Il gioco grande. Ipotesi su Provenzano (2006)
La quarta di copertina del libro “Il gioco grande - Ipotesi su Provenzano” di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza non consente fraintendimenti: “finora ci hanno raccontato la «favola» della mafia a una dimensione, culminata nella storia minimalista di Provenzano. I segnali cifrati che filtrano dalle cronache ci dicono però che Provenzano è qualcosa di diverso, qualcosa di più: l’attore di un gioco grande, di una strategia eversiva che ha portato l’Italia per l’ennesima volta sull’orlo del golpe”. La mafia non è un sistema monodimensionale: agisce e prospera in mezzo ad altri sistemi che, sottotraccia, attraversano tutta la nostra società.
Il titolo ricalca la celebre frase del giudice Falcone:
“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande“. Giuseppe Lo Bianco fuga ogni dubbio: “Falcone non era solo, è morto perché è finito, suo malgrado, per l’esercizio delle sue funzioni e per il ruolo ricoperto, in un gioco più grande di lui”.
L’11 aprile 2006, il giorno in cui è stato catturato Bernardo Provenzano, è una data importante per la Sicilia, di certo non è stato preso solo un boss mafioso. L’autore sottolinea l’accanimento dei media sul profilo minimalista di Provenzano, i giornalisti hanno sviscerato tutto sulla cicoria, il pannolone e il decotto d’erbe amare. Ma “Provenzano è molto di più: custodisce mille segreti. La mafia agisce sottotraccia, è sempre più presente nel territorio: s’occupa di droga, pizzo, gestisce le fila della sanità. E soprattutto la nuova frontiera dell’ecomafia con la faccenda dei rifiuti” continua Lo Bianco.
“Il nostro è solo un piccolo contributo per la comprensione di un periodo storico che necessita di altri approfondimenti. Dovrebbe essere una priorità la costituzione di una commissione parlamentare sulla mafia”.
Continua la co-autrice Sandra Rizza: “Più che analizzare la mafia abbiamo cercato di fare una riflessione su quello che la mafia effettivamente è: un sistema che continua a confrontarsi con altre sistemi, spesso deviati, come la massoneria deviata e i servizi segreti deviati. Sono interconnessioni che sussistono dal dopoguerra. Questa è stata una costante nell’evoluzione della democrazia”.
“Una riflessione di questo tipo permette di capire anche la genesi delle stragi e le origini della stagione berlusconiana. E illumina un fenomeno come la mafiosizzazione culturale: abbiamo visto praticamente un assalto alle istituzioni da parte di indagati, processati e condannati per fatti di mafia. Gente simile è entrata nei gangli delle istituzioni con ottimi risultati elettorali”.
E questo conduce Sandra Rizza alla riflessione successiva: “Era prerogativa della mafia intervenire per risolvere i conflitti che periodicamente esplodevano. Erano i tempi della mafia militare, un vero e proprio plotone ingaggiato per risolvere questi conflitti. Con la dialettica di pacificazione che s’è imposta tra stato e mafia tutto ciò non esiste più”.
Il sottotitolo però potrebbe depotenziare l’analisi dei due giornalisti. Consapevole di questo rischio Sandra Rizzo sottolinea che il libro è un’ipotesi su questo “gioco grande”.
“Non abbiamo prove - sostiene l’autrice - ma il nostro libro può sollecitare altre riflessioni che ribadiscano la necessità di leggere la mafia come un sistema tra sistemi. Va cercata la chiave per comprendere questa fitta rete di interconnessioni, che va conosciuta per intero. Dai rapporti del dopoguerra a quelle che vanno consolidandosi tra la mafia e altri sistemi criminali o peggio ancora paralegali”.
Giuseppe Lo Bianco anticipa eventuali perplessità: “Quella che offriamo è una lettura diversa, non sempre in linea con gli atteggiamenti ufficiali che formano il comune sentire sull’argomento, al punto che, forse, ai lettori profani, potrà apparire addirittura provocatoria. Ma non c’è altro modo per stimolare coscienze addormentate, attraverso un’analisi laica, scrollata dei luoghi comuni che sono frutto di chiavi interpretative ormai vecchie”.
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Giuseppe Lo Bianco & Sandra Rizza,
“Il gioco grande - ipotesi su Provenzano”
Editori Riuniti,
pp. 168 - euro 12
2006
Giuseppe Lo Bianco, capo servizio aggiunto dell’ Ansa di Palermo, corrispondente dell’ Espresso , già redattore del Giornale di Sicilia e dell’ Ora, ha scritto con Francesco Viviano La strage degli eroi (1996).
Sandra Rizza, redattore di giudiziaria dell’ Ansa di Palermo, ex corrispondente della Stampa e di Panorama, ha lavorato per l’Ora ed è autrice di Una ragazza contro la mafia. (1993).
Per gli Editori Riuniti hanno pubblicato Rita Borsellino. La sfida siciliana (2006).
Pubblicato da Tonino Pintacuda il 15.11.06 16:30