08.05.06

Poesia d'amore, di Hikmet/Doisneau

di Mauro Baldrati

Poesia d'amore
Solitamente da un libro illustrato ci si aspetta che le immagini svolgano una funzione di integrazione al testo, lo abbelliscano, lo approfondiscano. Forse l’esempio più calzante sono le illustrazioni del Dorè alla Divina Commedia, che rappresentano i Canti, i personaggi ecc. Insomma è il testo che “tira”, e le immagini sono al suo servizio. Oppure vi sono esperimenti di poesia – disegno – pittura, ma l’integrazione, o la comunicazione, è comunque difficile.
L’aspetto interessante di questo Poesia d’Amore (Mondadori 2006) è che, semplicemente, sono due storie, due viaggi di due grandi autori: un poeta e un fotografo che condividono il periodo, gli anni Cinquanta, e hanno in comune un forte talento emotivo e narrativo, ma ognuno va per la sua strada, guarda la vita coi suoi occhi, e soffre, ama, si diverte coi propri sensi e le proprie gioie e le proprie tristezze e le proprie ironie. D’altra parte è proprio questo che affascina, questo stupore doppio, questa duplice scoperta.

Forse il titolo è un po’ eccessivo se riferito ai versi di Nazim Hikmet, il grande poeta turco morto a Mosca nel 1963 all’età di 63 anni, perché le 84 poesie della raccolta – mirabilmente tradotte da Joyce Lussu – parlano certamente d’amore, ma anche di esilio, di solitudine, di malinconia, di rabbia per la propria patria devastata da un regime che lo ha perseguitato e imprigionato per 13 anni, lo ha torturato quasi a morte, minacciato di impiccagione e gli ha impedito di pubblicare le sue opere. Nazim Hikmet ha vagato per l’Europa, fuggitivo e sognatore, ha seguito Majakovskij nel suo sogno di poesia rivoluzionaria, ha lottato per liberare la sua terra dall’oppressione, ha gridato al mondo la sua voglia di vivere, ha cantato l’amore per la donna lontana, ma anche il dolore e la tristezza di un uomo in fuga:

La mia stanza è povera e prigioniera
come il nostro paese.

Benvenuta, donna mia, benvenuta!
Hai posato il piede nella mia cella
e il cemento è diventato prato.

L’uomo in fuga vive nella minaccia dell’ineluttabile, un’irruzione della sbirraglia, gli arresti, le deportazioni:

Tra mezz’ora, forse, forse verso il mattino
la mia casa conoscerà
ancora un’altra invasione
della polizia

e mi porteranno via, prenderò con me qualche libro.
I questurini della politica
mi prenderanno in mezzo
e io mi volterò indietro a guardare:
mia moglie sarà sulla soglia
davanti alla porta
il vento del mattino
gonfierà la sua gonna
e nel suo ventre pesante
il bambino si muoverà un poco.

Eppure anche nelle difficoltà, nella paura, nel continuo vagare lontano dalla propria terra, non rinuncia ad amare:

Ti amo come se mangiasi il pane spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi
pieno di gioia e di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istambul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato sono vivo.

Robert Doisneau è, credo, il fotografo più famoso del mondo. Non tanto il suo nome, ma le sue foto, che sono forse le più riprodotte della storia della fotografia. Le sue immagini di baci appassionati, nelle stazioni, nei caffè, nelle strade di Parigi, come Le baiser de l’Hotel de Ville, 1950, che è in copertina al libro, riprodotte in poster sono appese negli ingressi, nei bar, negli uffici di mezzo mondo. Dalle sue foto dinamiche, ironiche, tenere, si sprigiona tutta la gioia della rinascita del dopoguerra, la gioia di vivere dopo il Buio dell’occupazione nazista. Sono istantanee rubate da scene di vita talvolta convulse e veloci; in realtà Doisneau era un preparatore meticoloso, e quel guizzo di vita, di tenerezza e di allegria erano ottenute dopo prove estenuanti: proprio la ragazza protagonista della foto di copertina, intervistata trent’anni dopo, ha rivelato che la scena fu ripetuta una ventina di volte, e alla fine lei e il suo partner avevano le labbra indolenzite a forza di baciare. Il bacio è certamente il gesto – ma baciare è un gesto? – che preferisce, e che ripete in numerosi contesti, spesso senza rinunciare all’immagine divertente, quasi una tenera presa in giro: in Le baiser blottot, 1950 un uomo pedala alla guida di un piccolo carrettino a tre ruote; sul carretto è appoggiata una cassapanca, con una ragazza seduta dentro: l’uomo si protende in avanti, e la bacia; in Les amoureux, 1949 il fotografo-voyeur cattura l’immagine di due amanti in un bistrot, e richiama un altro grande fotografo parigino che ha documentato la città di notte, coi suoi amori rubati e fuggevoli: Brassai. Nel libro non mancano alcune foto molto famose per la carica di ironia che contengono: in Créatures de reve, 1952 un uomo è sdraiato sul letto di una stanza che forse è la camera di una pensione da pochi soldi; fuma una sigaretta, e sulle braccia muscolose si intravedono alcuni tatuaggi, che lo identificano, forse, come un marinaio, o uno scaricatore di porto. E’ in contemplazione di fronte alle due pareti ad angolo che ha davanti a sé, dove sono appese le creature di sogno, immagini di donne semisvestite: ma non sono immagini moderne, niente pagine di calendari, ma innocenti disegni di donnine in biancheria intima, reggicalze, qualche seno nudo. E’ una foto che strappa un sorriso, forse una risata; per gli appassionati di fotografia è un classico, direi uno scatto leggendario.

Pubblicato da Mauro Baldrati il 08.05.06 09:24

COMMENTI

Questo è un luogo comune dei più beceri.Anche solo accennarne il concetto in sede di recensione sembra più un artificio per "prendere tempo" piuttosto che un'argomentazione pertinente.
La creazione di un'immagine comporta un processo creativo intenso e immediato che va rispettato e non si può sminuire con simili congetture.
E io mi stupisco di leggere simili cose nel 2006.

da terrarossa il 08.05.06 14:49

"Questo è un luogo comune dei più beceri" ma quale? E di quali congetture parli? Terrarossa, ti invito solo a chiarire il tuo pensiero.

da MB il 08.05.06 17:24

Mi riferivo all'incipit della tua recensione, per il resto interessante.
Ma quell'inizio lo trovavo viziato dal luogo comune che vuole le immagini subordinate al testo scritto.
In realtà il ruolo dell'immagine, in particolar modo quella fotografica, si è andato via via trasformando parallelamente alla presa di coscienza dell'arte fotografica come espressione creativa autonoma.
Quindi, l'operazione messa a punto nel libro che recensisci non è affatto una novità e, d'altronde, non è necessario farla passare per novità affinchè il libro risulti pregevole.
Al punto che credo andrò da Mondadori per cercarlo;-)

da terrarossa il 08.05.06 18:45

Che bello aprire la bottega e trovare un libro che campeggia sul mio tavolino...Lo sto centellinando, fra un caffè e l'altro, in queste dubbiose mattine. Gran bel modo di iniziare la giornata !!!

da cletus il 08.05.06 19:14

Terrarossa: ma chi ha parlato di novità per rendere pregevole il testo? Ho illustrato quella che, a mio avviso, è da sempre una tendenza nel rapporto scrittura-immagine. Qui, semplicemente, non vi è un gran rapporto, ma ognuno va per la sua strada, ed è una delle tante qualità di questo libro. Per il resto:la tua osservazione sulla "presa di coscienza dell'arte fotografica come espressione creativa autonoma" mi trova in disaccordo. E' comunque un discorso lungo, direi antico, sulla fotografia come forma d'arte o come alto artigianato. Io, da fotografo, la considero una forma di espressione legata a una comunicazione di tipo soprattutto commerciale e/o documentaristica, all'interno della quale si svolgono ricerche estetiche anche molto valide. Ma, ripeto, è un discorso che viene da molto lontano.

Cletus: spero che mi dirai, quando l'avrai finito.

da MB il 08.05.06 21:41

Mi piace la poesia e mi piacciono quelle di N. Hikmet.
L'idea di trovare poesia e foto mescolate o situate nello stesso libro non e' una novità, ma indubbiamente ha ragione mb quando dice che poesia e foto che viaggiano su strade parallele non e' la forma piu' usuale...questo solo...non c'e motivo di pensare nulla di piu' riguardo le sue parole.
Certo vorrei tanto leggere e guardare questo libro, anche questo libro; ma spero che la biblioteca del mio paesello lo abbia acquistato.
perche' i libri costano. Tanto

da asia il 09.05.06 18:24

Mi piace la poesia e mi piacciono quelle di N. Hikmet.
L'idea di trovare poesia e foto mescolate o situate nello stesso libro non e' una novità, ma indubbiamente ha ragione mb quando dice che poesia e foto che viaggiano su strade parallele non e' la forma piu' usuale...questo solo...non c'e motivo di pensare nulla di piu' riguardo le sue parole.
Certo vorrei tanto leggere e guardare questo libro, anche questo libro; ma spero che la biblioteca del mio paesello lo abbia acquistato.
perche' i libri costano. Tanto

da asia il 09.05.06 18:25

fuori tema: ho il sospetto che le poesie di hikmet abbiano avuto una sorta di testimonial: il film le fate ignoranti.
fuori tema 2: asia, hai perfettamente ragione. al salone era triste vedere gente attratta da un libro e che poi lo rimetteva giù dopo aver visto il prezzo, in quarta di copertina.

ho il libro di hikmet con la foto del bacio. va bene per la copertina. le strade, poi, penso sia giusto che si dividano.

da remo il 09.05.06 18:50

ciao

da silvia il 26.05.06 14:50