La difficile speranza, di Carlo Còccioli
di giuliomozzi
Di libri di Carlo Coccioli ormai ne ho letti tanti, e sinceramente non pensavo che a leggerne un altro avrei trovato di che stupirmi. E invece è successo con La difficile speranza (1947*), suo secondo romanzo dopo l'esordio di Il migliore e l'ultimo.
La storia è molto semplice. La guerra è appena finita. Tom, un giovane che è stato partigiano, va a trovare un amico, Rico, che abita nelle colline toscane. La famiglia di Rico è assai benestante: possiedono "roba", campi e boschi; sono gente di campagna, abituata alla vita parca, elementare nei sentimenti; e Rico è l'erede di tutto, designato sul letto di morte dallo zio chiamato "il Ricco". Rico è innamorato di una contadina: di una che non ha niente, se non sé stessa. Il padre di Rico, il signor Adamo; la di lui sorella, la signora Elisa; l'altra sorella, la signora Emma; la figlia vedova di questa, la signora Carlotta; sono contrari a questo amore. La signora Regina, madre di Rico, invece lo vede con favore: anche lei, d'altronde, era una semplice contadina prima di sposare il signor Adamo. Tutta questa gente, con varia servitù, figliolanze eccetera, abita in tre case poco distanti, l'Alta Dimora, la Vecchia Dimora e la Nuova Dimora.
Il giovane Tom, ospite trattato con assai riguardo da tutti, passa da una Dimora all'altra, parla con questo e con quella. Rico l'ha invitato per amicizia ma anche perché (come, si accenna a un certo punto, era già accaduto in precedenza) lo aiuti a districarsi nell'intrigo familiare. Tom cerca, con molto tatto e qualche incertezza, di svolgere il compito che Rico gli ha affidato. Ma si rende conto ben presto che, in quella famigliona, tutti si odiano, tutti esibiscono il loro odio senza nessuna capacità di contenerlo. Un odio che magari nasce da troppo amore, o da un amore in qualche modo perverso (come quello della signora Elisa, zia di Rico, che odia la giovine contadina semplicemente perché, senza saperlo, è a sua volta innamorata di Rico).
La storia è scandita da una serie di conversazioni tra Tom e i vari componenti della famiglia; ma di questo dico dopo. Il romanzo ha altri due ingredienti importanti.
Il primo è che Tom, proprio nel periodo in cui va ospite di Rico, sta scoprendo la propria omosessualità: ed è molto attratto dallo stesso Rico. Non c'è gioia, per lui, in questa scoperta; ma solo sofferenza, imbarazzo, senso di inadeguatezza, paura, e talvolta attacchi di violenza.
Il secondo è che su quelle terre è in atto lo scontro tra i contadini, trascinati dai comunisti, e i possidenti. E le violenze della guerra, della resistenza e delle perversioni della resistenza sono nella memoria di tutti. C'è quindi un clima di paura, di timore della sovversione. Una sera, ad esempio, a un ballo organizzato nella Nuova Dimora tra giovani coetanei di Rico (una cosa molto semplice, con un po' di vino e una fisarmonica), si presentano i comunisti con le bandiere rosse, scandendo: "Muoiano i signori e viva il popolo che langue!",
"Voi, che volete in casa mia?".
Quello dei tre uomini che portava lo straccio [la bandiera rossa] si avanzò. Rise e disse:
"Buona sera, padrone, ci vogliamo divertire".
Rico lo guardò minutamente per qualche secondo.
"Questa", disse poi, "è casa mia. A casa mia io avrei potuto anche invitarvi, ma non vi ho invitati. Vi ho invitati, forse?".
"No", disse l'uomo, "non ci avete invitato, padrone". (p. 177)
La scena finisce a botte, con qualche testa e qualche sedia rotta.
Il clima d'odio (familiare, sociale) si alimenta in tutto il romanzo, diventa a un certo punto asfissiante (il romanzo, come tutti i romanzi di Coccioli, è un pochino troppo lungo). Finché Tom viene guidato dalla signorina Bice, sorella di Rico, a una scoperta: se l'orrore della guerra, anche civile, ha ridotto tutti allo stato di "anime nude", cioè di pure pulsioni, di puri desideri incapaci di moderazione o mediazione o compromesso, liberando quindi tutti gli odii repressi, questo è un male apparente. Apparente, perché in verità
...al disotto di tutti i sentimenti che in noi stessi scopriamo e che nella nostra cecità disperata saremmo portati a servire, un sentimento esiste che va fatto emergere, allevato, curato come un tenero germoglio con cure amorosa, coltivato nel piccolo campo che è in noi - l'amore, fratelli, quell'amore che tali ci rende e che, scoperto e ingrandito dalle nostre lacrime e dalla nostra dolorosa volontà, dirada la nebbia del mondo in questa nostra vita terrena. (p. 290)
Ecco. Questa è una storia tipicamente coccioliana; così come tipicamente coccioliano è il "lieto fine" della scoperta, o almeno dell'intuizione, del Bene proprio attraverso il Male. E per queste cose La difficile speranza mi è piaciuto, ma non mi ha stupito.
Quello che mi ha stupito, è stato leggere le scene di conversazione in famiglia (spesso a tavola) alle quali Coccioli ha affidato il compito mostrare al lettore l'odio. Raramente ho viste scene di conversazione così impressionanti. Ne riporto, a mo' di conclusione, una (una delle più brevi, per praticità). Siamo nella Vecchia Dimora, dove abitano il signor Adamo e la signora Regina, Rico, la sorella Bice e altri. Si è cenato, si sta chiacchierando mentre si prende il fresco.
...poi il vecchio Adamo parlò con la sua voce lamentosa.
"Non so" disse "dove si andrà a finire. Me lo dica lei, signor Tom, dove si andrà a finire".
"Cosa?" chiese Tom con voce cortese e distante.
"Eh" fece penosamente il signor Adamo. Si raccolse un po' e disse: "Ieri sono andato a fare un giro con la moto per vedere certe bestie. Arrivai vicino al ponte che è giù e c'erano degli uomini che lavoravano. Quando mi videro, cominciarono a cantare: Bandiera rossa, che trionferà! ed uno anche urlò: Abbasso i capitalisti! Così disse: Abbasso i capitalisti; me lo gridò sul viso, ho sentito proprio il suo fiato sul viso, un fiato maleodorante. Così non si sa dove si va a finire, lo sa lei signor Tom dove si va a finire?".
"Lo sa il Signore" disse la signora Regina che continuava a girare per la cucina. "Io dico: sia maledetto il denaro. Senza il denaro queste storie nel mondo non succederebbero".
"Puah", fece il vecchio "puah. Ecco uno dei soliti discorsi".
"Tu" disse la signora Regina "per i soldi daresti via i figlioli".
"Questa" disse il marito "è una cretineria che dici tu".
"Verità" disse la donna. "Daresti via i figlioli per i quattrini". Intanto, così dicendo, sorrideva, e non sembrava per nulla arrabbiata; cosicché Tom se ne meravigliò non poco.
Il signor Adamo era tutto corrucciato. Esclamò:
"Perché dici questo? Ecco che dici queste cattive cose davanti ai figlioli, non è bella cosa, loro potrebbero crederci, credere, chissà mai, che io sarei disposto a perder loro pur di conservare i quattrini".
"Lo faresti", la donna disse con calma "non vi è uno di voi fratelli, vivi o morti che siate, che non lo farebbe".
"O babbo", fece la sorella maggiore di Rico "o mamma".
"Accidenti!" disse il signor Adamo.
"Cominciamo" mormorò Rico a Tom, e poggiò il capo sulla tavola, chiudendosi le orecchie con le mani.
"Signor Tom", disse il signor Adamo "non ci creda, sono cretinerie".
"Signor Tom", disse la signora Regina "ci creda o non ci creda io dico solo: accidenti ai soldi. Cristo ha detto: Amate la povertà, ma nessuno la vuole amare. Tutti si guardano bene dall'amarla, accidenti ai soldi".
"Così" disse il signor Adamo "tu daresti ragione a quei porci che mi hanno gridato: Bandiera rossa che trionferà, sulla faccia, ed uno puzzava di cipolle!". Poi gemette e si sentì scricchiolare la sedia, perché appunto egli gemendo vi si muoveva pesantemente.
"Che c'entra?" disse la donna. "Ho detto forse che do ragione a loro? No, non l'ho detto. Solo ho detto: accidenti ai soldi. Del resto" aggiunse "anche tu puzzi di cipolla".
"No!" esclamò l'uomo con sdegno.
"Oh!" disse la donna "non c'è dubbio che ogni volta che mangi la cipolla poi puzzi di cipolla".
"Che c'entra", si lamentò l'uomo "che c'entra".
"C'entra" disse la donna.
"Non c'entra!" disse l'uomo con uno scatto di rabbia. "Si parlava di figlioli e di soldi, non di cipolle e di puzzo. Ho detto cipolle così per dire, Dio santo, ritiro quello che ho detto. Dirò che l'uomo che mi ha gridato sulla faccia: Bandiera rossa che trionferà, odorava di rose!".
"Storie", disse la donna "già l'hai detto che puzzava di cipolle, l'abbiamo sentito tutti, è inutile che tu cambi le carte in tavola. Poi che c'entrano le rose?".
"Oh" fece l'uomo con dolore. "Oh!".
"Oh" fece la donna. Poi soggiunse con caparbietà: "Io so questo: che i figlioli sono usciti dal mio corpo e che io dico, e posso dire: accidenti ai quattrini". (pp. 41-44)
Tutte le "conversazioni d'odio" hanno questa forma: sono conversazioni tra sordi, circolari, che tornano sempre sulle stesse piccole formule linguistiche; la sostanza del discorso, appena viene detta, spesso solo allusa, subito sparisce, viene ricoperta dalla ripicca minima (come, qui, dalla faccenda delle cipolle); i principi che vengono chiamati in causa sono dichiarati, ed elementari: il diritto di chi ha la roba, il diritto di chi ha generato, il diritto di chi si è sentito defraudato. L'effetto, soprattutto quando c'è in scena la signora Elisa, è devastante.
E, se non altro per la grande efficacia di queste scene, che sarebbero da citare e studiare in qualsiasi famigerato corso di scrittura creativa dedicato al dialogo, anche chi trovasse insopportabile o insulso il messaggio coccioliano (e, ammetto, ci sono ottime ragioni per trovarlo insopportabile o insulso) dovrebbe dare un'occhiata a questo libro.
Ahimè, assai difficile da trovare.
La difficile speranza, Edizioni La Voce, Firenze 1947, pp. 292. L'ho acquistato tramite Mare Magnum, pagando 35 euro (Libreria del Viale, Palermo) un esemplare non proprio perfetto (sovracoperta con strappetti ecc.). Un esemplare in "ottime condizioni" (e infatti costa 75 euro) è segnalato, sempre da Mare Magnum, presso la Libreria Pontremoli di Milano.
Pubblicato da giuliomozzi il 30.05.06 15:43