22.04.06

Il tradimento di Tommaso Landolfi

di Roberto Tossani

Tommaso Landolfi fu un grande scrittore del secolo scorso, fuori dagli schemi abituali. Qui potete trovare qualcosa (e molto altro, naturalmente, in giro per il web).
Nel 1977, due anni prima della sua morte, Rizzoli pubblicò l'ultima sua opera, una raccolta di poesie: Il tradimento (non so se si trovi ancora, su IBS non c'è).

Il libro arrivò a casa dei miei grazie ad un caro amico di famiglia (mio maestro delle elementari) e io lo lessi a diciott'anni.
Fu una di quelle letture che mi cambiarono la vita, come si dice abitualmente.

Il tradimento che Landolfi subisce è quello della morte, o meglio: dell'eternità.
Da sempre agnostico convinto, ad un tratto Landolfi intuisce che quell'oblio, quel nulla in cui sperava di cadere con la morte non esiste:

Ahimé nell'universo
Non ha luogo la morte, ora ben vedo:
L'odiosa vita regna in ogni dove
...
Nessuno torna indietro.
"Schiaccia il capo alla vita". Oh amico ignaro!
All'esser nati non è più riparo.

Comunque si guardi all'esistenza, la morte tradisce Landolfi: Sta cana eternità ddev'èsse eterna! cita all'inizio dell'opera lo scrittore.
E continua:

Nulla finisce, o nulla
Comincia, colla morte ormai:
La morte è solo un caso
D'una trama più vasta, un nodo appena
Del tramite che varca il tempo.

Per Landolfi questo tradimento è grave e terribile.
Certo, lo si può guardare anche da un punto di vista della speranza per chi ama la vita (fortunatamente la verità non ha mai un senso solo).
Una delle sue poesie, ad esempio, può aprire uno spiraglio di luce assurda per chi non voglia che la morte sia la fine di tutto:

"Sciocco, che vuoi sapere della morte
O come potrei dartene notizia?
Sì, vissi e sono morto; pure,
La morte è cosa che non si rammenta:
O rammenti tu stesso il dì natale?"

Eppure Landolfi ovunque si giri, che sia raziocinio o fede, non riesce a liberarsi dall'eternità.
Lui vorrebbe LA FINE ed essa gli è fuggita via.
Sa che è condannato all'eternità e nello stesso tempo sa che questa stessa eternità non può "esistere":

Ormai
Non ha più proda e non ha legge l'onda:
Freme, s'increspa, va senza ritorno,
E non perciò che trovi l'infinito.
...
Di morte senza speranza, e senza speranza di vita.

E allora che cosa rimane a Landolfi se l'unica certezza umana diventa questa verità che è imprescindibilmente, malgrado non possa assolutamente essere?
Che cosa vivere e morire se comunque si è condannati a vivere e morire nonostante tutto?
Landolfi sa che non può più rispondere: "Niente".
Anche questo nulla gli è stato tolto, anche l'appiglio ottocentesco che tentava paradossalemente di farsi dio, negandolo.
Per cui Landolfi chiude la sua ultima opera, chiude l'estremo tradimento, con due versi soltanto:

Per chi contempli le stelle
La Luna è un pruno negli occhi.

Pubblicato da Roberto Tossani il 22.04.06 08:47

COMMENTI

di pontiggia, di berto, di pratolini anche, trovo che si parli troppo poco.
di landolfi meno ancora: un giusto tributo, questo

da remo bassini il 23.04.06 01:31

Remo, devi avere delle antenne sviluppatissime.
Calcola che altri due libri fondamentali per me sono stati: "Il male oscuro" di Berto e "La costanza della ragione" di Pratolini :)

da Roberto Tossani il 24.04.06 07:05

Pratolini è uno dei miei autori preferiti.
Di Berto, qui su vibrisse, postai la mia lettura de "Il brigante", ma, con mia meraviglia, nessuno se l'è filato:-)

Bart

da Bartolomeo Di Monaco il 25.04.06 19:57

Bart, secondo me sono autori che vanno scovati da giovani, ma sentendoli contemporanei.
Ora come ora sono nel limbo, aspettando la riscoperta generazionale.
Intanto noi ce li siamo goduti e un accenno qui, un accenno là, chissà che qualcun'altro non se li possa godere.

da Roberto Tossani il 26.04.06 08:40

Speriamo. Non si può avere un'idea della qualità della letteratura nostrana senza passare anche da Pratolini e Berto, o Bassani o Quarantotti-Gambini, per citare alcuni che sono stati trasferiti dal paradiso al limbo:-)
Io ci provo, come hai fatto tu con il bravo Landolfi, di cui mi godevo la terza pagina sul Corsera negli anni '60, e la speranza di sollecitare qualcuno a leggerli non viene ancora meno:-)

Bart

da Bartolomeo Di Monaco il 26.04.06 09:50

va dato a genna quel che è di genna: perché lui sui Miserabili ha parlato di Berto e Pontiggia.

ma un buon lavoro a mio avviso lo sto facendo anche iannozzi. ha scritto pagine (sul suo sito) molto belle su un grande autore contemporaneo, scoperto dalla staff Sironi, cioè don Luisito Bianchi, e in rete, spesso, cita Saramago che, a mio avviso, avrà più di 80 anni ma ha una scrittura fresca, veloce, giovane.

e delle ottime recensioni le fa su Vibrisse Bartolomeo Di Monaco; ogni tanto, però, qualcosa sfugge

da remo bassini il 26.04.06 13:06

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da Mapi il 28.04.06 18:35




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