Il tradimento di Tommaso Landolfi
Tommaso Landolfi fu un grande scrittore del secolo scorso, fuori dagli schemi abituali. Qui potete trovare qualcosa (e molto altro, naturalmente, in giro per il web).
Nel 1977, due anni prima della sua morte, Rizzoli pubblicò l'ultima sua opera, una raccolta di poesie: Il tradimento (non so se si trovi ancora, su IBS non c'è).
Il libro arrivò a casa dei miei grazie ad un caro amico di famiglia (mio maestro delle elementari) e io lo lessi a diciott'anni.
Fu una di quelle letture che mi cambiarono la vita, come si dice abitualmente.
Il tradimento che Landolfi subisce è quello della morte, o meglio: dell'eternità.
Da sempre agnostico convinto, ad un tratto Landolfi intuisce che quell'oblio, quel nulla in cui sperava di cadere con la morte non esiste:
Ahimé nell'universo
Non ha luogo la morte, ora ben vedo:
L'odiosa vita regna in ogni dove
...
Nessuno torna indietro.
"Schiaccia il capo alla vita". Oh amico ignaro!
All'esser nati non è più riparo.
Comunque si guardi all'esistenza, la morte tradisce Landolfi: Sta cana eternità ddev'èsse eterna! cita all'inizio dell'opera lo scrittore.
E continua:
Nulla finisce, o nulla
Comincia, colla morte ormai:
La morte è solo un caso
D'una trama più vasta, un nodo appena
Del tramite che varca il tempo.
Per Landolfi questo tradimento è grave e terribile.
Certo, lo si può guardare anche da un punto di vista della speranza per chi ama la vita (fortunatamente la verità non ha mai un senso solo).
Una delle sue poesie, ad esempio, può aprire uno spiraglio di luce assurda per chi non voglia che la morte sia la fine di tutto:
"Sciocco, che vuoi sapere della morte
O come potrei dartene notizia?
Sì, vissi e sono morto; pure,
La morte è cosa che non si rammenta:
O rammenti tu stesso il dì natale?"
Eppure Landolfi ovunque si giri, che sia raziocinio o fede, non riesce a liberarsi dall'eternità.
Lui vorrebbe LA FINE ed essa gli è fuggita via.
Sa che è condannato all'eternità e nello stesso tempo sa che questa stessa eternità non può "esistere":
Ormai
Non ha più proda e non ha legge l'onda:
Freme, s'increspa, va senza ritorno,
E non perciò che trovi l'infinito.
...
Di morte senza speranza, e senza speranza di vita.
E allora che cosa rimane a Landolfi se l'unica certezza umana diventa questa verità che è imprescindibilmente, malgrado non possa assolutamente essere?
Che cosa vivere e morire se comunque si è condannati a vivere e morire nonostante tutto?
Landolfi sa che non può più rispondere: "Niente".
Anche questo nulla gli è stato tolto, anche l'appiglio ottocentesco che tentava paradossalemente di farsi dio, negandolo.
Per cui Landolfi chiude la sua ultima opera, chiude l'estremo tradimento, con due versi soltanto:
Per chi contempli le stelle
La Luna è un pruno negli occhi.
Pubblicato da Roberto Tossani il 22.04.06 08:47