Intervista a Franz Krauspenhaar

Come ideale, e logica, conclusione del trittico di recensioni dei tre romanzi di Franz Krauspenhaar (Avanzi di balera e Le cose come stanno e Cattivo sangue), uscite nelle settimane scorse sulla Bottega di lettura, abbiamo rivolto allo scrittore milanese alcune domande sul suo lavoro, sul suo rapporto con la scrittura e su internet. Ecco le sue risposte.
BDL: Cominciamo dai romanzi che hai scritto: libri che più diversi non si può. Avanzi di balera è un romanzo breve fatto di episodi, scoppiettante e malinconico; Le cose come stanno è un romanzo mezzo epistolare mezzo flusso di coscienza dolente, glaciale e amaro; Cattivo sangue un noir pieno di fatti, di storie sul filo dell’inverosimile sferzante come una smorfia di Humphrey Bogart, o di Robert Mitchum: si fatica a credere che siano stati scritti dallo stesso autore. Cosa li tiene insieme?
FK: Sono tenuti insieme dal diverso dosaggio di tutti quegli ingredienti che hai citato: In Avanzi di balera c’è, di fondo, la stessa amarezza che trovi in Cattivo sangue. Il flusso di coscienza dolente di Le cose come stanno è presente anche in Cattivo sangue. E poi c’è la lotta per la felicità impossibile di tutti i miei personaggi. Una lotta impari con la vita. Loro sanno già di aver perso, ma giocano la loro partita ugualmente. Sperano disperatamente. No, scusa: disperano speranzosamente.
Se dicessi che Cattivo sangue mi sembra la sintesi dei due libri precedenti? Ci si trova l’ironia paracula e anche un po’ ingenua di Avanzi di balera (il gusto per la battutaccia, i facili giochi di parola) e il clima pesante e ipocrita, che nulla concede alla leggerezza di vivere, del Profondo Nord.
Facili giochi di parole? Sono difficili. Cioè, è difficile renderli facili, fidati. Sì, in qualche modo è una sintesi. Così ho chiuso. Il prossimo libro se ne andrà per i fatti suoi. E quello successivo ancora di più. Ah, ma il clima pesante e ipocrita lo si respira anche nel Profondo Sud. Soltanto, splende il sole.
Tutti e tre i romanzi sono scritti in prima persona, ma non sembrano granché autobiografici. Perché questa scelta? Ti serve per avvicinare o prendere le distanze dai tuoi personaggi?
Per prendere le distanze. Altrimenti sarei fritto. Perché qualcosa di autobiografico c’è. E’ inevitabile. Io sono Puch Schuler e non lo sono per niente. Io sono Erwin Krausbernard e non lo sono per niente. Io sono Bruno Bruide e non lo sono per niente. La letteratura è una cosa seria. Molto. Io senza falsa modestia sono uno che fa letteratura. Sulla mia pelle. In una prossima intervista (che spero ci sarà) approfondirò questo argomento. Perché secondo me è importantissimo. Si parla troppo di tecnica. Di meccanismi editoriali. E si fa troppo gossip. Nulla in contrario, ma la letteratura è fatta di cose molto più estreme.
Avanzi di balera: se lo scrivessi oggi lo scriveresti ancora così? Esiste ancora questa Milano?
Lo potrei scrivere con lo stesso stile, ma racconterei fatti ben diversi. Ma se davvero lo dovessi scrivere adesso per la prima volta lo racconterei con uno stile molto meno scoppiettante. Forse proverei a scriverlo con frasi lunghe e ben distese, chissà. Quella Milano non esiste più. Era la Milano da bere agli sgoccioli. Che credeva, la poveraccia, di essere ancora perlomeno a metà bottiglia. Di lì a poco, Tangentopoli. Il libro uscì con troppi anni di ritardo. E’ un romanzo storico, in fondo.
In Avanzi di balera ho ritrovato un po’ il mondo di Giancarlo Fusco, giornalista-scrittore anni sessanta-settanta. Cosa ne pensi?
Fusco lo leggevo da adolescente inquieto. Lo alternavo con Beckett, Fredric Dard, un po’ di gialli, i classici del bravo giovane, qualche porno, ecc. Mi fai un complimento spaventoso. Fusco è stato uno scrittore-pugile della letteratura e del giornalismo. Menava anche fuori dalle pagine. Duri a Marsiglia. Stupendo.
E’ un caso che Le cose come stanno sia venuto dopo Avanzi di balera? Si è trattato di un tentativo di trovare una forma nuova? Di rimetterti in gioco? Di spiazzare il lettore (o l’editore)?
Le cose come stanno l’ho scritto 8 anni dopo Avanzi di balera, anche se è uscito 3 anni dopo. In quegli 8 anni il qui presente ne ha passate di tutti i colori. E sì, certo, mi sono rimesso in gioco completamente. Rifare un altro Avanzi di balera, magari migliorato, sarebbe stato noioso, e troppo facile. Io amo fare le cose difficili. Non perché mi senta un grand’uomo; soltanto, amo sperimentare. Non lo sperimentalismo, bada bene. Voglio cambiare pelle rimanendo me stesso. Cambiare pelle è difficile, rimanere me stesso, nel bene e nel male, mi riesce con una facilità sconcertante. No, non volevo spiazzare nessuno; la scrittura è fatica, passione, sortilegio; le cose vengono da sole grazie al tempo che passa.
Ti ha in qualche modo influenzato il tuo bilinguismo? Qual è stato il peso della cultura tedesca (se ce n’è stato uno)?
Non sono bilingue, ahimè. Anzi, ahiloro, i tedeschi. Da ragazzo quasi c’ero arrivato. Poi le lingue se non si praticano a dovere si scordano. So cavarmela. Traduco anche, dal tedesco. Il peso della cultura tedesca è stato enorme. Ho la schiena a pezzi ma vado avanti.
Tuttavia Le cose come stanno è così tedesco che sembra essere stato pensato e scritto in tedesco, e solo dopo tradotto in italiano. Anche se così non è, è possibile, secondo te, parlare di Le cose come stanno come di un “romanzo italiano” solo perché scritto e stampato in italiano?
E’ un romanzo tedesco scritto in italiano da un italiano di origine tedesca che si sente cittadino del mondo anche se sta a casa sua.
Sempre a proposito de Le cose come stanno nella lettura che ne ho fatta sulla Bottega ho messo in luce evidenti riferimenti ad autori come Thomas Bernhard, Durrenmatt, Bergman (il silenzio di Dio) ma anche di Peter Handke, o del Simenon di romanzi come Il borgomastro di Furnes. Ti sembrano accostamenti possibili?
Peter Handke non molto, sinceramente. Lo apprezzo ma non lo amo. Con gli altri riferimenti ci siamo. Io ci metterei anche Bernanos e Boell. Ma non è un’insalata di stili, il libro, vorrei chiarirlo. Anzi. Certo, Bernhard ueber alles. Anche se credo di non essermi fatto per niente imbrigliare; Bernhard per gli scrittori è pericoloso. Tutti gli scrittori che conosco lo amano. E’ pericoloso a causa della sua musicalità nitidissima. Fughe continue. Se ci suoni sopra sei fregato. Sei un clone abortito.
Tralasciando i “Maestri”, quali sono gli scrittori viventi che più hanno contato? Hai avuto un “maestro” che ti abbia consigliato, spronato?
Non lo so. Io preferisco gli scrittori defunti. (Ah ah ah). Ho un amico, Andrea Pinketts, che mi ha spronato varie volte. Più che altro a lanciarmi. Io ho scritto per vent’anni senza far leggere niente a nessuno. Sono un timido, anche se posso sembrare un grande estroverso. Cioè, lo sono diventato. La timidezza è una brutta bestia e va combattuta e vinta. E poi un musicista, Massimo Mescia. Un grande amico anche lui. Ora che mi ricordo: furono i due loschi individui, una decina d’anni fa, a farmi un certo discorsetto in un bar. Dieci minuti importanti. Gli amici, come si dice, servono anche a questo.
Due parole su internet. Ti offendi se dico che FK è una quasi-star in internet (nell’internet culturale, almeno) e un quasi-sconosciuto nella vita reale (di chi non si occupa di letteratura da vicino e nulla sa di lit-blog, neppure il significato della parola)? Se questo è vero, cosa ti suggerisce?
Mi suggerisce che c’è uno scollamento pauroso. Anche se le mie paure sono altre. Non sono letterarie. La gente a malapena sa chi è Baricco, comunque. Diciamo pure che ci sono professionisti dell’ingegno più popolari. I cantanti. Albano Carrisi è un grande scrittore perché fa il libello grande (Parafrasi di una nota pubblicità anni 70, quella dei Pennelli Cinghiale. Tu che sei nato ieri come me, cioè nello stesso giorno mese e anno ricordi, vero?) Ah, io sono una star, senza il quasi…
I grandi movimenti letterari sono sempre stati espressione di una comunità, magari piccola, ma battagliera e coesa. Ti sembra che sia ancora possibile oggi la nascita di nuovi movimenti letterari, o culturali, e che peso ha in generale per te la comunità, il circolo? Internet aiuta o no?
Sì, aiuta. Nazione Indiana ne è un esempio. Ma bisogna uscire dalla rete. In tutti i sensi. Io organizzo delle allegre bevute, ogni tanto. Beh, allegre perché ci sono io, soprattutto…
C’è qualcosa che proprio non sopporti della letteratura oggi in Italia?
La letteratura italiana. A parte gli scherzi, non sopporto le guerre tra poveri. Io in rete a volte meno fendenti. Ma è per difendermi. Ci vuole giudizio, sempre. E poi non sopporto che gli italiani leggano così poco. Ma forse non è una risposta adeguata alla domanda. Non sopporto gli ieratici, i poseur, i simpatici a tutti i costi, gli antipatici costi quel che costi. Non sopporto certi critici che saprebbero fare il loro mestiere ma non lo fanno, perché invece fanno il mestiere più antico del mondo. Non sopporto le posizioni troppo nette. Non sopporto quasi niente. Eppure è il mio mondo. Sono un masochista, per concludere.
Che libri stai leggendo?
Vari. Uno è Mare Padanum di Maurizio Rossi, uno scrittore della provincia-mondo. Sintassi avvolgente. Una prosa vertiginosa (scusa la rima).
Poi poesie, varie. Di autori contemporanei, del passato, del futuro. Leggo anche qualche poesia mia.
Poi Lettere a Oelze, di Gottfried Benn. Un bell’epistolario davvero. Non leggo più noir. Addio. E non ne scriverò più. Cattivo sangue è il mio noir definitivo. Scusa la divergenza parallela.
Allora cosa stai scrivendo?
Sto limando il nuovo romanzo, già consegnato; ma non basta mai, il lavoro. Ho avviato un nuovo libro da non molto. Cioè, l’ho riavviato. Una cosa davvero nuova. Non è neanche un romanzo. Devo ancora capire che cosa è, a dirti la verità. Scrivo qualche poesia. Pezzi per Nazione Indiana. Mail.
Grazie
Prego.
Pubblicato da Ezio il 23.01.07 15:09