12.05.06

Intervista a Cinzia Bomoll

di Federico

Cinzia BomollCinzia Bomoll ha esordito da poco con il romanzo "Lei, che nelle foto non sorrideva", edito da Fazi.
Era sera e ne stavo terminando le ultime pagine quando il computer mi ha avvisato, con un segnale, dell'arrivo di una e-mail. Era di Cinzia, l'autrice, che era capitata - proprio in quel momento - sul mio blog. Ci siamo fatti compagnia a vicenda, quella sera. Le ho proposto un'intervista e lei ha accettato. La ringrazio della disponibilità, augurandole una buona vita.

BDL: E’ quasi inevitabile iniziare questa intervista con una domanda sulla copertina del tuo romanzo: un tuo autoritratto doppio. Mi piacerebbe sapere perché hai deciso di impersonificare tu stessa le due gemelle. Di chi è stata l’idea?

CB: La verità sulla foto della copertina è che quella foto esisteva già prima del romanzo. Sono due autoscatti di me stessa con e senza parrucca che mi sono divertita ad unire con un fotomontaggio dando vita così metaforicamente a un ritratto del mio doppio (a me piace indossare parrucche a seconda dell’umore e vedermi diversa). Questa foto mi ha ispirato un capitolo del romanzo in cui si spiega quando Giovanna ritrasse le due gemelle. L’ho proposta a Fazi, gli è piaciuta ed è divenuta la copertina del libro.

BDL: Molti scrittori si nascondono dentro ai loro personaggi. Tra i ringraziamenti ci fai capire che non c’è nulla di autobiografico nella famiglia (la madre, il padre). Io, invece, ti chiedo: quanto di Cinzia Bomoll c’è in Ester e Alice, le gemelle?

CB: C’è un po’ di me sia in Alice (per ciò che vorrei avere il coraggio d’essere), sia in Ester (per un mio certo passato), in Giovanna (per un po’ del mio presente), e perfino nel padre delle due (in quell’appigliarsi alla musica e alle spensieratezze). Poi parecchi spunti li ho presi dalla realtà che ho visto attorno a me, in certe persone che ho conosciuto. Ho mixato diverse sensazioni della mia vita, vissute da me in prima persona o raccontatemi.

BDL: Io penso che questo tuo romanzo sia un libro sulla diversità. Sulla diversità che si nasconde nei particolari microscopici delle persone. Un taglio di capelli, una ruga, un primo bacio: è possibile desumere molto dai piccoli dettagli. E’ un’impressione corretta?

CB: Sì. Penso che la diversità sia anche questo: un’accozzaglia di minime sfumature. Perciò un romanzo che descrive più personaggi credo sia bene ritragga i dettagli minuscoli, quelli che quasi passano inosservati nella vita reale ma che sulla pagina possono essere rimarcati e ricamati.


BDL: Asia Argento dice che nel tuo romanzo c’è tanta voglia di vivere. Io credo che invece traspaia tanta voglia di resistere alla vita (grazie alla combattente Alice). C’è una differenza sostanziale. Che ne dici?

CB: Alice è una tosta, una in eterna sfida col mondo. A volte sembra essere una corazza la sua, dietro cui si cela una certa fragilità, ma in realtà è forte davvero. E’ che è talmente sicura di sé che nemmeno si pone il problema di sembrare fragile. Riesce a fregarsene anche di quello. E fa sempre come le pare, è una che va controcorrente, ha un modo di vedere tutto suo: nel sesso, nelle amicizie, con gli uomini, con i genitori e con la sorella. Il suo carattere, il suo combattere sempre è il risultato di una rabbia che ha da sempre, quasi innata, da quando, probabilmente, già nel ventre della sua madre-bambina incinta sentiva di non essere desiderata, di essere un incidente. Mentre Ester si è sempre sentita in colpa per essere venuta al mondo, Alice no, e difende la sua vita, che ritiene meritata, bella o brutta che sia, coi denti.

BDL: I maiali. Hanno un ruolo simbolico, secondo me. Il loro pianto è struggente e sembra esplicitare il dolore, che avvolge i personaggi e gli oggetti. Mi piacerebbe sapere da dove viene questa idea.

CB: Viene dal fatto che in Emilia i maiali fanno parte dell’habitat. Io vengo da una zona in cui si è calcolato che c’è un maiale ogni tre abitanti. Da noi, chi ha una porcilaia è un benestante, perciò questo ritratto di famiglia borghese di origine rurale è ben coerente, secondo me, con la zona in cui il romanzo è ambientato, cioè la ricca provincia emiliana che può generare il vuoto esistenziale. La più volte citata Emilia Paranoica.
Inoltre il maiale è un animale inquietante, con questa sua caratteristica di poter divorare completamente un essere umano in poco tempo. Mi piaceva l’idea di accostare i maiali a questa famiglia, quasi come metafora di una minaccia che incombe.

BDL: Pensi che alla base del rapporto tra Ester e Alice ci sia qualcosa di morboso e psicopatologico oppure credi che sia un comportamento naturale?

CB: L’attaccamento morboso è una caratteristica tipica dei gemelli. Io l’ho fatto degenerare in un qualcosa di più complesso e perverso. Non tanto perché le due ragazze sono gemelle ma perché vivono una condizione famigliare e sociale che le porta ad essere fatte così. Certo, se non fossero state gemelle credo che sarebbe stato più facile salvarsi per entrambe. Invece Ester paga, per il fatto di essere sempre stata quella di troppo. So che sembra crudele, ma fu lei, la prima, già da piccola a crearsi la sua stessa condizione di vittima.

BDL: Il titolo è emblematico. “Lei, che nelle foto non sorrideva”. E’ molto efficace. Si ricollega ad un discorso un po’ macabro. Sulla lapide di Ester viene messa la foto di Alice, la gemella che invece sorrideva. Viene naturale pensare ad Alice come alla sopravvissuta di una selezione naturale, che premia il compromesso e l’estroversione. Credi che questo sia vero anche nella vita reale?

CB: A queste gemelle succede quello che può succedere all’interno della psiche di un’unica persona, si arriva ad un certo punto in cui certe pulsioni negative vengono subissate da altre positive, per sopravvivere.
Non accade sempre però, anzi talvolta accade il contrario. Perciò non posso affermare che nella vita reale prevalga sempre il meglio. Io stessa non sono poi così certa che Alice, fosse la migliore delle due. Anzi. In un certo senso, secondo me, Ester è sempre stata più figa. E in fondo lo sapeva anche Alice, per questo l’ha suicidata. Vince fregando.

BDL: Una dinamica che viene ben rappresentata è quella del ricatto affettivo. La madre è un personaggio repulsivo (per le figlie e per il lettore) ma anche paralizzante. Si intuisce chiaramente che una buona quota del male di vivere sia stato alimentato dalla sua depressione. Come è nato questo personaggio così genuinamente passivo?

CB: Quello della madre è uno dei personaggi a cui sono affezionata di più, è il più viscerale, anche perché è uno dei meno costruiti. E’ un personaggio drammatico, secondo me il più drammatico di tutti quelli che ho descritto, ma allo stesso tempo semplicissimo. E’ nato ripensando a certi sguardi vitrei di donne accasciate sulle panchine del parco del policlinico di Modena, vicino al reparto psichiatrico e a certe storie di donne che negli anni qualcuno mi ha raccontato.

BDL: Da un certo momento in poi, contrassegni i capitoli con un capo d’abbigliamento (la felpa con Vasco, il giubbotto imbottito, la camicia di lino,ecc.). Perché?

CB: Soprattutto per malinconia personale. Io stessa ho abiti che mi ricordano fatti della mia vita e per questo non ho il coraggio di buttarli. E poi per dare coerenza al personaggio di Alice, voce narrante, che siccome faceva la modellista e aveva studiato da stilista viene colta da una sorta di deformazione professionale nel rimarcare il tempo con gli abiti. Mi piaceva l’idea di scandire il tempo strappando i ricordi a capi d’abbigliamento.

BDL: Io trovo che una delle caratteristiche di questo romanzo sia la violenza. E’ multiforme: psicologica, verbale, emotiva. A questa turbolenza incessante sembrano fare da contraltare i luoghi e gli spazi, che vengono descritti come immobili, statici. Condividi questa mia analisi?

CB: Sì, lo dico proprio verso la fine del romanzo:”Qui è sempre tutto fermo e silenzioso. Siamo noi che ci siamo dovuti muovere. Non potevamo aspettare che si muovesse il resto”.
Credo che troppa staticità porti a volersi muovere. Non ci sono pietre di paragone perciò si può scadere negli eccessi, e gli eccessi portano spesso alla violenza.
Chissà perché le cose peggiori succedono sempre nei luoghi più remoti e tranquilli. Ci avete fatto caso?

BDL: Dalla tua biografia scopro che sei anche regista e sceneggiatrice cinematografica. Quale regista, ad eccezione di te, considereresti il più adatto per girare un film tratto dal romanzo? E per quale motivo?

CB: Innanzitutto, non ritengo debba essere io la regista più adatta a girare un film tratto dal mio romanzo solo perché l’ho scritto io. Quando scrivo per la narrativa tendo a staccarmi dal mondo visionario in cui sono calata quando invece scrivo una sceneggiatura per il cinema. Preferisco concentrarmi sullo stile della scrittura e sulla storia fine a se stessa, senza seguire le regole tipiche delle sceneggiature pensate per la realizzazione cinematografica.
Questa dei registi è la domanda più difficile che mi si possa fare. Volendo esagerare, mi viene in mente Sofia Coppola, per come ha già realizzato un film che ha delle affinità col mio romanzo. Lo cito anche all’interno: “Il giardino delle vergini suicide”. Jane Champion, perché la adoro e mi viene da pensare a registe donne, così a freddo. Poi, forse Lynch, sempre per i temi che tratta di solito, il doppio nelle donne, la violenza, i simboli, il sangue. Loach, ne darebbe un interpretazione schietta, realistica e rurale quale dovrebbe essere probabilmente. Haneke, inquietante, cinico, disperato nei suoi quadri statici, proprio come è il libro. Di italiano, Vanzina, perché forse sarebbe l’unico che riuscirebbe a rendere un po’ dell’ ironia che quasi nessuno coglie nel mio romanzo. Dai scherzo! di italiano, Sorrentino per la sua estrema sensibilità nel trattare la psiche dei personaggi pur non tralasciando i luoghi.

BDL: La scrittura. Estremamente drammatica, quasi ubriacante a tratti, con le esplicite descrizioni di odori ed umori. Leggendoti, ho subito pensato ad Isabella Santacroce. Pensi che abbiate qualcosa in comune? Con quali scrittori credi di essere in debito?

CB: Non pensavo di assomigliare alla Santacroce, non molto, almeno. Forse perché siamo conterranee e coetanee abbiamo in comune una maniera di sentire il mondo che ci circonda. Isabella, la conosco di persona. Per molti aspetti mi ricorda Ester. Io mi sento parecchio come Alice. Perciò mi turba un po’ che qualcuno ci affianchi.
Mi sento in debito con Ellroy, Italo Calvino, Carver, la Kristof, Tondelli, Franzen, Eugenides, Houellebecq, Philip K.Dick, Pirandello, Cortazar, la Duras, Moravia, Capote, Beckett, Pasolini, Steinbeck, non tanto perché osi affermare ci siano similitudini tra me e loro, ma se non altro per le grandi emozioni che mi danno.

BDL: Mentre procedevo con la lettura, mi facevo un’idea: che questo romanzo possa far male più ad un uomo che ad una donna, perché sconsacra i simboli della femminilità. Il taglio di capelli, i vestiti, l’idea romantica della prima volta: sono dei topoi destrutturati. L’uomo moderno deve fare i conti con questa verità o è solo (brutale a dirsi) fiction?

CB: Non è fiction. Queste cose succedono. La perdita della verginità come la svolge Alice è una storia vera. Il rifiuto dei ragazzi e del sesso romantico esiste. E’ una sfaccettatura di certe femmine. I maschi possono sempre consolarsi con le tradizionaliste, che esistono ancora, ma che poi non si lamentino se finisce male, solo perché pensavano di essere in una botte di ferro apparente.
A volte sarebbe bene accettare certe donne anche se non rientrano nel giudizio classico e antico del termine, anche se “sconsacrano” i simboli della femminilità, magari hanno più cose da dire, sono più emozionanti e sono meno noiose. Sono cambiate le donne, perché non dovrebbero cambiare gli uomini? Basterebbe riuscire a bilanciarsi in maniera nuova.

BDL: Le citazioni cinematografiche e musicali, nel libro, hanno un ruolo centrale. Quale disco (o dischi) ti ha accompagnato nella scrittura di questo romanzo (se ce n’è uno)? Quanto tempo hai impiegato per scrivere il romanzo?

CB: Cito “Harold e Maude”, che mi colpì quando lo vidi
tanto tempo fa, per come attraverso i tentativi di
suicidio riesce a far comprendere quando sia
importante imparare a vivere. Perciò lo vedevo
funzionale per le mie due gemelle. Cito Wong Kar Way,
perché è uno dei miei registi prediletti.
La musica dei Dead Can Dance l’avevo spesso in
sottofondo perché oltre ad essere attinente è molto
rilassante e stimola la fantasia. Logicamente
Morrissey e gli Smiths. Anche i Noir Desir, mi hanno
ispirato, i Radiohead e i Ramones… anche la musica
classica ho messo spesso… mi aiuta molto a scrivere.
Il romanzo l'ho scritto in qualche anno. Ho iniziato
scrivendo per me, per esorcizzare la fine di una
relazione di anni, con un ragazzo che ho trasmutato in
Ester. Poi ho sospeso per più di un anno, lavoravo
tutto il giorno per la TV e non pensavo più a
scrivere. L'ho ripreso, quando una collega e amica,
leggendolo si è incuriosita mi ha incitato a
continuare a scriverlo e cercare di finirlo. E' stata
una stesura un pò sofferta, e credo si possa cogliere
questa caratteristica tra le righe.

BDL: Come forse sai, la nostra è un’accolita di lettrici e lettori. Ci interessa conoscere non solamente lo scrittore-scrittore ma anche lo scrittore-lettore. Tu leggi molto?

CB: Leggo in media due libri a settimana. Dipende molto dal lavoro fuori casa.

BDL: Ogni lettore ha dei suoi personalissimi rituali. Tu, da lettrice, ne hai qualcuno? Come leggi? Dove leggi?

CB: Leggo sempre prima di dormire. E’ un rito. E’ il mio sonnifero naturale, adoro addormentarmi col libro in mano e la luce accesa e svegliarmi ore dopo col libro sgualcito sotto la schiena.
Poi leggo quando ho tempo nell’arco della giornata, anche appena sveglia o mentre mangio. Questa è una pessima abitudine che ho fin da piccola. Ricordo che quando la domenica andavo al ristorante con i miei, siccome non avevo a portata di mano i miei fumetti, leggevo le etichette delle bottiglie mentre mangiavo e le rileggevo più volte perché finivano subito. Non ho mai capito il perché di questa mania.
Nella mia casa di Roma ho una poltrona vicino alla finestra che è il mio rifugio. Passo spesso dalla lettura al guardare Piazza San Giovanni in Laterano, e penso, e guardo la gente. Mi piace un sacco.
E poi sottolineo i libri, con la penna blu, per ritrovare le frasi che mi piacciono, quando vado a riprenderli tempo dopo. Scrivo note a fianco se sono frasi che possono servirmi per ciò che sto scrivendo io. Elenco nel retrocopertina il numero della pagina e il tema delle cose che voglio ritrovare velocemente.

BDL: Quali esperienze di lettura consiglieresti ai lettori della Bottega? E perché?

CB: Adesso sto leggendo dei libri di Cortazar, perciò mi viene in mente lui per primo. Lo consiglio perché è molto divertente e scrive in maniera geniale.
Provai la stessa cosa per Capote, per Dick, per la Duras, per Italo Calvino e per le poesie di Pasolini tanti anni fa.
Mi piace quando uno scrittore mi porta a leggere più di uno dei suoi libri.

BDL: Cosa ne pensi dei blog? Li frequenti? Se sì, ce ne consiglieresti qualcuno?

CB: I blog sono divertenti, secondo me. Non sto a citare
blog di libri perchè li avete voi stessi nel vostro
link.
Io ne ho più di uno, in cui sfogo il mio lato ludico.
Poi mi diverto a leggere:
www.alicetirallospecchio.splinder.com
www.cinecitta.splinder.com
www.bomoll.blospot.com
www.incantevole.splinder.com

BDL: Ringraziandoti della disponibilità a nome di tutti i bottegai, ti chiedo di spiegarmi meglio la dedica del tuo romanzo: “A quelli che credono di non aver ragione”. L’ho trovata splendida.

CB: Quelli che credono di non avere ragione, (poi magari invece ce l’hanno) sono quelli che credono di sbagliare, non perché sbagliano ma perché sono pieni di dubbi, sono ponderati, riflessivi, vanno spesso coi piedi di piombo, non rompono quasi mai le palle, sono modesti, pensano a lungo prima di parlare perciò dicono meno stronzate… mi stanno un casino simpatici, perciò dedico a loro il mio libro.

Cinzia Bomoll
["Lei, che nelle foto non sorrideva"]
[Il film diretto da Cinzia Bomoll]
[Tutti i libri della Bottega] [Tutte le interviste in Bottega]

Pubblicato da Federico il 12.05.06 19:43

COMMENTI

Bella intervista, Federico.

Bart

da Bartolomeo Di Monaco il 16.05.06 11:32

Grazie Bart. Ma il merito è di Cinzia. :)

da Federico il 16.05.06 17:38

Oggi sono capitata in libreria e, per caso, mi sono imbattuta in questo libro. La cosa che mi ha fatta sorridere è che l'ho riconosciuto subito. Merito di questa intervista e della foto in copertina. Prendendolo in mano sapevo già chi fosse la ragazza rappresentata e il motivo di quella scelta. Una bellissima sensazione. Magari lo comprerò. Mi piacerebbe leggerlo.

da criscia il 24.05.06 13:53

Io ho letto questo libro non sapendo della sua esistenza . Sono una 14enne e mi piace da matti andare in libreria , anche non sapendo quale libro comprare . Mi piace stare ore e ore lì a scegliere , e poi magari andar via senza nulla .
Mi sono imbattuta un giorno in questo libro , qualche mese fa , forse , e mi è subito piaciuto per il titolo e per la copertina .
L'ho acquistato e in due giorni lo avevo già terminato. E' il mio stile , mi piace , è fantastico !
Anche perchè adoro scrivere storie del genere e trovare un libro che corrisponda a me è stata una cosa inspiegabile.
Penso che Cinzia sia fantastica e vorrei dirti una cosa, Fede, casomai poi gliela passi:
Scrivi ancora, che io compro! ;)


Un bacione
Manu

da Manu il 03.06.06 19:36

Ahahah! Presenti!
Grande Cinzia.

da Alice il 16.10.07 19:29

Ahahaha! Presenti!
Grande Cinzia.

da Alice il 16.10.07 19:30




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