10.07.06

Pulsatilla, La ballata delle prugne secche

di giuliomozzi

Ieri pomeriggio ho comperato La ballata delle prugne secche di Pulsatilla, ieri sera l'ho letto invece di guardare i due tempi regolari della finale di Coppa del mondo di calcio, l'ho finito dopo aver visti i due tempi supplementari e i nove calci di rigore - mentre Roma, o almeno quella parte di Roma che si chiama Prati Fiscali e sta sotto il balcone della casa dove sono ospitato, praticamente saltava in aria pezzo per pezzo -, e sono rimasto deluso.
La delusione, si sa, dipende dalle aspettative. Ma, vi prego, non v'ingannate. Se ho cominciato a leggere questo libro invece di guardare la partita, non è perché le mie aspettative sul libro fossero altissime. E' perché del calcio me ne importa da qua fin là, e l'unica mia preoccupazione legata al calcio era che una certa persona riuscisse ad arrivare a casa attraversando una città in corso di esplosione (non Roma, in questo caso).
Però, in somma, non posso mica negarlo, questo era un libro sul quale avevo delle aspettative.

Per farla corta. Leggo il diario (cioè il blog: ossia, nello specifico, un testo appartenente al genere letterario "diario" - non necessariamente confessionale e veritiero: di questo m'importa poco) di Pulsatilla da un bel pezzo. Lo trovo interessante, divertente, e scritto bene. Soprattutto, è un diario nel quale si raccontano migliaia di fatti.

La quarta di copertina del libro comincia così: "Pulsatilla è la vera benedizione del nostro tempo: sta alla condizione della ragazza d'oggi come la Nutella alla merenda, come Bertinotti al cachemire, come 'Babbo' a 'Natale'. Quella che avete in mano non è semplicemente una bella prova letteraria, o l'autobiografia di una ventenne italiana: è una guida pratica a tutti gli aspetti più ambigui della vita...", eccetera.

E' vero (tenendo conto che "aspetti più ambigui della vita" è un'espressione che vorrebbe essere baldanzosamente ironica - senza riuscirci, a mio giudizio). E' tutto vero, purtroppo.

La persona che sento pulsare nel diario di Pulsatilla, la persona che snocciola fatti e incontri ed eventi bizzarri e strani o non bizzarri e non strani, in questo libro non c'è. C'è, invece, una specie di ottima giornalista di Cosmopolitan che, essendo un'ottima giornalista (lo dico senza ironia: casomai con dispiacere), ed essendo di Cosmopolitan (e perdonate se cito Cosmopolitan, mentre dovrei probabilmente citare qualche rivista più à la page: ma io sono un uomo d'altri tempi, ormai, e comunque sono un uomo maschio: su certe cose ho dei limiti), tende a raccontare tutto ciò che racconta come se fosse tipico (cioè non unico) e interessante (cioè non sorprendente).

In sostanza: mi sono annoiato. Ma questo libro non mi ha deluso perché mi ha annoiato (non mi aspettavo che questo libro volesse divertirmi, checché ne dica la quarta di copertina: "Questo libro si legge con le lacrime agli occhi, perché ridiamo per pagine intere, e talvolta piangiamo dalla tenerezza"). Io che riesco a sciropparmi dei mattonazzi paurosi (e non solo mattonazzi-capolavori-certificati, dei quali sai che se pure t'ammazzano di noia, quantomeno ti istruiscono e, se non altro, tornano utili per conversare in società); anche mattonazzi-dattiloscritti-di-ignoti, dei quali non sai proprio, finché non li hai letti, se valeva la pena di leggerli o no).

Questo libro mi ha deluso perché speravo in un romanzo, e invece ho auto un manuale. Speravo in un libro che raccontasse come si è, e invece ho avuto un libro che - mi pare - racconta come si deve essere.

In una brillante autointervista Pulsatilla dice: "La Ballata delle Prugne Secche è la mia vita. Ci ho messo onestà a pacchi. Forse il fatto che sia geneticamente priva di qualsiasi senso del pudore mi ha aiutata. In ogni caso è un libro sincero. Non è un romanzetto. Ci sono io, dentro". Che è l'esatto contrario di ciò che io ho scritto qui.

Può essere utile una scorrazzata tra le numerosissime recensioni.

Pubblicato da giuliomozzi il 10.07.06 09:04

COMMENTI

io abito vicinissimo via prati fiscali, a saperlo ci potevamo fare una birra e 2 kiakkiere!!!

da girolamo il 10.07.06 12:56

Mi complimento, non avendo letto il libro - le quarte di copertina possono essere mortali -, con la distribuzione.
Il libro è ovunque, ho saputo di Pulsatilla da L'Espresso di due settimane fa e ho visto il suo blog.
La tua recensione è molto convincente, avevo qualche dubbio.

da evacarriego il 10.07.06 21:51

Sbaglio o mi sembra che le recensioni di Giulio Mozzi siano, spesso, come il chinotto, cioè con quel retrogusto amaro. Come se ogni volta rimanesse deluso.

da matteo il 11.07.06 18:54

Lo sto leggendo, lemme lemme.

da Federico il 12.07.06 09:37

Dissento... imho nel libro c'è un grosso pezzo della vita (precedente) di Pulsatilla raccontato proprio con lo stile del blog. Come se avesse ripescato (e rinfrescato) il diario di quando non era online. Quindi per me Giulio, la persona c'è, tutta. Non leggo Cosmopolitan, ma se avesse quella verve lì forse cambierei idea.

da Zio Burp il 12.07.06 15:50

Caro Zio, due cose. La cosa fondamentale è il passaggio dal proporre un personaggio ("io") come unico (questo avviene nel blog) al proporlo come tipico (e questo, mi pare, avviene nel libro). Questo effetto si produce se non altro per la disposizione della materia del libro.
Seconda cosa: dire che la vita della protagonista nel libro è "raccontata proprio con lo stile del blog" significa dire che Pulsatilla non ha colte le differenze tra un blog e un libro (due supporti molto diversi). Invece secondo me le ha colte; si è posta seriamente il problema; e ha trovata una soluzione sulla quale ho seri dubbi.

da giuliomozzi il 14.07.06 06:04

da unico a tipico (prescindendo dal vero): è molto interessante. In che senso dici che dipende dalla disposizione della materia nel libro? (o se non altro da quello, quindi forse c'è altro?)

da b.georg il 14.07.06 11:03

Giulio, ci sono libri importanti che chiedono attenzione, anche la tua che hai tanti strumenti in più rispetto a noi semplici lettori. Tu sai usare bene le parole e le parole servono per vivere. Pensa a quanti infinocchiamenti potresti evitarci, quanta autocoscienza propagare, quanti dolori far superare... Ti ricordi in Sotto i cieli d'Italia che dicevi che con quella scrittura eri cosciente di intervenire sulla capacità di percezione del lettore? Per me quello era un momento alto in cui, anche in un piccolo libro, davi alla parola tutta la fiducia possibile. Te lo dico simpaticamente: eri un "pusher" di pensieri utili al mondo. Invece anche tu, il potenziale spacciatore di intelligenza, caschi in questo sistema per smerciare fesserie conclamate. Non bastava aver segnalato e linkato l'autrice, bisogna anche recensirla per far vedere che si è al di sopra delle parti, che non si hanno pregiudizi. Sei sicuro che non si devono avere pregiudizi, sei sicuro che non esiste una pre-comprensione che ci permette di stare alla larga da cose mediocri e dedicare il nostro tempo ad altro? Hai mai pensato a quanto tempo ha effettivamente una persona che lavora e tiene famiglia per leggere? Pochissimo. E allora perché, se la letteratura può contare qualcosa, non promuovere soltanto ciò che vale veramente.
Non hai idea di cosa vale veramente, "veramente" per te è una parola che non si deve usare?
Allora, per te tutto è uguale a tutto?

da andrea barbieri il 14.07.06 12:08

Avendo avuto la possibilità di partecipare alla presentazione del libro nella mia città, io non mi aspettavo un romanzo: mi aspettavo esattamente quello che c'è. Così ho potuto gustarmelo.
Con una precisazione: leggo spesso con l'occhio della prof. che cerca qualcosa da consigliare ai ragazzi. La qualità della scrittura è molto migliore di quella di Melissa P., per esempio. E ci sono ragazzi che non leggono abitualmente ma che potrebbero cominciare ad avvicinarsi alla lettura vedendo che non è necessariamente qualcosa di "barboso".

da Rosanna Rota il 14.07.06 13:22

andrea rispondo a nome di tutti noi bottegai (Giulio è anche lui un bottegaio). Hai visto il catalogo dei libri che c'è in alto a destra?
Ognuno di noi, giulio compreso, ha letto un po' di libri. Ce ne sono per tutti gusti. Pe dire: trovami un altro sito che abbia dedicato 9 letture approfondite su D'Arrigo e sul suo libro.

Trova un altro sito o giornale che parli di libri senza pensare se siano appena usciti, usciti da un anno o 10 anni fa o siano fuori catalogo.

Abbiamo scritto un mucchio di recensioni, senza mai dire questo è un giallo, un thriller o un noir. Abbiamo semrpe parlato di libri mettendoci dalla parte del lettore.

In questo sito ci stanno dentro il libro di Pulsatilla e quello di Kertez. Letti entrambi con la medesima attenzione e cura.

credo che sia giusto specificare questo.

d.

da demetrio il 14.07.06 15:16

Demetrio, io mi sto rivolgendo a Giulio perché per me leggere una sua recensione è una festa, e mi dispiace, dato che recensisce molto raramente, che questa festa sia dedicata all'inutile. Giulio è uno dei più bravi scrittori di questo paese e allora gli chiedo di cimentarsi con cose che valgono, gli chiedo di non buttare via quell'incazzatura che aveva qualche anno fa e che gli faceva cercare - sono parole sue - scritture "eversive". Noi, lettori, cittadini, abbiamo bisogno di quell'eversione, abbiamo bisogno di moltiplicare la sensibilità, l'intelligenza, abbiamo bisogno di pensieri che ci facciano capire quanta poca libertà abbiamo e come guadagnarne nuove spazi.

da andrea barbieri il 14.07.06 15:52

A me il commento di Barbieri pare assai acuto. Sintetizzandolo, e parafrasando Wittgenstein, si potrebbe dire: su ciò di cui non vale la pena parlare, si dovrebbe tacere.

da rider il 14.07.06 16:13

scusa andrea, in amicizia, ma non pensi che giulio sia libero di recensire (peraltro anche negativamente come in questo caso) quel cavolo che gli pare? Ma com'è che tutti si sono eletti a eliminatori delle pulci altrui?
Non pensi che se ne parla è perché ritiene che in qualche modo "ne valga la pena"? O pensi si sia rimbambito e scriva cose controvoglia? Quindi la tua domanda non è inutile già in partenza, tu che detesti l'inutile? O forse ciò che vuoi ribadire in realtà è che nella tua idea di letteratura questo libro non entra? Legittimo, ma guarda che non avevamo dubbi in proposito, e in tal caso per fare qualcosa di utile che vada oltre la mera opinione che lascia tutto com'è, forse dovresti leggerlo e recensirlo (negativamente, come ha fatto giulio) così da farci avanzare nella conoscenza di ciò che è buona letteratura e di ciò che non lo è, oppure se non sei interessato a discutere questo problema dovresti non leggerlo e nemmeno commentare le recensioni altrui. Trovo bizzarro riuscire a fare tutto e il suo contrario. Poi per carità, ognuno si regola come crede

da b.georg il 14.07.06 17:01

@ Andrea Barbieri, scrivi: "Sei sicuro che non si devono avere pregiudizi, sei sicuro che non esiste una pre-comprensione che ci permette di stare alla larga da cose mediocri e dedicare il nostro tempo ad altro?"
Anche se la domanda non è rivolta a me, essendo partecipe di questa libera impresa di lettura, mi sento chiamato in causa per una risposta.
Sì, sono sicuro che non si debbano avere pregiudizi. Non credo che esistano pre-comprensioni, credo invece che esistano sensazioni e aspettative, e che queste attese o disattesequelle, e quelle confermate o confutate solo dopo la conoscenza. Nel caso dei libri la conoscenza passa attraverso la lettura. Il giudizio si forma durante e si conferma alla fine. Quanto, poi, allo scrivere o meno di ciò che ci ha deluso, è una scelta libera in entrambi i casi, ed è argomeno fumoso stare lì a discutere se di un libro andava la pena parlare oppure no. Se ne è parlato e basta. Il come può essere oggetto di critica e dialogo, l'evento in sè no.
Quanto all'ampia disponibilità di letture in questo sito, Demetrio ha scritto meglio e più di quanto potrei fare io adesso.

da mauro il 14.07.06 20:01

òa recensione di giulio è piuttosto neutra, anche se la si legge come negativa alla luce della "noia" e della "delusione". le stesse cose che dice giulio potrebbero essere dette per argomentare una recensione positiva.
l'unica cosa che mi suona incomprensibile è la frase finale: "è l'esatto contrario di ciò che ho scritto io qui".

da paolo beneforti il 14.07.06 20:42

Sono state dette e fatte molte cose a ragione.
Ha ragione la professoressa che non sa che esistono Tondelli e Busi e David B. e Toffolo e Dylan e tantissimi altri autori che potrebbero entrare facilmente nella testa dei suoi ragazzi. Ha ragione dunque ad aspettarsi una palingenesi dalla Ballata.
Ha ragione Mozzi ad avere delle aspettative benché il diario in rete dell'autrice sia una fiera delle banalità e per niente divertente, anzi mortificante. Ha ragione perché questo libro è il tentativo di costruito a tavolino un best seller e un best seller è una cosa seria, una cosa che toglie risorse alla promozione di altri libri giudicati invendibili per dedicarle al re delle vendite (è finito infatti il "doppio binario" nell'industria editoriale). Dunque non si può rischiare di passare per snob: bisogna recensire il sedicente re.
Ha ragione ancora Mozzi non solo a propinarci la recensione in cui scopre quello che era sotto gli occhi di tutti, ma a invitarci ad approfondire attraverso altre letture di recensioni. Noi non vediamo l'ora di approfondire.
Ha ragione B Georg a dire che Mozzi è libero di recensire quello che vuole e di trovare interessante e degno quello che vuole. Ci mancherebbe, mi viene da aggiungere. Mozzi è libero anche di sfalsare il piano, cioè prendere sotto esame un libro in quanto è stato ammantato dalla luce del best seller per poi recensirlo come un vero libro e rimanere stupito del fatto che non è un romanzo e dentro non c'è una persona. E' liberissimo.
Ho ragione io a dire che Mozzi è un importante scrittore e non per fargli un complimento ma per riconoscergli una responsabilita, per dirgli: tu sei bravo e devi fare del bene, devi occuparti di libri che valgono, di scritture eversive (come dicevi tu)devi farli conoscere alle professoresse che li faranno conoscere agli allievi. Non fare il bene che si può fare è fare il male.
Hanno ragione i "bottegai" a dire che qui nella bottega c'è spazio per tutti i libri. Sono liberi. Ancora una volta: ci mancherebbe...
Ho ragione io a dire che non tutto è uguale, che esiste un pensiero critico, che si può ragionare sulle cose e quando è il caso, per esempio quando dietro c'è una penosa manovra editoriale, si deve dire no, lasciare fuori della porta la penosa manovra editoriale.
Ha ragione chi trova le mie parole di parte, faziose, ideologiche.
Ho ragione io a dire che la mia ideologia, se proprio la vogliamo chiamare ideologia, è che in base a delle idee si cerca di capire cosa ci accade intorno, in base a delle idee capiamo quello che siamo e interveniamo su noi stessi. Queste idee passano anche attraverso i libri. La mia ideologia è che la letteratura è un sistema di trasporto delle idee come i treni sono un sistema di trasporto delle persone e delle merci. Siete contenti quando i treni sono in ritardo o soppressi?

da andrea barbieri il 15.07.06 09:16

Chi dice che ignoro altri autori? Qui non si sta parlando del mio modo di fare scuola, ma di un libro in particolare. Teniamoci all'argomento, per favore: ho solo detto che, tra i libri "di successo", ci sono quelli scritti male e quelli scritti bene. Anche se non sono dei capolavori (e non pretendono di esserlo).

da Rosanna Rota il 15.07.06 10:29

@ Andrea Barbieri,
il tuo lungo intervento sarebbe perfettamente centrato se questo sito avesse esposto un manifesto ideologico corrispondente alle tue aspettative, che sono chiare e insindacabili (insindacabili in quanto tue precise convinzioni), anzi, per certi versi condivisibili. Però non esiste alcun "Manifesto" (anzi, qualcuno lo aveva proposto ed è stato legnato a sangue).
Scrivi: "Ho ragione io a dire che non tutto è uguale, che esiste un pensiero critico, che si può ragionare sulle cose e quando è il caso, per esempio quando dietro c'è una penosa manovra editoriale, si deve dire no, lasciare fuori della porta la penosa manovra editoriale."
Tralasciando il "penosa" (è una tua valutazione che non condivido assolutamente), e ponendo che la manovra editoriale esista (esiste anche secondo me, ma faccio un altro mestiere, il mio giudizio vale quello che vale), va ascritto tra i meriti di Mozzi l'averne scritto. I libri sono oggetti fatti per essere venduti, la loro produzione segue una logica di mercato che ai profani spesso sfugge. Non è inutile scriverne, più o meno tra le righe, più o meno premeditatamente. La lettura critica di un testo frutto di una "manovra editoriale" serve anche a questo, al di là delle intenzioni del recensore.
E' anche questa una "finalità didattica" quale quella che tu chiedi (anche se l'ultima richiesta aveva i toni di una pretesa) agli scritti di Mozzi.
A riprova che a scrivere di qualcosa non si fa mai male, senz'altro meno che a tacere per partito preso. Quanto meno si stimola un dialogo (quale quello che si sta svolgendo in questo commenti).

da mauro il 15.07.06 11:27

Ciò, scuseme, che mi de tute ‘ste robe de leteratura non ghe capisco niente, ma la prof. m’ha dito che con un libro se pol anca divertirse, che non me l’aveva mai dito nisun, anca perché finora l’unico libro ch’i ma fato lèser l’è i Promessi Sposi, che l’è un bel maton. La prof. la parla de ironia, ma mi questa roba non l’ho mia ancora capita, perché la dise che fa rider ma non troppo. Invece Bin Feng la dise che con questa Pulsaqualcosa qua la gh’ha imparà un mucio de parole nove, però non capiva che cos’era il fallo, io quello glielo so spiegare, ma non capisco mia che c’entra il calcio coi morosi...
PS: prof, visto che bravo? Non ho usato neanke una kappa!

da uno studente della prof il 15.07.06 13:14

Su professoressa, facciamo le persone serie: se qui si parla del suo modo di fare scuola è perché lei stessa ne ha parlato affermando che consiglierebbe La ballata in quanto libro non "barboso" (secondo lei, secondo me è noiosissimo e retorico) che porterebbe i ragazzi alla letteratura.
Su questa affermazione rileverei:
- sembra la teoria per cui lo spinello porta all'eroina.
- la letteratura è un'altra cosa, nella letteratura si ha fiducia nella parola, si crede che le parole possano avvicinare alla verità. Se la ballata è una porta, non so dove conduca, credo a creare una personalità spocchiosa (del resto è su questa linea che si muove la recensione di Mozzi).
- tanti libri, tanta musica contengono domande e risposte utili ai suoi ragazzi. Magari lei non farebbe mai leggere e commentare in classe per esempio Altri libertini di Tondelli (libro che ha portato l'autore venticinquenne in tribunale: càpita mettendoin discussione il limite della libertà di tutti, provi a chiederlo a Mozzi che è stato oggetto di un'interrogazione parlamentare per un suo racconto: gli chieda che cosa vuol dire sopportare le conseguenze delle sue parole). Eppure quelle sarebbero davvero chiavi verso l'arma, lo strumento letteratura.

"uno scrittore è una persona che tenta di vivere scrivendo e cerca di fare in modo che la scrittura contribuisca a farlo vivere.
Uno scrittore è sempre conteso tra questo buttarsi fuori e tornare nel silenzio."
Pier Vittorio Tondelli

da andrea barbieri il 15.07.06 13:35

Andrea Barbieri,
grazie per aver riportato la discussione su di un tono pacato, in modo che possiamo spiegarci.
Intanto, mi trovo in imbarazzo: mi hai dato del lei, quando qui tutti ci diamo del tu. In altre occasioni lo potrei forse accettare come segno di rispetto, e forse anche questa era la tua intenzione, ma mi sa più di presa di distanza nei confronti di un mondo, quello della scuola, che tanti ricordano con disagio e talvolta anche con astio. Lo so, sono io la prima a segnalare il mio mestiere, quando intervengo, ma se lo faccio, credimi, non è per atteggiarmi a "maestra", quanto per evidenziare le difficoltà che incontra chi cerca di educare i giovani nel modo più onesto possibile per lui/lei.
Io credo che la nostra incomprensione nasca da un equivoco di fondo: tu parli di letteratura, mentre io parlo semplicemente di lettura. Ai ragazzi che già leggono, posso dire tranquillamente che c'è di meglio, ma chi mi arriva in terza superiore abituato a considerare la lettura una noiosa incombenza, devo fare azione di "pronto soccorso". E' difficile da capire per chi vive fuori dal mondo della scuola e considera la letteratura come un modo per dare risposte ai grandi interrogativi della vita, ma ci sono ragazzi che sono stati stroncati da una visione della letteratura tronfia e barbogia e che la evitano come la peste. Io non consiglio loro di leggere libri come questo: sono loro che mi chiedono che cosa ne penso di ciò che vedono nelle vetrine, perché ogni tanto si porta in classe quello che si sta leggendo e se ne parla, e in questo caso li lascio liberi di scegliere ognuno i testi alla propria portata, perché lo scontro frontale con gli adolescenti non funziona mai. Poi, sentendo che ad altri piacciono autori di letteratura, qualcuno si incuriosisce e se li fa prestare... è un lavoro molto delicato, so che potrei fare di meglio, cerco di confrontarmi proprio per arrivare a fare di meglio.

da Rosanna Rota il 15.07.06 15:02

caro andrea, il punto è se si è disposti a discutere "laicamente" (oggi si dice così) del perché certi treni arrivano in ritardo e certi no, e se si ha un'idea cominicabile ad altri (attraverso argomenti possibilmente falsificabili, dato che non risulta che nessuno disponga della qualità divina di convincere col pensiero, anche fosse in possesso di quella di vedere il vero) di cosa sia un orario, di cosa sia un treno, di cosa sia una strategia di movimento ecc ecc. Per far ciò si prendono in considerazione i treni esistenti e se ne discute, imparando lentamente anche grazie al sapere accumulato a distinguere tra argomenti che afferiscono al gusto - io preferisco i diretti - e altri che riguardano qestioni riconoscibili - sono le 8, e il treno sta ancora a 300 kilometri...

Diversamente si sta con i propri amichetti a dire quanto son belli certi treni e quanto è brutto o stupido o bastardo il capotreno di Saronno che li fa arrivare in ritardo.
La seconda ipotesi sarebbe affascinante, se avessimo tutti 15 anni.

da b.georg il 15.07.06 15:21

Non ho tempo di rispondere, tra poco sarò in una piazza a sentire Capossela. Più avanti mi piacerebbe approfondire con Rosanna o comunque quello che è uscito dal discorso di Rosanna. Conosco una persona che fa cose favolose in un liceo.
B Georg invece mi dà del quindicenne. Bene. Mi viene in mente Deleuze e il suo sincero amore per i tipi craccati. Spero che quel "quindicenne" che sta con gli "amichetti" sia un craccato. Voglio essere un craccato. Voglio essere tanto craccato da godermi la metamorfosi di Kafka alla faccia di quelli che hanno superato i quindici anni e fanno i discorsi "falsificabili".

da andrea barbieri il 15.07.06 18:26

Andrea Barbieri,
da lunedì sarò all'estero per due settimane, ma prima o dopo mi farà piacere continuare con te lo scambio di idee.

da Rosanna Rota il 15.07.06 19:40

ma che ridere però.
tutti questi commenti mi suscitano ilarità.

insomma la pulsatilla nazionale ha chiuso i commenti sul suo blog a tempo indeterminato e scrive a chiare lettere che se ne strafotte degli assegni, degli autografi, delle strategie editoriali... a questo punto mi pare se ne strafotta pur del libro tutto.. ahahahaah... ehm. ma soprattutto dice di strafottersene e molto dei commenti... ahahah. va beh.
continuate a farle del male. ahahhaah.
ma che ridere però.

un saluto

da cara polvere il 16.07.06 12:46

Cara Polvere,
non credo che esprimere un parere su un libro, anche negativo, sai fare del male al suo autore.
Qui, Giulio, Barbieri e gli altri hanno espresso un loro parere, condivisibile o meno è comunque un loro parere.
Pulsatilla può tranquillamente fregarsente dei commenti al suo libro, anche questo è condivisibile o meno, ma non può (non dico che lo abbia fatto) pretendere che non se ne parli.
Io il libro non l'ho letto e quindi non posso giudicarlo secondo una mia personale impressione.
Posso però dire che se la discussione che scaturisce dai commenti di questo post rimane civile e viene di volta in volta argomentata, non possa che far riflettere che legge.
Non vorrei però che si pensasse che a dare un giudizio negativo ad un libro si passi per il borioso che vuole scagliarsi a tutti i costi anche contro il suo autore. Sinceramente non mi è parso che qui si faccia un'operazione del genere.
Saluti.

P.s Cara Polvere, questo è il mio parere, solo il mio parere.
Gianluigi

da Gianluigi il 16.07.06 13:31

io non ti do impunemente del 15enne andrea. auspico che tu accetti di considerarti pari di quelli che qui discutono di libri, e finora non ho detto altro. Invece rovesciare ogni volta il tavolo è molto teatrale, ma un po' faticoso per quelli che ci stanno seduti attorno (e ti assicuro che qualche pagina di kafka e di deleuze l'abbiamo letta anche qui, né questo ha un particolare valore per giudicare la nostra vita o il nostro gusto migliori di alcunché. questo sì sarebbe adolescenziale).

da b.georg il 16.07.06 18:22

Spietatamente off topic, andrea "titonco" è un piacere rileggerti.

da tonino pintacuda il 16.07.06 21:32

ç Gianluigi.
certo che lo so che sono tutti pareri, compreso il mio.

trovo veramente ridicolo, a meno che non sia una trovata commerciale dell'editore quella di sputare nel piatto, diciamo, "in cui ella mangia".
certo che l'atteggiamento siffato dà un'infarinatura da bohemienne un po' stonata... ma tant'è.
poi ognuno è libero di commentare anche chi se ne frega dei commenti ma forse spia dal buchetto della serratura.
bah.
un saluto
paola

da cara polvere il 16.07.06 22:57

Cara Polvere, a me, a dire la verità, la cosa che più mi fa riflettere è il passaggio da un critica al libro di Pulsatilla ad una critica su ciò che si recensisce in generale.
Chissà, magari hai ragione tu, Pulsatilla sta attuando una mossa di marketing studiata a tavolino o, forse, si è semplicemente stufata di leggere commenti che lei reputa inutili o dannosi al proprio stato psico fisico.
Io non la conosco e quindi non posso giudicare, però mi fa piacere seguire la discussione che sta nascendo qui.
E per quel che riguarda il buco della serratura: io sono convinto che tutti, prima o dopo, una guardata ce la danno.
Saluti
Gianluigi

da Gianluigi Bodi il 17.07.06 08:24

Caro Andrea. Ti rispondo solo ora e brevemente perché sono stato - e sono ancora - in viaggio.
Ho parlato di questo libro perché sono interessato alle scritture che vanno e vengono dalla rete, e dei cambiamenti che le scritture attraversano quando vanno e vengono dalla rete alla carta e dalla carta alla rete. E queste scritture mi interessano, tra l'altro, perché io stesso vado e vengo dalla rete alla carta eccetera; e faccio fatica a rendermi conto di ciò che succede addirittura alla *mia* scrittura.
Poi, credo che le "operazioni editoriali" vadano capite e non ignorate. Esiste anche una storia materiale della letteratura (vedi i discorsi che facevo qui: http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/01/che_cosa_chiedo.html ) e credo che valga la pena ragionarci sopra.

da giuliomozzi il 17.07.06 20:04

quando torni, giulio, se hai voglia e tempo, mi piacerebbe sentire il tuo parere su ciò che chiedevo prima di questa discussione (da unico a tipico: in che senso dici che dipende dalla disposizione della materia nel libro? o se non altro da quello, quindi forse c'è altro?)

da b.georg il 18.07.06 10:30

Non è solo questione di disposizione della materia, ma proprio una questione di modo di raccontare; e di relazione che il libro tenta di avviare con me. Un libro che tenta insistentemente di spiegarmi come devo essere per essere degno lettore del libro stesso, non è un libro che mi persuada (e questa è la parentela con Cosmopolitan: una rivista che ti spiega continuamente come devi essere per essere... una degna lettrice di Cosmopolitan).

da giuliomozzi il 18.07.06 15:23

Allora Giulio mi dispiace che il centro dell’interesse per te non sia più la parola eversiva ma questa cosa procedurale del tragitto dalla rete alla carta. Sulla manovra editoriale poi in questa recensione non c’è traccia, risulta completamente ignorata. C’è soltanto lo stupore di aver trovato un testo che dietro la pellicola divertente ha un carattere normativo, che tende a rimpicciolire la nostra libertà.
Allora per consolarti ti racconto l’ultimo libro che ho letto, tra domenica e lunedì, si intitola Alla luce del Sud, lo pubblica Archinto. Le sue caratteristiche.
Costa molto (16 euro per 149 pagine) perché nessuno ne parla o se ne parla dipinge l’autrice, Anna Maria Ortese, come sgradevole.
E’ nato per quell’ur-blog che erano le poste (sono lettere di Ortese a Pasquale Prunas e anche altre cose). Poi curato stampato e rilegato è diventato libro.
In copertina c’è un ritratto di Prunas disegnato dalla Ortese, senza tecnica e molto bello.
E’ breve e pieno di idee che crescono.
Contiene un testo straordinario, Le giacchette grigie della "Nunziatella”, che parla dei redattori della rivista Sud, della “misura” e della “visione”: sembra di ascoltare Kafka che parla a Janouch, con la stessa delicatezza, fragilità, grandezza.
E’ un libro sul sogno della scrittura e sulle sue conseguenze. Una di queste è non poter lavorare se non scrivendo. Oggi esistono tanti libri sul lavoro, questo è in direzione pericolosamente contraria.
E’ un libro sulla mortificazione continua della ricerca di denaro, quindi è il libro di una persona con le spalle al muro: è un libro sull’ostinazione e sul coraggio.
E’ un libro che insegna a non odiare ma allo stesso tempo a non ammutolirsi, a guardare ed esprimere senza consolazione.
E’ un libro in cui vagheggiare di un semplice viaggio a Parigi, preparare quel viaggio, informare Prunas, cercare i soldi è come aver raggiunto la terra promessa.
E’ un libro sulla spiritualità, sempre laica.
E’ il libro di una grandissima scrittrice del novecento che si stupiva per l’interesse di Vittorini.
E’ un libro sulla famiglia che non c’è, sull’amicizia che sostituisce la famiglia.
E’ un libro scritto in tante case diverse. E’ un libro sulla generosità di chi ha accolto la Ortese permettendole di scrivere, e su chi chiedeva il fitto.
E’ un libro in cui Prunas resta in silenzio ma il lettore capisce quello che fa e che sente.
E’ un libro sul freddo.

da andrea barbieri il 18.07.06 23:18

Andrea, quando dici: "mi dispiace che il centro dell'interesse per te non sia più la parola eversiva ma questa cosa procedurale del tragitto dalla rete alla carta", sbagli a dispiacerti: perché il fatto non sussiste.
[a] Il fatto che io mi interessi di una cosa non significa che quella cosa sia "al centro del mio interesse", e tantomeno significa che un'altra cosa abbia smesso di essere "al centro del mio interesse".
[b] La parola in rete si è data, si è spacciata, è stata creduta, pretesa e venduta come "parola eversiva".
[c] Il libro in questione è l'esempio di una scrittura che, nel passaggio da un mezzo all'altro, perde tutta la sua carica (non enorme neanche nella rete, eh!) "eversiva" (e quindi svela anche la non "eversività" della stessa scrittura in rete).
Sulla manovra editoriale dico tutto ciò che è necessario dire: una scrittura "moderatamente eversiva" (se così si può dire...), letta da quattro gatti in rete, può essere smerciata alla grande (che poi: al di là delle recensioni ecc., io vorrei sapere come sta andando il libro) a patto
[1] di non essere più "eversiva", neanche "moderatamente";
[2] di uniformarsi a un modello standard (qui dico: Cosmopolitan);
[3] di trasformarsi (e questa, secondo me, è la cosa importante) da scrittura narrativa in scrittura prescrittiva.

da giuliomozzi il 19.07.06 09:46

"al di là delle recensioni ecc., io vorrei sapere come sta andando il libro"

a quanto ne so credo che il libro sia andato benino - più che altro perché l'editore ha scelto di spendere molto in promozione, cosa che peraltro non è vietata per legge ad alcun altro editore anche meno straccione di castelvecchi e non configura un reato di lesa letteratura, semmai è un invito a qualche editore un po' troppo snob a scoprire che esiste una cosa come il marketing, e che non puzza: significa "far giungere l'informazione al potenziale acquirente". Cioè, non a te, andrea, che non l'avresti comprato comunque, ma al pubblico che di solito legge quelle cose (che pure esiste, e non possiamo metterlo in galera, no?).
Se uscisse un nuovo libro di xxx (uno che a te piace) non vorresti esserne informato? Ecco quello è marketing (tu mi dirai: No! È informazione indipendente, è giornalismo culturale! Ecco, quando dico che castelvecchi ha speso molto, a cosa pensi tu? ;-) Ma questo sarebbe un altro discorso...)

So che è arrivato fino al sesto posto nella classifica della narrativa italiana (di suo molto asfittica). Ne hanno stampate 30.000 copie. Numero interessante, ma certo non un best sellers.
Ho una pila di libri arretrati, e non lo leggerò perché non è proprio il mio genere. Tuttavia dato che non penso certo che il suo succeso levi qualcosa a me, sono contento per lei.
Evidentemente non ho un'idea salvifica delle letteratura, forse addirittura il contrario... (e pur avendo letto tutti i libri della Ortese, ti confesso andrea che non mi sento migliore, ahimé)

da b.georg il 19.07.06 10:27

Che tu ti senta o non ti senta migliore B Georg è un problema tuo. A me non importa nulla. Come non importa che tu mi attribuisca delle risposte a certe tue domande francamente stolide come quella del marketing (tra l'altro ti risponderei che Castelvecchi fa del marketing anche quando pubbblicizza un suo successo editoriale come Millepiani di Deleuze-Guattari).
A me importa lasciare la testimonianza che si possono leggere cose eversive anche oggi e che quelle cose possono cambiare il lettore. A me importa ricordare che ci si scorda di libri che hanno caratteristiche di eversività per dirigere, divertire, l'attenzione su oggetti che sono intrattenimento di bassa qualità (esiste, lo ricordo sempre, intrattenimento che è poesia, La città incantata ne è l'esempio).
Io, lasciata questa testimonianza, compiuto il mio piccolo atto di resistenza che arriverà probabilmente a pochi o nessuno, sono in pace, e posso proseguire il mio percorso di scoperta.

da andrea barbieri il 19.07.06 11:59

oggesù...
non c'è verso.
criticare pulsatilla vuol dire dimenticarsi della ortese? ma che logica usi?

(sorvolo sulle domande stolide: forse per te è stolido far notare che ci sono giornalisti recensori che prendono la stecca? pure quando ti si dà ragione riesci a polemizzare)

(vorrei farti leggere i dati di vendita di millepiani: un vero successo editoriale! :))

comunnque mi fa piacere che tu ti senta in pace testimoniando come atto di resistenza destinato a una nobile oscurità, che si può leggere libri "eversivi" (la ortese...) che peraltro non sono vietati da nessuno e probabilmente qui abbiamo letto tutti da ragazzi.
Buon per te, davvero. Occhio a non sciuparti la camicia con tutto 'sto coraggioso sturmundrang.

da b.georg il 19.07.06 13:56

Senti B Georg, io non so cosa vuoi da me. In questo colonnino mi sono rivolto a Mozzi e tu sei intervenuto a rispondere. Rispondendo ti sei rivolto a me con un "amichevolmente" ma già dopo poche righe mi hai attribuito intenzioni non mie. Hai sostenuto che si devono dire cose falsificabili sulla letteratura altrimenti si sta con gli amichetti (allora caro mio dovremo stare tutti zitti per l'eternità!). Ora addirittura fai domande stupide e pretendi di sapere le mie risposte che naturalmente sarebbero ancora più stupide delle tue domande ("sarebbero" perché come vedi non sono le mie risposte).
Come te lo devo dire?, ho capito il tuo punto di vista ma non mi interessa e trovo mortificante che tu cerchi assidumente di tirare i tuoi piccoli colpetti, le tue pessime ironie, come quella dello sturmundragn, o quell'altra, per cui Millepiani non sarebbe un successo editoriale (e invece lo è, è andato esaurito in un anno o poco più; è un successo, un piccolo successo). Probabilmente quando Castelvecchi farà un bilancio di questa scommessa della fabbricazione di un best seller a tavolino, troverà che costi e guadagni saranno alla pari, ma se va bene visto che ha investito somme astronomiche in promozione. Dunque può anche darsi che la Ballata diventi un insuccesso rispetto a Millepiani.

da andrea barbieri il 19.07.06 14:28

"io non so cosa vuoi da me"
:)))
stavo solo discutendo, non ti preoccupare, non è infettivo. cercavo di "falsificare" le tue posizioni trovandole illogiche. se ho insistito troppo mi spiace.

da b.georg il 19.07.06 17:43

Ciao giuliomozzi, sai che non sapevo Cosmopolitan avesse questa stranissima paerentela con la Commedia di Dante? Sì, perché anche quello insiste a darti continue chiavi di lettura per poter leggerlo e comprenderlo. Ma mi sa che son cose diverse: Dante parla di un possibile mondo di essere, Pulsatilla racconta come devi essere per star in questo 'mondo'.

da Ulisse Fiolo il 20.08.06 13:14

E' un libro per me bellissimo, che va preso per quello che è e che vuole rappresentare, la storia di una ragazza punto e basta, non lo vuole far passare per un best seller.
Non ha pudori e questo, da una donna, non te lo aspetti. In più è scritto veramente bene con delle descrizioni degne di autori blasonati, anche se devo amettere che qualche pagina l'ho saltata, un pò mi stufavano le descrizioni sui cibi e sul gergo locale.
Comunque più che positivo brava!

da Mauro il 17.10.06 22:17




Vuoi salvare i dati?

: