskij non posso seguirlo.
Non dico di più, per non togliere alcune sorprese ai futuri lettori.
Una domanda: sei sicuro che la moglie sia così fedele a Hermann? A me più volte leggendo è venuto qualche dubbio...

da Giorgio il 06.03.07 15:10




Vuoi salvare i dati?

: