Le storie delle protesi, di Alex Fringberger
di cletus
Ho trovato questo libro su una bancarella dell'usato, E' stata una vera sorpresa, perché ammetto di averlo preso, incuriosito soprattutto dal titolo e dalla copertina, completamente nera opaca a caratteri bianchi.
L'autore un tale Alex Fringberger, recitano le scarne note nella quarta di copertina, ha lavorato per anni in un importante reparto odontoiatrico di un nosocomio Olandese.
La prima parte del libro si snoda in modo un po pesante attraverso un percorso, ricco di riferimenti bibliografici e storici, sull'avvento delle protesi, nella cura delle malattie odontoiatriche. Già dai tempi dei Greci e dei Romani, dei rudimentali arnesi aiutavano i malcapitati nella possibilità, tutta fisiologica, della masticazione del cibo. Più tardi, insieme al recupero di questa funzionalità, iniziò lentamente a prevalere l'aspetto estetico che dette protesi erano in grado di conferire.
Con l'avvento dell'illuminismo, e un po in generale di tutte le scienze esatte, il ricorso a materiali via via più resistenti, come i metalli nobili, o le porcellane prodotte a temperature elevatissime, hanno fatto si che la gente si riappropriasse del piacere del sorridere, nell'ottica di un recupero di socialità, che la nascente borghesia europea, doveva vivere come necessità impellente, fino ai giorni nostri.
Ma la parte del libro che più mi ha sorpreso, conferendogli la mia ammirazione incondizionata, è stata quella relativa allo sviluppo delle storie che l'autore asserisce gli abbiano raccontato calchi e protesi custodite nel proprio gabinetto, interno all'ospedale. Un salto decisamente fantastico dentro una narrazione fin li puramente storica, dove di volta in volta, corone, ponti, dentiere complete, raccontano, ciascuna con la propria "voce", la propria storia, e quella di coloro che le hanno ospitate nelle proprie bocche.
Gustosi ritratti di uomini dediti ai piaceri della tavola, sotto i cui denti (finti e non) sono passate alcune delle migliori e più ricercate prelibatezze gastronomiche del tempo. Cosi come la storia di una dentiera che è stata prodotta per una grande soprano, che aveva imparato a memoria migliaia di arie tratte dalle opere più famose e in voga in quel tempo, con l'aggiunta testuale di interi versetti. Decisamente triste la storia del ponte di un giudice, posto per bizzarria del destino proprio sugli incisivi, la dove maggiore è l'attività labiale che governa la favella. Le condanne a morte pronunciate dal giudice, e alle quali, impassibile, ha assistito il suo ponte artificiale, a causa delle quali, lo stesso, è sprofondato in uno stato di profonda depressione.
Dialoghi sconclusionati, ciascuno dalla propria posizione, nello scaffale dimostrato spesso meta di studenti della locale università. Spassoso il dialogo tutto surreale fra una dentiera e una coppia di fidanzatini, i quali dapprima ascoltano meravigliati, il racconto d'amore e le poesie che quella dentiera ha profferito, ospite a sua volta di un giovane aitante e coraggioso, pilota d'aviazione, che prima di partire per la seconda guerra mondiale, promette alla fidanzata in lacrime, citandogli versi di Ovidio, amore eterno e un provvidenziale ritorno. I fidanzati restano estasiati dal racconto fino al finale amaro, quando la dentiera ricorda d'esser stata ritrovata fra i rottami di un fokker da caccia, abbattuto nei pressi della foresta nera, in Germania.
Degno di nota, anche il racconto della bocca che non ha mai sorriso, una corona in oro massiccio appartenuta ad un ricco mercante ebreo. Costui, narra la sua dentiera, per paura di venir derubato teneva sempre la bocca socchiusa, evitando di sbadigliare e soprattutto di ridere, in presenza d'altri. Fatto questo, che gli comporterà un'aurea di uomo scontroso ed arido, incline alla tristezza, e che farà si, grazie al suo comportamento, che si ritrovi solo, abbandonato dai propri cari, fino a quando, per vendicarsi, lascerà come disposizione testamentaria, l'importante protesi, in dono alla locale università per finanziare, in un sussulto di generosità, gli studi agli studenti meno abbienti.
Lo stile narrativo, asciutto, ricorda il migliore Cortazar, per la capacità di saper descrivere il fantastico, con i toni della più assoluta normalità, inducendo anche il lettore più attento, alla cosidetta sospensione dell'incredulità, per portarlo a riflettere, per vie traverse, sull'umana condizione e sui devastati rapporti sociali che ci viviamo, ancora oggi.
Pubblicato da Cletus il 24.01.07 15:44