26.04.06

Non pensare all'elefante! di George Lakoff

di brekane

elefante piccolo.jpg Direttamente dal Medioevo, il mio professore di retorica disse, più o meno: «Questi americani...» Era un uomo basso e decrepito, brillante, anche se parecchio distratto. Aveva dei problemi con i nomi. Tutti i nomi. Se parlava di Aristotele o di Platone, diceva "Aristotele" quando intendeva Platone e "Platone" quando intendeva Aristotele. «... con la scusa che non hanno una storia, alle volte ci azzeccano». Sventagliava un libro che ci aveva messo in bibliografia, Metafora e vita quotidiana, di George Lakoff e Mark Johnson.

Non chiedetemene i particolari. L'ho studiato: in fretta, cogliendone le linee generali e dimenticandolo con la rapidità di un'interruzione di corrente. Il punto, comunque, è che le metafore non sono un semplice strumento retorico, ma la base del nostro sistema cognitivo. Impariamo, descriviamo il mondo e lo comprendiamo attraverso le metafore. Di più non so, non chiedetemelo, vi prego. Ricordo però, come spesso capita, la sensazione che mi aveva lasciato. Mi sembrava che attraverso una semplificazione un po' grossolana - e quindi provocatoria - della realtà, i due autori si trovassero in mano uno strumento potentissimo di analisi. Cioè riuscissero a dare un'idea verosimile del funzionamento del cervello umano e smontassero il nostro sistema linguistico in modo da dimostrare come le metafore siano, allo stesso tempo, veicolo e ostacolo all'informazione. Le metafore svelano e, svelando, nascondono.

Questi americani... semplificano, fraintendono, ignorano, ma alla fine si trovano in mano delle cose capaci di scardinare altre cose.

Mi sono sempre chiesto come mai certi miei amici votino ancora a destra. Com'è possibile? Quali sono le loro motivazioni? Perché, mi domando, votano contro i loro interessi? Perché non sono riuscito a convincerli, mettendo loro davanti i fatti? Eppure ne abbiamo discusso, parlato, commentato a sfinimento.

Ma anche: com'è che io, invece - pur trentenne, cresciuto cioè con le televisioni commerciali, tanto da avere gli adesivi di retequattro, tanto da ricordare con nostalgia la prima donna completamente nuda vista su Italia 1 (Tinì Cansino, in Arrapao, balenata su un 12 pollici, bianco e nero, sfarfallante ma evocativissimo) - non sono stato così manipolato come credo che siano gli elettori di destra?

Non saprei dire, non saprei proprio che dire di non banale o di sensato. Perché per ogni risposta che mi venga in mente (sociale, culturale, morale, familiare, ecc.) riesco a trovare tra i miei conoscenti un caso contrario che smonta le mie sicurezze, impedendomi di vedere un quadro generale. Vivo in Veneto. Qui hanno votato senza esitazione per la Casa delle Libertà. Cosa c'è di sbagliato? Cos'è che non capisco? E' possibile che ogni caso sia un caso particolare?

Se vi dico di non pensare a un elefante, scommetto che non ci riuscirete. La parola evoca il concetto, o meglio: un quadro di riferimento - un frame - costituito da una serie di immagini o di concetti. Ogni parola attiva un frame e il framing è l'arte di utilizzare un linguaggio che veicoli la propria visione del mondo. Con una certa approssimazione, questa è la base cognitivista su cui si fonda lo smilzo libro di Lakoff. Non tratta di sola psicologia, o di linguistica o di retorica: questa raccolta di articoli si propone come vero e proprio manuale di comunicazione politica. Solo esponendo i fatti, lasciandosi invadere dal linguaggio degli avversari e ribattendo con le stesse argomentazioni degli altri, la sinistra non vincerà mai, se non a costo di una crisi di identità rovinosa: bisogna, piuttosto, cambiare le regole del discorso e veicolare l'immagine giusta agli elettori.

Ecco che arriva quella che mi sembra una vera semplificazione: nel 1994 Lakoff inizia a lavorare sul linguaggio della politica. Legge documenti, ascolta discorsi e non riesce a capire come si concilino tra di loro le posizioni della destra, ma soprattutto si rende conto che le proprie opinioni sono completamente opposte alle loro. Come si collegano tra di loro le posizioni della sinistra? La risposta passa attraverso i valori della famiglia:

«Tutti condividiamo la metafora della nazione come famiglia [....]: se esistono due diverse idee di nazione, derivano forse da due diverse idee di famiglia? Per trovare una risposta [...] ho messo insieme le varie posizioni dei conservatori e dei progressisti; [...] sono emersi due modelli di capofamiglia differenti: quello del padre severo e quello del genitore premuroso. Ed è facile capire a chi appartengono».
Tutti quanti possediamo i due modelli e li utilizziamo in contesti diversi. Sta alla sinistra attivare il proprio modello negli elettori, e questo deve farlo attraverso un uso ragionato delle parole.

Da qui in poi Lakoff trae le conseguenze di questa intuizione, analizza le divisioni della sinistra, si appoggia ai propri strumenti cognitivisti e linguistici per capire perché la destra vince, o comunque, quando perde, lo fa di misura. Ci sono tre idee chiave.

1) Non è vero che la verità rende liberi. Non basta raccontare i fatti perché la gente arrivi alle conclusioni giuste:

«Le persone ragionano per frame. [...] Per essere accettata, la verità deve rientrare nei frame mentali delle persone. Se non rientrano in un frame i fatti rimbalzano via e il frame rimane.»
I nostri concetti, quelli con cui organizziamo il mondo, sono impressi nelle sinapsi. Per interpretare i "fatti", la "verità", questa deve concordare con ciò che abbiamo già in testa, se no rimbalza via.
«Molti progressisti sentono parlare i conservatori e non li capiscono, perché non hanno gli stessi frame mentali. Quindi presumono che i conservatori siano stupidi. Non sono stupidi. Vincono perché sono intelligenti. Sanno benissimo come ragiona e parla la gente. Pensano!»

2) Non è vero che la gente vota necessariamente secondo i propri interessi.
«Vota per la propria identità, per i propri valori, per la persona con cui si identifica. A volta può identificarsi col proprio interesse, può succedere [...] ma tutti votano per la propria identità. [...] E' un grave errore presumere che le persone votino sempre nel proprio interesse»

3)

«Uno dei maggiori errori che commettono i progressisti è quello di pensare di avere tutte le idee di cui hanno bisogno. Pensano che a loro manchi solo la possibilità di accedere ai mezzi di informazione. Oppure qualche formula magica come "sgravi fiscali". Quando qualcuno pensa che gli manchino solo le parole, in realtà mostra una carenza di idee. Le idee prendono la forma di frame. Quando ci sono i frame, le parole vengono fuori facilmente. [...] Avrete notato che [...] i conservatori usano al massimo due parole per esprimere un concetto [...], mentre i progressisti [...] su quello stesso argomento si lanciano in un lungo discorso. [non sarà inutile ricordare la diversa mole dei due programmi di governo della passata campagna elettorale italiana, n.d.b.] I conservatori fanno riferimento a un frame consolidato [...]. I progressisti non hanno nessun frame consolidato. Possono parlare ma devono fare una bella fatica perché non esiste un frame di riferimento, un'idea già pronta in chi li ascolta. Nelle scienze cognitive esiste un nome per questo fenomeno. Si chiama "ipocognizione", e indica la mancanza delle idee di cui si ha bisogno.»

Questo è George Lakoff, senza dubbioGuardatelo in faccia. Sembra proprio un americano ben cresciuto, simpatico, di quelli che ti accolgono con un abbraccio, la pacca sulle spalle, una bistecca già pronta proprio per te, solo per te. Eppure dice delle cose, nel suo libro - su aborto, matrimoni gay, tasse, politica estera, guerra, etc. - che se le dicesse chiunque, qui in Italia, sarebbe accusato di essere un sovversivo, un rivoluzionario pericoloso all'ordine sociale dello stato.

Questi 'merigani, arrivano, semplificano, sembrano dei faciloni, ma poi alla fine ti sorprendono perché parlando di sé, della propria politica interna, illuminano anche quella degli altri, forniscono strumenti potentissimi per cambiare le carte in tavola e vedere i fatti in maniera radicalmente diversa.

George Lakoff, Non pensare all'elefante, Roma, Fusi Orari, 2006, pp. 120.

[Tutti i libri della bottega]

Pubblicato da brekane il 26.04.06 17:22

COMMENTI

Bellissimo esordio. Complimenti.

da tonino pintacuda il 26.04.06 19:34

mi piace quel "n.d.b.". spero di averne compreso il senso (bottegaio ?). Grande ! :)

da cletus il 26.04.06 23:19

E' interessante. Ti ho scritto un'email.

da nanni il 27.04.06 09:47

Ecco, sulla metafora della nazione come famiglia, da qualche tempo io continuo a sottolineare: visto come il 90% delle famiglie vada piuttosto male, o cambiamo metafora, o accettiamo il fatto che ogni Stato vada quasi sempre male, oppure aboliamo la famiglia.

da Roberto Tossani il 27.04.06 10:42

@tonino: grazie! anche se, ehm, non è proprio un esordio, il mio (vedi categoria fumetto). @cletus: mi piacerebbe dire che l'avevo pensata così e non come "n.d.brekane", ma sarei un po' disonesto. Ora che l'ho ammesso, però, nessuno ci vieta di considerarla la b. di bottegaio: è molto meglio! grazie! @nanni: ti ho risposto.

da brekane il 27.04.06 10:54

la metafora si serve di figure proprie a una semiotica del mondo naturale, si offre come espressione concisa e nel contempo si propone come una scorciatoia argomentativa... in questo senso e' molto 'merigana.

Se l'argomento della metafora come fenomeno cognitivo nella modernità interessa qualcuno, segnalo: http://www.sssub.unibo.it/documenti/seminario_metafora/basso.doc

Viva Brekane.

da carlo il 27.04.06 12:17

Bello! Il miglior spunto alla campagna post-elettorale.
Secondo me quella della percezione "primitiva" dell'identità è la sfera giusta in cui guardare ("Copàrli tutti!" era un tipico appproccio veneto alla politica - ricordava Mozzi tempo fa) per capirci qualcosa.
Credo che parlare di metafore della famiglia sia forse però troppo primitivo. La chiave è nella capacità di mettere "sottotraccia" un riferimento mitico valido.
Pensate a "Italiani brava gente" di Del Boca, per esempio. Ottimo libro, serio e documentatissimo, che lavora a un livello diverso (e meno incisivo) da quello del mito degli italiani brava gente, cui tutti coloro che affermano "Còparli tutti!" vogliono credere. Quindi Del Boca (1) decostruisce ma non distrugge il mito (2) non sostituiosce all'immagine mitica un'altrettanto valida immagine mitica.
Evidentemente la "sinistra" coltiva un'immagine di sé che convince/affascina un numero inferiore di persone, probabilmente perché si rifà ad archetipi (sto usando parole a caso!?) più elitari di quelli della destra! L'intellettuale, il laico, l'illuminista, l'eroe tormentato ecc ecc, senza riuscire a mobilitare altre potenze della psiche.
Mi fermo prima di fondere :-)

da Paolo S il 27.04.06 12:20

Aggiungo: o si rifà ad archetipi (?!) più elitari, o ("peggio") ad archetipi (?!) in cui è difficile immedesimarsi: il proletario, l'operaio, lo sfruttato. Pure sulle due immagini di ribelle bisognerebbe riflettere...

da Paolo S il 27.04.06 12:25

Caro Paolo, non posso non suggerirti un'occhiata a un mio articoletto ("Politica: un pezzo di un pezzo") di due anni e otto giorni fa:
http://www.giuliomozzi.com/archives/2004/04/politica_un_pez.html

da giuliomozzi il 27.04.06 14:49

@Roberto: oppure cambiamo la famiglia e aboliamo la metafora :) @Carlo: viva brekane?? Grazie del link. @Paolo: scusa, ma non credo di capire quello che stai dicendo. Non ho letto il libro di DalBoca. A mio parere, non si tratta di coltivare un'immagine nuova o nuovi miti, o archetipi. I miti e gli archetipi, volendo, ci sono tutti. Si tratta, credo, di riuscire ad evocarli con un linguaggio che non sia succube di quello degli avversari, perché quello degli avversari è, giustamente, improntato sui propri miti o, come dice Lakoff, sui propri frame. Il discorso della metafora familiare mi sembra una semplificazione perchè non credo - anche se non sono un esperto - che esistano solo questi due modelli (basta solo cambiare aggettivi e sostantivi e si hanno almeno i modelli del "padre premuroso" e dei "genitori severi", per dire) ma dà la possibilità a Lakoff da una parte di smontare il linguaggio dei repubblicani, dall'altro di costruire un vero e proprio sistema coerente (e nuovo) di linguaggio per la sinistra, un sistema che mi sembra molto potente.

da brekane il 27.04.06 14:57

Mi rendo conto che non è granché sensato polemizzare con un autore che non mi puo' leggere. Ma c'è una cosa che mi sfugge: è verissimo che i progressisti non hanno "frame" come i conservatori, ma rimane il fatto che progressisti e conservatori hanno lo stesso identico problema: per i progressisiti farsi capire da chi ha "frame" strutturati; per i conservatori da quelli che non ce li hanno. L'incomunicabilità non è a senso unico (è lui stesso a dirlo). Per cui non mi pare che la mancanza di frame sia un limite: è una differenza. Sono mondi diversi. Inconcepibili a vicenda.
Ciao,
ezio

da Ezio il 27.04.06 15:07

@Ezio. Hai ragione. Ma sono io che ho saltato una parte del discorso, perché non volevo appesantire la recensione. Vediamo se riesco a riassumere. I due modelli non sono esclusivi, li possediamo entrambi e li usiamo per contesti diversi. "Ho dei colleghi che in casa sono genitori premurosi [...] ma come professori sono padri severi" dice Lakoff. "Lo scopo è quello di attivare il vostro modello nelle persone che sono 'a metà strada' [...] Basta spingerle ad applicare il vostro modello alla politica" etc. Non si tratta di agire su chi ha frame e chi no, perché il concetto di famiglia è presente in tutti. Il punto è riuscire a strutturare il linguaggio in modo da attivare il frame del genitore premuroso in politica in chi magari lo utilizza in altri contesti. Invece la sinistra si preoccupa piuttosto di ribattere alle argomentazioni della destra usando lo stesso linguaggio, quindi attivando il frame del padre autoritario e suonando così falsa, poco credibile - perché l'identità della sinistra è un'altra. Com'è che a destra sono più bravi?

I conservatori americani, dice Lakoff, e lo argomenta con fatti che non riporterò, hanno cominciato ad investire sullo studio del linguaggio tramite fondazioni e donazioni ad università sin dagli anni '70. Creano istituti finanziati con fondi continui, senza interruzioni di anno in anno, senza condizioni - con quei soldi possono farci quello che vogliono. Questi istituti creano una rete di gruppi di ricerca, persone intelligenti e motivate a lavorare lì, che probabilmente resteranno in contatto tutta la vita, supportandosi a vicenda. Per le fondazioni di sinistra invece, nella maggior parte dei casi non è così: queste donano anche grosse cifre, ma "quelli che le ricevono devono fare qualcosa di diverso da tutti gli altri, perché le fondazioni vedono la duplicazione come uno spreco di denaro. E non sono vere donazioni: quelli che le ricevono non hanno la piena libertà di decidere come spendere i soldi" Eccetera. Lakoff lo spiega meglio e tenta anche un'interpretazione profonda di questa differenza, ma te la risparmio.

Spero di aver spiegato la cosa decentemente...

da brekane il 27.04.06 15:28

al comitato di rifondazione si parlava di intervenire sui campi della cultura e dell'educazione per modificare i sistemi simbolici di riferimento
- che sarebbero strumentali alla destra.
Intervenire e' un verbo "interessante", specie se utilizzato da un esponente di rifondazione, credo.

da carlo il 27.04.06 16:07

Ecco, cambiare la famiglia, sì.
Sono per una globalizzazione totale del vivere insieme.
Come va, va.
Basta mogli, mariti, figli, zie, cugini, cognati e via dicendo.
L'amore non è una cosa che si possa istituzionalizzare.
Lo Stato sì.
Se fossimo tutti un po' più felici nella nostra vita quotidiana, anche la Nazione ne trarrebbe giovamento.
E con Lei, noi: in un circolo non più vizioso, ma virtuoso.
(non sto facendo la pubblicità alla Comune degli anni sessanta-settanta, sto solo cercando, paradossalmente, un'uscita dal tunnel che faccia stare meglio l'individuo singolo e la collettività, reciprocamente).

da Roberto Tossani il 28.04.06 10:52

@ Brekane: tentavo di dire quello che dici anche tu: gli archetipi sono lì, ma a sinistra non c'è una buona narrazione che la catturi. Mentre a sinistra si dibatte sul nesso fiction/non fiction, per esempio, negli USA esce United 93 che confeziona ipotesi o balle in forma narrativa (posso solo supporre che abusi di stereotipi... ci sarà anche un mussulmano buono e USpatriota?) su un aereo kamikaze dell'11 settembre.
Eccoti il mito. La bontà del singolo individuo, che in situazioni disperate fa qualcosa là dove la più potente macchina politico militare del mondo ha fallito. Ecco gli eroi. Sarà vero?

(la prima sinossi che ho beccato: http://www.ropeofsilicon.com/movies.php?id=2683)

Restando su questo livello di mitopoiesi/fiction, l'unico esempio riuscito di narrazione attuale "mitica" e popolare "di sinistra" che mi viene in mente (così su 2 piedi) è Dylan Dog.

Sclavi fa un'operazione eticamente ineccecpibile restando sul livello della narrazione. Di Del Boca dicevo che agisce su un altro livello, che ha una forza diversa e un pubblico diverso. Noi (mi includo!) vogliamo continuare a credere che siamo "italiani brava gente", o vivendolo (e ciò è bene) o raccontandocela (e ciò è oppio dei popoli). A pochi interessa che gli spieghino perché no, spunterà sempre uno zio buono nell'albero di famiglia che garantirà (rinnoverà) il mito per la parte "offesa" dalla verità storica!
Tra parentesi, dovrebbe essere uscito da poco un romanzo autobiografico di Del Boca. Mi riservo di parlarne in seguito.

da Paolo S il 28.04.06 12:02

Interessantissimo intervento. Grazie
Vorrei dire: riguardo alla mole dei due programmi elettorali ecc., che purtroppo la realtaà è complicata. Oggi più di ieri. Se si vuole fare un discorso serio bisogna spendere tempo e parole. Se si vuole fare "populismo" vanno bene due solo due concetti "efficaci".
E' qui che si ribalta l'accusa di elitarismo/snobberia della sinistra: questa tenta di piegare per filo e per segno cosa si vuole fare e perchè, confidando nella comprensione e nella voglia di comprensione degli elettori. La destra invece, partendo dal presupposto che alla gente non interessa tanto approfondire e/o non ne ha i mezzi, propina "..al massimo due parole per esprimere un conceto."

Ho detto delle minchiate?

Ciao
Vella

da vella il 28.04.06 12:49

Freud era un pirla vero?
Nel post precedente, ho erroneamente scritto un "piegare" che voleva essere uno Spiegare, ovviamente!

Vella

da vella il 28.04.06 13:20

@ tossani
mamma mia!
rinsavisci - convertiti e credi al Vangelo!

da carlo il 28.04.06 14:19

Ciao Vella. Grazie a te. Nessuna minchiata.

Anche io la pensavo così prima di leggere il programma dell'ulivo. Da un lato la serietà, l'onestà intellettuale, etc., dall'altro la propaganda, la faciloneria, il pressapochismo.

Però bisogna dire che un programma di 250 pagine respinge. Non è possibile dimostrare serietà con più sintesi? Quanti l'hanno effettivamente valutato? Io non l'ho letto tutto - quelli che l'hanno fatto di solito se ne vantano, e a ragione. Se fosse stato di trenta, cinquanta pagine probabilmente sì

Ma soprattutto, quello che ho letto mi è sembrato fumoso e scritto male. Cioè: non solo tecnico, con un linguaggio difficile, ma anche proprio un po' confuso, poco chiaro. non so se qualcuno ha avuto la mia stessa impressione, però certo, il programma non invogliava ad interessarsi alla cosa pubblica: continuava a respingere.

gli slogan della destra fanno risuonare qualche eco nei loro elettori. La sinistra invece respinge, non solo per il presunto "elitismo", ma perchè, credo, non sa parlare bene. Si può essere sintetici senza essere populisti, chiari senza fare propaganda?

da brekane il 28.04.06 15:02

io penso che questa tua lettura fa il paio, almeno per me, con l'intervento che giulio ha pubblicato in vibrisse e scritto da caracaterina.
C'è un problema di narrazione; ovvio che la politica non è solo narrazione: ma quando deve convincere i cittadini a votare, la politica diventa narrazione.
E la sinistra ha delle acute difficoltà a rappresentarsi, a costruire narrazioni che coinvolgano oppure se lo fa lo sa in modo 'banale', 'finto buonista' (per dire tutti difetti che io riconosco ad uno scrittore come Sepulveda, nel momento in cui scrive cose più schierate).

Ora se tu mi chiedi da dove ripartire io ti dico che non lo so: forse dalla memoria, forse accettando il proprio passato e non vergognandosene. Potrebbe essere un buon inizio.

d.

da demetrio il 28.04.06 15:31

Demetrio, ripeto quello che ho detto nel commento a Brekane.
La narrazione di sinistra non convince quelli di destra e la non-narrazione di quelli di destra non convince quelli di sinistra.
Le differenze sono altre. In genere da sinistra ci si irrita, oltre che per la non-narrazione della destra, anche per la mancanza di una buona narrazione di sinistra. Da destra se ne fregano e finisce lì. La differenza, quindi, e la ragion d'essere degli attori della vicenda "politica", secondo me, sta nella maggiore o minore autoconsapevelezza. Nella meglio o peggio definita proiezione di sé. A sinistra è più spiccata. A destra, nulla. parlo per generalizzazioni, certo.
@Brèkane. Tu a un certo punto nel commento al mio commento dice: "com'è che a destra sono più bravi"? Non so, forse voelvi dire "brevi" ;-) Più brevi sicuro. Più bravi perché? In italia, poi... Il loro elettorato li capisce. "Noi" no.
io direi così: guai se i professionisti della politica conservatrice non si sforzassero di farsi capire utilizzando gli strumenti (modesti) di cui i loro destinatari dispongono: li perderebbero.
Per i progressisti è diverso: è vero, possono anche aver fatto errori di comunicazione (scimmiottando la destra), ma senza perdere un solo elettore.
Per concludere: anche se ho capito i distinguo relativamente per esempio all'estensione del concetto di famiglia, il succo della faccenda mi sembra che si voglia bacchettare la sinistra perché non è capace di convincere la destra. Assolvendo la destra della stessa lacuna, solo perché almeno è coerente a se stessa.
Ezio

da Ezio il 28.04.06 16:10

Mur diddio Brekane, lungi da me giustificare un programma di 250 pagine che mi ha fatto addormentare a metà della seconda!!!!
La sinistra è lontana mille miglia da quell'equilibrio tra efficacia e serietà che ci vorrebbe.
@ Ezio
Con una destra come questa, la sinistra dovrebbe prendere l'80% dei voti!! Ne manca il 30% all'appello, ge questo razie agli errori di comunicazione della sinistra: non c'è niente di consolante caro Ezio.


Buon week end

Vella

da vella il 28.04.06 17:32

@Vella. Sono più pessimista di te: non si convinceranno mai.
e.

da Ezio il 28.04.06 17:38

Vado per punti, magari riesco a dire qualcosa di sensato (ho dormito poco e male stanotte e l'arrivo dei nipoti stamattina non ha aiutato)

1) c'è una differenza tra il discorso di lakoff e quello di Caracaterina, se l'ho capito bene. Caracaterina propone un'analisi e una teoria. Lakoff, oltre all'analisi, una vera e propria tecnica.

2) ho saltato la parte tecnica (tutta la seconda parte di Non pensare all'elefante! si intitola "dalla teoria all'azione", uno dei capitoli tratta di "come rispondere ai conservatori") perché mi interessava di più la parte analitica.

3) sono stufo, come credo giulio mozzi e altri, di considerare idiota l'altra metà del paese. una persona a cui voglio bene, la domenica delle elezioni, era terrorizzata di perdere. diceva che non bisogna sottovalutare il grado di telerincoglionimento degli italiani. il risultato delle elezioni non ha fatto altro che confermargli la sua idea. non ho più voglia di sentirmi sconfortato perché gli altri "non capiscono", perché, come dice Moretti, "chi voleva capire ha capito". non mi hanno capito? voglio trovare il modo di farmi capire meglio.

4) allo stesso tempo mi chiedo come mai "i fatti" non servano a convincere. in una serie di commenti ad un post in Vibrisse, l'ottimo Bartolomeo Di Monaco spiegava con una pazienza e una voglia di dialogo fuori dal comune, con dei toni perfetti, il perché votasse a destra. Sintetizzando, e sperando di non banalizzare troppo, il discorso era: le cose che la destra dice di aver fatto e che ho potuto verificare erano vere; la sinistra, invece, è doppia: dice una cosa, ne fa un'altra.

4 bis) A me la doppiezza del capo di Forza Italia mi sembra ben peggiore di quella - un po' tardo democristiana - della sinistra (e anche Bartolomeo, in un altro post, se non ricordo male, diceva di aver votato Udc questa volta, e non Forza Italia, come il passato giro credo per lo stesso motivo). Bartolomeo è una persona intelligente; non certo un estremista. Non credo che sia isolato. La domanda era: come fa la destra a convincere persone come lui e la sinistra invece no?

4bisbis tra parentesi)(una possibile risposta è, intanto: leggere le risposte che ha ricevuto in quel post - scusate non ricordo quale; vedere come la sinistra - e lo so che non dovrei identificare la sinistra tout court con i frequentatori di un blog - non solo non sappia rispondere, ma soprattutto non sia in grado di ascoltare/leggere)

5) Lakoff parla naturalmente della destra USA, non certo di quella caciarona nostra. Ma la nostra destra ha preso a man bassa da quell'altra; B. ha pagato comunicatori, studiosi, esperti; ha alle dipendenze un sacco di pubblicitari; lo stesso contratto con gli italiani viene da un'esperienza simile dei repubblicani del 1994, per dire.

6) Ezio, il mio discorso è diverso e neanche tanto originale. Quello che dice Lakoff è quello che una certa sinistra dice da tempo, senza essere ascoltata. Solo che magari Lakoff è più convincente. Alla fine del primo articolo, L. stila undici punti per riassumere ciò che la sinistra dovrebbe fare da un punto di vista linguistico e programamtico. L'undicesimo dice: "parlare alla base progressista in modo tale da attivare il modello del genitore premuroso negli 'elettori indecisi' [non nella destra convinta, quindi, che in effetti, probabilmente, non è convincibile n.d.b.] Non spostarsi a destra. Lo spostamento a destra è pericoloso per due motivi: allontana la base progressista e aiuta i conservatori attivando il loro modello negli elettori indecisi". Insomma. Dire cose di sinistra.

7) avrei voluto pubblicare questo intervento prima delle elezioni, ma per mancanza di tempo non ci sono riuscito. non si tratta di bacchettare, ma cercare di capire dove la comunicazione non funziona e perché (e come) provare a cambiare le cose. A me sembra che Lakoff faccia un passo in questa direzione. Mi sembra un errore considerare "modesti" gli strumenti della destra. Non so di quanto è rimontato il presidente di Mediaset negli ultimi risvolti della campagna elettorale. "Modesti", piuttosto, sono gli altri, chi ha perso punti pur con un vantaggio molto elevato. Ed è vero che la sinistra non perde voti, ma quanti sono scontenti? quanti votano più per senso civico che per altro, svogliati, un po' depressi? non perde voti, ma perde partecipazione; (adesso la sparo grossa) tutto il sistema partecipativo del pci negli anni '70/'80 si è andato perso, resiste in poche sacche in centro italia (ok, qui la smetto, mi sto andentrando in un campo che proprio non conosco...). Dire: "non si convinceranno mai" è l'anticamera della sconfitta. credo.

8) Non assolvo la destra. cerco di capire perché vince nonostante tutto. E se vince, evidentemente, tante lacune non le ha. Il mio è un discorso pregiudiziale, come quello di Mozzi. Mi sembra inutile dire: vincono perché fanno presa su dei mentecatti. Diciamo invece: sono bravi, sono intelligenti, fanno presa su gente che pensa e che sa pensare. Come cambiamo le cose?

da brekane il 29.04.06 10:24

Brekane: ha perso. La destra ha perso. Di poco, ma ha perso. E in Italia c'è solo un modo di fare politica: la televisione.
E.

da Ezio il 29.04.06 11:02

Ezio, è vero, mi sono lasciato prendere dalla foga del discorso. La destra ha perso, anche se di troppo poco. Se la televisione è l'unico mezzo di fare politica, comunque, vuol dire che non c'è fantasia e coraggio di inventarsi modi diversi.

da brekane il 29.04.06 11:11

Ezio, per piacere.
Se io sono un militante dell'Ulivo (mettiamo) è ovviamente mio desiderio non solo vincere le elezioni, ma vincerle col miglior margine possibile.
Se voglio vincere le elezioni col miglior margine possibile, devo convincere qualcuno che attualmente non vota Ulivo (vota Rifondazione, vota Forza Italia, vota Alleanza nazionale...) a votare Ulivo.
Se voglio convincere qualcuno che finora non ho convinto, ha senso che io mi domandi: "Oibò, non è che non l'ho convinto, questo qualcuno, perché non sono stato capace di parlargli nel modo più efficace?".
Porsi questa domanda non significa "bacchettare la sinistra perché non è capace di convincere la destra", mi pare.
Se ho l'impressione che la destra abbia messi in atto dei discorsi dotati di grande efficacia (e ho questa impressione perché mi pare che la destra abbia governato da cani per cinque anni, e mi aspettavo di batterla con largo vantaggio, mentre mi sono ritrovato a batterla per un soffio), ha senso che io mi faccia delle domande sui modi di discorso messi in atto dalla destra. Sia perché potrebbero tornare utili anche a me, sia per poterli combattere più efficacemente.
Certo: se penso che "non si convinceranno mai" (i cittadini italiani di destra, a votare a centrosinistra), cioè se li considero impermeabili a *qualunque* discorso, allora tutto questo è inutile.
Peraltro io mi rifiuto di considerare impermeabile a qualunque discorso metà della popolazione italiana con diritto di voto.

da giuliomozzi il 29.04.06 17:43

Mi piacerebbe molto avere torto. Mi correggo: certamento ho torto, e mi piacerebbe ammetterlo (a me stesso, in primis). Solo che non mi riesce.
Ilvo Diamanti ha dimostrato come il voto del 9 aprile sia sostanzialmente uguale a quello del 2001. La spaccatura c'era già prima, solo che era mascherata dal sistema elettorale e dalla divisione fra PRC, Di Pietro e Ulivo. Queso vorrebbe dire che i due schieramenti sono sostanzialmente molto coesi e impermeabili gli uni alle ragioni degli altri.
Che poi errori di comunicazione se ne facciano sarà pur vero. Solo che questa particolare situazione italiana (fortemente condizionata dall'uso della televisione) mi pare senza via di uscita. Io sono davvero amareggiato per il fatto che metà dei miei connazionali non abbiano percepito la pericolosità politico-culturale di B. Mi sembra che si sia fatto il possibile per farlo capire, ma il possibile non è evidentemente stato sufficiente per ragioni anche banali (la gente non legge i giornali, guarda la TV: non è ua consolazione, è così). Se spero che cambino idea? Me lo auguro. Ma sono pessimista. D'altra parte spero anche che leggano più libri, ascoltino più buona musica e guardino meno reality-show. E nel compiacermi che - comunque, malgrado tutto - una piccola sparuta pattuglia di italiani fa pendere la bilancia dalla "mia parte", sono certamente convinto che il compito di questi 5 anni sia quello - non impossibile - di convincere un'altra piccola sparuta pattuglia a passare di qua.

da Ezio il 30.04.06 00:46

Vedi, Ezio:
- se solo tu pensassi che "metà dei tuoi connazionali" non ha votato per Berlusconi, ma per gli interessi che Berlusconi rappresenta, credo che già tutto ti sarebbe più comprensibile;
- se solo tu ti domandassi se sappiamo non dico esattamente, ma almeno approssimativamente, quanto la televisione "condizioni" i comportamenti elettorali (e se tu ti rispondessi, come credo che ti risponderesti, che non lo sappiamo, che non ci sono molti studi scientifici in materia, eccetera), credo che potresti permetterti il lusso di un minor pessimismo (infatti, non si tratta di "battere Berlusconi", ma di parlare col vicino di casa);
- Brekane qui, io altrove, abbiamo tentato di non essere "impermeabili". Rispondi: questo è bene o male?

da giuliomozzi il 30.04.06 10:01

leggo alcuni focosi commenti autoptico/politici molto provinciali e rabbiosi. quasi zitelleschi.

forse se riuscissimo tutti a distoglierci per un po' dal nostro ombelico e a ricordare bene ma bene la storia italiana, i mulini ce la dovrebbero fare anche stavolta a girare nella mota lasciata loro in eredità

a rileggersi
cara polvere

da cara polvere il 30.04.06 20:49

Piccola digressione, sul tema. Ieri, dopo aver letto tutto il post ed i relativi commenti, mentre stavo correndo ho pensato (eh, si, qualche volta succede ancora). Ho pensato che sta teoria dei Frame è limitante. Per via di un fatto. Ho pensato al mio lavoro, che mi porta ad avere contatti con tante persone, dagli orientamenti politici diversi. Bene, se applicassimo questa teoria anche all'intero mondo delle relazioni farebbe acqua. Le persone si relazionano a prescindere. La molteplicità dei motivi che le spingono a farlo non implica che debbano necessariamente adeguarsi alle teorie dell'altro. Al contrario, svincolate dall'aurea che trovo (ma è una mia personale convinzione) molto simile a quella di un tifo calcistico, le divergenze sono pressochè ridotte a zero. La comprensione delle motivazioni altrui non genera adeguamento alle stesse. Ognuno resta l'individuo che è, con le proprie convinzioni, senza appiattimenti. Il confronto, eccitato dall'emotività, condanna all'incomprensione quanto e meglio di un derby. Il Frame quindi, applicato su larga scala, ognuno nella sua sfera di rapporti (affettivi, di lavoro, di svago) regge fintanto che è limitato il campo della relazione politica. Fuori da questo terreno, no. Almeno, credo. Inoltre, restando sempre al tema. Credo che gli individui, per quanto ne dicano, si confrontino proprio a partire dall'emotività. In tal senso, ed in meri termini di interesse, presteremo ascolto a chi, nel bene o nel male, ci fornisce questa sorta di pappa emotiva. Non lo dico io, ma la psicologia analogica. La gran parte delle nostre reazioni, prossemiche, sensoriali, ne è permeata. Se sfuggo a questo registro, dopo pochi minuti di colloquio con qualcuno mi addormento.

da cletus il 30.04.06 23:19

@Giulio. La gente vota per gli interessi che B. rappresenta. Bene. Questi interessi sono o sarebbero tanto forti da oscurare la persona Berlusconi. Tutto quanto B. ha fatto, fa e farà non ha importanza perché in ogni caso sta difendendo i miei interessi. Cioè meno tasse, meno stato, meno lacci & lacciuoli eccetera eccetera, difesa dei valori tradizionali, difesa dei confini, difesa della sicurezza personale.
Benissimo. Io sono certo che se la sinistra (il centro-sinistra, attenzione, non è una differenza di poco conto: qui ci sono anche ex democristiani di mezzo, e tu ne sai qualcosa, il che altera già il paradigma di Lakoff, giacché una delle anomalie italiane è che non ci sono i progressisti Vs. Conservatori, ma una via di mezzo di qua e una via di mezzo - un coacervo di rozzezza populista, liberalismo, democristianesimo - di là), dicevo, se il centro-sinistra provasse a dialogare su questo terreno, secondo il modello Lakoff, otterrebbe come riusltato: zero. Perché non penso che farebbe mai in ogni caso breccia negli schemi mentali dei conservatori.
Prendi Bartolomeo Di Monaco. Persona colta e ragionevole. Bene, leggendo i suoi interventi "politici" ho notato un livore, un pregiudizio, una carica distruttriva tale da dubitare che si trattasse della stessa persona che tanto amabilmente ci intrattiene con le sue garbate e puntuali letture. Cosa scatta in lui? Come posso convincerlo che si sbaglia?
Io non lo so. Io ho scioccamente creduto che la discriminante-Berlusconi fosse sufficiente. Non è così. Il problema suscitato dal personaggio B. - un problema tutto politico, mica psicologico, mica puramente caratteriale - è evidentemente o troppo sofisticato, o troppo astratto, o poco pregnante, o comunque irrilevante. Non vorrei riaprire un file Berlusconi. E non lo farò. Io non credo che "di là" non vi sia possibilità di cambiamento. Penso anche che "di qua" ve ne sia (in quella frangia di mezzo che condivide per varie ragioni una certa visione opportunistica dell'azione politica, e che un bel giorno potrà trovare convenienza a schierarsi con chi darà loro maggiori garanzie).
Penso che a questo punto servano i fatti. Uno stile, risultati.

@Cletus, in parte ti dò ragione. Ci sono però altri ambiti nei quali secondo me la teoria dei Frame funziona. Per esempio nei discorsi che hanno come oggetto la famiglia (tradizionale, allargata, omosessuale...); o sul denaro, sull'arricchirsi. Ma forse il discorso si complicherebbe.
buona notte
ezio

da Ezio il 01.05.06 00:09

Ezio,
è proprio questo il punto: la sionistra NON deve dialogare sullo stesso terreno della destra, ed è prorpio questo il suggerimento di Lakoff. La sinistra deve cambiare l'arena su cui giocarsi il confronto, deve cambiare le premesse del discorso e proporre le sue ragioni.ùIn questa campagna elettorale invece ha accettato il frame della destra e ha tentato di convincere gli iatliani partendo da quella prospettiva non sua. Ha giocato in trasferta per tutto il tempo!!!
Cara grazia che non ha preso una batosta!!!

Vella

da vella il 02.05.06 10:20

Ezio.
E' proprio il fatto che dal 2001 i due schieramenti siano sostanzialmente immodificati che mi fa pensare che ci sia qualcosa di sbagliato. In fin dei conti, di b. erano (quasi) tutti scontenti prima delle elezioni... I due schieramenti sono impermeabili? E allora perché, per esempio, in puglia Niki Vendola ha vinto, mentre il centrosinistra no? Perché i miei amici di destra hanno votato il sindaco di sinistra di padova, ma non prodi - pur ritenendo b. un truffatore? Sono tutte ragioni locali?

Ti potrei fare un sacco di esempi di amici miei, miei conoscenti che leggono molto, non guardano la televisione, si informano, ecc, ma votano comunque destra. La tua risposta a questa mia affermazione sarebbe, se non ho capito male: ecco questi sono impermeabili, niente potrebbe far loro cambiare idea, così come anche tu sei impermeabile e non voteresti mai dall'altra parte, etc... E' vero che io non voterei a destra, più per intuizione che per convinzione: per "valori", storia e idee diverse. Proprio per questo vorrei che il centro-sinistra si differenziasse almeno linguisticamente dal
centro-destra. Mi fa impressione prodi che si scontra sulla diminuzione delle tasse con b. senza mai fare riferimento ai servizi, allo stato sociale, a ciò che si fa con quelle tasse.

ho scelto di proporre qui il libro di lakoff perchè mi sembra che, nonostante delle ingenuità, semplificazioni, e un'inquietante fiducia ottimistica nella propria tecnica, dia delle risposte non banali a domande che continuamente mi faccio: e cioè: come mai qualcuno vota contro i propri interessi? come mai non basta dire che b. ha fatto questo e quello perché la gente si convinca?

Io non credo che Lakoff sia la verità, il grimaldello con cui scardinare tutto; credo che sia un punto di partenza da cui iniziare a lavorare. Tu dici "la gente", e io capisco quello che dici, ma ho il desiderio e la necessità di sforzarmi di pensarla in maniera diversa: che vantaggio ne ho a pensare che sono tutti rincoglioniti, guardano troppa tv, non si informano? che reale conoscenza ho di ciò che mi circonda, così? in che modo posso provare a cambiare le cose?

Ezio, il fatto che io non riesca a convincerti è l'indizio che probabilmente hai ragione :)
Andando un po' off topic, davvero hai trovato "livore e pregiudizio" negli interventi 'politici' di Bartolomeo di Monaco? io, sul serio, li ho letti tutti al contrario, come molto pacati e se c'era un po' di nervoso era solo perchè gli venivano poste questioni non sempre attinenti con un fare un po' arrogante...

da brekane il 02.05.06 11:23

cara polvere,
quali sono i commenti provinciali e rabbiosi e quasi zitelleschi? cosa intendi con commenti autoptico/politici? cosa vuoi farci ricordare quando parli di ricordare bene molto bene la storia italiana? cosa ti abbiamo fatto per farti essere così poco chiara? Ti prego, parla! Esprimiti! Chiarisciti!

da brekane il 02.05.06 11:31

Quelli espressi qui (http://www.vibrissebollettino.net/archives/2006/04/facciamo_unipot.html) non mi sembravano giudizi spassionati,e argomentati. Mi paiono invece pregiudizi indirizzati alla persona (doppia, menzognera, incapace, dal passato terrificante, incoerente ecc.).
Per il resto penso che leggerò il libro di Lakoff perché mi ha dato spunti interessanti. Ciao!
e.

"non sa fare bene il suo mestiere, come non lo ha saputo fare in passato, quando era all'Iri o quando è stato Presidente del consiglio."

"Non si può votare un uomo così. Per me è peggiore di Berlusconi. Non ho dubbi in proposito. Sono sicuro quanto sono sicuro che Scalfaro è stato il peggior Presidente della repubblica e Dini il peggiore Presidente del consiglio. Non gli presterei un euro per paura che trovasse una qualsiasi scusa per non restituirmelo."
"l'Unione ci ha venduto menzogne, (...)
Gli italiani di sinistra, eleggendo Prodi, avrebbero, così, mandato dei soldi al macero, ingannati dalla coalizione che hanno votato credendole, perché si dovrebbe tornare a votare (...)
Dunque si tratterebbe di una menzogna spacciata coscientemente per verità agli elettori per accaparrarne il voto non in vista degli interessi del Paese, ma per la conquista del potere e di poltrone personali."

"Berlusconi è stato un imprenditore capace, ha realizzato nella sua vita molte cose per sé ma procurando lavoro anche agli altri. In politica è indubbiamente meno abile, come ho già scritto, ma resta di molte lunghezze avanti a Prodi, il quale ha un passato terrificante"

da Ezio il 03.05.06 09:34

Varo Ezio,
io ci ho provato a dialogare quando ho letto quello che tu citi, ma all'affermazione mia che B. era iscritto alla P2, mi è stato risposto che Togliatti non ha mosso un dito per gli italiani in Russia.
Qusto riguardo alla tua ultimissima citazione su "...Prodi ha un passato terrificante...".
Ma come vedi il discorso rimane quello dell'incomunicabilità...

da vella il 04.05.06 09:38

Caro Ezio, il fatto è che io non trovo che gli interventi di Bartolomeo Di Monaco ai quali fai riferimento siano pieni di "livore".
Mentre vedo che tu ripeti: "non ci credo". E, se permetti, un "non ci credo" è un argomento assai deboluccio. Oltre a essere un argomento inutilizzabile, con il quale non si fa niente e non si va da nessuna parte.

da giuliomozzi il 04.05.06 12:22

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