L'albero di Halloween, di Ray Bradbury
di Louie
Voglio parlare di una fiaba, una fiaba noir. Una fiaba che se fosse un film, questo film lo dovrebbe girare Tim Burton, con gli occhiali strampalati, il capello ribelle e lo sguardo di un bambino furbo e malizioso.
Questa fiaba si chiama “L’albero di Halloween” ed è stata scritta da Ray Bradbury. Pubblicata, ora (un tempo fu Bompiani) da Mondadori nella collana Piccola Biblioteca. Quella con la costina gialla e le pagine rigide e dentellate che ti impediscono il piacere di sfogliare il libro, a meno che non si sviluppi un abilità superumana.
Voglio parlare della copertina. In primo luogo è arancione, c’è una zucca a forma di teschio o un teschio a forma di zucca, un ghigno spettrale.
Spettrale è la fiaba.
Alcuni ragazzi, guidati da Tom Skelton si stanno preparando a festeggiare Halloween. Vestiti chi da scheletro, chi da mummia e chi da accattone stanno per lanciarsi nella notte per gioire degli spettri. Ma un imprevisto gli rovina i piani. Il loro leader carismatico, il primo a buttarsi a capofitto nelle avventure, Pipkin, non sta bene e la cosa rischia di rovinare la festa. Pipkin scompare nell’oscurità e i ragazzi, guidati da Moundshroud (in italiano sarebbe “sudario”) affrontano la loro più grande avventura.
Con in testa Pipkin, cercheranno di salvarlo da fine certa, con i consigli di Moundshroud e una buona dose di fortuna. Il loro viaggio dura poche ore ma li catapulterà nell’antico Egitto, li farà arrivare per le strade scure e pericolose del Regno Unito fino a quelle polverose e gioiose del Messico. Capiranno, strada facendo, l’origine di quelle maschere che stavano indossando senza conoscerne il significato, vedranno con i loro occhi il vero significato di Halloween.
Il libro è strutturato in maniera semplice, come una favola, appunto. Ricalca, a mio modo di vedere il “Canto di Natale” di Dickens. Anche in questo caso, un viaggio onirico, porta alla scoperta del vero significato delle cose. La scelta del linguaggio è consona alla storia che si va raccontando, Bradbury non indugia mai nei periodi complessi e le frasi sono brevi e secche. Piene di ingenuità e freschezza, proprio come se la storia fosse raccontata da un bambino.
“L’albero di Halloween” è stata una piacevole lettura serale, mi ha fatto tornare in mente le fiabe che mi si raccontavano da bambino e quella tenera emozione nello scoprire il mistero dietro l’angolo.
Pubblicato da louie il 14.03.06 19:30