J. Franzen, Le Correzioni
Quest'estate ero sul divano bianco di pelle a finire di leggere Le correzioni (l'avevo messo da parte per godermi la conclusione all'inizio delle mie vacanze) e leggevo di Alfred, sceso nello scantinato con un fucile, un biscotto e l'immancabile poltrona blu.
Davanti alla spirale di vecchie lampadine di natale, Alfred pensa al tempo che impietoso passa.
Da una vita accumula oggetti fuori uso per ridargli vita, e con essa illudersi di poter sconfiggere il tempo:
"Oh, il mito, l'infantile ottimismo delle riparazioni! La speranza che gli oggetti non si logorassero mai! La sciocca fiducia nel fatto che ci fosse sempre un futuro in cui lui, Alfred, non solo sarebbe stato vivo ma avrebbe avuto sufficiente energia per aggiustare le cose.
La tacita convinzione che alla fine tutta la sua frugalità e la sua passione di conservatore avessero uno scopo, e che un giorno, svegliandosi, si sarebbe trasformato in una persona completamente diversa, con tempo e energia infiniti per occuparsi di tutti gli oggetti che aveva conservato, per mantenere tutto funzionante, tutto a posto".
Mi sono commosso.
Perché mio padre fa la stessa identica cosa. Sin dove arrivano i miei ricordi, c'è sempre lui che fruga nella nostra immondizia per salvare
dal limbo della nettezza urbana oggetti che possono andare bene per altri cent'anni. Questo secondo la sua rosea prospettiva.
Io e la manualità ci siamo frequentati parecchio solo nei miei verdi anni. Dopo la corroborante crisi adolescenziale ho preferito occuparmi
di parole e di altre laborosie inezie. Già, io e mio padre siamo complementari. Come il pane e il burro (mia madre fa la marmellata e
così raggiungiamo l'estasi, mia sorella, invece, è nata già suocera).
La complementarietà è perfetta: a me le parole stampate, digitate, lette e amate, a lui i fatti, i chiodi, le viti e il cacciavite americano.
Il mio omonimo nonno era falegname e mio padre era il suo assistente, il suo picciotto di bottega. Gli altri quattro fratelli hanno preso
altre strade. Poi mio padre è partito a fare il finanziere nel nucleo alpino. Lì con la penna sul cappello, a cantare canzoni sconce che
finalmente può condividere con me e i miei ventitrè anni.
Tornato dalla Finanza si sposò con mia madre, la più bella figlia del meccanico della Marina Regia che quando sbarcò s'aprì un'officina.
Capite bene, con questi presupposti mi verrà per figlio come minimo la reincarnazione di Archimede Pitagorico.
Mio padre è del '42, io dell Ottantadue, ci separano 40 anni. 40 anni in cui mio padre ha messo da parte cose che ad aggiustarle tutte ci
vorrebbero sei vite.
Poi però penso che ci somigliamo più di quanto ammetteremo mai: lui mette da parte oggetti fuori uso, io libri da leggere appena ho un pò
di tempo libero.
Entrambi ci ritagliamo il nostro spazio di salubre ozio accumulando qualcosa da fare per non trovarci sprovvisti di fronte all'eterno
crepuscolo.Uno dei miei Libri Assolutamente da Leggere era proprio le Correzioni.
Ecco, gli acquirenti di questa bottega mi perdoneranno se mi sono dilungato in questa digressione, la colpa è tutta di Franzen. Spesso
chi condivide la bruciante passione per la carta stampata si trova a corto di belle prede da addentare. Le 600 pagine delle Correzioni
soddisfano di sicuro tutti i palati.
Sarà che sono qui, nell'isola triangolare, sarà che mia madre aspettava pure lei tutto l'anno il pranzo di Natale (ritagliando ricette, provando tutte quelle dell'agenda di Suor Germana, immutabile regalo di Natale di mio padre per la sua consorte), sarà che forse è
vero che le saghe familiari sono il motore della bella letteratura.
Questa mitragliata di ipotesi solo per spiegare perché proprio ora che ci sono gli sconti e i tascabili Einaudi costano 15% in meno (30 % se
ne comprate tre) DOVETE andare nella più vicina libreria e comprate il libro col bimbo biondo che aspetta di essere letto.
Ci sono pagine di letteratura che ti restano a vita (la fine de LE NOTTI BIANCHE, le "maledette arance" di Vittorini, il bacio silente del Grande Inquisitore... quest'elenco, ci scommetto, crescerà dopo la
lettura del libro di Franzen), quelle storie sovente si incarnano, producono la nostra totale identificazione coi mucchietti di
parole e aggettivi che si chiamano personaggi.
La famiglia Lambert è lo specchio di ogni possibile famiglia, coi suoi reticoli di cose non dette, con le sue pulsioni contrastanti, la
famiglia che s'allarga e l'avanzare della malattia degenerativa di Alfred, il patriarca. Non leggo mai i libri di narrativa
coll'evidenziatore, per il sacro rispetto che ho per la carta stampata ma con Franzen avrei dato fondo al tratto video giallo che uso sulle
dispense dell'università.
Ecco perché sono partito da mio padre e dal suo garage.
A pagina 599 ripenserete ai Natali passati, quelli veri, quelli di tavoloni e dieci portate. Chiuderete il libro ed Enid, Alfred, Chip,Gary e Denise vi terranno compagnia per sempre.
Pubblicato da Tonino Pintacuda il 05.04.06 15:21