13.05.06

Vibrisse di carta?, 5 / Un po' di conti & tante altre cose in disordine

di giuliomozzi

[tutti gli articoli sul progetto "vibrisse di carta"]

Tutti gli articoli sul progetto di fare di vibrisse una rivista di cartaLa chiacchierata del 9 maggio con l'Editore interessato alla produzione di un vibrisse-di-carta è stata utile e istruttiva. Adesso metto qui un po' delle cose che ho imparate.
- Le edicole in Italia sono 40.000. Sono un formidabile veicolo distributivo ma, nel contempo, costringono a un'enorme dispersione.
- Per i periodici specializzati (e vibrisse-di-carta rientrerebbe in questa categoria) è ormai normale (non era così un tempo) avere delle rese attorno al 75-80% del distribuito.
- Un esempio di rivista confrontabile (dal punto di vista distributivo-commerciale) con ciò che potrebbe essere vibrisse-di-carta è Pulp: che distribuisce circa 15.000 copie e ne vende circa 4.500, con una resa sotto il 70% (cioè particolarmente buona).

- Un esempio di rivista non confrontabile con ciò che potrebbe essere vibrisse-di-carta è Stilos. L'Editore infatti ritiene che non sia opportuno produrre una rivista tipograficamente simile a un quotidiano (come è appunto Stilos). L'edicolante, dice l'Editore (che ha esperienza in materia di riviste), mette in mostra quelle riviste che abbiano un aspetto da riviste: un formato inferiore all'A4, una copertina a colori, eccetera. Stilos, essendo un "oggetto" completamente diverso, non può essere preso (dal punto di vista commerciale) come riferimento.

- Il minimo per uscire in edicola è stimato dall'Editore attorno alle 15.000 copie. Che peraltro non significa essere in tutte le edicole. Potrebbe voler dire esserci con due copie in 7.500 edicole (esempio: nelle città). Mi era venuto in mente di chiedere se è possibile, se ha senso fare una distribuzione nelle sole edicole delle stazioni ferroviarie; ma poi ci siamo persi in altri discorsi, e la domanda mi è rimasta in mente. (Perché questa domanda? Perché così, a chi chieda dove si possa comperare vibrisse-di-carta, si potrebbe dare una risposta precisa: "All'edicola della Stazione!").

- La proposta di partenza, da parte dell'Editore, è di fare una rivista in 48 pagine autocopertinata. Il formato sarebbe un pochino più piccolo rispetto a quello standard delle riviste, in modo da poter stampare tutta la rivista su un solo foglio. Un lato del foglio sarebbe in quattro colori, l'altro in nero.

- Per rivista "autocopertinata" s'intende una rivista in cui la copertina non sia stampata a parte e in carta più pesante dell'interno. Il vantaggio della rivista autocopertinata è che non ci sono i costi aggiuntivi della copertina (costi di carta, di stampa e di rilegatura). Lo svantaggio è che, se non si sceglie una carta pesantissima (e non è il caso di sceglierla), la rivisa risulta un po' più deperibile.

- Stampare tutta la rivista su un solo foglio (che poi viene piegato, tagliato e spillato) anziché su più fogli, comporta ovviamente un significativo risparmio.

- Una rivista senza colore non è, oggi come oggi, accettabile. Si può scegliere di avere il colore stampato su un lato solo del grande foglio che poi viene piegato tagliato e spillato; così si avranno metà pagine in quattro colori e metà pagine in nero. Ovviamente fare così costa meno che stampare tutto in quattro colori, e di più che stampare tutto in nero.

- Se metà delle pagine sono in quattro colori e metà sono in nero, ottengo una maggiore rigidità nella struttura della rivista. Non so come sarà piegato questo grande foglio che produce una rivista di 48 pagine ma, tanto per fare un esempio, un sedicesimo (= fascicolo standard prodotto piegando tre volte un foglio grande, ottenendo così 16 pagine) stampato a colori da una parte sola ha a colori le pagine 1, 4-5, 8-9, 12-13, 16, e in nero le pagine 2-3, 6-7, 10-11, 14-15. Se mi salta in mente di mettere una foto a colori a pagina 10, non posso farlo. Se non metto colore alle pagine 12-13, spreco una possibilità.

- Dice l'Editore che il costo di carta, inchiostro, stampa, piegatura e spillatura di una rivista con le caratteristiche di cui sopra (48 pagine, autocopertinata, metà a colori, 15.000 copie) sta attorno ai 7.000 euro.

- Il costo complessivo della rivista, secondo un calcolo che l'Editore ha fatto senza spiegarmene la ragione (ma ovviamente mi fido), è più o meno il doppio del costo di carta inchiostro ecc.: attorno ai 14.000 euro, quindi.

- Il costo per singola copia scritta, stampata e distribuita è quindi di circa 1 euro. Se si prevede di avere rese standard, tra il 75 e l'80%, il prezzo minimo deve essere di 4,5 euro (per confronto: Pulp, che ha se non sbaglio almeno 64 pagine in parte a colori e in parte no, e ormai si è conquistato un pubblico fedele, costa 5,5 euro).

- L'Editore è sostanzialmente disponibile ad assumersi il rischio, all'inizio, dei costi di produzione materiale della rivista carta, inchiostro, stampa, piegatura, spillatura, distribuzione.

- Il criterio, alla fin fine, è questo: l'Editore ci mette quei costi lì, e chiede a me una rivista che non costi nulla di redazione. Dopodiché, se le cose vanno bene e ci si guadagna qualcosa, si provvederà a pagare il lavoro di redazione; se le cose vanno male si chiude tutto e chi ci ha rimesso (denaro, lavoro) ci ha rimesso; se le cose vanno così così si valuta, si decide, si vede un po' come fare.

- Secondo l'Editore, in edicola ormai si vendono bene solo i "collezionabili". Si fa collezione di tutto: dai libri alle uova di ceramica, dai modellini d'automobile alla posateria. Ora, che cosa potrebbe offrire di "collezionabile" il vibrisse-di-carta? (Mah).

- Una cosa che non sono bene riuscito a capire è: quando l'Editore parla di una rivista che gli si dovrebbe dare "chiavi in mano", che cosa intende esattamente? Ovvero: chi fa la grafica di questa rivista? Chi la impagina? Chi produce il file che viene poi spedito in tipografia? Siamo stati insieme solo 8 ore, dovremo tornare su molti argomenti.

Il giorno successivo, cioè il 10 maggio, ho fatto due chiacchiere con Stefania Nardini, che ha alle spalle 25 anni di giornalismo ad alto livello (e ha anche pubblicato due libri: Roma nascosta e Matrioska). Parlando con lei ho imparate alcune altre cose (Stefania, dimmi se dimentico qualcosa o mi confondo):

- Per fare una rivista di 48 pagine bisogna inventarsi una "scansione". Si comincia con il "tema del mese", si prosegue con due pagine di "alleggerimento", poi si mette un articolo "di medio peso", poi si infilano delle "divagazioni", eccetera. Poi si parte dalla fine: alla fine dev'esserci un qualche "pezzo forte" (un racconto, ad esempio, o un'intervista lunga e "letterarie"), e così via. Per la prima volta da quando facevo le riviste dei parrucchieri e dei gelatieri, dei camionisti e dei mobilieri (cioè dagli anni Ottanta, quando lavoravo in Confartigianato) mi sono rimesso a fare disegnini di pagine. Semplici quadratini su un foglio, pagina 1, pagina 2, pagina 3, sinistra e destra, qui ci mettiamo una pubblicità, qui ci mettiamo la foto grande.

- Forse la formula del "fascicolo di recensioni" (come quello che c'è all'interno di Pulp) non è l'unica via percorribile. Io m'immaginavo di arruolare tutta la volonterosa accolita della Bottega di lettura, dando loro in appalto un tot di pagine, e togliermi così il pensiero. Ma si potrebbe, invece, decidere che in ogni pagina ci sia una recensione: il che comporterebbe testi di lunghezza fissa, piuttosto brevi, con uno stile non dico non-personalizzato, ma diversamente personalizzato rispetto a quello che si può usare in rete, eccetera.

- Fare un vibrisse-di-carta è davvero tutta un'altra cosa.

- Non si può parlare solo di libri. Solo di letteratura. Il nostro lettore va al cinema, ascolta musica, delle volte addirittura va fuori a cena. Bisogna trovare degli spazi adeguati, non generici, per un po' di "contorno". Che non deve peraltro essere un "contorno", ma diventare parte integrante del tutto.

- A Stefania l'idea di proporre a gruppi già esistenti e autonomi e produttivi di fare da "redazioni" di vibrisse-di-carta, affidando loro la produzione dei testi (non l'impaginaziò, s'intende) per determinate sezioni, è parsa sensata. Io già l'ho detto: chiederei ad esempio ai ragazzi di FaM di occuparsi della scelta del "racconto del mese", e/o ad Andrea Raos e Andrea Inglese di Nazione indiana di occuparsi delle pagine di poesia (dico queste cose senza aver presi accordi con nessuno: sono solo ipotesi nella mia capa). E bi o tri mestralmente, non ci starebbe bene un Medicine Show nel vibrisse-di-carta?

- Quindi, magari, se avete letto fin qui, provate a proporre gruppi, gruppetti, riviste, rivistine ai quali si potrebbe affidare l'onere (dell'onore ne parliamo un'altra volta) di produrre i testi per determinate possibili sezioni della rivista (e, naturalmente, vi invito a proporre sezioni).

Stremato dal gran correre di qua e di là, il conduttore di vibrisse si concede un pisolino in treno. Cliccate qui per saperne di più.Uf! Questo è tutto? No, ci sarebbe dell'altro (il discorso pubblicità, il discorso abbinamenti), ma ne parlo un'altra volta. Il prossimo appuntamento è lunedì, col copywriter di fiducia (che su questa faccenda ha scritto un articolo e una puntata del suo Dopo Carosello).

Ecco. Invito i lettori di vibrisse a dire che cosa pensano di tutto questo. Invito gli autori e i collaboratori di vibrisse a dire che cosa pensano di tutto questo. E se qualcuno avesse voglia di dire: "Io, in questa impresa, volentieri darei una mano", sappia che sono pronto a prendergli anche il braccio.

Corro, che ci ho un treno da prendere.

Posted by giuliomozzi at 10:57 | Comments (48)

10.05.06

Vibrisse di carta?, 4 / Utile e istruttivo

di giuliomozzi

[tutti gli articoli sul progetto "vibrisse di carta"]

L'incontro con l'Editore che ha avanzata la proposta di fare un vibrisse-di-carta si è svolto ieri, è durato otto ore, ed è stato utile e istruttivo. Ora sono con una valigia da fare e un treno da prendere; vi racconto la faccenda in un altro momento.

En passant, ricordo che è ancora possibile a tutti - e lo sarà per qualche giorno - pubblicare direttamente in vibrisse articoli sulla Fiera del Libro di Torino. Le istruzioni sono qui.

Posted by giuliomozzi at 06:51 | Comments (7)

03.05.06

Vibrisse di carta?, 3 / Bollettino, Portalino, Rivista

di giuliomozzi

[tutti gli articoli sul progetto "vibrisse di carta"]

Tutti gli articoli sul progetto di fare di vibrisse una rivista di cartaCare voi, cari voi: grazie per le opinioni e le idee offerte negli interventi in calce al mio articolo o a quello di Mauro Mongarli; e grazie a chi mi ha telefonato e a chi ha voluto sedersi attorno a un tavolo - con una birra in mezzo - per parlare delal cosa. Si è discusso della differenza tra un "vibrisse, bollettino" in rete e un "vibrisse, rivista" di carta; di un "vibrisse best off" e di un "vibrisse non best off"; della differenza tra il pubblico dei lettori che leggono in rete e quello dei lettori che leggono la carta (sperando che ci sia qualcuno capace di fare questo e quello...). Sono state poste domande (le domande, come noto, mi interessano più delle risposte) circa lo "specifico di vibrisse" e la sua trasportabilità dalla rete alla carta; circa l'utilità di fare una rivista letteraria quando già ce ne sono altre (e, quindi, su come dovrebbe essere il "vibrisse, rivista" per non essere una replica di qualcosa che c'è già); circa l'eventuale, e secondo alcuni probabile, "ingessamento" di vibrisse nel passaggio dalla dimensione "dinamica" della rete a quella "statica" della carta. Sono anche stati espressi dei timori: che fine farà il vibrisse che esiste oggi? Non è che il vibrisse di carta finirà col trasformare, annichilire, ingrigire, cannibalizzare il vibrisse in rete?

Tutte domande che è sensato e utile farsi; e se altre ne arriveranno, saranno le benvenute. Qui propongo solo una piccola risposta, naturalmente in forma di domanda, circa i "timori" di cui dicevo qualche riga sopra. Vibrisse è nato come bollettino distribuito via posta elettronica; poi è diventato un sito a tecnologia blog. Come si è trasformato, vibrisse, nel passare da una condizione all'altra? In che cosa il vibrisse-in-rete differisce dal vibrisse-via-email? Tentare di rispondere a queste domande o a riformularle più efficacemente (la palla è a voi) può essere utile, credo, per immaginare che differenza potrebbe esserci tra il vibrisse-in-rete e il vibrisse-di-carta.

Un punto fermo: comunque vadano le cose, non mi piace l'idea che il patrimonio costituito dal vibrisse-via-email prima e dal vibrisse-in-rete ora vada perduto o disperso. E quindi questa perdita o dispersione, salvo errori da parte mia (eh: non si sa mica mai), non avverranno.

Ora provo a fare un po' d'ordine nei miei pensieri.


vibrisse-in-rete: da bollettino a portalino?

Come mi fece notare Fabio Fracas in una chiacchierata di qualche tempo fa, il vibrisse-in-rete sembra avere la tendenza a trasformarsi pian piano da "bollettino" a "portalino" (piccolo portale). Da un lato, non sono pochi gli articoli che rinviano ad articoli che appaiono in altre pubblicazioni in rete (a cominciare da quelle che sento più vicine: Nazione indiana, Miserabili - Giuseppe Genna Centraal Station, Lipperatura, il diario di Giuseppe Caliceti, Il primo amore, Azione parallela, Left Wing eccetera).

Ma, soprattutto, all'interno di vibrisse sono nate (o si sono trasferite, come nel caso di Marco Candida) altre pubblicazioni: l'"enciclopedia" di Davide Bregola, il Best Off (che a dire il vero secondo me dovrebbe essere reinventato: un sito "di servizio" del quale "si servono" venti persone al giorno, non è che serva a tanto, temo), la Bottega di lettura, e - ultimo arrivato - il Piani alti, cultura bassa di Giuseppe Braga.

Confesso che, peraltro, mi piacerebbe aprire al pubblico altri "appartamenti" del "condominio vibrisse". Alla Bottega di lettura vorrei affiancare una Bottega di scrittura (cioè uno spazio nel quale un comitato di lettura pubblica racconti, scegliendoli tra quelli liberamente inviati: un lavoro mica da ridere, ne so qualcosa). Poi mi piacerebbe far ripartire un servizio come la Bacheca, avviata tempo indietro e poi chiusa per scarso funzionamento. E mi piacerebbe aprire (tanto per non lasciar solo il Sotto i cieli d'Italia) uno spazio dedicato al paesaggio. Per non parlare di una sezione dedicata specificamente alla didattica della scrittura e della lettura, eccetera eccetera.

Ora, la domanda è: questa tendenza a trasformare un po' alla volta vibrisse-in-rete da "bollettino" a "portalino", è una cosa che va bene? E', tra l'altro, questa tendenza, una diretta conseguenza del mio immaginare vibrisse come un "servizio" (anziché come, ad esempio, una "proposta di poetica" o un "luogo di confronto" o un "centro studi" eccetera). La mia impressione, così sui due, piedi, è che l'avviamento di un vibrisse-di-carta incrementerebbe la tendenza a trasformare il vibrisse-in-rete in un "portalino" (la stessa vibrisse-di-carta, mi piacerebbe immaginarla come un "portalino": un luogo dal quale si accede ad altri luoghi).


Immaginazioni sul vibrisse-di-carta

Queste non sono idee organizzate. Sono pensieri sparsi. E sono pensieri solo su alcune cose, non necessariamente quelle importanti. (Ci frullo dentro anche un po' di cose uscite nei commenti agli altri due articoli).

La linea. Quale sarà, come sarà la linea di vibrisse-di-carta? Più o meno quella di vibrisse-in-rete, mi dicono. Ma qual è la linea di vibrisse-in-rete? Sono in imbarazzo: ma non saprei dirlo (qualcuno è capace?).

Professionalità, marginalità. Esiste una relazione tra la professionalità e la marginalità? Ovvero: è vero (almeno in parte) che le riviste-in-rete di letteratura (magari non solo quelle di letteratura; ma stiamo al nostro) tendono a essere più dilettantistiche di quelle in-carta? E' vero (almeno in parte) che chi fa una rivista-in-rete, per il fatto stesso che la fa in-rete, tende a concepirla (anche senza volerlo! anche senza saperlo!)come "alternativa" alle riviste-in-carta, come "d'opposizione" rispetto alle riviste-in-carta? In somma, non è che in-rete si coltiva un estremismo che è anche un po' un infantilismo? (o un adolescentismo, mi diceva una persona oggi al telefono). E la professionalità, è la professionalità il rimedio o l'antidoto a questo? O queste domande sono domande sbagliate?

Di più. Perché fare una rivista-di-carta sembra essere un fare qualcosa di più che fare una rivista-in-rete? Solo perché è più complicato, richiede più soldi, ha bisogno di una sua economia? O per altro? O queste domande sono domande sbagliate?

Formato, pagine. Formato: come un quotidiano. Pagine: 12. Non è che si sia deciso di fare così: questo è, semplicemente, quello che mi immagino. Ho la sensazione che il "formato quotidiano" (che è una cosa bizzarra da dire, visto che ormai i quotidiani sono di tutti i formati possibili e immaginabili) sia più comodo e più leggibile del formato-rivista (quello di Espresso e Panorama, per spiegarsi). Ma è solo una sensazione. Oppure conviene fare una rivista-rivista, in formato-rivista? (E' una buona domanda, questa domanda?).

Pagine, contenuti. Apparentemente, è facile. L'ultima pagina (con civetta in prima) sarà sempre di Bartolomeo di Monaco. Il fondo sarà sempre a invito: si chiederà a qualcuno che non c'entri niente con il "giro" di vibrisse di scrivere su un dato tema. Ogni due mesi ci sarà una doppia pagina intitolata: Medicine Show. Ogni mese ci saranno due pagine (direi la seconda e la terza, tanto per fare il contrario di quello che fa L'Indice) occupate dalla Bottega di lettura. Marco Candida e Davide Bregola avranno qualcosa che comincia in prima pagina, e continua all'interno. Angela Scarparo farà in ogni numero dodici articoli da 900 battute: uno per pagina. In ogni numero ci sarà una pagina dedicata a "il meglio dal web" e un'altra dedicata a "il meglio dalle riviste letterarie veramente introvabili". Ogni due mesi, alternando col Medicine Show, darei due pagine da fare ai ragazzacci di Frenulo a Mano. Ogni tre mesi una doppia pagina per Nazione indiana, e ogni quattro per Il primo amore. Ogni mese una stroncatura firmata da Giuseppe Iannozzi, perché Giuseppe è una delle pochissime persone che sa stroncare un romanzo con serietà e garbo (sa anche lodarli con garbo e serietà, è vero; ma questa, Giuseppe non se ne voglia, è una qualità un pochettino più diffusa).
Bene. Questo era per dire: è abbastanza facile immaginare come riempire queste ipotetiche pagine e pagine mensili. E' troppo facile, immaginarlo così. Quindi bisogna immaginare un altro modo. O no? (O sì?).

Redazione. Si può fare una redazione di "vibrisse, rivista" senza un luogo fisico? Si può fare una redazione facendo tutto il lavoro via internet? (Ho paura di no). (Ma sono domande da farsi adesso? Sono domande che ci servono ora, o che ci serviranno dopo, quando - e se - la faccenda si farà?).

Distribuzione. Ma perché mai il "vibrisse, rivista" dovrebbe essere messo in vendita? Non si potrebbe fare un po' di accordi con giornali vari, e distribuirlo gratuitamente come allegato? (Questo semplificherebbe la raccolta pubblicitaria, ci permetterebbe di raggiungere moltissimi lettori potenziali, e ci impedirebbe - credo - di sapere quanti lettori effettivi ci leggerebbero).

Altre domande utili?Ci sono altre domande utili? Qualcuno può buttarle lì? (Alle risposte penseremo poi). (E' giusto pensarci poi, alle risposte?).

[Vabbè, mi faccio un po' il verso da solo. Portate pazienza]

Posted by giuliomozzi at 16:32 | Comments (14)

30.04.06

Vibrisse di carta?, 2 / Bravura e generoso ardimento bisogna temperarli a ferire

di Mauro Mongarli

[tutti gli articoli sul progetto "vibrisse di carta"] [l'articolo con la proposta]

Tutti gli articoli sul progetto di fare di vibrisse una rivista di cartaVibrisse di carta, mumble mumble...
Secondo me vibrisse ha uno specifico che se sta bene nel web sta meno bene in edicola, perché vibrisse non è tipo da sgomitare, pur non essendo un'entità anonima. vibrisse offre molto a molti, ma offre "beni" che moltissimi non sanno di desiderare, e son fior di bisogni che possono passare per la lettura o la scoperta di questa.
Ora: cosa ha a che fare un'edicola con tutto ciò? Secondo me poco.
Come veicolo per mostrarsi è un po' rischioso - il rischio è di perdersi, specularmente al rischio di non riuscire a farsi vedere in una Feltrinelli per gli immaginabili, opposti motivi.
Quindi, perché non provare a pensare insieme linea editoriale e distribuzione? Se la proposta “mensile in edicola” è rigida temo che non se ne esca, ma...

Un mese potremmo fare un vibrisse da distribuire nelle carceri minorili. Un altro da dare negli stadi. Un altro nelle metropolitane delle grandi città. Un altro nei mezzi pubblici delle piccole città. Un altro in più lingue nelle città dove i turisti stranieri abbondano. Un altro lo spediamo nelle caserme. Ogni numero pensato per un pubblico diverso, insomma (un pubblico al quale parlare, non dire: te carcerato, te pendolare fai questo leggi quello), facilmente raggiungibile se si pensa ad una distribuzione mirata (distribuzione gratuita: le copie verrebbero acquistate dalle carceri, dalle società di calcio, dalle società di trasporti e così via - tutta gente che queste cose in genere le fa volentieri, se può). Poi si riunisce tutto in un book in progress.

Sono d'accordo con chi dice che tutto ciò sia un lavoro immane (lo sarebbe comunque), ma almeno ci sarebbe la possibilità di allargare per bene interessi e conoscenze di tutti, perché ovviamente ci sarebbe da prendere contatti diversi, si scriverebbe in modo dedicato per molte persone diverse, e se si riuscisse a star lontani dal fare proselitismo, didattica o lanci di coriandoli dentro l'arcobaleno ci si potrebbe divertire e fare qualcosa di valido.

Tutto sta a pensare in grande e a osar fallire, come si dice tra i podisti di lunghissima lena.

[Tengo a ricordare che Mauro, sodale fin dall'inizio dell'impresa, è addirittura l'inventore del nome vibrisse. gm]

Posted by Mauro Mongarli at 14:46 | Comments (17)

Vibrisse di carta?, 1

di giuliomozzi

[tutti gli articoli sul progetto "vibrisse di carta"]

Tutti gli articoli sul progetto di fare di vibrisse una rivista di cartaCare voi, cari voi: prima o poi doveva succedere. Mi è stata fatta una proposta. La proposta è appena nata; ci sono state quattro chiacchiere con un amico che ha fatto da ambasciatore (e quindi non porta pena), e una telefonata con l'Editore (che ancora non conosco di persona). Fattostà che la proposta, detta in soldoni, è chiara: fare un vibrisse di carta, mensile, da mandare in edicola. L'appuntamento per parlarne è il 9 maggio, subito dopo la Fiera del libro di Torino.
Non dico il nome dell'Editore perché, così a occhio, non mi sembra il caso (se dopo l'appuntamento del 9 mi autorizzerà a farlo, lo dirò; qualunque sia l'esito della chiacchierata); dico che si tratta di un editore non specificamente letterario, con una certa esperienza nel campo delle riviste, e non di primo piano.

Ora, vorrei dirvi che cosa penso della faccenda; e chiedervi che cosa ne pensate.

Una precisazione: non penso che sia una faccenda da farci i soldi. E' un'occasione, per una "cosa" come vibrisse che esiste dall'agosto del 2000, che ha avuta la sua prima vita come bollettino diffuso via posta elettronica, che dopo uno stop di un anno è rinata nel dicembre 2004 in forma di pubblicazione in rete (qui un po' di storia), per vedere se è possibile avere una "terza nascita".

Sia chiaro: fare un vibrisse di carta non significa interrompere questo vibrisse qui, che state leggendo ora. Magari significherà cambiarlo.

Allora vi dico che cosa ho in mente. A me, sinceramente, non interessa più che tanto fare un vibrisse di carta. Certo, mi attira l'impresa in sé, il divertimento di tornare dopo tanto a fare una rivista di carta, eccetera. Ma non è questo il punto.

La mia idea è che si potrebbe fare una rivista che sia come una sorta di Best Off permanente effettivo, che raccolga quanto di più interessante viene pubblicato dalle riviste letterarie in rete e dalle riviste letterarie di carta. Il presupposto è, naturalmente, che questa rivista-best-off potrebbe e dovrebbe raggiungere, in buona parte, lettori diversi da quelli che navigano per la rete e si abbonano a riviste come Fernandel o PaginaZero. Un altro presupposto è che ci sono testi e articoli che si leggono più comodamente stampati in una rivista bene impaginata che in video o stampati con la stampante di casa; e che una rivista di carta può essere conservata, consultata, riletta ecc. in modi diversi da una rivista in rete.

A questo punto, non è neanche importante che la faccenda si chiami vibrisse.

La Gazzetta Veneta di Gasparo GozziLa verità è, poi, che io ci ho già tutta una serie di immaginazioni su questa cosa: la carta, il formato, l'impaginazione, lo stile, e che cosa metterci dentro, e che cosa non metterci, eccetera eccetera: perché immaginare è l'unico modo di pensare che ho. Mi immagino una specie di Gazzetta Veneta (che peraltro imitava modelli inglesi), impaginata un po' come la Gazzetta Ufficiale (l'ideale per attirare nuovi lettori, nevvero?), con gli articoli su due colonne e a seguire; ma è meglio che non esageri.

Qualche dato tecnico. Si tratterà, se si farà, di una rivista fatta come un quotidiano, magari su carta un po' più consistente, di otto o sedici o ventiquattro o quante si vorrà pagine: qualcosa di analogo, tipograficamente, al quindicinale Stilos, al quotidiano Il foglio, al settimanale Il Domenicale, eccetera. Non credo che ci sarà colore. L'Editore, peraltro, pare che si proponga sostanzialmente come uno stampatore-distributore: ho il sospetto che si tratterà di confezionargli una rivista "chiavi in mano", un file direttamente stampabile. Il che è bene (assoluta autonomia) e un male (bisogna farsela tutta da soli).

Sarà da affrontare anche la questione della direzione. Una rivista deve avere un "direttore responsabile" iscritto all'Ordine dei giornalisti. Io non possiedo questa qualità.

Bisognerà allestire una qualche redazione. E come la si fa funzionare, una redazione? E chi ci sta? E quanto tempo ci vuole a fare il tutto? Quanto impegno si richiede? E due soldi per pagare il lavoro, ci saltano fuori?

E: non ce n'è già abbastanza, di riviste? Non sarebbe il caso, piuttosto, di fare qualcosa con, pro, altre riviste già esistenti? In altre parole: esiste uno "specifico di vibrisse", un qualcosa per cui valga la pena di avviare un'altra rivista di carta che si affianchi ad altre riviste di carta?

Che ne pensate? Grazie.

Posted by giuliomozzi at 10:03 | Comments (46)