Intervista a Luca Ricci
di Mauro Mirci
Luca Ricci, pisano, trentaduenne. Sta per andare in libreria con il suo terzo libro, L'amore e altre forme d'odio, edito dalla Einaudi. Ha concesso un'intervista a Bottega di Lettura.
Bottega di Lettura - Generalità, prego.
Luca Ricci - Mi chiamo Luca Ricci. Sono nato a Pisa nel 1974. Vivo ancora a Pisa. La provincia è un posto ideale per scrivere. Poco rumore, poche distrazioni. Deprime il giusto, dà un senso di emarginazione molto utile alla pratica letteraria.
BdL - Sulla carta di identità, alla voce professione, cosa hai fatto scrivere?
LR - Sulla nuova carta d'identità è obbligatoria l'impronta digitale, ma non la professione....
BdL - Tre libri pubblicati. Il primo ha un titolo curioso.
LR - Duepigrecoerre d'amore è un libro ormai fuori commercio, introvabile. Questo non vuol dire che lo ripudi. Anzi. La scrittura di quei racconti è ancora acerba, però in nuce ci sono tutte le idee dei libri successivi. Il titolo, nella sua astrusità matematico-sentimentale, dà un'indicazione precisa: se pensavate che fosse un Harmony perché c'è la parola AMORE nel titolo, avete sbagliato di grosso.
BdL - Come è nato?
LR - Avevo più o meno vent'anni. Ero riuscito a entrare alla Paolo Grassi di Milano, la prestigiosa scuola d'arte drammatica. Ma il vero dramma è che non volevo fare l'attore. Ero andato a Milano solo per evitare l'università. Il direttore artistico a quei tempi era Gabriele Vacis. Ricordo che andai a sfogarmi nel suo ufficio. Gli confidai quello che volevo fare nella vita. Lui mi rivolse uno sguardo impassibile. Si limitò a dirmi quello che molti aspiranti scrittori si ostinano a ignorare: "Vuole scrivere? Allora abbandoni il teatro, torni a casa e si metta alla scrivania". La scrittura è un lavoro solitario, da pazzi.
BdL - I tuoi primi due libri sono raccolte di racconti. Tu sei molto legato alla dimensione narrativa del racconto.
LR - Credo che per alcuni scrittori la forma breve sia una specie di passaggio, una tappa di maturazione finalizzata al romanzo. Per altri, e io penso di appartenere a questa seconda categoria, scrivere racconti è una vera e propria vocazione. Mi piace l'arte della sottrazione, mi piace la scrittura tra le righe, la reticenza, la pausa. Scrivere avendo l'impressione di aver usato il numero esatto di parole. Guy de Maupassant è stato il primo autore di racconti che ho apprezzato. Uno che nel racconto La nuit descrive così le carrette del mercato: "Avanzavano lentamente, cariche di carote, di navoni e di cavoli. Davanti a ciascuna luce del marciapiede le carote s'illuminavano in rosso, i navoni s'illuminavano in bianco, i cavoli s'illuminavano in verde; e passavano una dietro l'altra, quelle carrette rosso d'un rosso fuoco, bianche d'un bianco argento, verdi d'un verde smeraldo."
BdL - Anche il secondo ha un titolo curioso: "Il piede nel letto", pubblicato da Alacran di Milano. Storie talvolta surreali, nelle quali i protagonisti non hanno mai un nome. Perché?
LR - Non sono d'accordo sulla definizione di storie surreali. Nel mio dizionario privato penso subito ai quadri spensierati di Magritte, o al manifesto letterario di Breton, con la frivolezza che si portano dietro tutte le avanguardie. E' difficile trovare una definizione per i racconti de Il piede nel letto. Non è una posa, io non sono contro le definizioni. Anch'io l'ho cercata invano. Chiamerei in causa le categorie Realistica e Fantastica, intrecciate insieme. I personaggi non hanno il nome per svariate ragioni. La prima è che non m'interessava scrivere storie incentrate sui personaggi. Il caso umano mi fa ribrezzo, è buono per qualche programma televiso del primo pomeriggio.
BdL - Una impronta autoriale forte, temi inusuali, aperture al fantastico, personaggi senza nome. La prima sensazione che ho provato leggendo le tue cose è che l'autore avesse parecchio coraggio. Ma è veramente una questione di coraggio?
LR - No. Non si sceglie mai cosa scrivere. Il coraggio presuppone una scelta, ma io non ho mai avuto l'alternativa della codardia. Scrivo ciò che mi sembra sensato scrivere. Rifletto sugli argomenti che mi fanno vibrare. Forse sono ossessioni. Se non altro, questo garantisce al lettore un certo grado di onestà, di autenticità. E' come se lo scrittore dicesse: non ne so più di voi, voglio solo condividere questa mia ossessione, oggettivarla, farne qualcosa di bello. E' la sensazione che provo leggendo Thomas Bernhard o Philip Roth.
BdL - Dopo "Il piede nel letto" il salto di qualità e l'occasione che molti scrittori giovani (anche più anziani, in verità) sognano. Com'è andata? Cioè, una mattina squilla il telefono e una voce dice: "Buongiorno, chiamo dall'Einaudi"?, oppure...
LR - Sì, è andata esattamente così. Il bello è che io non ero in lettura per Einaudi, cioè non avevo mandato alcun libro all'Einaudi perché lo valutassero. Avevano notato Il piede nel letto e gli era piaciuto. Dopo una settimana avevo un contratto per un libro di racconti in parte ancora da scrivere, e per un romanzo che uscirà nel 2007.
BdL - Tra non molto il tuo libro sarà sugli scaffali. Che libro è?
LR - L'amore e altre forme d'odio è un libro di racconti che prosegue nella direzione de Il piede nel letto. Se possibile, sono racconti ancora più rarefatti. Ho impiegato un campionario gotico di tutto rispetto- fantasmi gonfiabili, carte da parati viola, uomini neri, dipinti animati, freaks usciti da case stregate, bastoni da passeggio, urli che attraversano lo spazio e il tempo, mascheramenti, tigri scappate al controllo e moquette angoscianti-, eppure la scrittura non risulta mai appesantita, sovraccarica. Almeno questa è la speranza. Parlare d'altro rispetto a ciò di cui si sta parlando: ecco una buona definizione di letteratura.
BdL - Quanto è diverso questo libro dai precedenti. Chi ha già letto Luca Ricci ritroverà l'autore che già conosce?
LR - Credo fortemente nella ripetizione. Penso proprio che sia un valore letterario da tutelare. Non me importa un fico secco che un autore evolva, progredisca, cerchi nuove strade rispetto alla sua voce e al suo immaginario. Per me uno scrittore, quando gli va bene, quando è un bravo scrittore, trova un vicolo cieco. E quando l'ha trovato deve battere la testa nel muro, sfracellarsela.
Bdl - Hai accennato, prima, a un romanzo. Hai anche detto di sentire la vocazione al racconto. Com'è, per uno scrittore di racconti, mettersi a scrivere un romanzo? E cos'è questo romanzo?
LR - In realtà è una definizione di comodo. Penso di avere scritto un racconto lungo. La gestazione è stata a dir poco estenuante. Ho iniziato a scriverlo nel 2002, subito dopo Duepigrecoerre d'amore. Volevo dimostrare a me stesso che potevo scrivere cose più articolate, più complesse. Io stesso covavo i pregiudizi che si creano attorno agli scrittori di racconti. Inaspettatamente la prima versione ebbe il plauso di un grosso editore, ma bisognava riscrivere tutto dal principio. L'ho fatto per altre due volte. Prima e dopo la stesura de Il piede nel letto. Rispetto ai racconti, di cui mi è difficile descrivere esattamente il contenuto, questo libro sarebbe facile da riassumere: l'intreccio è un elemento imprescindibile, ho giocato a fare lo storyteller. Non dico di più, dovrò lavorarci ancora per buona parte dell'inverno.
BdL - Un argomento a piacere?
LR - Maupassant? Ricordo di aver rinfacciato a Maupassant la mancanza di cultura. In qualche modo, non ero troppo diverso da Edmond de Goncourt che nel suo Journal annotava con stizza impotente: "Maupassant non ha mai messo nei suoi libri una frase che possa essere citata". Avevo l'età in cui si è attratti dal riferimento dotto, dal rimando sofisticato, dai libri che richiamano, o vorrebbero richiamare, altri libri. Eppure non smettevo di leggere i racconti di Maupassant. Maupassant non cincischia, non allunga il brodo, non si perde in giri di parole. Maupassat tira via, ed è questo che paradossalmente rende unica la sua scrittura. Questo per dire che le vie dello stile sono infinite...
BdL - Ciao Luca. Grazie per l'intervista. Potresti dire per favore: "Sono Luca Ricci e mi collego sempre con Bottega di Lettura"? Se vuoi puoi omettere il sempre.
LR - Ma dai...
[Vedi la copertina di L'amore e altre forme d'odio. File PDF, 34,8 Kb]
Pubblicato da Paroledisicilia il 14.09.06 22:45