Alex Fringberger, Economia domestica comparata, con particolare attenzione a metodiche e pratiche casalinghe nelle isole Galappos, facilmente adattabili al mondo occidentale
In un vicino giorno di similprimavera avevo un appuntamento clandestino e trasgressivo a Porta Portese. Lui era uno sconosciuto che mi accingevo a conoscere, tra una folla di sconosciuti che sarebbero rimasti tali, salvo qualche collega di ufficio e amico di famiglia, che inevitabilmente si incontra in luoghi così anonimi, soprattutto quando vuoi passare inosservata. Dopo la difficoltà del riconoscimento, troppe giacche di velluto nero, troppi uomini più alti di me di una spanna, sopravviene la inevitabile delusione, visto che di terni al lotto ne ho all’attivo ben pochi (ed è per questo che ancora esco di casa alle sette di mattina tutti i giorni lavorativi). Con un ultimo sguardo di rimpianto ad una certa giacca nera il cui indossatore non era niente male, mi incammino, già che ci siamo, con il quasi sconosciuto accompagnatore tra le bancarelle. Mentre lui si dedica ad ami da pesca e relative esche sacrificali, e questo basterebbe per fingere un improvviso malore o un impegno urgente, il mio occhio si posa su una bancarella di libri nuovi però a metà prezzo. Ne punto due: “La cucina macrobiotica zen”, che ancora oggi reputo uno dei migliori acquisti della mia vita, a parte il capitolo sul pesce, scritta da Michel Abehsera, marocchino macrobiotico residente in Francia e “Economia domestica comparata, con particolare attenzione a metodiche e pratiche casalinghe nelle isole Galappos, facilmente adattabili al mondo occidentale”.
Liberatami velocemente del quasi sconosciuto, ormai approvvigionato di ami e, quel che è peggio, esche ancora viventi, faccio appena in tempo a far finta di non vedere un paio di capiufficio in libera uscita domenicale, mi infilo nel tram superaffollato di borseggiatori, misti a pochi passeggeri semplici.
Appena a casa, trascuro la cucina zen e mi dedico subito al libro sull’economia capannesca. Ho un problema con le pulizie e forse tornare alle origini chissà mai che mi aiuti. Ogni tanto mi chiedo: se non possedessi tutti i moderni ritrovati, dalla lavatrice all’aspirapolvere, con qualche raffinatezza tipo macchina per il vapore, tutte cose minacciose e difficili da usare e che inoltre spaventano le gatte per il rumore improvviso e fastidioso, forse la mia vita puliziesca sarebbe più semplice.
L’autore è un certo Alex Fringberger, che non conosco, ma il nome mi ricorda qualcosa, forse ho già letto qualche recensione. Dopo poche pagine considero Fringberger il mio migliore amico, dopo trenta un fratello, a metà libro la versione maschile di me. Ondate di gratitudine mi invadono, mi sollevano, mi fanno levitare.
Si, lui ha capito tutto, ha capito tutto dei miei problemi, di quelli di molte donne come me e anche di molti single maschi di mia conoscenza.
Secondo l’autore fare la pulizie è una questione di imprinting. Quante di noi hanno visto la propria madre in ginocchio, intenta a strofinare il pavimento, vestita in modo elegante, cantando qualcosa di romantico, evitando di stonare? Quante hanno visto il proprio padre porgere una rosa alla propria legittima moglie, dichiarandole tutto il suo amore imperituro, mentre ella spolverava o rigovernava? E Gilda, e Marylin, le avete mai viste truccate e sexy, mondare broccoletti e carciofi (che tra l’altro anneriscono le mani) o pulire le piastrelle del bagno? Forse Rita Hayworth, quando disse: “Gli uomini vanno a letto con Gilda e si svegliano con me” si riferiva ad un problema analogo al mio: la necessità di rigovernare al mattino, dopo la cenetta della sera prima, se si vuole rimediare un paio di tazze e di cucchiaini per il caffè, nonché piatti per il pane a lievitazione naturale con burro di soia e marmellata d’arance (a me piace amara, però anche la gelatina di limoni ha i suoi pregi). Il Fringberger evidenzia un vecchio trucco dei single, tenere in giro solo le stoviglie indispensabili in un paio di esemplari, per costringersi a lavarle prima che prendano la formazione da collegio o altra comunità costrittiva. Questo trucco però, avverte l’autore, induce ad uscire dal modello fata sexy per entrare in quello cenerentola sfigata, almeno al cospetto di partner notturno che sta diventando diurno. L’operazione mentale da fare è una sorta di commistione dei modelli: fata cenerentola oppure sexy sfigata. Il massimo è ottenere fata sexy cenerentola, tralasciando la sfigata, che forse porta pure male.
Qui l’autore arriva alle isole Galappos. In queste isole viene considerata sexy la migliore massaia, quella che sa tenere in ordine la capanna e fa brillare anche il tetto di canne, senza parlare della manutenzione ordinaria e straordinaria di utensili di prima necessità: mortai e pestelli vari, aghi per cucire, telai, ciotole e recipienti per cucinare. Se una donna ha tutto in ordine perfetto, si forma davanti alla sua capanna una fila di spasimanti, ansiosi di dedicarle versi sciolti o legati, canzoni d’amore, doni di corteggiamento. Naturalmente in queste isole non arrivano cinema e televisione, quindi le suddette donne non fumano, poiché non hanno mai visto Gilda e Marylin sedurre gli uomini più affascinanti del pianeta, fumandosi contemporaneamente una Nazionale senza filtro e magari soffiando il fumo in faccia al divo di turno.
Aprendo il capitolo sul fumo, l’autore va, secondo me, un po’ fuori tema, ma centra uno dei problemi universali. Ricordate quando eravate piccoli e salivate sulla utilitaria di famiglia, forse una Topolino e dopo pochi chilometri la facevate fermare per poter vomitare in santa pace, senza urli materni a salvaguardia della tappezzeria? I vostri genitori fumavano in macchina. Però erano formidabili. Se siete donne, ricorderete vostra madre vestita a festa, bellissima e altera come Gilda, avvolta in una nube di fumo vomitevole. Se siete uomini, ricorderete vostro padre, deciso e virile nonché elegantissimo, che fumava come Humphrey Bogart, tenendo la sigaretta perennemente all’angolo delle labbra, mentre guidava. Non domandatevi perché non riuscite a smettere di fumare. Il motivo è nascosto in quelle immagini. Naturalmente, per smettere l’autore suggerisce un lungo soggiorno alle isole Galappos, dove le immagini genitoriali e divesche saranno sostituite naturalmente, a poco a poco, da quelle che incontrerete in continuazione: lunghe file di uomini sospiranti davanti alle capanne più in ordine.
In queste isole, avverte l’autore, non è che si faccia una pulizia improvvisata. Tutto deve essere fatto con metodo scientifico, razionale, altrimenti addio spasimanti. A pulire mettendoci ore sono buone tutte. Si prenda un angolo della capanna, sempre che la capanna abbia la pianta poligonale. Se invece la capanna è tonda, si prenda un punto di riferimento a cui tornare, alla fine del giro di pulizie. Potrebbe essere una liana pendente, un ramo sporgente a cui è appeso ad esempio una corona di agli o peperoncini (faccio solo un esempio, voi potreste, con profitto prendere un quadro d’autore, sempreché abbiate una casa a pianta rotonda). Si cominci dall’alto del punto in questione e si vada in cerchio esaminando attentamente la parete con tutto ciò che contiene. La mission è: cancellare la minima traccia di polvere. Spolverate tutto: mensole, cristalli, foto di amici e parenti, vettovaglie appese in bella mostra serpenti, gechi, scorpioni. Alla fine del giro, tornate al punto di partenza, potrete dire di aver spolverato tutto lo spolverabile. Il pavimento è la prova del nove. Partite da una estremità e percorrete ogni fila di piastrelle con andatura dritta o a zig zag. Se non avete le piastrelle, come capita ancora nelle Galappos, immaginatele. Ogni centimetro di suolo deve essere ramazzato a fondo. Con che cosa? E’ preferibile usare la tipica ramazza locale, fatta di foglie di palma. Se avete difficoltà a procurarvela, potete ricorrere ad una semplice scopa con setole in materiale plastico. Proibite le scope con filamenti di tessuto, che in caso di mancanza di piastrelle, potrebbero infangarsi. Impugnate la scopa come Gilda impugnava la sigaretta. La scopa deve diventare il vostro strumento di seduzione, come già è avvenuto per lo straccio da spolvero. Nelle Galappos usano stracci tessuti appositamente in filati pregiati, con disegni esclusivi, che successivamente possono essere drappeggiati sul corpo. L’autore consiglia panni da spolvero trasparenti con righine leggere in filo dorato, niente di troppo vistoso. Muovetevi con grazia, fate sì che il movimento del corpo diventi un tutt’uno con quello del panno da spolvero o della scopa, non state facendo le pulizie, state danzando e seducendo. Solo se vi sentirete sexy lo sarete veramente.
L’autore non manca di fornirci utili esercizi per chi è impossibilitata a recarsi nelle Galappos:
Acquistate accessori per le pulizie in colori accattivanti, possibilmente rossi o dorati. Ok per tutto ciò che è a foggia di cuore o in forme sinuose ed eleganti.
Prima di fare le pulizie, indossate qualcosa di carino e strizzato, anche se siete sole, oppure parei etnici. Dovete esercitarvi. Niente pantofole defonseca con animali buffi o vecchie espadrillas a cui avete eliminato il tallone di stoffa, ma solo vezzose pantofoline con pon pon e tacco a rocchetto. In caso di pareo, meglio a piedi nudi, per un giusto abbinamento. Se le gatte puntano i pon pon, dissuadetele. Se, per scherzare, vi mordono i piedi, non urlate, non è sexy, ricambiate il morso.
Fondamentale la musica, per danzare a tempo di pulizie o per pulire a tempo di musica. Il repertorio può essere vasto: si va da canti lamentosi e tristi ma estremamente romantici, che attireranno immancabilmente l’attenzione dei vicini di sesso maschile, a ritmi sostenuti, un po’ tribali con retrogusto erotico, che calamiteranno l’attenzione dei dormienti, soprattutto se fate le pulizie di notte, colte da improvvisa ispirazione.
Se siete una donna, se siete una donna romantica, se siete una donna che merita ancora qualcosa dalla vita, qualunque sia la vostra età, qualunque sia l’altezza del grido di orrore che levate quando vi guardate allo specchio, non esitate: comprate questo libro. La vostra vita cambierà. L’intento dell’autore è di trasformare le nostre città, arricchendole di lunghe file di uomini sospiranti davanti alle porte e ai portoni che ospitano brave massaie, massaie sexy, massaie irresistibili. Immagino file che continuano ad allungarsi, sui pianerottoli, per le scale, sconfinando per le strade e le piazze, trasformandosi in manifestazione non autorizzata a cui si aggiungono presto le forze dell’ordine comandate a disperderla e tutti i passanti che passano per caso. Proprio come sta accadendo a casa mia in questo istante. Abito vicino ad una stazione e gli uomini scendono dai treni, come se avessero sbagliato fermata, ma no, non hanno sbagliato, scendono volontariamente e consapevolmente, attirati dal luccichio dei vetri delle mie finestre e arricchiscono la fila che già si stende fino alla piazza principale.
Rivolgo un ringraziamento speciale a questo autore che ha speso anni della sua vita nella disamina delle abitudini puliziesche in diverse civiltà (si, non vi ho parlato delle pulizie presso gli assiro-babilonesi e gli incas, ma egli, già che c’era, le ha studiate tutte, antiche e moderne, le civiltà, sotto l’aspetto igienico-domestico), per sfatare diversi tabù: nessuno sapeva che l’hobby preferito di Cleopatra e Messalina erano le pulizie. Nessuna sapeva lucidare i pavimenti come loro. Perché credete che Cleopatra si offrì a Cesare avvolta in un tappeto? Per dimostrare che era stato spazzolato benissimo, non un granello di polvere era rimasta sui capelli e sugli abiti della principessa aspirante sovrana. Naturalmente quel rubacuori playboy dai gusti un po’ troppo trasgressivi di Cesare, non poteva che essere affascinato da cotanta maestria puliziesca e non poté fare a meno di prendere la principessa con tutto il tappeto. E la Montespan, perché pensate che abbia conquistato il cuore del sovrano? Perché nessuna come lei sapeva stendere il bucato in modo razionale, le magliette appese per il bordo inferiore e i pantaloni lo stesso. Riusciva perfino a studiare i venti per evitare di stirare, sfruttando il principio delle vele. C’era solo il piccolo rischio che il bucato prendesse il largo.
Vedo che continuo a divagare, ad affastellare notizie e anticipazioni del libro. Ma non temete, nel libro c’è molto di più e di più importante di quanto io possa riferire: stiamo parlando di duemilasettecento pagine scritte piccole. Nonostante la mole, il volume era in offerta speciale ad un euro, probabilmente perché nessuno poteva immaginare che contenesse rivelazioni superiori a qualsivoglia messaggio Ufo ottenuto tramite channeling e giaceva, trascurato e negletto, in attesa della lettrice ideale, che, sola, avrebbe potuto comprenderlo appieno e rivelarlo al mondo, cioè, modestamente, la sottoscritta.
Pubblicato da Pamela Canali il 28.02.07 21:48