29.08.06

Pugni di Pietro Grossi

di Mauro Baldrati

pugni2.jpgConfesso – ma non me ne vanto – di essere prevenuto nei confronti dei romanzi scritti dai giovani per i giovani. Essere prevenuti è un limite, è una chiusura mentale; ma quelle scritture spesso sopra le righe, quelle adolescenti porno così xtreme, quell’attenzione sempre vigile verso i fatti d’attualità, verso la fascia di consumatori under-30 mi rendono sospettoso e mi impediscono di affrontare il testo con serenità. Per questo è stato bello vedere queste resistenze – questi sospetti – sciogliersi immediatamente durante la lettura di Pugni di Pietro Grossi, scrittore fiorentino di 28 anni che “per il momento vive e lavora a Milano.” Sono tre racconti lunghi che non sembrano scritti da uno jeune homme della sua età, ma da un uomo adulto e duro, che parla a uomini adulti e duri, anche se i protagonisti sono ragazzi come lui.

Questo si sente soprattutto nel secondo racconto, Cavalli, una storia di uomini e cavalli ambientata in un tempo che non è il nostro, forse siamo alla fine dell’Ottocento, o nei primi del Novecento; sono uomini toscani di poche parole, forse dei butteri maremmani, ruvidi e spicci, uomini che comunicano con silenzi e facce dure cotte dal sole, con la sigaretta senza filtro all’angolo della bocca. Due fratelli, Daniel e Natan, ricevono in regalo dal padre, un uomo molto poco incline a slanci di affettività, due cavalli. Le loro storie, le loro vite, i rapporti con gli animali prenderanno strade diverse: Natan vuole esplorare il mondo e la città, Daniel resta nella sua terra per allevare cavalli e costruirsi un futuro. Le difficoltà e le cattiverie del mondo li metteranno alla prova e li chiameranno a misurarsi con le responsabilità dell’età adulta.

Il primo racconto, che dà il titolo al libro, è ambientato nel mondo del pugilato dilettante. Il Ballerino è uno stilista del combattimento, sembra Sugar Ray Robinson. E’ una leggenda vivente, anche se non ha mai sostenuto un solo incontro, perché la madre glielo proibisce. La Capra invece è un picchiatore, è sordo, e combatte con cocciutaggine, come Rocky Marciano. La sfida tra i due è inevitabile, è una sfida che s’ha da fare perché, come hanno scritto quasi tutte le recensioni che hanno accolto questo libro molto favorevolmente (l’autore è stato anche un uomo-glamour di Max), è una sfida con la vita, col tempo che avanza e si porta via l’adolescenza. E qui, se Cavalli è un racconto che si può definire perfetto, vi è una sbavatura: questa riflessione sull’incontro come metafora della vita è addirittura nel testo: “La Capra era d’un tratto la vita stessa, che mi aveva preso e portato fuori da quel mondo di balocchi”. Ora è quanto meno singolare che uno scrittore inserisca esplicitamente una metafora del suo testo nel testo stesso, sembra un’ingenuità o, al contrario, un eccesso di furbizia. Ma è l’unica, piccola incrinatura, ed è perdonabile, perché il racconto è potente, tracciato con una scrittura scarna, dura, come le facce cotte dal sole dei butteri, e il mondo della boxe è rappresentato con vera maestria.

Il terzo racconto, La scimmia, è forse il più debole, soprattutto per i dialoghi, che sono chiacchiericci, eccessivi e inverosimili e lo fanno cadere in alcuni punti in un flusso narrativo poco credibile. Ma siamo avanti nella lettura, e abbiamo assaporato i molti pregi che riscattano gran parte dei difetti: così sono memorabili i camei della madre del protagonista, il loro comunicare assurdo che non riesce ad accorciare la distanza incommensurabile che li separa, e la madre sperduta, smarrita dell’amico del cuore che, da un giorno all’altro, si è messo a fare la scimmia, a grugnire, a mangiare accovacciato, in una rinuncia totale, violenta, del tempo e della realtà.

Pubblicato da Mauro Baldrati il 29.08.06 09:26

COMMENTI

Anche io ho letto Pugni e anche io ho provato un po' le stesse sensazioni. Ho pensato subiot a Tozzi,A occhi chiusi, per certi paesaggi se non descritti in maniera esplicita, certo rievocati dal secondo racconto. Il primo è bello,molto coinvolgente, secondo me, per chi non ha ancora vent'anni(ne ho letto in classe, una seconda superiore l'inizio e sono stati ad ascoltare a bocca aperta e senza fiatare); mi sembra che la psicologia dell'adolescente che sta cambiando sia descritta per come effettivamente è, anche se è vero che c'è qualcosa che lascia perplessi. Non so se sia la leggera sbavatura di cui si parla nella recensione, a me sembra che si tratti anche di qualche elemento fuori posto o incompleto sul piano della storia. Il terzo racconto non mi ha convinto del tutto, anche se l'idea è bella e alcune scene, come quella del protagonista che sale alla casa dell'amico, la prima scena insomma, sono piene di tensione narrativa. Nel complesso, però, un libro che ha lasciato il segno, anzi direi dei libri che ho letto quest'anno il più bello, per di più di un italiano.

da ale il 29.08.06 20:58




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