23.03.06

Il Diario a fumetti di James Kochalka

di brekane

Esistono dei libri, invece, che prima di consigliarli ci devi pensare sopra, perché non sono per tutti o per tutti i momenti - ... e se qualcuno mi dirà che nessun libro è mai per tutti o per tutti i momenti, io a quel qualcuno, ruotando verso l'alto gli occhi e sbuffando e alzando le spalle, risponderò uff, sì, va bene, ma certi libri hanno una gamma di momenti di fruibilità (come altro parlare a qualcuno di così pendante?) più ampia, hanno un pubblico più vasto - o anche: alcuni libri rispecchiano, più facilmente di altri, il limitato gruppo socioculturale che frequento; oppure: quando intendo 'tutti' intendo, con una certa fatalità, proprio quel gruppo di amici, forse troppo omogeneo.

Fatto sta che se io, per esempio, presto a X, in qualsiasi momento, Moska-Petuski di Vendikt Erofeev, so con una certezza, diciamo, dell'80 percento, che lui, X, Mosca-Petuski, lo troverà quantomeno interessante, se non bello, o eccezionale, o addirittura il più bel romanzo della sua vita, quello che diventerà la pietra di paragone con cui giudicare le letture future (ma anche quelle presenti, quelle passate, quelle non fatte e le scritture sue proprie, o anche solo le immaginazioni sue proprie, anche quelle verranno ritenute valide a seconda di quanto scartino o si avvicinino allo spirito di Mosca-Petuski).

Epperò, se io, a X, gli passo nel momento sbagliato della sua vita, o della mia, Il diario a fumetti di James Kochalka (1998-1999) di James Kochalka, pubblicato da Fernandel, io, da X, non so bene cosa aspettarmi e probabilmente (come è avvenuto) lo troverà ributtante, inutile, costoso, brutto, umiliante, oggettivamente offensivo nei confronti suoi personali e per qualche giorno non mi rivolgerà la parola per il fatto che io, evidentemente, ho un'idea non esplicita di lui talmente sbagliata da pensare che possa piacergli un'opera del genere.

Non che ci sia niente di sbagliato nel diario a fumetti di James Kochalka, o in me, o in X. È solo che Il diario a fumetti di J.K. (192 pagine, 12 euro) ha una struttura, per propria stessa ammissione, non narrativa.* O meglio: cerca di intraprendere una via narrativa diversa, più sottile, enigmatica, sperimentale.

Dal 1998 ad oggi James Kochalka - fumettaro americano iperattivo, ma quasi sconosciuto qui - giorno dopo giorno divide una pagina di diario in tre o quattro vignette e in queste vignette racconta cosa gli è successo. Non ha la pretesa di raccontare tutto. Non è come quei diari di chi, come me, ha paura di dimenticare e segna perfino l'ora della colazione, il numero delle volte in cui va in bagno, ecc. Sono intuizioni, sentimenti, fantasticherie o dialoghi con la moglie, con gli amici. Spesso si resta spiazzati, perché presi singolarmente, questi quadretti non sembrano andare da nessuna parte. Kochalka dà l'impressione di scegliere ciò che meno si presta al racconto, come quando disegna un cumulo di neve e gli fa dire: "Sono un mucchio di neve felice!"/"Weeee!"/(...)/"E durerò per sempre!".

Il risultato, per chi legge, è una certa frustrazione, soprattutto se non si apprezza la semplicità e la pulizia del segno, i contrasti netti del bianco e nero. Eppure, sulla lunga distanza, oltre a sentire una sensazione di familiarità affettuosa, il lettore si stupisce di scoprire come la categoria che potremmo dire "il narrativo" (approssimativamente: una storia con un inizio, una fine, un intreccio e qualcosa che accade) riesca ad emergere anche da ciò che narrativo non vuole essere: nelle sue pieghe, negli spazi bianchi tra le vignette, nel retro delle immagini, in quella parte di vita che non ci è raccontata ma che balena a volte di nascosto e senza volerlo.

Ma soprattutto Il diario, raccontando un anno a sprazzi, attraverso i momenti "vuoti" e senza cercare la battuta a tutti i costi, aumenta per i fumetti le frontiere del dicibile, come quei libri che ci sorprendono e ci fanno dire: "Non pensavo che si potesse scrivere anche di questo".


James Kochalka, Sketchbook diaries, volume primo, Fernandel, 2005
[Di Kochalka si può leggere qualcosa anche qua: L'orribile verità sul fumetto.]

* L'introduzione dell'autore dice (la barra obliqua indica il cambiamento di vignetta): "La vita non ha la struttura tipica della narrazione/ [...] / La vita ha momenti sì e momenti no. Su e giù. E avanti e indietro all'infinito./ E infinite distrazioni./ La storia della mia vita non è per niente una storia".

[L'indice di tutti i libri della Bottega di lettura]

Pubblicato da brekane il 23.03.06 13:57

COMMENTI

io non lo so se è un risultato voluto o meno, ma mi ha sbarellato leggendo il diario di kochalka tutto il tempo che il libro si prende per darti l'impressione di essere un'opera progettata. è come guardare un bambino che gioca, pensare che si fa i fatti suoi e gliene frega niente di te -- tantomeno di avere una qualche struttura. passa un'ora, e di colpo vedi il ritmo, il grande piano, dove sono le regole che gli permettono di divertirsi, e tutto arriva così delicato che mi sono sbattuto la mano in fronte per sentirlo. lo sto facendo leggere a tutti quelli che conosco. alle ragazze piace di più.

da ivano il 29.03.06 10:25

Hai ragione. Ero tutto preso dal cercare le ragioni per cui il diario è un fumetto importante e mi sono dimenticato di quelle per cui è semplicemente bello. Il fatto è che sono rimasto turbato dalle reazioni dei primi amici a cui l'ho passato, che sono quelle descritte sopra, più o meno. Sono convinto che non sia un fumetto per tutti, non solo per la "mancanza" di una narrazione, ma proprio per la giocosità infantile di Kochalka che si permette di prenderci in giro parlando di tutto: amore, sesso, fumetti, cacca (ci sono un sacco di escrementi! E di piscio! Come quando chiede al gatto se può pisciargli sopra...) e tutto con un divertimento e una gioiosità e un ritmo che può, a qualcuno, risultare irritante - ma anche meraviglioso e sorprendente a chi sappia lasciarsi coinvolgere. Alla mia morosa è piaciuto di più, infatti. ciao Ivano!

da brekane il 29.03.06 13:14

del tutto (o quasi) OFF OTPIC. Mi piacerebbe che venissero spese due parole, impinguando cosi il filone fumettaro, anche su tale Hart John, il papà di Before Christ (BC). Altro esempio di come, al di delle apparenze (e forse, delle intenzioni) i dialoghi concisi di una strip, possano adagiarsi sul confine sottile fra il disegno (il tratto grafico) e con la letteratura,

da cletus il 29.03.06 22:53

è una buona idea, Cletus. Tra l'altro John Hart è un autore stranamente ignorato (ma sarà una faccenda di diritti) dall'enciclopedia delle strisce pubblicata da repubblica. Io lo conosco poco - a parte aver letto qualche striscia qua e là su alcuni Linus d'annata. Avevo il videogioco di BC, però non credo che conti. Ci pensi tu?

da brekane il 30.03.06 09:45

salve,
sono Gianluca Costantini e sono il curatore della collana Illustorie di Fernandel, della quale fa parte questo libro. Che dire trovo che questa analisi di Brekane sia una delle migliori uscite qui in italia, finalmente qualcuno che riesce ad approfondire un pò il fenomeno Kochalka. Complimenti.
Penso che fosse molto strano che Kochalka fosse indedito in Italia...
grazie comunque
gianluca costantini

da Gianluca Costantini il 28.04.06 11:55

Ciao Gianluca, grazie, quello che dici mi fa molto piacere. E' vero che è strano che Kochalka fosse inedito (a parte, se non sbaglio, qualcosa pubblicato su Inguine) anche perché mi sembra un autore abbastanza "popolare", nel senso migliore del termine. Io però ho letto solo, oltre al diario, Scimmie vs Robots. Ciao, grazie ancora. Spero di riuscire ad occuparmi di altri volumi della collana che curi.

da brekane il 28.04.06 12:14