Capitoli della commedia, di Martino Baldi
di gattostancoHo conosciuto Martino Baldi solo sulle pagine del blog che curava.
Sospeso il proprio blog ha annunciato la pubblicazione di una raccolta di poesie.
Vinto dalla curiosità ho voluto cercare la sua poesia cartacea, dal vero. Alcuni testi si trovano in rete, ma le poesie lette sulla carta di un libro sono diversissime da quelle lette sul video di un computer.
Il titolo "Capitoli della Commedia" (edito da Atelier) non posso collegarlo a una sola pagina. L'editore non offre spazio web ai propri libri e in questo caso la Commedia rimane sparpagliata in rete.
Ho tra le mani questo libro sottile, mi siedo in cucina e lo sfoglio. Sono un po' agitato. La poesia spesso mi agita, mi rende nervoso: ho paura di lei e di non capirla. Perché non riesco a togliermi dalla pancia l'impressione di dover capire invece di voler semplicemente leggere.
Rimugino sulla copertina grigia e anonima. Sembra un quaderno di linguistica ridotto all'osso. Lo volto e leggo le note biografiche dell'autore. Mi stupisco: per me era solo un blogger qualsiasi con un lavoro qualsiasi e invece no.
Leggo la prima poesia. Mi sembra della prosa con degli 'a capo' vicini. Simile ad un messaggio di posta elettronica copiato e poi incollato e che mantiene gli 'a capo' tipicamente ristretti. Arrivo in fondo e il gatto miagola cercando ipotizzando l'esistenza di cibo nei paraggi vedendomi seduto al tavolo in cucina.
La rileggo con calma. L'ansia del capirla mi sembra voglia sfuggirmi, sembra lasciarmi tranquillo, sembra che io possa capire con facilità. È una finta, si contorce e seguendo la mia lettura mi accoglie con una imboscata beffarda. ...Perché a volte buonanima di mio padre era beffardo, così è nella mia costante rielaborazione. Non era un mio amico, era mio padre, ma spesso siamo stati divertiti complici e qualche volta è capitato che io fossi la vittima dei suoi scherzi. Ero un liceale al mare e feci la telefonata serale di rito (ai bei tempi privi di telefonini di massa) e visse ancora un paio di giorni.
Chiudo il libriccino odiandolo. La prima poesia si intitola "Il giorno che uccisi mio padre". E ancora oggi, e forse per sempre, mi chiedo se feci tutto quel che andava fatto. Ero al mare d'estate con gli amici. Eppure la domanda resta.
Inizio a leggere l'ultima poesia. Non sono arrabbiato, ma allontano con un fischio scocciato il gatto miagolante. Penso che l'ultima sarà meno forte della prima. Me la immagino speranzosa e leggera: si intitola "Canzonetta"e rallegrato non bado alla dedica per una bambina mai nata. ...Mia moglie ed io non abbiamo figli. E quell'insieme di versi è tutt'altro che leggero.
Chiudo il libro non del tutto calmo e mi fiondo al pc. Internet. Ricerca spasmodica di chi sia questo Martino Baldi che si permette di scrivere poesie nelle quali posso immedesimarmi con una simile semplicità. Non devo capire i suoi versi, sono i suoi versi a capire me. Inaudito.
Trovo un bel po' di pagine in rete, le osservo spiluccando qualcosina. Se le leggessi davvero non potrei più essere libero di sfogliare il libro di cui ho letto solo due 'cose'.
Giorni dopo ritrovo la voglia di confrontarmi con quel ...quel che è.
La pancia è tranquilla. Anch'io sono tranquillo. Questa volta mi spaparanzo sul divano tiepido dopo aver sloggiato di mezzo metro il gatto.
Sono rasserenato. Non ho idea di come faccia quel Baldi a poetare così. Semplicemente mi prende. A me pare bello. La sua poesia è bella. Non me ne importa se definire bella qualcosa è sostanzialmente inutile o superficiale o oggettivamente insignificante. Ora stringo questa raccolta come farei con una cosa viva e da accarezzare, quindi la reputo bella. Certo al primo incontro mi ha morso il sedere, ma ora siamo diventati amici; o almeno provo a farmi amica la sua forma e a scoprirne quante più sfumature sia possibile.
Martino si esprime pacato (non saprei trovare altro modo di racchiudere in una parola comune il suo modo di proporre i suoi pensieri). Riesce a essere sfolgarante con parole pacate. Ho l'impressione che voglia offrirsi sopra un liscio piano inclinato verso il lettore, quasi colto dal desiderio di scendergli addosso a mostrargli la vita (le loro vite) con il proprio sguardo.
"La casa gialla" mi ha fatto sorridere. ...Conosco una persona che avrebbe fatto meglio a fare un anno l'alpino piuttosto che finire in un luogo simile. Fece fatica a riorganizzare la propria vita dopo aver vissuto per due anni in un luogo dove le menti erano totalmente diverse. A mia madre piace sentirsi dire che l'essere matta non implica anche l'essere scema. Poi sempre compare un signore che mi vede da anni e ogni volta mi chiede se ho da fumare e ogni volta gli mento dicendo che non fumo (va via brontolando o mi guarda con disprezzo).
Non posso considerarmi un critico disinteressato. Questo poeta racconta squarci della mia esperienza e non posso dimenticarmene. Inconsapevole usa parole per rievocare immagini potenti per me. Detto questo, credo proprio siano tutte parole evocative per chiunque sia fortunato nel poterle leggere davvero, tenendole fra le mani. Quei versi, anche autobiografici, tendono a insinuarsi nella quotidiana esistenza del lettore.
Cita marchi, sfiora tecnologie, apre un frigo, esplora ragazze e segna allo stadio. E altro ancora. Sembra de-scri-versi. Si lascia inalare, gustare e invita a farsi leggere ancora e ancora. Riesce a farsi assaporare con gusti diversi, come il risotto: riscaldato il giorno dopo è più buono per molti. Crea poesia adattabile al lettore. Eppure non le conferma con una data pur legandole spesso al contesto della realtà.
"Capitoli della Commedia" continua a girare per casa. Sottile e piacevole come una bella cartolina gioiosa mostrata a tutti, si lascia trasportare per le stanze. Ora siamo davvero amici (non mi morde più) e anzi scodinzola per farsi coccolare (evitando il gatto).
Un solo collegamento esterno alla Bottega di Lettura:
Alcune poesie tratte dalla raccolta sono presenti in questo post di LiberInVersi.
Notevole il livello dei numerosi commenti e del dialogo nato con l'autore. Sono ricchi di un lessico giustamente applicato e di una intenzione d'analisi appassionata e coerente.
Mi espongo insicuro. Al riguardo ho commentato in una email privata, un po' superficialmente e di getto, così: «Ca**o mai nessuno che scriva "oh che belle poesie mi sono piaciute un fottio" e basta, così uno legge e pensa che magari vale la pena leggerle e invece tutti a pontificare sulla trasfigurazione ultralinguistica dell'autore.» ...Perché mi sento un lettore che legge con piacere (alla tele c'è sempre meno roba da guardare) e poco incline a entrare troppo tecnicamente nel dettaglio anche se ne fossi capace. Tra me e me, rileggendo queste poesie, è ben più ovvio mi venga in mente che le birre trappiste non mi piacciono o che la "ragazza-Guinness" sarà stata anche piacevole, ma in fondo potrebbe benissimo essere stata anche una studentessa di matematica alle prese con l'affitto di una stanza e le tasse universitarie (potrebbe).
Ecco, una lirica non l'avevo capita. "Penna" fu un poeta e non una penna.
Ma la poesia è ... è bella.
[L'indice di tutti i libri della Bottega di lettura]
Pubblicato da gattostanco il 29.03.06 09:28