Vedrai Vedrai, di Alessandra Galetta
di Louie
Se lavorassi ancora in libreria forse ora mi preoccuperei di fare un po’ di posto tra gli scaffali, sotto al lettera “U”. Mi preoccuperei, molto probabilmente, di escogitare un modo per capire a colpo d’occhio la differenza tra un libro e l’altro, considerando il colore uguale e l’assenza del nome dell’autore. Il caso vuole che io, in libreria non ci lavori più già da un po’. Quindi, mi posso permettere di seguire ogni nuova uscita con il dovuto piacere e interesse e di osservare bonariamente la nascita di ogni nuova casa editrice. Untitl.ed compresa.
Untitled Editori (Untiti.ed) è una nuova realtà editoriale che nasce e si sviluppa su internet. Chi ne sa qualcosa di Blog e compagnia bella avrà avuto modo di seguire il germogliare di questa anomala (almeno per me) casa editrice.
L’idea di fondo è quella di reclutare autori tra i blogger e di far uscire i libri a tre a tre. Tutti perfettamente uguali a prima vista, ma con la sostanziale differenza di avere il titolo del libro stampato sulla costina e sulla copertina. Mi vengono in mente le parole sobrietà e minimalismo.
Non sto farvi una conferenza sulla filosofia che sta alla base di questa casa editrice, perché se siete interessati alla cosa allora potete trovare tutte le informazioni che desiderate direttamente nel sito. Quello di cui voglio parlare, e che esula dalle intenzioni dichiarate dai responsabili, è l’idea che mi sono fatto dell’iniziativa. La trovo un’idea preziosa, un modo di svecchiare e cambiare i meccanismi dell’editoria italiana. Non sto dicendo che da Untiti.ed usciranno i migliori scrittori italiani del futuro, forse sì, forse no, ma quello che importa è smuovere un po’ la palude. Mi piace che siano persone normali a pubblicare, che siano scelte in base al blog su cui pubblicano, che, in un certo senso, chiedendogli di scrivere su un determinato argomento gli si dia la possibilità di interpretare la vita.
Prendo, come esempio, il libro che ho letto.
Trattasi di “Vedrai Vedrai”, il numero uno della collana, scritto (e questo lo si scopre solo aprendo il libro) da Alessandra Galetta. Il libro è composto di quattro racconti brevi per un totale di un centinaio di pagine che scorrono via veloci veloci. Vi devo confessare, però, che del libro sono soddisfatto a metà. Mi piace la metà che riguarda la scrittura, che ho trovato asciutta, ficcante, con frasi brevi e concise (non come le mie) che spesso avevano il potere di evocare un periodo intero con poche parole. Nella metà che mi è piaciuta ci metto dentro anche le tematiche. Persone che cercano una via di fuga dalla loro vita, ma che sembrano essere incollate al loro tessuto sociale e al loro destino. Spesso queste tentate fughe finiscono male, ma già nel tentativo si percepisce il dramma che ne verrà.
Ciò che purtroppo metto nella metà che non ho apprezzato, per puro gusto personale, è l’uso del colpo di scena finale. Chiamiamola allergia, ma quando arrivo alla fine di un racconto e mi dico che non necessariamente doveva finire così, che l’angoscia era già chiara anche senza, che ne so, la morte di uno dei protagonisti, allora, in quel caso mi viene da storcere il naso, anzi, lo arriccio come se sentissi un cattivo odore. E’ più forte di me. Sia chiaro che non sto parlando del classico: non mi è piaciuto il finale, non doveva finire così e bla bla bla. Intendo semplicemente che, a cinque pagine dalla fine, mi dicevo: ecco, lei (la protagonista) è una che è stata vinta dalla vita. La morte non apporta nulla di nuovo alla storia, non mi fa compatire di più il protagonista, anzi, mi viene da pensare che, con una famiglia del genere, tanto male non gli è andata. Il racconto esemplare è, per me, “Giù i pantaloncini”. Una bambina, un uomo che la molesta, la madre della bimba che per ripianare i debiti di gioco è disposta a tutto e un padre con il suo puro affetto nei confronti della figlia. Tutto ruota intorno alla bambina e tutto è destinato a spezzarsi con lei. La piccola cerca invano di liberarsi dalla morsa della situazione in cui si trova, ma proprio gli adulti (e alcune suore) che dovrebbero proteggerla dall’orco la consegnano nelle sue mani.
L’idea della Untitl.ed è ottima, ovviamente leggerò anche altre prossime uscite, anche perché la prima lettura che mi hanno proposto mi ha lasciato un retrogusto amaro che vorrei scacciare.
Se ne avessi i mezzi e l’autorità, mi verrebbe da dire che questa Galetta non si fermerà certamente qui e, anzi, migliorerà con il tempo, perché, ne sono certo, rivedrò il suo nome su qualche altro frontespizio.
Io spero che questa nuova avventura abbia un futuro florido e che con il successo arrivi anche una distribuzione più capillare, in quanto, me ne rendo conto e non ne faccio una colpa ai tipi dell’Untitl.ed, per ora, reperire un loro libro è un po’ un impresa.
Pubblicato da louie il 20.03.06 20:55