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04.02.06
Il nuovo sito di Mancassola e quel che accadrà
Ho una profonda convinzione: che le riviste letterarie, cartacee o digitali, non esistano e, se sono esistite su Web, abbiano esaurito ogni funzione, a parte quella aggregativa. Questa convinzione matura a partire da diverse osservazioni personali, compiute non soltanto nell'arco dello studio delle riviste letterarie storiche italiane (ma anche straniere) negli anni passati, bensì da considerazioni derivate dallo scrutare e dal percepire cosa accadeva in Rete in quest'ultimo anno. Non sono della schiera degli apocalittici alla Scarpa & co., ma comunque avverto, in coloro che ai blog letterari sono giunti di recente, una vaga stanchezza e uno scollamento. Percezione del tutto personale, sia chiaro. E, credo, avvertimento che qualcosa all'orizzonte si stia facendo. Dove e come? Prendiamo l'ultima facies del sito di Marco Mancassola.
Si è completamente trasformato, da vetrina qual era, in una sorta di blog e rivista allo stesso tempo. Sarebbe ancora più semplice che la medesima mutazione avvenisse per scrittori che gestiscono molte collaborazioni esterne alla Rete: uno replica in Rete ciò che ha pubblicato su carta. Aggiornamento continuo. Contenuti a ripetizione.
Il punto, però, non è questo.
Ciò che voglio arrivare a dire è che la Rete, per come è stata intesa recentemente (davvero, posso dire recentemente, lavorando io in Rete, al fianco di Giulio, da dieci anni ormai), ha esaurito il suo compito: attestare l'esistenza di una comunità intellettuale possibile. A mio strettissimo parere, si giunge ora a un'evoluzione, che negli anni passati credo di avere auspicato anche tramite ritologie sciamaniche, che non sta più né in Rete né in carta, ma direttamente nella letteratura. Accade, o sta per accadere, che i testi di certi autori (io ne conto una decina al momento) parleranno tra di essi, certificando che la possibilità di emersione di una comunità intellettule ha fruttificato. Dalle informazioni di cui dispongo, dai testi letti in anteprima, da ciò che sento in queste pagine a venire, mi risulta abbastanza chiaro che la stagione attesta il cambiamento: si entra in un nuovo periodo di una tradizione, che è la prosastica italiana, la quale pretende di non essere più semplicemente italiana.
Autore in ciò estremamente sintomatico, Marco Mancassola, con la sua neorivista, segnala l'infinita debolezza della Rete rispetto a un processo di apertura dei testi di cui è autore: come se la Rete fosse penetrata nella prosa. Il che, come è ovvio, è cifra di qualunque stagione letteraria.
Posted by Best Off at 04.02.06 21:03