29.10.06
Per una critica futura / Su Neuropa
di Gherardo Bortolotti
[Nel primo numero di Per una critica futura, a cura di Andrea Inglese, pubblicato in pdf nel sito di Biagio Cepollaro, è pubblicato un interessante saggio di Gherardo Bortolotti sul romanzo Neuropa di Gianluca Gigliozzi. Ne riporto qui l'incipit, invitando peraltro a leggere tutta la rivista. gm]
Il meccanismo centrale del romanzo è l’inciso, segnato anche graficamente dall’affollarsi nel corpo delle pagine dal trattino di interpunzione. Le frasi, in Neuropa, non hanno un’articolazione semplicemente ipo- o paratattica, con una punteggiatura e delle congiunzioni che ne istituiscono la sintassi più o meno barocca. Ovviamente questo esiste e molte delle proposizioni che compongono il testo sono riccamente dotate di subordinate, dando al lettore il piacere o l’impegno (a seconda dei gusti) di lunghe argomentazioni e considerazioni, che ricostruiscono le miserie di una Spagna seicentesca (ma anche di un’Europa del XVIII e del XIX secolo) e le oscure, schizofreniche, impervie meditazioni del “protagonista". Tuttavia, di nuovo, la costruzione testuale non si basa solo su questo pastiche barocco tanto adeguato alla materia del narrare: tutto il testo e la lettura dipendono dal trattino, dall’anacoluto che interviene, dall’interruzione sintattica che, ovunque, regna sovrana. [...]
Leggi tutto il saggio di Gherardo Bortolotti in Per una critica futura.
Posted by giuliomozzi at 17:19 | Comments (1)
20.03.06
Neuropa: un libro "antico"
[...] Neuropa è un libro antico anche quanto a contenuto. Non romanzo, ma poema - i suoi modelli sono tutti preromantici, da Rabelais al romanzo picaresco, dalla narrativa comica di Fielding e Sterne al conte philosophique illuminista, dalla novella trecentesca - passando per Teofilo Folengo - al Don Chisciotte e al teatro elisabettiano. Il teatro è il punto di riferimento letterario più forte di questo libro. Al di là degli omaggi espliciti a Shakespeare e a Weiss, tutto l’impianto narrativo di Neuropa è una gloriosa e ilare messinscena, dove ilare va inteso come modo di rappresentazione più che come attributo delle vicende rappresentate. [...] Al termine di questa modernissima comédie humaine resta la percezione esatta di quanto la follia, la stupidità, l’alienazione e la nevrosi abbiano contribuito a formare il modello civile al quale stolidi intellettuali ancora osano attribuire nomi altisonanti quali Civiltà Occidentale. Neuropa dimostra piuttosto come la cifra dominante dell’Occidente sia appunto l’occaso, il tramonto, la decadenza, il cupio dissolvi, la corsa sfrenata e inarrestabile all’oblio, al disfacimento, alla tomba. [...]
Leggi tutto l'articolo di Luca Tassinari nel suo blog Letturalenta.
Posted by giuliomozzi at 09:06
03.03.06
"Non ho ancora letto Neuropa, ma credo proprio che lo farò"
Non ho ancora letto Neuropa di Gianluca Gigliozzi, ma credo proprio che lo farò. Ero presente alla libreria Odradek di Milano, ieri sera. Ho ritrovato degli amici, ho seguito il dibattito, ho sfogliato e letto passi del libro tra un intervento e l'altro, come faccio sempre, alle presentazioni; spesso la voce del relatore - che può essere il critico o l'autore stesso - si confonde con la voce piena di timbro ma dal volume azzerato che proviene dalla narrazione della quale sto leggendo uno stralcio; la viva voce dell'autore, spesso, viene annientata dalla sua stessa voce a volume azzerato, quella letteraria e sudata, battagliata, ritagliata e distillata, che proviene dal suo stesso libro. Ieri sera non è stato sempre così, però: Gigliozzi ha la capacità di divertire l'uditorio con la sua freschezza, con la sua simpatia, che, a ben guardare, a ben leggere, si puo' trovare anche nel romanzo; l'autore sprizza spontaneità da tutti i pori; e quello che mi ha davvero impressionato dei suoi interventi è stato l'andare in picchiata verso l'improvvisazione a fronte degli interventi dottissimi di Palmieri e Mascitelli, questo ridere e scherzare (così inducendo noi del pubblico a ridere a nostra volta) ricordando e facendoci ricordare che l'artista molto spesso non sa quello che ha fatto, che ha lavorato duramente su un testo che spessissimo ha improvvisato in una sorta di trance, che vince la sua partita con innumerevoli fogli intonsi. Mai come ieri sera m'è parso separato il ruolo del critico da quello dell'artista; e dunque m'è sembrato di trovare un po' d'ordine - nel senso migliore del termine. E questo m'ha riscaldato il cuore della mente.
Posted by giuliomozzi at 14:08 | Comments (3)
02.03.06
Neuropa a Milano, oggi
Oggi, giovedì 2 marzo, alle ore 18, a Milano, alla Libreria Odradek di via Principe Eugenio 28, si materializzeranno il Gianluca Gigliozzi e il suo romanzo Neuropa, accompagnati dal critico-creativo (così dice il comunicato) Giovanni Palmieri e dal narratore-enologo (id.) Giorgio Mascitelli. L'autore, dice ancora il comunicato, "offrirà svariate libagioni", peraltro riservate "ai più puntuali" (idest: le bottiglie son poche, chi arriva tardi sta a secco).
Scherzi a parte: Neuropa è un romanzo importante, e invito i lettori di vibrisse che ne hanno la possibilità a recarsi all'incontro. E, magari, a spedirmene poi una relazione da pubblicare. [gm]
[Breve cronaca dell'incontro, di Franz Krauspenhaar.]
[Il blog Neuropa] [Tutti gli articoli "neuropei" in vibrisse] [Il saggio di Gabriele Dadati: "Perceber, La Macinatrice, Neuropa: una lettura sinottica]
Posted by giuliomozzi at 12:29 | Comments (0)
06.01.06
Un saggio su Neuropa
di Paolo Antonucci
[Il saggio di Paolo Antonucci dedicato al romanzo di Gianluca Gigliozzi Neuropa è apparso nel numero di dicembre 2005 della rivista Alter Ego. Lo si può leggere anche nel blog Neuropa, dal quale traggo la citazione seguente. gm]
[Tutti gli articoli "neuropei" in vibrisse] [Il saggio di Gabriele Dadati: "Perceber, La Macinatrice, Neuropa: una lettura sinottica]
[...] Gigliozzi mette in luce, attraverso quella che appare la schizofrenia di un personaggio, le rimozioni storiche intellettuali e psicologiche su cui si fonda l’Europa d’oggi, ridefinita attraverso confini che non sono più quelli geo-politici del XVII e XVIII secolo né semplicemente quelli attuali. Si tratta in qualche modo della crisi d’identità dell’intero mondo occidentale, gigante che oggi nasconde il proprio senso di colpa dietro la paura. E’ ciò che avviene per la Francia nel film di Michael Haneke, Caché (Cannes 2005), da poco uscito nelle sale italiane; film in cui la crisi identitaria individuale e comunitaria sono originate dalla rimozione della colpa (nel film rapporti Francia-Algeria) alla quale si è sostituito un sentimento di paura. Fatto che è risultato essere estremamente attuale ed allargabile all’intero mondo occidentale. Ovviamente il lavoro di Gigliozzi, ben più complesso nella sua ideazione e realizzazione, lontano da un rapporto così stretto con l’attualità, ci pone davanti differenti questioni interpretative che possono andare dalla psicanalisi alla storia, alla filosofia, mentre per quanto riguarda la letteratura sembra collocarsi su di un filone classico ben preciso. Questo lavoro sembra spaziare dal Baldus di Folengo al Gargantua et Pantagruele di Rabelais, fino ad arrivare al Tristram Shandy di Sterne e al Gulliver’s Travels di Swift, soprattutto per quanto riguarda quel lato dello stile comico e satirico che fa dell’esagerazione, dell’accumulo, una delle sue marche di riconoscimento. In particolare, per i cinquecenteschi l’esternazione delle funzioni corporee altro non rappresentava se non la versione grottesca di quella corrente del sensismo che porterà alla critica materialistica dei valori propagandati dalle istituzioni dal XVII secolo in poi. [...]
Leggi tutto il saggio di Paolo Antonucci nel blog dedicato al romanzo di Gianluca Gigliozzi Neuropa.
Posted by giuliomozzi at 16:41
29.08.05
Neuropa / Intervista a Gianluca Gigliozzi
intervista a Gianluca Gigliozzi
[...] Il romanzo storico è una vera impostura, ci dà l’illusione di ricostruire un ambiente scomparso, un tempo inabissato, solo per favorire l’evasione in mondi colorati, dai confini scenograficamente determinati. Neuropa, almeno nell’intenzione, rifiuta questa prospettiva sminuente e la rovescia: il passato è qui utilizzato per capire meglio il nostro presente. [...] Ma l’arte non deve essere innocua, né spontanea. L’arte è artificio, e rapporto con una tradizione, con un repertorio di stili, forme e temi. Lo è sempre stata. Oggi poi più che mai ha il dovere di contrastare la visione atomizzata del reale che ci restituiscono media e mediatori, quella visione che ci fa sembrare normale scordare in pochi giorni le imposture di un politico o di un dirigente. E questo può farlo solo attraverso i suoi mezzi specifici, cioè degli artifici, utilizzati in maniera consapevole e rigorosa, e non con la spontaneità o con l’estetica/retorica facilona e furbesca delle emozioni. [...]
Leggi tutta l'intervista di Angelo Petrelli a Gianluca Gigliozzi, autore di Neuropa.
Posted by giuliomozzi at 12:01 | Comments (18)
22.08.05
L'origine dell'uomo
di Gianluca Gigliozzi
Ancora leghe e leghe di aridi valloni, cosparsi di rocce grigie, campi di girasoli, vigneti che si sciolgono rossi—poi campi sabbiosi fino a una città di rame, su un golfo che acceca—ci transitano uomini a caccia d’occasioni—l’odore di reti e tonni stordisce—dovunque uno si volti son vicoli luridi e stretti, funi e ormeggi, giare spaccate e mendici—le chiese minute, scavate nella selce, con l’intonaco crivellato, con crocifissi d’avorio, altari d’osso—i panni stesi, innocenze che strepitano tra pontili ed empori, macerie e scafi...
Continua a leggere il capitolo di Neuropa intitolato "L'origine dell'uomo"
Il blog dedicato al romanzo Neuropa di Gianluca Gigliozzi
Posted by giuliomozzi at 19:08 | Comments (0)
19.08.05
Neuropa / Appunti di IO su come condursi da bandito
[Il protagonista del romanzo Neuropa, di Gianluca Gigliozzi, a un certo punto della storia si fa brigante. Mancando d'esperienza, tiene degli appunti su come condursi dignitosamente nel suo nuovo status. Questo accade in Castiglia, nel 1672. gm]
Appunti di IO su come condursi da bandito—redatti su quei fogliettini quadrati usati dai mercanti per far di somma—IO li porta impilati in un taschino—includono modi di comportamento consigliati e auspicabili, procedimenti canonici per darsi al peccato senza strafare, diritti del brigante nella corporazione brigantesca, tecniche di fornicazione, modi di educare prole eventuale alla rivolta contro i signori, cenni di cosmologia criminale, svaghi periodici.
Svaghi periodici
Grattarsi spesso, dopo essersi stesi su rocce senza muschio, perché è bene che non si ostenti la naturale tendenza ad adagiarsi nel soffice. Imparare i nomi delle piante e degli alberi prima di bruciarli. Frustare le donne dopo un buon pranzo. Ubriacarsi solo il sabato sera. Fare ginnastica la domenica mattina, dopo la messa, se c’è una chiesa nei paraggi o un prete che venga ad officiare in grotta.
Cenni di cosmologia criminale
I briganti si considerano come gli eredi della antichissima razza dei Titani, capeggiati da Crono e scacciati dagli dei olimpici nell’orrido Tartaro. Ossia una generazione di padri potenti scalzata dai supponenti figlioli. I titanidi che sono i briganti dell’evo corrente invece sono figlioli smaniosi di riscatti, mentre gli dei olimpici hanno, già da qualche tempo, abbandonato la terra a dei decrepiti, padri snaturati risaputi come maestà, prìncipi, marchesi e baroni, nonché vicari, segretari e vicesegretari degli anzidetti. Quello che si prepara dunque è un nuovo, cosmico rovesciamento. Ma non c’è fretta, perché è la Provvidenza che manderà segnali al momento giusto.
Modi di educare prole eventuale
Il figliolo deve crescere sano e coraggioso. Educato ai principi della religione, ma con qualche banditesca variante: Non amare il prossimo tuo come te stesso, a meno che non sia un miserabile, Non rubare e non uccidere se la vittima ha meno di quattro maravedìs, Non fare la carità ai bisognosi, se non vuoi che ti sospettino brigante, perché in questa fine di secolo solo chi veste di seta può permettersi di scucire carità. Inoltre il figliolo deve essere presto introdotto alle tecniche di latrocinio. L’apprendistato inizia a quattro anni, con la frutta, e termina verso i diciassette, con la sottrazione di bestiame. Introduzione alle tecniche di strage. Si inizia con lo sgozzare i polli o il gattino preferito e si finisce a fracassare crani cristiani, anche a gruppi. E ricordare al figliolo, in caso di crisi morali, che il MALE è sempre nell’alto, tra tesori e onori, non nel basso, tra noi poveracci che cerchiamo di guadagnarci la vita come possiamo.
Tecniche di fornicazione
L’etica del brigante vede la fornicazione come male necessario, che ha anche una giustificazione teologica. Poiché la fornicazione implica necessariamente la debolezza della carne, se non si considerasse abietto il fornicare si annullerebbe questa debolezza della carne, dunque si sarebbe portati a indiarsi, mutarsi cioè in superbi semidei, il che non è bello quando bisogna vivere tutti assieme uniti e fraterni. Il brigante si accoppia regolarmente, con donne dell’accampamento e donnacce dei villaggi o dei bordelli di città. In tutti i casi deve sempre mostrarsi soddisfatto, anche se non ha tenuto il trotto. In questo caso è autorizzato a sopprimere la testimone del cedimento. Posizione del Brigante: si dispone sull’alcova sopra il corpo della vittima, le afferra le caviglie e mantiene in linee rigorosamente verticali le gambe della suddetta, dunque inserisce il membro nella cavità preposta e mena colpi furiosi, possibilmente urlando. Nel caso voglia evitare una gravidanza indesiderata, può spingere i colpi fino a lacerare l’utero.
Diritti del brigante
Diritto di possedere la donna del socio, diritto di accoppare il socio se costui rifiuta di concedere la sua sgualdrina preferita, diritto di lamentarsi della parte del bottino toccatagli, diritto di pretendere una maggiorazione dell’emolumento, diritto di guardare negli occhi il capo se questi lo sta insultando, diritto di accoppare il capo e prendere il suo posto, se ha abbastanza coraggio e compagni dalla sua.
Procedimenti canonici per darsi al peccato
Qualche volta, durante le operazioni banditesche, capita che il bandito, o anche un gruppo, perda la testa, forse per via dell’odore primordiale del sangue. In questi frangenti è possibile che ci si accanisca eccessivamente contro le vittime prescelte, ovvero torturandole, stuprandole, bruciandone gli arti, segandole, o divorandole. Nel caso che non si sia coinvolti direttamemente in questo esacerbante sviluppo dell’azione, è consigliabile non distogliere i compagni intenti nell’orgia con inviti alla calma o sventolando precetti morali, per evitare di finire incluso nel novero delle materie offese. Più tardi, tornata la quiete, fare qualche osservazione sulla condotta sfrenata pregressa nonché sulla necessità di un ravvedimento. Nel caso che si sia partecipi delle sfrenatezze, ricordarsi comunque di passare subito dopo dal confessore e quindi immergersi nella vasca con acqua profumata di rose o gardenie.
Modi di comportamento del brigante
La regola fondamentale della vita del brigante è rispettare sempre la parola del capo. Dire sempre SI ad ogni suo comando e insulto. Osservare sempre in tralice il volto del capo, a tavola, davanti al fuoco, sulle ceneri delle carovane annientate, sotto l’altare. Far tesoro delle sue espressioni corporee, dei suoi modi di argomentare o sbraitare, mai sorridere del suo petare, sempre mostrarsi compiacenti, soddisfatti, entusiasti per le sue balordaggini. Nel caso domandi un consiglio o un’opinione, esagerare l’incertezza, spezzare l’enunciazione col tartaglio, arrossire, se necessario. Altra regola fondamentale del brigante è il rispetto per i compagni, e il dovere del reciproco soccorso. Antipatie, rancori, invidie, asti, tutto deve essere trattenuto, compresso, camuffato con sorrisi, benevolenza, regali. Nel caso la furia non riesca per tempo a scaricarsi legittimamente su signori e servi, ma per intima debolezza del furente finisca espressa senza freni sul compagno avversato, si invitano i due contendenti a scannarsi fuori dalla vista dei compagni, per evitare accensioni plurali. Nel caso sortisse un solo vivo dall’inevitabile tenzone, il capo si riserverà di giudicarlo in conformità a un qualche codice fulmineo.
[Neuropa in vibrisse] [Neuropa nel web] [Il sito dedicato a Neuropa]
Posted by giuliomozzi at 09:47 | Comments (1)
17.08.05
Neuropa: romanzo che indaga le radici del moderno
[Questo intervento di Rossano Astremo è tratto dal blog dedicato a Neuropa, dove è apparso il 30 giugno scorso. gm]
La pubblicazione di Neuropa, romanzo d’esordio dello scrittore di L’Aquila Gianluca Gigliozzi, con la casa editrice leccese Luca Pensa Editore, si innesta a pieno titolo all’interno di quel particolare filone della narrativa contemporanea che privilegia la degenerazione massimale e onnivora degli intrecci e non la sua scansione minimale (basti considerare Perceber (Sironi, 2005) di Leonardo Colombati e La macinatrice (peQuod, 2005) di Massimiliano Parente). [...] Neuropa, poema epicomico in prosa, è un esperimento folle e ambizioso, libro-mondo, che vorrebbe dar corpo alla domanda: è possibile vedere qualcosa del nostro oscuro presente indagando le sue radici storiche? Neuropa, scritto dal 1996 al 2001, e riscritto dall’autore per la sesta volta poco prima di darlo alle stampe, è un romanzo che attraverso l’ipotesi di una follia, quella del protagonista IO, mette in scena la progressiva costituzione psicotica dell’Occidente postilluministico, schiacciato nel cono di luce della ragione e repressivo di ogni ombra. Una volta divenuto folle IO viene internato nell’ospedale di Charenton, celebre perché residenza del Marchese de Sade. L’incontro con de Sade sarà fondamentale per l’evoluzione del protagonista. Il marchese è dedito in quel momento all’allestimento di spettacoli teatrali aventi come protagonisti i malati di mente di Charenton e IO sperimenterà le potenzialità della propria patologia, venendo ad identificarsi scenicamente con una successione di personalità secondarie (su tutte quella di un domenicano peregrinante in terra iberica alla fine del XVII secolo), o cruciali per la formazione del nuovo mondo: da Newton a Diderot, da Marat a Voltaire.
La schizofrenia di IO, però, ha due contesti privilegiati di manifestazione: la Spagna successiva al 1672, di piena decadenza e di poco precedente i conflitti per la successione; e la Parigi rivoluzionaria, nella cui violenza e nei cui ideali le contraddizioni passate e future si inscenano con evidenza. Neuropa è innanzi tutto un viaggio comico e stravolto nel Seicento e Settecento alle origini del pensiero scientifico e del diritto moderno. Riprende il tema archetipico della ricerca del Padre, della Legge, ma anche quello della sua uccisione, di una liberazione da ogni principio precostituito. Allo stesso tempo è un libro che sbeffeggia una tradizione tutta italiana e libresca: quella dei romanzi storici, con il loro illusionismo coatto, con la loro assurda pretesa di far rivivere mondi perduti per sempre. Sul piano dello stile è una prova di pirotecnica linguistica e di libertà compositiva che ha i suoi numi tutelari in Lawrence Sterne e Jonathan Swift. Il suo modo può essere definito come cubismo istrionico perché la teatralità barocca e allucinata costituisce il centro generatore della sua visione sempre alterata, sempre tesa verso ciò che non ha ancora forma. Tutte le informazioni sul romanzo e sul suo autore al seguente indirizzo: http://neuropa.splinder.com.
Librerie presso le quali è possibile acquistare Neuropa.
Posted by giuliomozzi at 15:10 | Comments (0)
16.08.05
Neuropa e la tradizione comica alternativa
[...] Per me Neuropa rintraccia e s’inserisce nella tradizione comica alternativa, che ha le radici nella cultura comica popolare, operante sotterraneamente per tutto il Medio Evo e che, con il Rinascimento, si affaccia alla ribalta della grande letteratura, attraverso autori come Boccaccio, Shakespeare, Cervantes e soprattutto Rabelais. Non a caso il nostro riporta intere citazioni Shakespeariane, narra vicende alla Don Chisciotte (vedi il monaco errante Io-Sancio Panza e Torres De Aguilar-Don Chisciotte). [...] Il tempo e il divenire sono al centro di tutta la visione del mondo carnevalesca e del romanzo di Gigliozzi, nel quale si scopre ogni volta "il fenomeno in stato di cambiamento, di metamorfosi ancora incompiuta, allo stadio della morte e della nascita, della crescita e del divenire" (la citazione è tratta dal saggio di Bachtin L’opera di Rabelais e la cultura popolare). E ancora, il canone carnevalesco è tutto dalla parte dell’incompiuto, vede vivere il corpo negli atti materiali della nascita, morte, del parto, dell’evacuazione, del rapporto sessuale. Il corpo è sempre in comunione con l’esterno. In Neuropa il canone “basso" è presente, e il corpo umano viene descritto attraverso i suoi elementi costitutivi: "hanno tutti la pelle butterata, facce viola, fegati presumibilmente distrutti, occhi bianchi come ossa", o come quando, al principio del romanzo/poema, IO rimescola le interiora di un cadavere aperto al mondo. [...]
Leggi nel blog dedicato tutta la recensione di Francesco Sasso a Neuropa di Gianluca Gigliozzi.
Posted by giuliomozzi at 14:54 | Comments (3)
05.08.05
A proposito di Neuropa
di Luigi Severi
Ha scritto Foucault: «L’esperienza della Sragione, che sino al XVIII secolo aveva portato l’uomo occidentale a incontrare la notte della sua verità e la sua contestazione assoluta, diventerà – e resta tuttora – la via di accesso alla verità naturale dell’uomo». La coscienza di questa affermazione, e della metodica attenzione alla storia umana che ad essa è sottesa, è la radice emotiva e cognitiva di Neuropa. Che non è romanzo su un folle, né romanzo della follia: ma (come il titolo reca impresso in sé) scrittura che attraverso l’ipotesi di una follia accede alla (e mette in scena la) progressiva costituzione psicotica dell’Occidente postilluministico, schiacciato nel cono di luce della ragione e repressivo di ogni ombra, costretta alla violenza di un’emersione sacrilega, bellica in sé. Nella fattispecie di Neuropa, la follia è la schizofrenia di un uomo di secondo Settecento, chiamato IO (per antifrasi, rappresentando cioè, per assenza di confini, l’esatto contrario del nascente IO borghese), e presto internato nell’ospedale di Charenton, celebre perché residenza coatta, per lunghi anni, del marchese de Sade. Proprio la collaborazione con de Sade, dedito in quel momento all’allestimento di spettacoli teatrali con cast di malati di mente, porterà IO a sperimentare le potenzialità identificative della propria patologia...
Leggi il séguito di: "A proposito di Neuropa" nel blog di Neuropa.
Posted by giuliomozzi at 10:04 | Comments (2)
28.06.05
Neuropa, poema epicomico in prosa
[Traggo questo articolo dal blog dedicato a Neuropa. Il libro in questione può essere acquistato presso la Libreria Pensa di Lecce, viale Lo Re 44, tel. 0832 243 467, fax. 0832 331 583. gm]
La pubblicazione di Neuropa, romanzo d’esordio dello scrittore di L’Aquila Gianluca Gigliozzi, con la casa editrice leccese Luca Pensa Editore, si innesta a pieno titolo all’interno di quel particolare filone della narrativa contemporanea che privilegia la degenerazione massimale e onnivora degli intrecci e non la sua scansione minimale (basti considerare Perceber (Sironi, 2005) di Leonardo Colombati e La macinatrice (peQuod, 2005) di Massimiliano Parente). La presentazione ufficiale di Neuropa si terrà giovedì 30 giugno alle 19,30 presso la Libreria Apuliae di Lecce. Neuropa, poema epicomico in prosa, è un esperimento folle e ambizioso, libro-mondo, che vorrebbe dar corpo alla domanda: è possibile vedere qualcosa del nostro oscuro presente indagando le sue radici storiche? Neuropa, scritto dal 1996 al 2001, e riscritto dall’autore per la sesta volta poco prima di darlo alle stampe, è un romanzo che attraverso l’ipotesi di una follia, quella del protagonista IO, mette in scena la progressiva costituzione psicotica dell’Occidente postilluministico, schiacciato nel cono di luce della ragione e repressivo di ogni ombra.
Una volta divenuto folle IO viene internato nell’ospedale di Charenton, celebre perché residenza del Marchese de Sade. L’incontro con de Sade sarà fondamentale per l’evoluzione del protagonista. Il marchese è dedito in quel momento all’allestimento di spettacoli teatrali aventi come protagonisti i malati di mente di Charenton e IO sperimenterà le potenzialità della propria patologia, venendo ad identificarsi scenicamente con una successione di personalità secondarie (su tutte quella di un domenicano peregrinante in terra iberica alla fine del XVII secolo), o cruciali per la formazione del nuovo mondo: da Newton a Diderot, da Marat a Voltaire. La schizofrenia di IO, però, ha due contesti privilegiati di manifestazione: la Spagna successiva al 1672, di piena decadenza e di poco precedente i conflitti per la successione; e la Parigi rivoluzionaria, nella cui violenza e nei cui ideali le contraddizioni passate e future si inscenano con evidenza. Neuropa è innanzi tutto un viaggio comico e stravolto nel Seicento e Settecento alle origini del pensiero scientifico e del diritto moderno. Riprende il tema archetipico della ricerca del Padre, della Legge, ma anche quello della sua uccisione, di una liberazione da ogni principio precostituito. Allo stesso tempo è un libro che sbeffeggia una tradizione tutta italiana e libresca: quella dei romanzi storici, con il loro illusionismo coatto, con la loro assurda pretesa di far rivivere mondi perduti per sempre. Sul piano dello stile è una prova di pirotecnica linguistica e di libertà compositiva che ha i suoi numi tutelari in Lawrence Sterne e Jhonatan Swift. Il suo modo può essere definito come cubismo istrionico perché la teatralità barocca e allucinata costituisce il centro generatore della sua visione sempre alterata, sempre tesa verso ciò che non ha ancora forma. Tutte le informazioni sul romanzo e sul suo autore al seguente indirizzo: http://neuropa.splinder.com.
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