29.10.06

Frank Zappa di Barry Miles

di cletus


Recensire una biografia, giuro, è difficile. Intanto, non è la sua prima. Ancora in vita, Zappa diede il suo assenso alla pubblicazione di almeno un paio d'altre. Una, ho appreso da questa, sostanzialmente una lunga intervista. Difficile pertanto, per difetto di chi scrive, stabilire se o quanto accurata.

In ogni caso, pur nutrendo nei confronti di Zappa una sorta di culto, ho preso il coraggio a due mani e "mangiato" queste quattrocento e più pagine, disponendomi, buono buono, come chi, entrando in una sala dove si sta tenendo una conferenza, siede agli ultimi posti, sfodera un taccuino per prendere qualche appunto e si appresta ad ascoltare con la migliore disposizione d'animo. Ho tutto da imparare, e ben venga, qualcuno che sappia raccontarmi intorno ad uno degli autori di musica che ho amato (e amo) di più. Viziato da questa buona predisposizione, al confine dell'elegiaco, ho potuto apprendere dalla voce dell'autore, Barry Miles, molto della vita, della maniera di intendere la musica, di uno dei più controversi "geni" della musica che hanno calcato le scene nella seconda metà del secolo scorso.

La biografia prende le mosse dall'infanzia di Zappa. Figlio di un insegnante di chimica, famiglia di origini italiane, girovaga per i vari campus dell'esercito dove il padre trova di volta in volta impiego per insegnare alle truppe. Questo continuo girovagare, primo di tre figli, lo porta ad esser aperto a ciò che la vita gli mette di fronte, ma soprattutto a conoscere tante facce dell'america, dalla Florida, all'Arizona, fino alla California da dove, dall'adolescenza in poi, non si muove più.

Il biografo spende molte pagine intorno a questi primi anni della sua vita, consapevole che avranno un'importanza non secondaria per la formazione della sua personalità. Che è complessa, curiosa, attenta a tutto ciò che la circonda. Colpisce apprendere della somiglianza col percorso di molti miei coetanei (nati nemmeno vent'anni dopo di lui, classe 1940). Subisce, come non potrebbe ? il fascino della religione, fuggendone però ben presto. Manifesta da subito una potente idiosincrasia verso tutto ciò che è l'ordine prestabilito, imposto. Comincia a suonare per gioco, gli regalano una batteria, suo vero e proprio primo strumento. Inizia a sentire musica, tutta ma soprattutto doo-woop (quelle ballate intrise di R&B che andavano nei primi 50) subendone una fascinazione che non lo abbandonerà mai, portandolo a reinterpretare le melodie a volte con zelo ortodosso, altre in totale dissonanza. Edgard Varese (al quale scriverà una ingenua quanto appassionata lettera di presentazione, ricevendone l'invito asettico di farsi vedere non appena a New York), contribuisce con un suo vecchio vinile ad intrigarlo e dagli le coordinate per il futuro sviluppo della sua sensibilità musicale.

Difficile sussumere in queste poche righe la vita, ricchissima di eventi. Una biografia ha questo di potente, riesce a farsi leggere con attenzione, ricca com'è di circostanze, fatti, tappe di una carriera sfolgorante.

Dell'uomo Zappa, mi ha fornito aspetti soltanto intuiti dietro al maniacale ascolto della sua musica (ritengo di possedere una buona parte, se non l'essenziale della sua vasta discografia, sia su vinile che su cd). Dal suo dispotico rapporto con gli altri componenti della sua band, vero e proprio padre padrone, usava assoldarli e metterli a libro paga proprio come un qualsiasi gestore di capannone industriale. Quando erano in tournee amava alloggiare per conto suo, in albergo diverso da quello della band. Il suo rapporto con gli altri si consacrava nelle estenuanti prove (a volte per mesi interi, con più sessioni al giorno, prima di partire per un tour), o nelle improvvisazioni allucinate mentre si esibiva, con loro, sul palco. Nonostante questo, riusciva a farsi amare ed ubbidire in modo totale. Contrario alle droghe, ne butterà fuori più di qualcuno, ed avendo subito un piccolo periodo di detenzione proprio a causa di queste, non vi è nulla di accondiscendente verso chi, e sono tanti, soprattutto a cavallo degli anni 60, trova simpatico spinellarsi o di più fra una pausa e l'altra di un concerto. Arriverà a cacciare un valente musicista arrivato strafatto sul palco tanto da non riuscire a trovare l'amplificatore al quale collegare il suo strumento. La sua verve e il suo rigore (era capace di tirar fuori il meglio da ogni componente delle sue band) non gli risparmieranno il senso dell'umorismo, come quando, lanciato da un fan impazzito giù dal palco alto tre metri e ricoverato d'urgenza in un ospedale di Londra, dove gli ridurranno la frattura (e la lunghezza di una gamba) troverà il tempo di sdrammatizzare nel momento in cui gli altri suoi musicisti lo andranno a trovare, in camera, avvolto di bendaggi per quasi tutto il corpo restando zitto per un attimo e subito dopo esclamando ("OK...Peaches en regalia… un due tre,… ") come quando dava il la al resto della band, per eseguirla, sul palco.

Non sapevo, ad esempio, e l'ho appreso proprio dalla biografia, della natura quasi maniacale che riponeva negli affari. Molto sveglio, darà del filo da torcere a diverse case discografiche, riuscendo a strappare dei contratti capestro e mettendo in piedi un carosello di etichette, vendite di diritti, anticipi su lavori futuri che gli permetteranno di strutturarsi come un vero e proprio manager, fino alla apoteosi quando, malato come e' sempre stato di elettronica, riuscirà a costruirsi in casa uno fra i più costosi e avveniristici studi d'incisione al mondo. Questa mania, per il Synclavier soprattutto, farà si che molta della roba poi uscita, gli farà confessare, con innegabile sussiego, che alcuni brani apparsi sui suoi long-playing non sono mai stati eseguiti ma risultano essere degli splendidi esempi di montaggio, di rara pulizia.

Un libro ben dosato, fra cronologia del suo sviluppo artistico, aspetti della sua vita privata, la famiglia, il matrimonio con Gail, la sua bellissima compagna, i quattro figli, alcuni dei quali porterà con se in tour, ancora giovanissimi, intorno ai '90. A volte, procedendo nella lettura, c'è di che restare confusi tanta la anedottica che vede coinvolti un numero enorme di artisti (da Dylan che andrà a chiedergli suggerimenti per la qualità delle incisioni, a Paul Mc Cartney al quale chiederà il permesso -poi negato dalla Apple- di poter parodiare la copertina di Sgt. Pepper's, Sting che canterà con lui, ancora a una Tina Turner, che prima di spiccare il volo verso il successo, copriva l'improvvisa fuga di qualche altra cantante scandalizzata dall'idea di dover cantare dei testi e fare dei versi che mimassero una qualche attività sessuale, si trattiene nello studio di registrazione, improvvisandosi provetta cuoca di un succulento stufato per tutta la band. Era considerato un successore naturale della Beat Generation di Gingsberg, Kerouac e Burroughs, l'epigono più alto del cosidetto Freaking-out, più che una filosofia, un modo di essere, cinico, irriverente, maledettamente reale, spietato nel prendersi gioco delle grandi farse (telepredicatori, spot pubblicitari, morali religiose di qualsiasi latitudine, cattoliche, ebree, mussulmane…). Questo gli valse anche numerose inimicizie che tuttavia non furono in grado di tacitarlo. Famosi i suoi scazzi con l'associazione delle mogli dei senatori che imposero alle case discografiche il famoso bollino con la dicitura "parent advisory"(avviso per i genitori), volta a tenere a bada le intemperanze verbali dei suoi contenuti e istituenti, nei fatti, una sorta di censura in aperto contrasto con il primo emendamento della costituzione americana. Era parecchio inviso anche ai giornalisti rock, nei riguardi dei quali aveva coniato questo aforisma "Il giornalismo rock è fatto di gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare, per gente che non sa leggere".

Zappa conosce infine anche l'emozione di trovarsi accolto, acclamato come una star in Cecoslovacchia, all'indomani della rivoluzione "dolce" di Vàclav Havel, (e di ritorno da Mosca dove aveva tentato inutilmente di importare dei biscotti-gelato) col quale stringerà una forte amicizia, e trovandosi, nei fatti, a svolgere funzioni quasi da ambasciatore. Ha scritto tanto, oltre ai testi delle sua canzoni, che se possibile sono ancora più geniali della musica che li accompagna. Sceneggiature di film, commedie musicali (mi ha fatto piegare il plot di Billy the mountain, una storia su una montagna che riceve un assegno per i diritti sulle cartoline vendute che la raffigurano), articoli per giornali suggerimenti sulla tecnica della chitarra, invettive.

L'ultimo iconoclasta, e' stato definito. E l'artista Zappa che subisce ancora giovane il fascino per Lenny Bruce, uno dei comici più caustici (splendidamente interpretato da Dustin Hoffman, nel film Lenny, appunto). Non è un politico, ma lo finisce con l'essere per ciò che dice, attraverso i testi dissacratori delle sue canzoni, nei quali amava irridere l'american-way-of-life, fatto di rate, dinner-tv, macchinoni e zin-zin.

Recensire una biografia è forse apprezzarla per la capacità dell'autore di narrare senza imporsi, restando bel lontano da tentazioni apologetiche, anzi a volte svelando particolari non proprio edificanti. Poche le note a commento, (sebbene sia poderosa la bibliografia) il tono "giusto" del cronista, quasi sussurrato, mai categorico ma sempre, anzi spesso, circostanziato. La riprova ? Darla in mano a qualcuno che non conosce Zappa. E chiedergli, una volta finita di leggerla, cosa ne pensa. Che idea di uomo (e di artista) si è fatta, attraverso il racconto della sua vita, scritto da un altro, senza toni enfatici, ne timori reverenziali, ma forse si, a causa della sua prematura scomparsa (un tumore alla prostata se lo porterà via poco più che cinquantatrenne), con quel briciolo di rispetto che si deve all'UOMO Frank Zappa, prim'ancora che all'artista, o come nel caso dell'autore, all'amico.

Da leggere, se vi interessa il genere, non è tempo perso.

Pubblicato da Cletus il 29.10.06 21:46

COMMENTI

Poi però ancora in modo confuso, voglio aggiungere qui in calce a questo pezzo alcuni pensieri che non appena finito di leggere, o forse proprio grazie a questo libro sono venuti fuori da qualche giorno. Nella mia personale esperienza Zappa è stato vissuto come mito. Ora, consapevole della mia lacunosa conoscenza dell'inglese, il contributo alla costruzione di questo mito che hanno dato le parole dei suoi testi è stato irrilevante o di seconda mano (traduzioni alla buona, fatte da altri, spesso intrise di inesattezze e cosidette leggende metropolitane). Quindi la mia "attenzione" a Zappa è stata (ed è tuttora) essenzialmente "musicale", ossia per la geniale alchimia di suoni, dei suoi assoli, dei suoi brani. Zappa, ci dice questo libro, ad un certo punto smise o attenuò la portata dissacrante dei suoi testi. Ci fu chi gli rimproverò questo in ossequio a bieche ragioni commerciali. La spiegazione, (paracula ? ) dello stesso fu che in tal modo il suo "messaggio" potesse arrivare ad un numero più alto di persone. In breve, mentre da un lato ci rivela la sua profonda sfiducia nelle capacità cognitive della gioventù americana di quegli anni, dedida alle droghe e sostanzialmente schiava dei dettami dell'establishment, dall'altra questa pretesa funzione pedagogica dei suoi testi ne fa un qualcosa di più che un semplice musicista. In altri termini, fino a che punto la purezza assoluta che gli derivava dalla conoscenza della musica (scriveva partendo da riff che componeva alla chitarra) estendendo poi il pezzo su spartiti, si associava con la capacità delle sue canzoni di saper seminare dubbi, generare "pensiero critico" sulla società di quegli anni ?
Vanno di pari passo per caso ? Ecco, è questo intreccio, la cui soluzione, se mai esistesse, potrebbe aprire squarci di comprensione più alta sul misterioso connubio fra suono e parola, quasi che, nobilitata dall'attenzione maniacale all'esecuzione, la parola (cantata) ritornasse ad esser poco più che un orpello, restando oscurata dalla portata comunicativa del suono. Eppure senza i suoi testi di Zappa non se ne parlerebbe neppure. Non so, arrendendomi sarei portato a credere che dall'asteroide che gli hanno dedicato post-mortem, e dal quale indubbiamente proveniva, col suo bagaglio di geniale-eccentricità, Zappa sia stato uno dei cyborg che meglio ci hanno saputo fare, nel regalare alle nostre orecchie la sua musica, come un cinema.

da cletus il 29.10.06 21:59

Frank Zappa, che personaggio. Diciamo che per la generazione degli anni 60 e 70 è stato, forse, uno dei miti assoluti, per la grande qualità musicale dei suoi dischi (è stato non solo uno strumentista, come molti che hanno fondato gruppi famosi, ma un grande musicista, un compositore) e per il personaggio, così provocatorio, così situazionista.

La sua droga erano le sigarette, e anche l'alcool. Quindi la sua avversione alle droghe, diciamolo pure, era un po' un paraculo. Ho letto, forse nella sua stessa autobiografia, che preferiva il whisky alla birra, perché la birra fa diventare violenti, è la bevanda dei tifosi, di calcio, di baseball, mentre il whisky sarebbe pacifista. Tutte cose così, le varie sfaccettature di un uomo interessante.

La sua discografia credo sia sterminata. Impossibile venirne a capo. E' stato pubblicato di tutto. Lui stesso, ancora in vita, si è divertito a prendere per i fondelli il pubblico, con dischi assurdi, brevissimi, ma sono pochi, per fortuna, e glieli perdoniamo volentieri, per uno che ha fondato i Mothers of Invention e ha inciso dischi come Hot Rats.

da baldrus il 31.10.06 12:33

Senza dubbio un grande. Anche osannato oltre misura. Ma Frank era (è) cult. Le sue invenzioni, la sua voglia dissacrante ne fanno uno dei tasselli insostituibili di una storia del rock. Anche se a ben guardare voleva sempre essere un musicista più che un rocker -in questo forse il suo prendere le distanze da certo main stream: dalle droghe alternative (lui infatti preferiva quelle legali) agli spettacoli alla Woodstock cui non risparmio commenti caustici.
Non conosco il libro di Miles (di cui ho letto la molto interesante biografia di Paul McCartney, che mi ha fatto vedere il rapporto con Lennon con occhi diversi) e se devo essere sincero mi spaventano un po' tutte quelle pagine spese su di uno che più che leggere si dovrebbe ascoltare. Ma onore a chi si spende in ricerche.
Quel che mi interesserebbe è il suo (di Zappa) rapporto con Captain Beefheart, autore di poche ma molto interessanti e pazze cose.

da hag reijk il 31.10.06 15:18




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