La morte cambia: cambiamo la morte
Torino, 12 giugno 2000
Ciao Giulio.
Quando sono arrivato a metà del tuo Il culto dei morti nell'Italia contemporanea ho pensato che non avrei mai voluto che mia figlia lo leggesse.
In quel momento stavo malissimo. Già dalla prima sezione del poema-oratorio continuavo a percepire quel non-odore che mi assale quando per strada mi trovo di fronte, improvvisamente, ad un incidente stradale. E' un non-odore inavvertibile, pesantissimo, che mi stringe lo stomaco in un pugno di ghiaccio. Alcuni dicono che è la puzza della paura. Per me, invece, è il non-odore che contraddistingue l'incontro con la morte. Non la morte stessa, o i morti, o la causa della morte. Soltanto l'incontro con lei, quando lei è lì: e si vede.
Qualcuno potrebbe dire: "Bella forza, è un libro dedicato al culto dei morti...". Ma il problema è più complesso. Intanto c'è sempre la corporalità degli spazi bianchi che separano le tue parole, anche se qui sei meno nudo che in Il male naturale: il tuo corpo c'è sempre, e qui come non mai con tutto il bianco della pagina che accompagna l'andare a capo dei versi. Ad ogni pagina che sfogliavo una curva. Dietro la curva il non-odore, il tuo corpo disteso sul foglio, nudo, ma coperto pietosamente da un telo. L'incontro con la morte che attanagliava il mio di corpo. Altra pagina. Altra curva. Altro tuo corpo nudo coperto da un telo, disteso sul bianco dell'asfalto-carta. Il non-odore. L'incontro con il ghiaccio del mio intestino. Fine della pagina. E ancora avanti.
Quando sono arrivato a pagina 50, a metà del libro, alla fine della sezione Il nome della persona amata che hai scritto con Caliceti, non ce la facevo più. Stavo male. Non volevo che mia figlia leggesse mai quel libro. In compenso avrei voluto avere te lì di fronte, magari con Caliceti visto che quella sezione del poema-oratorio l'avevi scritta con lui, e così, con tutta calma, picchiarvi sistematicamente per un'ora, tanto da restituirvi corporalmente il male che mi stavate causando.
Non ne faccio una questione di qualità estetica, di valore letterario (che per me, lo sai, significano rapporto complementare e indissolubile fra contenuto-forma-struttura-linguaggio). In questo caso non potrei che sottoscrivere in pieno ciò che ha già affermato Aldo Nove: "Il culto dei morti nell'Italia contemporanea è uno dei più bei libri di poesia italiana del Secondo dopoguerra che abbia letto". Io sto parlando di dolore, che insiste ad essere una costante della tua scrittura: perché se Il male naturale mi aveva ferito con un coltello da cucina, e Fantasmi e fughe mi aveva divertito seminandomi di piccole bruciature, qui mi stavi torturando con scientifica ed appassionata determinazione, cercando di non farmi svenire mai.
Poi non so che cosa sia successo. La parabola dolorosissima e discendente si è arrestata. Lentamente siamo risaliti. Il non-odore via via l'ho percepito sempre meno. Il tuo corpo sulla pagina-asfalto ora era seduto. Poi in piedi che si reggeva la testa. Infine vicino all'autoambulanza che scherzava col personale sanitario.
Sono tornato a respirare.
La prima volta con la sezione dedicata a Sarajevo, e in particolare con la preghierina (pp. 62-64).
Poi certamente grazie alla sezione Divino!, la cui prima parte dedicata a Eros Alesi mi ha fatto godere, semplicemente. Tu sai quanto io abbia amato i frammenti di Alesi, e risentirlo vivo attraverso la tua scrittura è stato bellissimo. In un libro dedicato al culto dei morti tu ne hai resuscitato uno per qualche minuto (e in quei tre fogli per l'eternità). D'altra parte, come scrivi tu al tu divino (p. 70):
"Tu che sei il dio del principio e della fine: tu che per te il tempo è solo una vacanza dall'eternità: tu che non si è mai capito cosa combinassi prima di creare il mondo e il tempo: tu che non si è mai capito perché dopo aver fatto il mondo e il tempo dovresti disfarli e ripristinare l'eternità".
Adesso che il dolore della tortura si è attutito e non incontro più la morte, penso con piacere anche alla sezione Uccisioni rituali di animali, e altri riti (pp. 27-33) e addirittura alla sezione che segna l'apice della parabola, quei versi scritti con Caliceti che io continuo a pensare oscenamente e vigliaccamente terribili.
Poi altro. Poi quasi tutto. Vorrei che i cosiddetti giovani d'oggi leggessero il tuo poema-oratorio, per loro potrebbe diventare addirittura un "cult book" (= "Un culto per i giovani italiani Il Culto dei Morti nell'Italia Contemporanea"...con un titolo di giornale così mi farei un sacco di pippe per ore ed ore).
Vorrei davvero che tutti quelli che avranno quarant'anni tra il 2010 e il 2020 leggessero ora il tuo libro, anche se sono convinto che loro non sentiranno quel non-odore che ho avvertito io, non staranno così male come sono stato io. Credo che noi quarantenni abbiamo una percezione della morte diversa dai venti-trentenni. Per loro penso sia meno evento, quasi fossero tornati ai tempi dei nostri nonni (quando si moriva di più, era più facile morire: più abitudine). Loro ci sono arrivati dalla parte opposta, credo, il fato-destino-provvidenza ha compiuto uno strano giro. Non credo siano più insensibili, ma certo riescono a parlare della morte con non-chalance, quasi tranquilli. Io sono fuggito quando l'interminabile agonia di Alfredino (p. 7) è stata data in tivù per ore, io ero ossessionato dal non-odore e dallo strazio. I ventenni, oggi, guarderebbero la scena soffrendo un po', mangiando qualcosa, soffrendo ancora, inviando qualche sms dove: "Cazzo, che merda", continuando un po' a soffrire, andando a letto che è quasi mattina.
LA MORTE CAMBIA: CAMBIAMO LA MORTE.
Ecco un bello slogan per una campagna pubblicità-progresso. Ecco perché vorrei che mia figlia, quando sarà più grande, non leggesse Il culto dei morti. Non perché le farà troppo male. Non perché le farà troppo poco male. Semplicemente perché tanto non riuscirebbe a capirlo, perché la morte è così tanto cambiata da aver reso inutile qualsiasi culto dei morti. Semplice utopia, Giulio.
"Sono troppo stanco,
la morte è una stanchezza
che non può finire".
(p. 68)
A presto.
Un abbraccio.
GIULIO MOZZI, Il culto dei morti nell'Italia contemporanea, Poema-oratorio, Einaudi, maggio 2000, pagine 102, € 8,26
Pubblicato da Roberto Tossani il 15.07.06 07:51