18.03.06

La grande rivoluzione del XX secolo

di Roberto Tossani

Ciò che manca essenzialmente alla donna d'oggi per fare delle grandi cose è l'oblio di se stessa: ma per dimenticarsi bisogna prima essere solidamente sicuri di essersi definitivamente trovati.
SIMONE DE BEAUVOIR, Esiste la donna?, Gallimard 1949, il Saggiatore, Milano 1976, p. 253

La grande rivoluzione del XX secolo è stata la cosiddetta emancipazione femminile nel mondo occidentale (cosiddetto anche lui). Rivoluzione non ancora terminata, anzi: forse arenatasi da qualche parte, priva della propulsione iniziale. Voglio provare un'analisi molto breve partendo dalla frase di Simone De Beauvoir ed estendendo il tutto alla discriminazione sociale in genere.

Ciò che manca alla donna oggi, così come mancava nel 1949 quando furono pensate e scritte queste parole, è il dimenticarsi. Dimenticare di essere donna. Tutt'ora, quando una donna intende fare qualcosa per la società in cui vive (sia manager, personaggio politico, culturale e via di questo passo) porta costantemente in sé un sottinteso in tutto ciò che fa e dice. Il sottinteso è: "Io sono una donna". La donna si ricorda perfettamente di esserlo. Lo afferma, anche se spesso non apertamente. Per l'oblio di se stessa, la donna dovrebbe affermare: "Io sono un essere umano". Nient'altro. Sottintendere che tutto ciò che si sta facendo e dicendo lo sta facendo e dicendo una donna, crea una discriminazione. La donna si discrimina.
La maggior parte degli uomini non lo fa. Dà per scontato l'essere maschio, neppure sfiora loro l'idea che questo vada specificato. Dico la maggior parte, perché non così è per tutti. Non lo fanno gli omosessuali, non lo fa chi abbia qualche problema fisico o mentale (e appunto vuol definirsi diversamente abile), non lo fanno molto spesso gli anziani/vecchi/ultrasessantenni (anche per loro si discute come sia corretto chiamarli), non lo fanno tutti coloro che nel mondo occidentale non siano di razza bianca caucasica. E quindi vengono discriminati.
Discriminare siginifica: differenziare, specialmente in base a dati oggettivi. E oggettivamente una donna non è un uomo bianco di razza caucasica che va dai 21 ai 65 anni. Così come non lo è una checca, un mongoloide, un vecchiaccio arteriosclerotico, uno sporco negro. Perciò la società li differenzia. E loro stessi non sono capaci di dimenticarsi, di vivere la propria vita come esseri umani soltanto: per un perverso circolo vizioso collettività e singolo tendono entrambi a discriminare, fosse soltanto per una giustissima affermazione della propria dignità o per lo sforzo volenteroso di gruppi che credono in qualche modo all'uguaglianza.
Pensiamo soltanto ai possibili candidati democratici per le prossime elezioni negli USA. Tutti gli opinionisti li indicano: Hillary Clinton e Barack Hussein Obama. Peccato che lei sia una donna e lui un mulatto ("figlio di un keniano e di una donna bianca" specifica La Repubblica). E loro stessi non dimenticano di esserlo. Hillary sottintende, mentre fa e dice: "Io sono una donna". Obama: "Io non sono bianco". La discriminazione parte dalla società, sicuramente, ma se i singoli discriminati continuano a resistere all'oblio, alla disimportanza di affermare che sono qualcuno di diverso dagli altri, il razzismo nella più vasta accezione del termine continuerà.
La donna non dimentica di essere donna: questo è quello che le manca.

Se la cosa finisse qui sarebbe un'analisi piuttosto banale, Simone De Beauvoir non sarebbe grande come è stata. Perché l'oblio di se stessi è una fase successiva. Viene dopo a qualcosa di ancor più fondamentale: trovarsi. Per dimenticarsi bisogna prima trovarsi. Esserne sicuri, concretamente.
Per una donna trovarsi significa dare per scontato che si ha un ciclo mestruale e si partorisce, che si ha un cromosoma sessuale ripetuto due volte al contrario dei maschi (geneticamente non è roba da poco essere XX o XY), che in fondo, al di là di tutto, non si è uomini. Trovarsi significa accettare di essere un essere umano, così come i maschi, i gay, i portatori di handicap, i pensionati, gli asiatici/africani/blablabla che vivono in questo benedetto (?) mondo occidentale, gli islamici e i cristiani. Trovarsi per una donna significa non dare la minima importanza alle differenze pur riconoscendole oggettivamente. Anche le donne possono essere stronze, insopportabile e ignobili. Così come i trans, i paraplegici, il cinese che abita a due passi, i mussulmani e i cattolici. Trovarsi significa essere sicuri di ciò che si è e proprio per questo non avere alcun bisogno di puntualizzarlo.
E' un'impresa disperata, non solo per le donne. Noi uomini bianchi caucasici eterosessuali, ugualmente abili, né studenti né pensionati, credenti in modo non fondamentalistico in un qualche Mistero di Verità Eterna, pur dando per scontato tutto questo tendiamo poi a puntualizzare altro. La nostra fede politica. Il tifo calcistico. La professionalità. Le nostre capacità sessuali. Qualcuno potrebbe obiettare che queste sono differenziazioni non oggettive e quindi non portano ad una discriminazione. In parte è vero, in parte non del tutto: comunisti e fascisti sono due categorie che tendono ancora a discriminarsi l'una con l'altra. Il discorso però diventerebbe troppo lungo.
Ciò che resta importante, per ora, e che comunque rappresenta una difficoltà enorme, è riuscire a trovarsi. Che le donne dovrebbero fare questo per poi dimenticare ciò che hanno trovato, terminando così la grande rivoluzione. Purtroppo, ancora una volta, rientra il circolo vizioso. La società tende a discriminare le donne (anche inconsciamente, non importa) e le donne tendono così ad affermare ciò che sono senza trovarsi, così che la società ha buon gioco nel continuare la sua differenziazione negativa.
Noi facciamo parte di questa società. Sta a ognuno di noi agire perché ogni forma di discriminazione sparisca. Ad esempio, io tratto malissimo un oligofrenico perché è un rompicoglioni spaventoso, un busone perché dice stronzate del cazzo, un amico di mio padre perché è un piagnone allucinante e un marocchino che mi è davvero antipatico. In tutti questi casi, ad esempio, non faccio discriminazioni. Cerco di farlo anche con le donne, eppure qui diventa più difficile. Anch'io sbaglio, anch'io tendo a promuovere l'allontanamento del loro trovarsi per dimenticarsi.

La grande rivoluzione del XX secolo langue. Le rivolte parallele subiscono stop. Torna prepotente il voler affermare preventivamente la propria identità genetica, religiosa, razziale. Ci stiamo tutti perdendo, continuando a dire agli altri chi siamo.
Ed è buffo, dato che resta difficilissimo capire chi siamo. Chi sono io. Chi sei tu. Chi noi (chi, gli altri).

Pubblicato da Roberto Tossani il 18.03.06 06:50

COMMENTI

sono d'accordo. E' da tempo che penso le cose che hai scritto e finalmente sono state messe giù da qualcuno così bene. Molte volte preferisco scrittori uomini perchè le donne quando scrivono devono sottilineare il loro essere donna. (magari di vario tipo,trasgressiva,sentimentalista, casalinga, ma sempre alla fine riconducibile a un stereotipo. Ad uno scrittore consapevole chiedo almeno che si sia trovato. Certo, sono interessanti anche le scritture non completamente consapevoli ma in senso etnologico. L'osservazione etnologico alla fine stufa perchè guardi qualcosa che non ti riguarda.
Ma tu uomo, ti sei trovato? e se sì come hai fatto? e ti sei dimenticato di te stesso? Mio grande desiderio sarebbe quello di dimenticarmi di me stessa ma credo che quelli ci sono riusciti non si sono messi a scrivere.

da marta turato il 20.03.06 14:28

" che quelli che ci sono riusciti" intanto mi sono dimenticata di un 'che'

da marta il 20.03.06 14:30

Difficile rispondere alla tua domanda.
Sicuramente, anche nel caso mi fossi trovato, riesco a dimenticarmi solo a tratti.

da Roberto Tossani il 20.03.06 15:38

Rob, è una questione di consapevolezza e identità. Io intendevo che, prima di entrare in qualsiasi ruolo, io sono io. E sono io in quanto donna. E questo mi permette di incontrare me stessa e gli altri da questo particolare punto di vista. Se fossi un uomo, incontrerei me stesso e gli altri da tutta un'altra angolazione. Il mio sguardo è di donna. Non discrimino me stessa. Semplicemente affermo.
Un bacio

da pennastilo il 21.03.06 22:06