Tanto gentile e tanto onesta, di Gaia Servadio
di giuliomozzi
[Questo articolo, più o meno in questa forma, è apparso nel quindicinale Stilos un paio di mesi fa. gm]
«All’età di tredici anni, dopo aver sedotto il padre, Melinda fu sottoposta alle cure del miglior analista del mondo, il professor Hochtensteil. Era stato l’alunno preferito di Freud (col quale aveva poi violentemente litigato), e ora si diceva avesse in cura la regina madre d’Inghilterra, Malraux e Goldwater. La vittima della seduzione, il padre di Melinda, era un editore serio e rispettato con un considerevole capitale alle spalle. Arrivato in Inghilterra nel 1934, Abramo Publishing aveva abbandonato nell’Est dell’Europa una certa fortuna ed una moglie insopportabile. Si era invece portato con sé i due figli, Medoro e Melinda».
Questo è l’incipit.. Voltiamo pagina.
«Una volta conquistata l’intimità fisica dell’analista, Melinda fu capace di diventargli amica e di raccontargli il rapporto col padre, le distratte occasionali visite alla camera del fratello, qualche rapporto annoiato con qualche letterato: insomma diventò una paziente ideale. Hochtensteil non le credette e si convinse che Melinda era un’adolescente affetta da complessi incestuosi. Finché Melinda […] provò la verità delle sue asserzioni mediante una serie di fotografie, prese con l’autoscatto. Hochtensteil decise allora che Malinda, dato che non provava alcun complesso di colpa, aveva finito la cura e stava benissimo. Si fece invece analizzare a sua volta da Melinda; lei lo curò per sempre dai suoi complessi calvinistici».
Bene. Immaginate di essere al Lido di Venezia, il primo di novembre, e di aver pianificata la giornata in questo modo: passeggiata sulla spiaggia con raccolta di conchiglie; visita al cimitero dell’isola di Sant’Elena con soste sulle tombe di Igor Stravinskij, Iosif Brodskij ed Helenio Herrera; spritz al Caffè Borsa con un amico catanese di passaggio; cena kosher in ghetto. Immaginate di imbattervi in quattro banchetti di vendita per beneficenza di cose vecchie e usate. Immaginate di prendere in mano un libro dalla copertina dura e rossa, senza immagini, con su scritto in nero il titolo, Tanto gentile e tanto onesta, in giallo il nome dell’autrice, Gaia Servadio, in bianco il nome dell’editore, Feltrinelli. Immaginate di non sapere nulla di Gaia Servadio in generale e di questo romanzo in particolare. Immaginate di fare come me, ossia di leggere lì per lì, in piedi, nel freddo e nella bora, le prime tre pagine.
Voi, quel libro, non lo comprereste? Io sì. L’ho comperato. Il fatto che costasse solo due euro non aveva importanza: ne avrei pagati venti o trenta senza battere ciglio. Ho cominciato a leggerlo la sera stessa, ho continuato a leggerlo la mattina dopo sul treno da Padova (mia città) a Milano (dove andavo per lavoro), ho continuato a leggerlo la sera sul letto della pensione, ho finito di leggerlo la sera di ieri, 3 novembre (oggi, dunque, è il 4 novembre: anniversario della fine di una guerra ma, soprattutto, per me, della grande alluvione: abitavamo tra mare e laguna, allora, e io avevo sei anni, e in tutto il paese c’era mezzo metro d’acqua), sul treno da Milano a Padova. In treno ridevo così tanto che i vicini chiamarono il controllore.
("Dica", dice il controllore.
"Questo signore ride in modo intollerabile", dice il tipo con il maglione svedese, indicandomi.
"E' vero", dice la signora coi gemelli salmone. "Non si riesce a fare niente. Non si può leggere, non si può conversare. Fa un rumore pazzesco".
"Potrebbe fare a questi signori il favore di ridere un po' più piano?", dice il controllore rivolgendosi a me.
"Ah.. Shof...", dico.
"Prego?", dice il controllore.
Sto soffocando.
"Eheheheh", riesco a dire. Poi mi si blocca il fiato.
"Secondo me non sta bene", dice il controllore rivolto agli altri due.
"Forse è straniero", dice la signora.
"E legge un libro in italiano?", ribatte il tipo.
"Che so", dice la signora, "magari l'ha studiato per corrispondenza").
Su Gaia Servadio si trovano, via Google, brevi notizie. Ha scritti e pubblicati vari altri libri, e me li sto rpocurando. Intanto voi cercate Tanto gentile e tanto onesta (nel mercato dell’usato: non c’è altra via). Buon divertimento.
«Mozzi, ma lei consiglia questo libro solo perché fa divertire?».
«No. Lo consiglio perché è uno splendido romanzo italiano postmoderno del 1967».
«Ma nel 1967, il postmoderno c’era già?».
«Appunto».
[Se il libro vi incuriosisce, ne trovate varie copie disponibili in www.maremagnum.com, a prezzi che vanno dai 7 ai 30 euro (per una prima edizione autografata). L'immaginetta all'inizio dell'articolo è la copertina dell'edizione in lingua inglese di Tanto gentile e tanto onesta, con il titolo Melinda.]
Pubblicato da giuliomozzi il 29.01.07 10:28