Questa non è una recensione. E' mezzo scaffale
Agnello Hornby, Baricco, Buzzati, Landolfi, Boccaccio, Calvino, Camilleri, Campo, Canobbio, De Carlo, Carnevali, Maraini, Camon, Collodi, Charbonnier, Dante, De Luca, Eco, Ferrero, Fruttero e Lucentini, Fallaci, Levi, Magris, Mazzantini, Malaparte, Manfredi, Mazzucco, Mazetti, De Medici, Monaldi e Sorti, Morante, Moravia, Nievo, Pascale, Pasolini, Pavese, Piperno, Pirandello, Rigoni Stern, Riccarelli, Rea, Sciascia, Savinio, Silone, Soldati, Svevo, Tabucchi, Vassalli, Veltroni.
Che cosa hanno in comune questi nomi? E' meglio che ve lo dica io, tanto non lo indovinereste mai. Sono i libri che compongono tre ripiani e mezzo di questo scaffale qua sotto.

No, non è la mia libreria di casa.
Che cos'è, allora?
Per spiegarmi meglio, cari lettori, faccio un passo indietro: quando studiavo all'università a Firenze - un gran passo indietro, più di venti anni fa - durante il periodo della vendita dei libri scolastici - due mesi e mezzo ogni anno - lavoravo come commesso alla Libreria Le Monnier.
Da allora, oltre all'interesse che nutro per le librerie in quanto lettore, mi piace capire come siano stati ordinati i libri negli scaffali nei suddetti luoghi di culto.
Tanto per darvi un esempio, ormai il trend più diffuso nelle librerie italiane medio-piccole è: alcuni bassi espositori all'ingresso dove si mostrano le novità, poi un reparto di narrativa(talvolta suddiviso in italiano e straniero) in ordine alfabetico per autore, uno di saggistica, uno di poesia, e poi in un altro reparto la manualistica, i libri per ragazzi, i libri d'arte. Più o meno. Nelle grandi librerie, si tende a suddividere per editore, avendo più spazio e più volumi - doppio senso, vi è piaciuto? no, eh? vabbeh - a disposizione.
Torno al dunque.
La foto in questione ritrae uno scaffale della Fnac di Avignone. La Fnac è una catena di negozi che vende un po' di tutto: elettronica, Hi-Fi, CD ed anche libri. E nel negozio di Avignone, dove mi trovavo quest'estate mentre stavo facendo un giro in bici, al primo piano la vendita di libri occupava una considerevole superficie.
Ero ben contento di vedere quanto spazio fosse stato riservato ai libri in un negozio non eclusivamente rivolto alla vendita di libri(avete presente quanto spazio riserva, per esempio, Mediaworld ai libri? Uno, due espositori al massimo). E la suddivisione dei libri era stata fatta in base alla lingua di origine del testo, il che mi pare anche una cosa piuttosto intelligente. Il romanzo francese aveva a sua disposizione otto scaffali, il romanzo anglofono altri otto scaffali, il romanzo spagnolo cinque scaffali, e così via, fino al mezzo scaffale incriminato nel quale si annoverano una cinquantina di autori italiani. Nella foto - che io posso leggere in formato gigante - lo scaffale ha una scritta in alto: "ROMAN ITALIE & PROCHE ORIENT". Si potrebbe considerare una "TOP 50 ALL TIME della narrativa italiana secondo Fnac".
Sulle scelte, non ho le competenze di un critico letterario per giudicare. Ma certamente per i miei gusti un Leopardi narratore non solo poeta, o - chessò io - un Tozzi, un Tondelli ce li avrei messi, tanto per dirne qualcuno. E avrei la tentazione di dirne molti altri ospitati nella mia libreria - ma chi sono io per scegliere - e di buttare giù dalla torre qualcuno di quelli lì sopra, in compenso.
Ma non è questo il motivo del post, è un altro: secondo i responsabili di quel negozio che non sono dei benefattori e che guardano costantemente - e giustamente - al profitto, pena il licenziamento, la narrativa italiana ad Avignone - e forse in tutta la Francia - non vende. Tenete presente, inoltre, che Avignone per alcuni secoli è stata enclave dello stato della chiesa, e l'influsso degli artisti italiani nella città è, a mio avviso, presente in ogni angolo, in ogni via del centro.
Ve lo immaginate, il tipo: " Mezzo scaffale, non di più, per gli italiani, poi l'altro mezzo per il Medio Oriente, d'accordo?"
Mi sono fiondato in un'altra libreria, e in un'altra ancora(dove non si può fare foto con disinvoltura, per cui dovrete fidarvi di ciò che vi sto dicendo), e il risultato non cambia: mezzo scaffale.
Per Avignone - e forse per la Francia intera - la nostra è una letteratura da mezzo scaffale.
Non mi spingo oltre, direi delle fesserie enormi tentando di interpretare questo dato di fatto, ma questo mezzo scaffale è stato per me, ingenuo lettore, un colpo basso. Ti educano a scuola allo studio ed alla lettura della narrativa italiana, poi vedi - in Italia, ovvio - le librerie zeppe di narrativa italiana, pensi - questo lo penso io - che la nostra narrativa valga almeno quattro-cinque scaffali, e poi scopri che la terra non è più al centro dell'universo. Dispersi tra un infinitamente grande ed un infinitamente piccolo(tipo la letteratura della Repubblica di San Marino, salvo poi scoprire che non è nemmeno tanto vero).
Insomma, non ci sono più le mezze stagioni.
Solo i mezzi scaffali.
(Antonio La Malfa)
Pubblicato da Toni il 21.11.06 02:25