Fosca, di Tarchetti Igino Ugo
di Criscia
I motivi che mi hanno spinta a prendere in mano questo libro sono tanti. Prima di tutto il posto nel quale si trovava, sopra l' armadio del mio ragazzo, insieme a tanti altri libri letti da tempo e impolverati, poi la copertina nera con la raffigurazione di una donna di profilo che, girando in internet, sembra introvabile. Si tratta di un quadro di Henri de Toulouse-Lautrec. Quella che si vede qui sopra è un’altra edizione con un’altra figura di donna. C’era poi il titolo ad incuriosirmi, solo un nome molto breve: Fosca. E mi è venuto da sorridere perché quel nome l’ho associato immediatamente al viso della moglie del dottore, interpretato da Carlo Verdone, nel film Viaggi di Nozze. E che dire della quarta di copertina, dove ad un certo punto leggo: “…Fosca, donna di straordinaria bruttezza e insieme di intenso fascino”.
E poi lo scrittore Igino Tarchetti, uno scapigliato. Ecco, gli scapigliati mi sono sempre stati simpatici sin dai tempi della scuola, ma non perché mi piacessero i loro scritti o ammirassi qualche loro opera in particolare, ma era ed è proprio il nome che associo a una persona con dei capelli tutti arruffati o fuori posto, a piacermi. Gli scapigliati erano, nella mia immagine, dei capelloni. Un po’ come i “rasta” di oggi, insomma.
Il libro sembra quasi l’antitesi dell’idillio amoroso e tocca più da vicino quei temi che tutti noi vorremmo invece allontanare: il senso di colpa, la vergogna, la paura e l’angoscia. Il protagonista Giorgio incontra sì una donna che amerà tantissimo, Clara, per la quale proverà tutte le sensazioni e le emozioni tipiche dell’innamoramento, ma l’idillio verrà spezzato dopo l’incontro con Fosca della quale lui stesso, al primo istante, dirà: “Dio! Come esprimere colle parole la bruttezza orrenda di quella donna! Come vi sono beltà di cui è impossibile il dare una idea, così vi sono bruttezze che sfuggono ad ogni manifestazione, e tale era la sua.” Fosca non solo è brutta, non solo ha vissuto un passato che le pesa come un macigno sulle spalle e che l’ha portata lentamente alla follia, ma è una donna molto malata e avida d’ affetto. S’innamora perdutamente di Giorgio, gli si attacca in modo tale che ogni suo allontanamento, sia fisico che mentale, provoca in lei spasmi e crisi. E lui, Giorgio, non può che provare a starle accanto, pur non sopportandola, pur sforzandosi di essere gentile, pur concedendole qualche bacio con riluttanza perché costretto dagli eventi, perché il dottore, un giorno, gli dice: “… Quella donna si lascia morire per voi… la passione che ha concepito per voi, il dolore e l’umiliazione del vostro rifiuto saranno forse sufficienti a cagionarle la morte”. Si susseguono così pagine e pagine di sofferenza, di paura e d’ angoscia, di conflitti interiori, alternate a pagine di gioia e speranza, quelle dedicate alla vera amata Clara. Tutto il libro sembra un continuo specchio di riflessioni umane opposte, una sorta di cammino fra il giorno e la notte, fra la serenità e il dolore, dove la vita viene minacciata dalla paura della morte che a sua volta viene dimenticata dagli attimi di gioia, anche se gioia effimera, come nel caso di Fosca. E Giorgio cade lentamente in una crisi profonda e spaventosa: “Una cosa soprattutto –e la noto qui come quella che può dar ragione dell’abbandono in cui ero caduto, e della sfiducia che s’era impadronita di me- contribuiva ad accrescere il mio dolore: il pensiero fisso, continuo, orrendo, che quella donna volesse trascinarmi con sé nella tomba. Essa doveva morire presto, ciò era evidente. Il vederla già consunta, già incadaverita, abbracciarmi, avvinghiarmi, tenermi stretto sul suo seno durante quei suoi spasimi, era cosa che dava ogni giorno maggior forza a questa fissazione spaventevole”
E’ in questi momenti e in queste descrizioni che si tocca da vicino la sofferenza nella sua forma più brutale, perché trattasi di sofferenza dell’anima prima ancora che del corpo.
Al libro, che fu veramente ispirato da una donna epilettica che lo scrittore conobbe a Parma nel 1865, mancherà il finale perché Tarchetti morirà giovane di tisi. Sarà il suo grande amico Salvatore Farina a concludere quello che poi verrà considerato il suo capolavoro.
Girando nel web ho trovato questo sito dove si può leggere Fosca. Ho controllato e mi sembra essere completo.
Pubblicato da Criscia il 18.05.06 18:21