Gemma Gaetani, colazione al fiorucci store (milano)
colazione al fiorucci store (milano) di Gemma Gaetani è un libro tutto chiuso nella misura metrica dell’endecasillabo.
Lei dice: “Sintetizzando molto, l’endecasillabo è un verso di undici sillabe, con accento sulla decima”. In realtà l’endecasillabo può avere un minimo di 10 sillabe (se la parola finale è tronca) o 12 se è sdrucciola (gli endecasillabi del Negromante dell’Ariosto sono tutti così). Ma poi continua: “ ‘Nel mezzo del cammin di nostra vita’, incipit della Divina Commedia è un endecasillabo (come tutti gli altri che la compongono)”. E’ proprio la Commedia il libro con cui colazione al fiorucci store (milano) fa i conti e in particolare con il verso finale, l’ultimo, il più vertiginoso, che chiude il XXXIII° canto del Paradiso: “L’amor che move il sole e tutte le altre stelle”.
Il libro è il tentativo di entrare in queste undici sillabe, che dicono la totalità dell’amore, di un amore che diventa totalizzante e assoluto e che non lascia respiro; un sentimento “panico”, proprio perché pervade e spaventa tutto. Questo è un libro di poesia, una elegia d’amore per un poeta, scritto da una poetessa e a noi non resta che stare a sentire queste parole, che dicono un mistero abissale
Innamorarsi di un poeta è peggio/ Che fare il poeta:/ essere te che lo ami/è devastantemente molto peggio/ che essere lui che è, e che il, poeta/ e che è amato come poeta oltreché. Da te.
E se questo è l’inizio del fatto, la fine di tutto di tutto questo strazio d’amore non può che essere questo
Ho capito. Tra le altre cose. Che ogni volta che io sono morta. Nasceva viva una parte di me. E, solo ora, io so anche fare male.
Ci illudiamo spesso che l’Amore sia bene. Pensiamo che amare sia sempre per un bene, ce lo insegnano dovunque: i film, i poeti, i genitori. Ma se amare fosse anche male? Se entrare nella vita di una persona fosse più simile ad un assedio? O ad un’opera guerresca?
Nella realtà noi quanto desideriamo qualcuno, che sia nel nostro 'esserci', vogliamo che lui stia come noi desideriamo. E se lui/lei entra in noi, nel nostro territorio in un modo che noi sentiamo sbagliato? Lo mandiamo via, lo espelliamo, lo guardiamo come un tumore maligno, che alloggia nella nostra carne. L'amore è buono solo perché è amore, oppure le forme che l'amore assume possono essere male?
Il libro non risponde a nessuna di queste domande, ma ci consegna una sottile forma di disperazione vitale: l’Io del libro è una trasparente disperazione, simile in questo alla piccola rodine del romanzo di Capote, Colazione da Tiffany (l’altro libro con cui il testo si misura). Così come Holly Golightly è il ritratto di una disperazione profonda, così cupa e fonda che in superficie splende di lucida allegrezza, così la protagonista del libro dissimula il suo dolore, lo nasconde e ci mostra foto, testi di canzoni, ma il segreto più chiuso del suo cuore, ci rimane sconosciuto, ma non per questo meno terribile. Perché l’amore è un demone terribile, come bene sapeva Francesco Petrarca, anche lui ossessionato da endecasillabi e amore, che nel Triumphum Cupidinis (IV) scriveva
e vidi a qual servaggio et a qual morte,/ a quale strazio va chi s'innamora.
Che sono due endecasillabi e un suggello.
Pubblicato da Demetrio Paolin il 03.01.07 11:27