Yehoshua Kenaz, Ripristinando antichi amori
di giuliomozzi
Ho letto Ripristinando antichi amori di Yehoshua Kenaz (Mondadori, pp. 295, trad. Elena Loewenthal, fuori catalogo) la notte tra il 12 e il 13 ottobre, viaggiando in treno da Salerno a Padova. Eravamo in sei nello scompartimento, io stavo dalla parte del corridoio e leggevo con la mezza luce che veniva di lì. Ogni tanto dormivo un po’ anch’io.
Il libro è strano. La stranezza è che ci sono cinque o sei storie – due strettamente interdipendenti e le altre vagamente connesse – e che in queste storie ci sono almeno un paio di misteri belli grossi: che però non vengono risolti, mentre il tutto termina con un avvenimento improvviso, imprevisto, e direi quasi insensato. Mentre leggevo ero pieno di tensione, ma la fine delle storie non me l’ha fatta scaricare, così che mi è rimasta tutta dentro.
L’ultima ora e mezza di viaggio (da Bologna a Padova) l’ho passata a guardare iniziare il giorno (cambiato treno e posto, stavo dalla parte del finestrino) e a farmi venire in mente delle frasi adatte. Così ho pensata questa frase: «Ripristinando antichi amori è un romanzo nobile, lento, bello, triste, semplice, e francamente un po’ noioso. È possibile parlarne solo per mezzo di frasi ambivalenti, o ambigue, come per esempio: “Non è il tipo di romanzo che ti leva il sonno, ma nemmeno te lo fa venire”, o: “Mi ha lasciata in corpo una specie di delusione, ma sono contento di averlo letto”».
Confesso che a pagina 250 non ho resistito e sono corso avanti per vedere se finalmente succedeva qualcosa. Effettivamente succedeva qualcosa, così sono tornato indietro ho letto tutto. Il che non mi ha impedito di sentirmi insoddisfatto.
Breve descrizione delle storie (di alcune). a) Gabi (lei) e Hazi (lui) sono amanti, si trovano quando vuole lui in un appartamento che lui ha affittato apposta. Lavorano nello stesso edificio ma sul lavoro, per volontà di lui, si ignorano. Lui fa il misterioso. A un certo punto Gabi prova a forzarlo, a costringerlo a una relazione più sensata. Comincia ad abitare nell’appartamento degli appuntamenti. Lui reagisce duramente, sembra anche un po’ spaventato. Disdice il contratto d’affitto, le intima di andarsene.
b) Nell’appartamento accanto abita Abiram, contitolare dell’agenzia immobiliare che ha affittato il primo appartamento a Hazi. Abiram abita solo, con il cane. È il tipo d’uomo che abita solo, con il cane. Veste male, ha pullover con bottoni e camicie di flanella a scacchi, nasconde la faccia dietro la barba e gli occhiali con le lenti cangianti. Gli capita di ascoltare i due che scopano dall’altra parte del muro (a volte Gabi urla, e il cane di Abiram abbaia). S’innamora di Gabi, che peraltro ha appena intravisto. La prima volta che ha occasione di parlarle glielo dice. Lei risponde sensatamente. Il cane muore. Abiram si rade, compra vestiti nuovi e occhiali con lenti trasparenti, ma Gabi si nega ugualmente. Così le entra nell’appartamento dopo aver fatto saltare la luce (all’agenzia ha la copia delle chiavi) e la violenta fino a ucciderla (tutto questo da pagina 278 in poi). Solo che, al buio, violenta e uccide la colf filippina.
c) Eyal, fondamentalmente un bravo ragazzo, figlio di Ezra e Ruti, parte militare. Alla prima licenza torna a casa che è un altro. Dovrebbe rientrare al reparto ma diserta. Ezra e Ruti non sanno cosa fare. Eyal sta in giro, non si sa di che viva, ogni tanto si fa vivo, chiede aiuto per vivere in clandestinità, non è capace di spiegare ai genitori la sua scelta. Alla fine Menashe, fratello di Ezra, lo convince a costituirsi.
d) Nel condominio che contiene l’appartamento di Abiram e quello dove Gabi e Hazi si incontrano, una giovane coppia fa lavori abusivi per trasformare in appartamento uno scantinato (guardacaso: i lavori li fa Ezra, che ha un’attività edile). Litigano furiosamente con i condomini, in particolare con il vecchio signor Schwartz presidente dell’assemblea dei condomini. La giovane coppia è sguaiata, minacciosa. Le liti sono così violente che il vecchio Schwartz, già messo male di suo, rischia ogni volta di morirci. Scrive lunghe lettere (sgrammaticate: è polacco, e il suo ebraico non è gran che) all’amministratore del condominio, che sostanzialmente se ne frega. Poi viene la pioggia, e lo scantinato si allaga. È inabitabile.
Eccetera.
A me, ogni tanto veniva da urlare. È che c’era gente. E dentro ciascuna di quelle cinque persone lì, che dormivano vicino a me nello scompartimento, chi sa che storie c’erano. Meglio stare quieti.
Il risvolto dice: «La casa e le case [dove si svolgono le vicende] diventano teatro di piccole e grandi vicende fatte di riso e di dolore, un paesaggio umano che mostra grandezze e squallori, ritratti con calore e ironia». Niente di più convenzionale e falso. Le vicende sono solo piccole, c’è solo dolore e squallore, e piuttosto che di ironia parlerei di un grottesco così misero da non essere nemmeno vagamente tragico. Semplicemente, storie così succedono, e Kenaz le ha raccontate con la prosa più tetra del mondo. Le lettere sgrammaticate di Schwartz, che forse dovrebbero essere comiche, sono illeggibili (enormi problemi di traduzione, suppongo).
Ripristinando antichi amori è un romanzo gelido, crudo, sciatto, abile, piatto, sporco, e francamente piuttosto bello.
[Il viaggio da Salerno a Padova avvenne nell'ottobre di qualche anno fa. Questo articolo apparve in Alias, il supplemento del sabato del manifesto. gm]
Pubblicato da giuliomozzi il 07.11.06 14:55