17.03.06

Il bambino incantato, di Rachid O.

di Federico


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Rachid O. merita di essere letto.
Se mi limitassi a dirvi che il suo libro parla di un bambino arabo che esplora la sua omosessualità con gli adulti, voi pensereste: che palle! Sai che novità!
Ma c’è dell’altro. Ci sono degli elementi originali, in questo giovane autore marocchino.
Trovo insopportabile, di una certa letteratura omosessuale, il morboso indugiare sul male di vivere dei personaggi. Che noia la sessualità offertaci come mezzo liberatorio di prevaricazione o sottomissione! Non se ne può più!

L’alternativa che ci offre il mercato letterario agli arrovellamenti sodomitici di autori piagnucolosi, è una certa letteratura “leggera”, oserei dire “pop” (un esempio : Matteo B. Bianchi), che però si beve e scivola via come un bicchiere d’acqua. Si tratta di libri prevalentemente di intrattenimento.
Qual è la differenza tra un libro gay di intrattenimento ed un libro gay di arrovellamento?
Nel libro di intrattenimento c’è la speranza, nel libro di arrovellamento c’è solo l’illusione.
La speranza, però, nel libro di intrattenimento, finisce col narcotizzarci : gli eventi non guadagnano un senso, bensì si svuotano, finiscono per rilassarci proprio perché poco significativi. La storia diventa leggera e fruibile perché, da lettori, non temiamo che ai nostri personaggi possa succedere qualcosa di reale. E’ una speranza nociva, perché ci rende anaffettivi nella lettura.
Rachid ha un merito: quello di riconoscere alla speranza il suo valore originario. Dietro le iniziative del giovane protagonista, si cela una tensione positiva, un amore infinito per la vita. E se, spesso, leggendo libri a tematica gay, si ha il dubbio che l’autore ci abbia vomitato addosso i suoi problemi, le sue esperienze dolorose, che abbia cercato, attraverso la scrittura, di liberarsi dei suoi personalissimi fantasmi, sorprende che Rachid ci prenda per mano e ci introduca negli occhi sinceri del sé bambino. Ci esclude dai suoi incubi. Dà un valore positivo all’esperienza di scrittura, ed è estremamente contagioso. Dopo averlo letto, viene voglia di scrivere un diario, e di scriverlo al suo stesso modo, ovvero nella maniera più semplice e limpida possibile.
Questo libro migliora l’umore, perché è privo di rancore. Gli adulti diventano oggetti d’amore, figure sostitutive alle quali si perdona la loro unica colpa : di essere già cresciuti.
E’ un libro estremamente sincero, perché non specula sulle ingenuità dei bambini. Ha una correttezza morale di fondo, che potrebbe infastidire il lettore malizioso.
E’ un romanzo di formazione atipico, perché include – oltre all’emancipazione del cucciolo d’uomo – anche lo spasimo erotico dell’adulto, che regredisce, rinunciando alle sue responsabilità, per completare l’amore.
“Il bambino incantato” studia le dinamiche reversibili dell’uomo, il suo atteggiamento osmotico verso la morte e verso la nascita, il suo continuo muoversi nel limbo delle possibilità della vita. Il bambino è il mezzo per allontanarsi dalla morte, dai corpi che invecchiano e sfioriscono. Il bambino ha una funzione salvifica : non solo è incantato ma è anche incantesimo.
Rachid non ha paura di dirci che la vita è meravigliosa. Non rimpiange i fallimenti delle intenzioni di quando era piccolo. Dà un contributo nuovo alla letteratura di genere. Non formale, ma sostanziale.

Rachid Rachid O. - "Il bambino incantato" - Playground 2006 Traduzione di Matteo Colombo

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Pubblicato da Federico il 17.03.06 17:28

COMMENTI

"E’ un libro estremamente sincero, perché non specula sulle ingenuità dei bambini. Ha una correttezza morale di fondo, che potrebbe infastidire il lettore malizioso."
Trovo che, se ho ben compreso i contenuti del libro, forse la "correttezza morale di fondo" potrebbe infastidire più il benpensante che il malizioso. Però mi incuriosisce questo punto. E' una correttezza dell'autore verso i personaggi, oppure sono i personaggi che agiscono in un clima di reciproca correttezza?. Oppure - ancora - è più una correttezza nei confronti del lettore?

da mauro il 20.03.06 11:56

Per Mauro : mi riferivo ad una correttezza nei confronti del lettore. E' propria questa onestà a mandare in cortocircuito il lettore malizioso, che è abituato a districarsi in storie paradigmatiche di carne, in cui è scolastica la distinzione tra bene e male.
Grazie per avermi fatto chiarire un punto, evidentemente, oscuro.

da Federico il 20.03.06 14:28

Accordo sulla vautazione, solo mi rendono perplesse le affermazioni sul "morboso indugiare sul male di vivere dei personaggi" che sarebbe tipico della letteratura gay. Capiscimi, sei liberissimo di trovarla noiosa, insopportabile, anche schifosa, ma andrebbero cercati altri argomenti perché di per sé il tentativo di "liberarsi attraverso la scrittura dei propri personalissmi fantasmi" è ciò che anche grandissimi scrittori hanno sempre fatto e anzi fornisce la chiave del loro essere necessari alla letteratura. Viene il dubbio - cerca sempre di capirmi - che a infastidire sia l'oggetto, non lo stle; che quind al giudizio faccia velo un po' d omofobia. L'ho detta. Non cacciarmi nell'angolo del difensore del politically correct perché sarebbe solo noioso.

da finO il 16.06.06 04:35