31.03.06

Porci con le ali, again

di giuliomozzi

[Questo articolo uscì nel 2001, molto tagliato, in Alias, supplemento del quotidiano il manifesto. gm]

Clicca qui per leggere un altro articolo su questo libroPorci con le ali uscì nel 1976, all’inizio dell’estate, in luglio (la copia che ho qui porta scritto: VI edizione, 125° migliaio, ed è stampata sempre in luglio; un successo bruciante, quindi). Io avevo sedici anni allora, in settembre entrai in prima liceo (classico: quindi il terz’anno), e due-tre dei miei compagni lo leggevano sotto il banco. L’insegnante d’italiano, nuova, si chiamava Lalla, salita fresca fresca dalle scuole medie, al suo primo anno nella «scuola più seria d’Italia» (come la definì, nel 1978, in un apposito servizio, l’autorevole Corriere della sera: era il «Tito Livio» di Padova), si presentò con questo libro sotto il braccio, e sfogliandolo, leggermente intimorita (non eravamo particolarmente grossi, ma sicuramente più grossi dei ragazzini delle medie) disse: «Ragazzi, siamo amici. Parliamone». Noi le rispondemmo: «Sia seria, per piacere. Ci faccia Dante». In quella scuola studiavano, tra gli altri, Pietro Folena e un nipote del ministro Gui.

Nel frattempo, alla libreria Calusca, che se non sbaglio aveva presi in affitto (sapete, Padova è fatta così) i locali che avevano ospitata la libreria di Giovanni Ventura (oggi c’è una banca), ed era “la libreria di Radio Sherwood”, o almeno così la consideravamo; be’, i ragazzi della libreria Calusca avevano capito tutto così bene, da incollare alla vetrina, in modo che si vedesse ben bene dal di fuori, un foglio dattiloscritto che diceva, più o meno: «Abbiamo deciso di non tenere e di non vendere Porci con le ali, perché è tutta una mistificazione». Perché fosse una mistificazione, e di quale tipo, era ovviamente spiegato nel dattiloscritto, ed eventualmente te lo rispiegavano a voce se entravi senza aver capito bene; ma io, mi dispiace, non mi ricordo; sono passati venticinque anni; non sono prodigioso di memoria; e poi la prosa di Autonomia & dintorni, sinceramente, sia scritta sia parlata, non sono mai stato capace di reggerla.

Naturalmente mi fa impressione vedere Porci con le ali nuovamente ristampato da Mondadori (Oscar bestsellers, 159 pp., L. 14.000), dopo tre o quattro altre ristampe tra Bur, Miti, e libricini omaggio dell’Unità. Mi fa impressione perché è un libro di morti. Lo scrissero (senza il nome in copertina, allora; allora comparivano come autori «Rocco e Antonia»; ora il nome vero c’è) Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, che è morto; fecero la postfazione (il «dialogo a posteriori», così caratteristico delle edizioni Savelli) Annalisa Usai e Giaime Pintor (che è morto); lo pubblicò Savelli, inaugurando la gloriosa (così si dice) collana “Il pane e le rose”, della quale questo è a tutt’oggi l’unico libro sopravvissuto, mi pare, insieme a Poesie e realtà di Giancarlo Majorino, che peraltro è sopravvissuto meno bene; e Savelli oggi è un qualcuno nell’universo berlusconiano, non ricordo cosa di preciso (consigliere comunale a Milano, mi pare), il che è un altro tipo di morte (non è una morte in sé essere Berlusconiani; ci mancherebbe; è il percorso che mi sembra una cosa funebre). D’altra parte, anche l’allora leader di Radio Sherwood, Emilio Vesce, lui pure recentemente morto, sebbene non così in fretta come avrebbe desiderato Giacinto Pannella detto Marco, ha fatto in tempo a diventare qualcuno nell’universo berlusconiano (consigliere regionale, qui in Veneto).

Un libro di morti. L’amica che me lo prestò, e con la quale lo discussi a lungo, trovandolo lei (di campagna, la prima che studiava) emozionante e trasformante, e io (di città, famiglia ipercolta) brutto e quasi tutto illeggibile, Elisa, a ventidue anni morì.

Io, tutto intero, non sono mai riuscito a reggerlo. Nemmeno oggi che ce l’ho qui, il vecchio e il nuovo, per dovere. E mi domando: perché non lasciano morire questo libro? Un po’ di eutanasia, se così tanto piace il concetto, almeno per la carta stampata. Magari in una cosa tombale tipo una «Collezione di testi e studi per servire alla storia del movimento studentesco negli anni Settanta», ci poteva anche stare. Ma negli Oscar, mah. Con un culo di donna in copertina, ancora e di nuovo in disegnini di Pablo Echaurren (ma nell’originale i culi di donna erano due, e si vedeva anche il pelo; più tre tette; quanto al maschio, niente; s’intravedevano poi due manifestazioni bandiererosse, un pugnochiuso, un libro più una copia del manifesto e una di Lotta continua, e naturalmente il porcellino alato, con le ali azzurre, annusante la codina d’un altro porcellino, quest’ultimo fuori quadro).

Clicca qui per leggere un altro articolo su questo libroNon l’hanno ucciso, no, questo libro. Però l’hanno amputato e dotato di una protesi. Il «Dialogo a posteriori» non c’è più, è stato «espulso» in tutte le successive edizioni, scrive Lidia Ravera nella nuovissima prefazione. E giustamente: nel «Dialogo» si spiegava la sostanza del libro: «Un romanzo-diario che, anche se scritto da non-più-adolescenti, sapesse raccogliere ed esprimere (attraverso personaggi e situazioni-simbolo) la realtà sessuale delle nuovissime generazioni»; quanto a Rocco e Antonia (indicati come autori in copertina), essi «non coincidono con gli autori del libro: se questi, infatti, hanno scelto l’anonimato, è per sottolineare che gli autori (anche se non materiali: le generazioni non scrivono libri) di questo diario/romanzo sono i Rocco e le Antonia». A questa chiara indicazione seguono ventuno pagine e mezza d’interpretazione autentica politica, secondo il paradosso: inventiamo una storia scritta; inventiamo due persone che la scrivono; stabiliamo che queste due persone sono tutti; o almeno un soggetto politico collettivo; poi interpretiamo la realtà di queste due persone inventate, considerandole come tutti, desumendola dalla storia scritta; e facciamo conto, o facciamo finta, che si stia parlando davvero del mondo reale, quello che è là fuori.

Per carità: non è l’unico caso in cui la realtà da interpretare s’inventa ad hoc. Oggi il mondo è pieno di inventori-interpretatori di realtà. Uno fa il presidente del consiglio, per dire.
Dalla prefazione scritta da Lidia Ravera per l’edizione 2001: «“Noi non siamo così!” gridavano i sedicenni d’allora, quando ti hanno trascinata, ancora principiante e spaventata, alle tavole rotonde, ai dibatti, alle manifestazioni culturali. “E come siete, voi, allora?” avresti dovuto rispondere. “A me di voi non me ne importa un accidente. Io e Marco abbiamo messo al mondo Rocco e Antonia, che sono uno e una, perché la letteratura è individuazione, perché siamo nel mondo grande della finzione, che gioca col reale per spiazzare, interpretare, per avvelenare o addolcire, ma non certo per convincere o giudicare, non certo per dare i voi, creare categorie, archiviare sotto qualche etichetta”. Così avresti dovuto parlare, hai taciuto, invece, oppure, goffamente aggressiva, ti sei difesa».

Ecco: qui, nella distanza tra quel «Dialogo e posteriori» del 1976 e questa «Prefazione» del 2001, c’è tutto l’equivoco del libro. Diventato un «libro-culto», «emblema della generazione uscita dal Sessantotto» (così la quarta di copertina della nuova edizione) forse grazie al caso (doveva essere un libello di provocazione, «come un gran volantino», scrive Ravera), forse grazie all’equivoco deliberato, ovvero alla mistificazione. I miei coetanei, questo è il mio ricordo, leggevano il libro e reagivano o strillando appunto «Noi non siamo così!» oppure studiando e impegnandosi e dandosi da fare per essere così. Nessun rispecchiamento. O rifiuto, o manuale d’istruzioni («libricino di ammaestramento», dice Ravera nella nuova prefazione; senza peraltro rendersi conto, a quanto pare, di ciò che ammette: di aver barato).

Io, peraltro, allora vivevo in un altro mondo: che però mi sembrava reale. Dove il desiderio era così forte da impazzire, ma non sapeva posarsi su una persona, su un oggetto, non sapeva distinguere, voleva prendere tutto; e tutto quello che sapevo fare era trattenerlo, contenerlo. Dove ciò che si chiamava politica diventava immediatamente violenza e sopraffazione, verbale o fisica, dalle botte che prendevo da destra o da sinistra a scuola fino alla faccia raggiante del giornalista del telegiornale annunciante che finalmente, in Cile, Salvator Allende era stato sbattuto fuori, benché purtroppo, si fosse suicidato.

Il mondo nel quale sono cresciuto, io, nato nel 1960, sedicenne nel 1976, abitante in una città di provincia, io, educato cattolicamente, di buona famiglia, lettore perfetto di Porci con le ali, è il mondo della mistificazione lecita, indiscussa. Del miscuglio deliberato e indistinguibile, nella comunicazione, tra realtà e invenzione: fiction, come si dice adesso. Di questo non ne posso più. Credo che il lavoro dei cosiddetti intellettuali oggi sia questo: non cedere a questa specifica mistificazione (ce ne sono anche altre, a dozzine, naturalmente). Non ho voglia di avere nostalgia per Porci con le ali, che per le centoquaranta pagine che sono riuscito a reggerlo questa volta mi è sembrato ciò che mi sembrò nel 1976, in ottobre, quando Elisa me lo prestò: un libro brutto, scritto alla come-viene-viene, ideologicamente schematico, deliberatamente e sfacciatamente falso, fatto passare per ciò che non era, ossia un ritratto autentico, dal vero, dal vivo, di chi stava attorno a me, di me. Di io. Un ritratto ammaestrante, ma non avevo voglia di farmi ammaestrare. Non così, almeno: non così rozzamente.

[L'indice di tutti i libri della Bottega di lettura]

Pubblicato da giuliomozzi il 31.03.06 09:22

COMMENTI

Credo di essere arrivato a leggere, più o meno, fino a pagina 80. La seconda parte della copia presente nella libreria dei miei genitori è stata strappata. E' un mistero irrisolto. Avevo rubato il libro di nascosto (avrò avuto tredici anni) e quindi non potevo chiedere perché fosse incompleto. Un impeto di rabbia ? Un soffio di vento ? Una punizione divina ? Chissà!

da Federico il 31.03.06 12:21

io ero molto piccola, e molto confusa su cosa fosse la realtà, all'epoca (e la realtà aveva i suoi bei problemi, in una città del profondo Sud che era appena uscita dalla guerra civile), però una cosa mi colpì molto, di quel libro. una cosa innegabile, per quanto si possa riconoscerne la natura di trabocchetto, specchietto ideologico per le allodole e mistificazione adelante: parlava in un modo del tutto diverso dai libri che allora entravano, o potevano entrare, nel mio mondo. di più, era autorizzato a farlo, perché aveva una copertina, si comprava in libreria, se ne parlava sui giornali. faceva venire in mente, per quanto confusamente, l'idea che si poteva essere in un altro modo - diverso da tutto quello che esisteva attorno e vicino a noi - anche se non si sapeva quale, né quando, né per quanto. non mi sembra pochissimo. forse non è molto - e, per carità, condivido che si tratti di un libro abbastanza brutto, e certe volte persino illeggibile - ma qualcosa è, è stata.

da manginobrioches il 31.03.06 13:01

sono d'accordo con maginobrioches.
tutto quello che era diverso dava, comunque, un contributo.
chessò, penso a de andrè, che allora non piaceva: né ai ragazzi bellini pultini e ordinatini, perché nella sue canzoni c'erano le parolacce della città vecchia, ma nemmeno alla sinistra estrema, che l'ha beatificato solo dopo (storia di un impiegato).
oggi, a distanza di tempo, ritengo che Porci con le ali sia un brutto libro.
non lo rileggerei.
ma allora profumava: di qualcosa che non so definire.
di 68 non credo.
di diverso, forse.
oggi, per me, sa solo di passato (ma dammi indietro, la mia 600, i miei 20anni e la ragazza che tu sai...): e gli occhi del rimpianto sono sempre molto miopi.
meglio voltar pagina

da remo il 31.03.06 13:31

forse lo sapete, ma "Porci conle ali" nasce come una sorta di piccola indagine sociologica tra un gruppo di giovani. Cosi' gli autori hanno inventato Rocco e Antonia per raccontare cio'che emergeva da quella ricerca artigianale. Il resto è noto. E' noto il successo, è nota lalettura sotto il banco,è noto che ha rappresentato una calamita di morbose curiosità sul costume sessuale dei giovani. Di "quei" giovani, perchè non eravamo tutti né Rocco né Antonia. Un fatto è certo: non è un'opera letteraria, piuttosto una provocazione.

da stefania nardini il 31.03.06 16:48

Ricordo di averlo letto nel 1978, quindi a diciott'anni, tutto in due notti afose e insonni d'agosto a casa di miei parenti a Bologna.
Ricordo di essermi sentito in qualche modo completamente dentro e completamente estraneo a quello che leggevo.
Ricordo che lo trovai scritto male, che in qualche modo mi emozionò, che in qualche modo mi infastidì, che in qualche modo riuscii a pensare che era infarcito di luoghi comuni, che forse eravamo tutti luoghi comuni, che era un enorme luogo comune dove non abitava nessuno e dove molti di noi credevamo di stare e di vivere e di non essere per niente comuni.
Moltissimi anni dopo, vedendo "L'ultimo bacio" di Muccino in tivù, ho percepito delle sensazioni quasi identiche: l'unica differenza è che, non avendo più diciott'anni, al termine del film mi sono voltato verso Carmen, mia moglie.
"Ossignur" le ho detto "che stronzata colossale".
E lei mi ha risposto: "Davvero? Io praticamente l'ho dormito tutto".

da Roberto Tossani il 01.04.06 09:20

Oddio! Ma è il libro dei morti. -_____-'
Una mia amica, per dire di Chinaski, lo indicava come un "porco con le ali". Che c'entra?
Direi che c'entra: i porci con le ali sono sempre attuali, oggi più che mai, forse.
Che sia scritte come viene viene, penso sia (forse) stato uno degli intenti: una cosa così, come viene viene. Però è venuta, ha resistito all'usura, alle tante edizioni, non si è perso nessun porcello. :-)

g.

da Giuseppe Iannozzi il 01.04.06 10:47

in realtà, se leggete questi commenti in fila, siamo tutti "quelli della prima edizione". per noi, comunque, è un libro dei morti, una pubblicazione alla memoria. e ci sono care memorie e memorie da dimenticare, ovviamente.
il punto è: imbalsamato e imbellettato, trent'anni dopo, chi può raggiungere, e perché?

da manginobrioches il 01.04.06 14:25

Prima Edizione ? Parla per te!!! :)
Scherzo, ovviamente.

da Federico il 01.04.06 15:28

Non vorrei sbagliare, ma: "Porci con le ali" dovrebbe essere uscito anche qualche anno fa nei "Miti" Mondadori (o in una collana equivalente, per prezzo e formato, di altro editore). Se l'han pubblicato in una collana del genere, che è quanto di più commerciale si possa immaginare, evidentemente pensavano di venderlo con qualche successo: e se lo ripubblicano adesso negli Oscar, evidentemente pensano di poterlo vendere di nuovo, forse confortati dal risultato di qualche anno fa.

da davide l. malesi il 01.04.06 19:13

ops. Avevo letto un po' in fretta la parte iniziale, e non mi ero accorto che Giulio, in effetti, aveva citato di sfuggita anche la pubblicazione ne "I Miti". Sorry.

da davide l. malesi il 01.04.06 19:14

mi trovo d'accordo con il commento di Manginobrioches. Ho scovato il volume nella biblioteca dei miei a circa tredici anni; allora saltavo a piè pari i brani fortemente intrisi di ideologia e mi meravigliavo assai del resto, pensando a Rocco ed Antonia come a "creature impossibili". Se lo leggessi oggi, a distanza di dieci anni e passa, credo che mi sorprenderei molto meno e presterei più attenzione al battage politico intorno al libro.

da edi il 02.04.06 09:29

Gran bel pezzo, Giulio. Ma come fai?

da paciere il 03.04.06 08:54

Modestamente la prima edizione io l'ho letta che ero già semivecchio essendo che avevo già tre figli,
ma piccoli, però,
tuttavia me lo prestarono,
era poi la cugina di Agnese che mi faceva impazzire con le sue bizze,
e io ne ho letto un pezzo poi l'ho buttato là,
in un cestone con la roba sporca, ma capivo che poteva tirar su qualche voglia qualche stuzzico agli adolescenti,
poi a certi sui quaranta allora a leggerlo gli faceva di essere colui che comprende i giovani,
ma gli tirava su lo stuzzico polpereccio pure a loro,
io preferivo, per dire,
leggere altro:
tipo Cortazar, ecco, io ero serio e peppio,
poi ho smesso di leggere narrativa per anni 10.
MarioB.

da cf05103025 il 04.04.06 05:39

Io l'ho rubato qualche anno fa in edizione "I Miti". Un po' mi è piaciuto.

da R4 il 05.04.06 11:52

io ci ho l'edizione del 1976 qui menzionata...e ho pure quella che regalarono anni fa con L'Unità..tsè!!!

;-)
Gt

da Giorgio Tesen il 06.04.06 14:11

"Porci con le ali" mi ricorda di un periodo nel quale leggevo "Cuore", le scuole erano tutte okkupate, i fighetti improvvisavano feste tecno e i rasta organizzavano dance hall, e come in "Ricordati di me" il quantitativo di persone a una festa o a un'altra era dettato dalla quantità di fumo da fumare, e poi mi ricorda che in quel periodo nel quale cercavo letture interessanti tutti mi delusero consigliandomi Siddharta, mentre invece leggere lo Zarathustra mi diede molti più stimoli e idee, quando lessi "Porci con le ali" ero alle corde, lo lessi come si legge un romanzo, in modo ingenuo e senza ideologia, quando ho provato a rileggerlo non l'ho finito, proprio come capita con i romanzi che tutti ci consigliano, però mi ricordo che "Porci con le ali" non me lo consigliò nessuno, sul finire degli anni '80, quando frequentavo le superiori, non ci fu nessuno che mi consigliò di leggerlo...sigh!
è stato un bene o un male?
E insieme a "Ricordati di me" ci metto anche "Che ne sarà di noi", insomma, il cinema nell'immaginario adolescenziale sta sostituendo rapidamente la letteratura, ad eccezione di "Tre metri sopra il cielo" (che voglio leggere) che ha prodotto un film molto simile ai succitati. Insomma, il film è rapido. In questi giorni sto leggendo Dies Irae, le scene ambientate a Berlino mi hanno fatto ricordare che quando ero adolescente il massimo era il compagno di classe che aveva la copia Bur di Christiane F. e lo zoo di Berlino, memorie

;-)
GT

da Giorgio Tesen il 06.04.06 14:23

sono leggermente sconvolta dalle vostre opinioni... io ho letto il libro per la mia tesina e vi dirò...mi è piaciuto molto perchè mi sono rivista in qualche episodio.
è un libro che mi ha sinceramente emozionata e non avevo mai letto pensieri così severi sul suo conto.
io lo rileggerei volentieri,anzi,lo rileggerò e penserò ai vostri commenti del tutto fuori luogo come a rimpianti di una vita non vissuta come hanno fatto rocco e antonia,in modo del tutto spensierato e senza stupidi freni inibitori che questo schifo di società(fatta da persone difenditrici di falsi moralismi come voi)impone.
sveglia gente!!!

da jessica il 09.06.06 00:01

Cara Jessica, perché ciò che ho scritto è "fuori luogo"?
Ritieni di conoscere la mia vita quanto basta per sostenere che il mio articolo si fonda su un "rimpianto di vita non vissuta"?
Hai capito o non hai capito che "Porci con le ali" racconta storie inventate e che Rocco (cioè Marco Lombardo-Radice) e Antonia (cioè Lidia Ravera) hanno *fatto finta* di avere vissuta quella vita esclusivamente (è Lidia Ravera che lo dice: non io) per ragioni di marketing ideologico?
Far notare che ciò che Lidia Ravera scrive nella postfazione a questa nuova edizione è una smentita netta del modo in cui questo libro è stato a suo tempo recepito, è "falso moralismo"?

da giuliomozzi il 15.06.06 15:19