Due parole su Brautigan
di Cletus
[Lo stesso libro letto da Gianluigi Bodi] [lo stesso libro letto da Giorgio Morale] [Pesca alla trota in America, altro libro di Brautigan, recensito da Bartolomeo Di Monaco]
Se esiste un criterio, alla base di questa bottega, dovrebbe essere quello della condivisione. Non ho titoli per atteggiarmi a critico letterario, ne tonnellate di letture alle spalle tali da rendermi forte, arguto e spigliato, nel raccontare le mie esperienze di lettura. Al di la di questa escusatio, non petita, quelle che seguono sono delle brevi note intorno alla lettura di alcune (non è vero…quasi tutte…) cose che ha scritto un certo Richard Brautigan.
Voglio provare a fare un gioco. Immaginare di parlare ad un amico, come fa Demetrio nel suo post, e fornirgli dei motivi se non proprio formidabili, quanto meno sufficienti, di curiosità verso questo autore. E il gioco potrebbe essere questo:
Ho letto un autore che è stato capace di farmi ridere, ragionando. O meglio, al quale riconosco doti di brillantezza tali da rendere divertente l'esperienza della sua lettura. Vi pare poco ? A me no, in uggia come ho le cose tristi, poderose, impegnative. Brautigan ha una scrittura che è un cartone animato. Banale ? Affatto, la sua "cifra" può proprio essere la capacità di utilizzare un registro "leggero" ma, allo stesso tempo, di farti azionare il cervello, regalando pennellate di poesia, quale che sia l'oggetto della sua narrazione.
Fenomeno editoriale stranissimo (ha venduto 2 milioni di copie con il suo Pesca alla trota in America, tradotto in tantissime lingue), rimane però un oggetto sconosciuto ai più, se non fosse per il paziente (e coraggioso) lavoro di proposta, di editori come Marcos&Marcos e/o ISBN edizioni. Qualcosa anche negli Oscar Mondadori ("102 pensieri Zen", forse non proprio il suo migliore).
Ho finito da poco il suo La casa dei libri (che per esser menzionato qui, in bottega voglio dire, mi pare già un bel titolo). Uno spasso. La sua scrittura è organizzata in tanti micro-capitoli che hanno il pregio, a volte di portare la storia più avanti, altre di soffermarsi su qualche esilarante particolare.
Su tutti, le scene iniziali del protagonista, un addetto ad una biblioteca "speciale". Che invece di dare, riceve. E riceve davvero da tutti, alti, bassi, belli e brutti. Tutti vagamente fuori di testa che gli si presentano per consegnare i loro manoscritti (alcuni titoli, da soli, meriterebbero l'oscar), come "Il giradischi e Dio" cito testualmente…"del reverendo Lincoln Lincoln. Secondo l'autore, Dio tiene d'occhio i nostri giradischi stereofonici. Non so cosa intenda con questo, però ha sbattuto il suo libro sul tavolo con grande energia". Oppure quest'altra: "AMORE SEMPRE BELLISSIMO di Charles Green. L'autore, sui cinquant'anni, ha cercato invano un editore per il suo libro, scritto quando ne aveva diciasette. "Questo libro ha battuto il record mondiale dei rifiuti- ha detto- è stato rifiutato quattrocentocinquantanove volte, e ora sono vecchio".
Poteva mancare una presenza femminile ? Vida si chiama la sua icona, e qui, il nostro bibliotecario, sfoggia tutte le patologie del maschio, che a qualsiasi latitudine, riguardo la bellezza femminile, hanno la capacità di investirlo come un uragano: biondo, bel seno, un corpo statuario. Ne seguiranno dei dialoghi stralunati, soprattutto quello della presentazione, quando, come fosse un rifiuto a tanta, universale, riconosciuta, bellezza, Vida sosterrà, non creduta ma convinta, di essere ospite nel corpo della sorella
Una lettura piacevole, da viaggio, che ti prende per alcune descrizioni e il tono, ripeto, leggero, ironico ed intelligente.
Brautigan ha scritto cose che mi sono piaciute di più. In particolare, pubblicato l'anno scorso per i tipi ISBN, "American Dust, prima che il vento si porti via tutto" che ho regalato, in diverse copie, ad amici per Natale.
Ne ho scritto qui, qui e questo è il giudizio di Ezio qui.
Buon divertimento, per chi vorrà leggerlo, tempo ben speso.
Pubblicato da Cletus il 16.03.06 19:46