21.03.06

Tutti pazzi per Dagerman

di Toni La Malfa

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Avete presente quei periodi in cui vi sembra che gli accadimenti della vita abbiano un tema che si ripete?
Come incipit non è gran che, lo ammetto, ma è la domanda che introduce meglio ciò che sto per dirvi; in altre parole, cercando di coinvolgervi(vi vedo in questo momento affrettarvi ad esclamare: "Sì, sì, è successo anche a me!") sto tentando di mettere una pezza al mio delirio, e d'altra parte so benissimo che non ci sto riuscendo.

Ho attraversato vari "temi" durante la mia vita, eventi che si verificano a grappolo, che si concentrano in un lasso di tempo molto ristretto; mi ricordo che qualche anno fa attraversai un periodo in cui il tema si sarebbe potuto intitolare: "I miei colleghi si separano". Per motivi di lavoro - ovvio, e che diavolo di altro motivo potrei avere? - frequento quattro studi professionali; per farvela breve: nel giro di pochi mesi in questi quattro studi i colleghi - che non si conoscono, badate bene - mi fecero, più o meno lo stesso discorso: "Mi sto separando da mia moglie, spero che i figli non ne abbiano a soffrire, comunque stiamo cercando di affrontare la cosa nel modo più maturo possibile...bla, bla, bla".
Un altro tema del passato è stato: "Ai miei amici rubano il portatile". Nel giro di un mese, nei posti più disparati d'Italia, a quattro miei amici rubarono il portatile dal bagagliaio della macchina."Il tempo di un tamarindo, un caffè in autogrill, e, via il portatile. Avevo dei file di lavoro, e ora, ca**o, non so come fare, bla, bla bla...".

Oppure un altro: "I miei amici fanno un figlio". Questo in un lasso di tempo di tre mesi, persone di età diverse e di diverse residenze. Mi guardavano di sottecchi - l'espressione un po' idiota del viso, tipica di chi - felice - sta per diventare padre o madre - e dicevano: "Sai, c'è una novità, bla, bla, bla..."

E un altro ancora: " Ho pestato la cacca". Vent'anni consecutivi senza mai pestarne una, e nel giro di due settimane ne pestai almeno cinque(che dite? no, non mi ero trasferito in una fattoria).
E un altro, di cui ho parlato nel blog L'arte di leggere: " Io ed Alice".

Ora, per entrare finalmente in argomento, il tema che sto vivendo è: "Tutti pazzi per Dagerman".

Mi è successo di sentir parlare di questo autore da Antonio Spadaro, ascoltando la registrazione della tavola rotonda(il suo intervento si intitola "Inciso sul proprio corpo: Tondelli, 'altro' libertino" ,se ti va lo puoi ascoltare in Podcast) in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita di Pier Vittorio Tondelli a Correggio(Spadaro dice che Tondelli e Dagerman sono scrittori molti simili) e anche su Vibrisse dove scrive che "... pagine (quelle scritte da Dagerman sono... ndr)indicibilmente superiori a quelle di Jean-Paul Sartre", ancora su Vibrisse da Giorgio Morale, infine cercando per caso notizie dello scrittore Mancassola in rete scopro che Dagerman è uno dei suoi scrittori preferiti.

Tre indizi fanno un "tema"? Non saprei, ma il fatto è che per me Dagerman era un Carneade(e qui metto a nudo la mia ignoranza), e in una ventina di giorni ne sento parlare più volte da persone autorevoli.

Allora mi sono fiondato in libreria, ho ordinato (Dagerchi? mi fa il libraio, Dagerman, dico io, e lo vedo scrivere perplesso), acquistato e infine letto "Il viaggiatore" di Dagerman, edizioni Iperborea.
E' una scrittura che fa male. Dagerman soffre, e Dagerman parla di ciò che sente e vede, senza mai cadere nella lagna. Racconta di bambini poveri - figli di un dopoguerra povero - che non sanno cosa sia un gioco, di un postino che non riesce a esprimere il suo amore e di una donna che lo aspetta invano, di un bambino bocciato costretto ad iniziare a lavorare, di figli di contadini costretti ad "ammalarsi" agli occhi dei compagni di scuola e degli insegnanti durante il raccolto delle patate, di un rigido inverno a Belleville, di una barca nella nebbia che fa acqua da tutte le parti che contiene un ragazzo che rema ed un lord che lo ignora, di un uomo che uccide - per caso - un bambino(ma perfino in quel racconto si narra di un'occasione persa, di una vita che non è stata, ma che avrebbe potuto essere, che pare chiedere la comprensione e l'attenzione, ed il rispetto da parte di coloro che quel terribile minuto non hanno, per fortuna, provato. Come dicevo prima, questo dolore non si mescola mai non con il piangersi addosso, un dolore scarno, essenziale, che fa per questo più male e che non puoi evitare, che devi attraversare; un dolore che non va attutito in alcun modo, che stride con le pubblicità televisive in cui vedi famiglie eternamente sorridenti - sorrisi di plastica - dai fisici perfetti, famiglie dai bisogni stereotipati, mai attraversate dal dolore, esperienza per niente "cool" o "exciting"). In Dagerman c'è quell'abisso, c'è quella vertigine.

Ma c'è anche altro.

Per dirla in modo improprio, alla Jovanotti, a tratti questa "...vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare...". Continuamente frammisti a questi elementi inzuppati di disperazione, una disperazione infinita come quella riprodotta nel famoso quadro "L'urlo" di Munch , viene raccontata la vita, come quando da una spessa lastra d'asfalto si fanno largo germogli d'erba. Sotto quella scorza di dolore esplode la vita e genera miriadi di turbolente interferenze vitali: colori del mare blu scuro, gite in barca, i covoni di fieno, il riflesso del radiatore di un'auto, la donna che ami. Tutto questo è marginale, non viene raccontato per via diretta, ma si intuisce. Come se il suo esistenzialismo fosse del tutto peculiare, originale; come se, in mezzo alla sua disperazione, riuscisse ad assorbire gli odori e i suoni di una vita che valga la pena vivere e raccontare. A mio avviso disperazione e gioia coesistono in questo autore. La disperazione ha prevalso, e ha fatto fermare la sua esistenza a trentun anni. Potremmo anche parlarne estesamente, sì.

Ma oggi vorrei mostrarvi alcuni dei suoi germogli - oggi è primavera - e vi riporto poche frasi, frammenti, pescati dai suoi racconti, che mi colpiscono particolarmente per la sua lucidità ed efficacia:
"...un lord che cercava acqua verde, un'acqua davvero verde...Un giorno ho letto che il lord si era gettato a mare mentre attraversava la Manica. Allora mi sono detto: E tu? Anche il tuo desiderio è tale da essere capace di gettarti a mare per raggiungerlo?"
"...Fra i campi di segale due bambini hanno scoperto un sentiero che non avevano mai percorso e nei villaggi della piana luccicano i vetri delle finestre..."

"...Erano rimasti soltanto quattro gradini, sufficienti comunque a dargli il tempo di guardarla bene e a volte è così che quando si guarda una donna un po' a lungo può capitare di cominciare ad amarla, perlomeno un po'."

"...Ma dove siamo più felici è sempre nell'oscurità del fienile, quando il fieno sale e sale e ci spinge, noi piccoli pigiatori, verso l'alto, verso i chiodi pericolosi che sporgono dalle travi del soffitto."

"...il cielo doveva essersi un po' schiarito perche riuscivo a distinguere i fumaioli neri dei battelli che inghiottivano la neve."

"...Si rimaneva a lungo in silenzio. Si cominciava sempre col fare silenzio. Stavamo seduti ad ascoltare quel che accadeva o sarebbe accaduto intorno a noi nella grande città, come se potessimo sentirlo. Ma sì, in realtà lo sentivamo, come un silenzio ancora più grande."

"...E sentì dalla mano che la nonna aveva smesso di tremare. Attraversarono il giardino, l'erba frusciava e una mela cadde. La sentirono tutti e due.
- Nonna, sussurrò il bambino, uno degli stivali del nonno si è rotto.
- Non fa niente, bambino caro. Lo aggiusteremo, rispose la nonna."
Poi tacquero, proseguendo verso la casa illuminata e silenziosa, verso una nuova buona notte."

E' difficile pescarli, dal profondo del lago di una disperazione a tratti abissale.
Ma quei germogli, quelle perle di vita esistono, per quanto occultate da aspre conchiglie, e non stanno lì per caso: ora tocca a te scoprirle, caro lettore.

[L'indice di tutti i libri della Bottega di lettura]

Pubblicato da Toni il 21.03.06 10:28

COMMENTI

carissimo Toni,
mi toccherà leggere 'sto Dagerman (e qui metto a nudo la mia ignoranza - e la mia ignoranza è più grande della tua - ehm).
Per intanto ti lancio una sfida, che la lettura del tuo intervento m'ha suggerito: perché non scrivere una storia su un uomo che frequenta numerosi studi professionali per hobby?
Ti abbraccio,
Beppe

da beppegi il 21.03.06 15:30

be' posso solo associamri alla tua segnalazione. Stig Dagerman è stato un grande e (quasi) misconosciuto scrittore. personalmente questo libro rientra nella mia personalissima "top ten" dei libri europei.
mille in bocca al lupo per il vostro progetto di "Bottega di lettura" che propone temi assolutamente non banali.

da Ulrico il 21.03.06 16:13

Ciao, Toni. Non conosco Dagerman. A maggior ragione, dunque, ti ho letto con molto interesse.

Bart

da Bartolomeo Di Monaco il 21.03.06 22:11

@ Beppegi: se lo leggerai, fammi sapere. Per quanto riguarda la sfida: spiacente, non sono tagliato per le storie horror :). Spero di rivederti(a Tortona a giugno?) caro Beppe.
@ Ulrico: crepi il lupo; a mio avviso il progetto coinvolge un po' di persone competenti - non dico per me - e di buona volontà.
@ Bart: grazie di cuore.

da Toni il 22.03.06 11:54

Grande Toni. Un po' di giustizia postuma per Dagerman. Non so se "Il viaggiatore" sia anche nella mia top ten dei libri europei ma "Uccidere un bambino" è sicuramente nella mia top ten mondiale dei racconti! Credo d'aver regalato questo libro almeno dieci-quindici volte!!!

Saluti. Martino

da Marzi il 22.03.06 12:35

Ciao Toni. allora l'hai trovato, Dagerman...io non ho letto Il viaggiatore, ma I giochi della notte. Racconti anche quelli, e belli, sì. Bel pezzo questo tuo, grazie. e sabato ci siamo divertiti...ciao

da andrea il 22.03.06 18:38

A proposito... Qualcuno ha notato la citazione di Dagerman in "Una pura formalità" di Tornatore? Un bell'omaggio criptato.

da Marzi il 22.03.06 19:47

Bello, Toni, il racconto del tuo incontro con Stig Dagerman e il resoconto della tua lettura. Una disperata e disarmente sincerità forse è la cifra stilistica di questo scrittore. Mi pare che oggi ce ne sia bisogno, anche se fino a ieri sincerità passava per termine vetusto, ingenuo, falso. E a proposito di un "tema che si ripete": chissà se qualcosa di simile potrà succedere per lo scrittore Antonio Russello, di cui parla oggi su vibrisse Bartolomeo Di Monaco? Anche questo mi pare uno scrittore di valore, al di là delle mode e del marketing.

da Giorgio Morale il 23.03.06 09:05

@ Marzi: "Uccidere un bambino" è, paradossalmente, uno dei principali segnali di quanto Dagerman fosse attaccato alla vita. Pare quasi la sceneggiatura di un film dei nostri giorni: i colori, le movenze dei protagonisti, gli oggetti, lasciano le pagine per entrare negli occhi del lettore. Grazie Martino, in bocca al lupo per il tuo libro.
@ Andrea: "I giochi della notte"? D'accordo, metto in lista anche quello. E chiedo un giorno di 36 ore per finire gli arretrati :). Mi ha fatto molto piacere che tu sia venuto sabato a sentirci.
@ Giorgio: grazie le tue parole. E aggiungo che, riguardo a ciò che mi scrivesti nei commenti in Vibrisse, non sono riuscito a trovare "Bambino bruciato" né in librerie nè nelle biblioteche della mia zona. Ma non demordo :)

da Toni il 24.03.06 09:35