30.05.06

Baobab, di Leopoldo Carlesimo

di Mauro Mirci

copertina_baobab100.jpgLibro sorprendente, questo di Leopoldo Carlesimo. Basta leggerne poche pagine per apprezzarne la scrittura matura e incisiva, d'una schiettezza spiazzante. Una scrittura che probabilmente sarebbe piaciuta al Calvino editor, il quale sosteneva la necessità di depurare la pagina dagli aggettivi. Una prosa che contempli solo gli aggettivi indispensabili diviene fatto puro e semplice, immagine, movimento.
Sono sette racconti che si leggono d'un fiato, capaci di evocare l'Africa che Carlesimo ha conosciuto da vicino per averci lavorato e vissuto a lungo. Sette storie di un mondo fatto di contraddizioni, dove la razionalità occidentale viene messa a dura prova, e dove è necessario comprendere e accettare un'etica diversa da quella europea se non si vuole rischiare di rimanere estranei al vero spirito di un continente.

Le pagine di Carlesimo sono popolate di personaggi sopra le righe, mai "comodi". Non-eroi più che antieroi.
Jaques Ledocq, protagonista di "Jaques e la piena", è l'archetipo dell'avventuriero. Condannato, in patria, a vivere ai margini della società e della legge, trova il suo riscatto in Africa. Ciò che in Francia lo rendeva un reietto - la sua selvatichezza, la mancanza di compassione, anche verso sé stesso - diviene, in Africa, lo strumento della sua scalata sociale. L'uomo non cambia, ma muta il contesto in cui vive. L'Africa è il continente delle scelte estreme, del duro confronto con la legge del più forte. In Occidente, dove ogni comportamento e frutto di mediazione e calcolo, non c'è spazio per gli uomini come Jaques. L'Africa è invece terra di conquista, la frontiera dove mondo civile e mondo tribale si toccano contaminandosi a vicenda. Un mondo dove le sovrastrutture etiche dell'europeo sono solo pericolosa zavorra e unicamente a chi riesce a liberarsene in fretta - o a chi non le possiede, come Jaques - è dato sopravvivere. Jaques è un cane randagio e famelico che in Africa si trasforma in capobranco.
Anche in "Cena di Natale" il tema del contatto tra le culture europea e africana viene riproposto. Il Moro è capitato in Africa per sfruttare un'occasione di lavoro, lasciando in Italia la famiglia. I lunghi periodi di distacco lo allontanano dalla moglie, ogni ritorno assume il significato di un'altra tappa del distacco dal Moro dalla sua vita precedente. In realtà il Moro era già privo di radici. L'Africa è stata solo l'occasione, la condizione necessaria e sufficiente perché l'uomo potesse riconoscersi votato alla solitudine e al sopravvivere giorno per giorno secondo un concetto di tempo e di futuro che non può essere europeo. Il tentativo di tornare indietro si rivela un desiderio effimero, niente più che una nostalgia. Inconsistente di fronte alla constatazione della frattura ormai manifesta con il suo passato e con le persone che lo popolano.
Harry Logan, protagonista di "Quant'è lontano il Kent" ha una doppia vita e due donne. Si perde nell'Africa senza rimorsi e con rassegnazione, quasi vittima di un destino costruito con le proprie mani.
Il racconto "Il ghiaccio", invece, è una piccola magia. L'incontro del bambino Karim con i Blancs, e il suo stupore nel tenere in mano "una pietra viscida che l'aveva scottato".
Ancora, ne "Il macellaio del Niger", il racconto assume il punto di vista dell'africano, il deforme macellaio Kafum, coinvolto, suo malgrado nella rivolta contro la costruzione di una grande diga.
Con "Baobab" la narrazione riprende in chiave eurocentrica e la vicenda riguarda le trattative per l'abbattimento di un baobab secolare e sacro, destinato ad essere sacrificato per esigenze di cantiere, ma che gli abitanti del luogo difendono strenuamente.
Infine, in "La riserva di Arli e la caccia al maiale" le parole dell'anziano e lascivo Ledoux sono pretesto per descrivere un'Africa disincantata e crudele, dove l'occidente ha saputo amare solo ciò che era coerente coi suoi desideri di dominio e sfruttamento.
Carlesimo non esprime giudizi, si limita a riportare sulla pagine alcune vicende umane. Senza moralismi, senza cercare l'approvazione del lettore occidentale. La sua scrittura piana ed essenziale delinea i personaggi con pochi tratti, e pure se ognuno di essi ha tratti mostruosi, la loro umanità estrema e dolorosa è palese in ogni momento, perfettamente inadeguata al convenzionale mondo europeo, splendidamente adattata all'Africa dei grandi spazi e degli usi tribali.

Leopoldo Carlesimo - Baobab. Gaffi ed., 2006. Pp. 150, € 8,00.

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Pubblicato da Paroledisicilia il 30.05.06 23:56

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