29.08.06

A ciascuno il suo - Sciascia

di Gianluigi Bodi

PASSATO

Non so più quale libro, diversi anni fa, mi ha impedito di avvicinarmi a Sciascia. Ricordo la copertina sgualcita e ingiallita, e ricordo l'adesivo della biblioteca civica posto sulla costina.

Ecco, purtroppo, come molti degli incontri che si fanno nella vita, quello non arrivò al tempo giusto.

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PRESENTE

Ieri sera si stava prospettando un temporale con i fiocchi. In lontananza vedevo avvicinarsi un fronte di nubi scure e una parata di fulmini e saette da farci girare un condizionatore per almeno un anno. Stacco gli elettrodomestici e mi metto comodo. Mi avvicino alla libreria e, tra tutti, scelgo "A ciascuno il suo" di Sciascia.

Il libro l'ho bevuto. Non mi riesce di dirlo in modo diverso. L'ho gustato con avidità come se mi stessi portando alla bocca un passito di Pantelleria. Certo, il libro è breve, ma spesso, la brevità dell'opera si scontra con una pienezza che trasborda di contenuti.

Sciascia mi ha fatto affezionare ai personaggi, per poi togliermeli di sotto gli occhi con una mossa crudele.

All'inizio è il farmacista Manno, che puro come un giglio, si vede recapitare una lettera anonima. Una condanna a morte. Nessuno in paese prende sul serio questo avvertimento, ma Manno muore. E con lui muore l'amico cacciatore Roscio.

Partono le indagini, ma, parallelamente a quelle della giustizia, partono le indagini di Laurana. Professore di lettere e filosofia che, trovatosi a leggere la lettera minatoria, trae una traccia per dar vita a una serie di congetture.

E' paradossale quanto una lingua che all'apparenza sembra essere così semplice possa nascondere un accuratezza quasi maniacale. Mi sono trovato a dire a me stesso che a spostare una parola si sarebbe fatto un macello. Eppure, questa semplicità apparente nasconde una debordanza di significato e, soprattutto, per me, una spietata quanto lucida analisi di costume.
Laurana inizia a far domande e si scopre che in fondo al cuore delle persone che abitano il paese c'è un po' di odio per tutti. Si dubita della fedeltà coniugale di Manno, della sua sbandierata purezza, nessuno in paese spende più parole di elogio. Tutto diventa ingarbugliato.

Ma è davvero Manno l'obbiettivo dell'assassinio? E se ci fosse qualcosa di nascosto?

Nemmeno a Roscio viene risparmiata una rivalutazione post mortem. Tra i paesani serpeggia un'acredine e una necessità di smontare la credibilità altrui che sa tanto di seconda faccia.

Chi sembra sapere tace, oppure lancia mezzi indizi che Laurano coglie e elabora. Ma sembrano essere false piste, le ipotesi si sovrappongono continuamente e Laurana è costretto a ricalibrare di volta in volta la sua versione dei fatti, ma è forte l'impressione che non ci sia la vera volontà di colpire l'assassino. Lo si capisce da quanto poco spazio è dato alle indagini dei carabinieri. Lo si capisce da come, a volte, le strade prese da Laurano si rivolgano su se stesse, fino a che nemmeno lui crede più ai suoi sospetti ( o finge di non crederci)

Chi è il colpevole?

Alla fine lo si viene a scoprire, ma si ha l'impressione che sia tutto il paese, tutto il sistema che lo governa ad essere implicato in quel duplice delitto e che, a cercare la verità si riesca a trovare solo la morte. Non si tratta di omertà. Si tratta di appartenere, di essere avvinghiati come l'edera ad un sistema da cui ci si alimenta.


[tutti i libri della bottega]

Pubblicato da louie il 29.08.06 08:22

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