21.11.06

Questa non è una recensione. E' mezzo scaffale

di Toni

Agnello Hornby, Baricco, Buzzati, Landolfi, Boccaccio, Calvino, Camilleri, Campo, Canobbio, De Carlo, Carnevali, Maraini, Camon, Collodi, Charbonnier, Dante, De Luca, Eco, Ferrero, Fruttero e Lucentini, Fallaci, Levi, Magris, Mazzantini, Malaparte, Manfredi, Mazzucco, Mazetti, De Medici, Monaldi e Sorti, Morante, Moravia, Nievo, Pascale, Pasolini, Pavese, Piperno, Pirandello, Rigoni Stern, Riccarelli, Rea, Sciascia, Savinio, Silone, Soldati, Svevo, Tabucchi, Vassalli, Veltroni.
Che cosa hanno in comune questi nomi? E' meglio che ve lo dica io, tanto non lo indovinereste mai. Sono i libri che compongono tre ripiani e mezzo di questo scaffale qua sotto.

mezzo scaffale2.jpg

No, non è la mia libreria di casa.
Che cos'è, allora?

Per spiegarmi meglio, cari lettori, faccio un passo indietro: quando studiavo all'università a Firenze - un gran passo indietro, più di venti anni fa - durante il periodo della vendita dei libri scolastici - due mesi e mezzo ogni anno - lavoravo come commesso alla Libreria Le Monnier.
Da allora, oltre all'interesse che nutro per le librerie in quanto lettore, mi piace capire come siano stati ordinati i libri negli scaffali nei suddetti luoghi di culto.
Tanto per darvi un esempio, ormai il trend più diffuso nelle librerie italiane medio-piccole è: alcuni bassi espositori all'ingresso dove si mostrano le novità, poi un reparto di narrativa(talvolta suddiviso in italiano e straniero) in ordine alfabetico per autore, uno di saggistica, uno di poesia, e poi in un altro reparto la manualistica, i libri per ragazzi, i libri d'arte. Più o meno. Nelle grandi librerie, si tende a suddividere per editore, avendo più spazio e più volumi - doppio senso, vi è piaciuto? no, eh? vabbeh - a disposizione.
Torno al dunque.
La foto in questione ritrae uno scaffale della Fnac di Avignone. La Fnac è una catena di negozi che vende un po' di tutto: elettronica, Hi-Fi, CD ed anche libri. E nel negozio di Avignone, dove mi trovavo quest'estate mentre stavo facendo un giro in bici, al primo piano la vendita di libri occupava una considerevole superficie.
Ero ben contento di vedere quanto spazio fosse stato riservato ai libri in un negozio non eclusivamente rivolto alla vendita di libri(avete presente quanto spazio riserva, per esempio, Mediaworld ai libri? Uno, due espositori al massimo). E la suddivisione dei libri era stata fatta in base alla lingua di origine del testo, il che mi pare anche una cosa piuttosto intelligente. Il romanzo francese aveva a sua disposizione otto scaffali, il romanzo anglofono altri otto scaffali, il romanzo spagnolo cinque scaffali, e così via, fino al mezzo scaffale incriminato nel quale si annoverano una cinquantina di autori italiani. Nella foto - che io posso leggere in formato gigante - lo scaffale ha una scritta in alto: "ROMAN ITALIE & PROCHE ORIENT". Si potrebbe considerare una "TOP 50 ALL TIME della narrativa italiana secondo Fnac".
Sulle scelte, non ho le competenze di un critico letterario per giudicare. Ma certamente per i miei gusti un Leopardi narratore non solo poeta, o - chessò io - un Tozzi, un Tondelli ce li avrei messi, tanto per dirne qualcuno. E avrei la tentazione di dirne molti altri ospitati nella mia libreria - ma chi sono io per scegliere - e di buttare giù dalla torre qualcuno di quelli lì sopra, in compenso.
Ma non è questo il motivo del post, è un altro: secondo i responsabili di quel negozio che non sono dei benefattori e che guardano costantemente - e giustamente - al profitto, pena il licenziamento, la narrativa italiana ad Avignone - e forse in tutta la Francia - non vende. Tenete presente, inoltre, che Avignone per alcuni secoli è stata enclave dello stato della chiesa, e l'influsso degli artisti italiani nella città è, a mio avviso, presente in ogni angolo, in ogni via del centro.
Ve lo immaginate, il tipo: " Mezzo scaffale, non di più, per gli italiani, poi l'altro mezzo per il Medio Oriente, d'accordo?"
Mi sono fiondato in un'altra libreria, e in un'altra ancora(dove non si può fare foto con disinvoltura, per cui dovrete fidarvi di ciò che vi sto dicendo), e il risultato non cambia: mezzo scaffale.
Per Avignone - e forse per la Francia intera - la nostra è una letteratura da mezzo scaffale.
Non mi spingo oltre, direi delle fesserie enormi tentando di interpretare questo dato di fatto, ma questo mezzo scaffale è stato per me, ingenuo lettore, un colpo basso. Ti educano a scuola allo studio ed alla lettura della narrativa italiana, poi vedi - in Italia, ovvio - le librerie zeppe di narrativa italiana, pensi - questo lo penso io - che la nostra narrativa valga almeno quattro-cinque scaffali, e poi scopri che la terra non è più al centro dell'universo. Dispersi tra un infinitamente grande ed un infinitamente piccolo(tipo la letteratura della Repubblica di San Marino, salvo poi scoprire che non è nemmeno tanto vero).
Insomma, non ci sono più le mezze stagioni.
Solo i mezzi scaffali.

(Antonio La Malfa)

Pubblicato da Toni il 21.11.06 02:25

COMMENTI

Gustosa disamina, Toni, e direi anche un tantino pedagogica. Dovrebbero leggere questo pezzo, un elenco nutrito di autori, editor, e critici letterari.

da cletus il 21.11.06 19:43

“E’ proprio come volevo, quel volume, qual gracchiare!”

www.aditus.splinder.com

(poesia, pensiero, immagine)

da aditus il 23.11.06 14:47

Ma Faletti, Melissa P.? Ah, 'sti francesi. Ma Toni, in Italia non si educa alla narrativa italiana, si impone. Uno finisce con lo svagarsi ed innamorarsi di altri autori, di altri paesi. Ma secondo te quando vendono gli autori italiani, in Italia? Togline cinque o sei, gli altri? Gli editori, qui, si riducono a fare riedizioni illustrate di libri che hanno già venduto molto (e non ne ho mai visto uno italiano, ma potrei sbagliarmi). A me pare che molti autori italiani vengano usati nelle librerie come riempitivo. Come volere che poi all'estero ci prendano sul serio? Inoltre i francesi hanno perso il mondiale. E se ci fossi stato prima, beh, Toni, sono sempre francesi. E in Italia, quanti autori francesi vedi esposti? Mah. Ciao!!!-)

da andrea branco il 25.11.06 11:40

Ma non capisco? forse pensavi davvero che la letteratura italiana non fosse ancora morta? è morta, o quasi. e come dice andrea nel post qui sopra, quanti francesi in italia? Nothomb, Hocllllllllqqqq, e poi? qualche classico. O forse non ho guardato bene. Ma che sia morta, è morta.

da pessimesempio il 26.11.06 22:12

@Cletus: grazie
@Aditus: non ho capito
@Andrea e Pessimesempio: ho solo voluto portare uno spunto di riflessione, in quella libreria c'è mezzo scaffale per il romanzo italiano, punto. Fra le letterature occidentali, la meno rappresentata. Cosa esattamente significhi non spetta a me dirlo.
Grazie a tutti per la paziente lettura

da Antonio La Malfa il 29.11.06 07:14

Nothomb, poi, è belga.
ezio

da Ezio il 01.12.06 14:59

così, a naso (ipotesi intuitiva che vi propongo), mi sembra che oggi in Italia siano più tradotti autori tedeschi che francesi. tedeschi, capite?
(ah, però c'è tutto il giallo, polar, noir che dir si voglia, se ancora va' di moda)

da Uno che passava di qua il 03.12.06 16:50

Belga, ma pare francese. E perché "poi"? Sembra che sottintenda qualche altro commento inespresso. Con i tedeschi andiamo sempre d'accordo, nei secoli dei secoli.

da pessimesempio il 03.12.06 19:07

Fuori del merito della questione:
Che bello, toni, il racconto del tuo balzare da una libreria all'altra, quasi inseguito, e il ricordo dei tuoi anni universitari, e quella foto, tremolante, dubbiosa, solida nonostante tutto, come i libri, le parole e alcuni di noi.

P.S.
C'è un pittore che per un certo periodo di tempo ha ritratto solo interni di librerie - si chiama Massimo Giannoni

da michela il 06.12.06 12:21

Grazie Michela. L'incontro con una libreria mi dà sempre una certa emozione, soprattutto quando vedo spuntarne una nuova. Spero che cresca, che superi le difficoltà legate all'obsolescenza del libro, che possa diventare luogo consolidato di oasi per lettori assetati di inchiostro.

da Antonio La Malfa il 07.12.06 23:01




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