Pascale Casanova, La République mondiale des Lettres
di giuliomozzi
Il libro La République mondiale des Lettres di Pascale Casanova (Seuil, 1999, pp. 492, 27,5 euro) è un libro che ho trovato molto interessante e molto irritante. L'ho trovato molto interessante perché qualunque tentativo di descrivere lo "spazio letterario" mi interessa. Così, un testo che si proponga di raccontare come funziona, ad esempio, la relazione tra le tradizioni letterarie "grandi" e le tradizioni letterarie "piccole"; come funzionano le "inclusioni" e le "esclusioni" dallo "spazio letterario", non solo a livello individuale ma a livello di forme, tradizioni, intere lingue, intere tradizioni nazionali; come si costituisce e come opera il potere all'interno della Repubblica delle lettere; eccetera; un libro tale non può non essere letto e considerato, oggi, da chi si occupi in qualunque modo di letteratura.
Mi ha molto irritato, peraltro, il libro di Pascale Casanova, per la sua scelta di metodo. In sostanza, Casanova tenta la descrizione dello spazio letterario mondiale (e della "Repubblica" che dentro questo spazio gestisce il potere) quasi unicamente sulla base di testimonianze rese da scrittori, tratte da loro saggistiche o d'invenzione.
C'è, in somma, tutta una parte quantitativa di questa ricerca, che io mi aspettavo di trovare nel libro e non ho trovata. Dopo aver letto ventisette testimonianze di scrittori che hanno riconosciuto in Parigi il "meridiano di Greenwich" dello spazio letterario mondiale (riconoscimento attribuito tanto nella realtà, quanto nell'immaginario letterario) io mi aspettavo di trovare anche un po' di numeri, qualche tabella, qualche informazione - che so? - sui flussi di traduzione (immagino che le traduzioni possano essere rappresentate come dei flussi da un paese all'altro, da una lingua all'altra), o sugli effettivi soggiorni non di due o tre, ma di due o trecento scrittori in Parigi, eccetera: qualcosa che mi permetta di connettere le rappresentazioni mentali di Parigi come capitale mondiale della letteratura con la materialità del potere di Parigi nello spazio letterario mondiale.
Faccio un esempio. Mettiamo che qualcuno voglia descrivere la Repubblica mondiale del Calcio, lo spazio calcistico mondiale. Facilmente costui troverà che il "meridiano di Greenwich" dello spazio calcistico mondiale passa, poniamo, per Torino e Madrid. E non sarà difficile costruire un bel saggio sul ruolo centrale di Juventus e Real Madrid all'interno dello spazio calcistico mondiale. Ora, immaginate che questo saggio sia fondato unicamente su dichiarazioni rese da calciatori. Immaginate che non ci sia dentro nemmeno un numero, una tabella dei valori di mercato dei giocatori, un esame comparativo dei bilanci delle società, eccetera. Ecco, il libro di Pascale Casanova è così. Tanto che, nel corso del fatidico capitolo "De l'internationalisme littéraire à la mondialisation commerciale?", succede ciò che io spero sempre che non succeda: viene citato André Schiffrin. Non che Schiffrin non abbia scritto cose sacrosante; tutt'altro; ma se viene citato continuamente Schiffrin, questo significa che non esistono (o non si ritiene di dover cercare) altre informazioni su ciò di cui Schiffrin parla, ossia l'industrializzazione dell'impresa editoriale, al di fuori di quelle fornite da Schiffrin.
Detto questo, La Répubblique mondiale del Lettres è un libro importante e interessante, che mi dispiace non sia stato proposto al lettore italiano (è stato tradotto, invece, in inglese e in spagnolo). Le pagine in cui si spiega come gli scrittori delle letterature "piccole" possano apparire nel campo internazionale solo in quanto espressione di una nazionalità, e quindi siano condannati a non essere mai pienamente internazionali (mentre l'autore che scrive nella lingua di una letteratura "grande" nasce già internazionale), sono molto interessanti; e così quelle in cui si parla della relazione tra la letteratura "postcoloniale" e la lingua del colonizzatore, o quelle sul "paradigma irlandese" (Casanova è, tra l'altro, autrice anche di un libro su Beckett). Sono quindi felice e soddisfatto di avere spesi i miei ventisette euro e cinquanta; anche se non sono felice e soddisfatto, perché ancora non ho trovato il libro che cercavo: cioè un libro che tenti di integrare la descrizone dello "spazio letterario" (che è una rappresentazione sociale) con la descrizione della materialità dell'economia letteraria.
Quando scriviamo, scriviamo ciò che possiamo scrivere. Non abbiamo difronte a noi scelte illimitate. Lo "spazio letterario" definisce le scelte che possiamo fare. Il dramma dei nostri tempi è la presa in gestione dello "spazio letterario" da parte del complesso culturale-industriale.
Un'intervista a Pascale Casanova.
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Pubblicato da giuliomozzi il 11.09.06 09:53