27.04.07

Fonderie Feltrinelli

[Nel Mucchio selvaggio di aprile 2007 è apparsa un'intervista di Max Stefàni a un ex direttore di Libreria Feltrinelli (ora "passato felicemente a un altro lavoro"). Si può leggerla integralmente in Effelunga, il sito dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli. Questo qui sotto è un brevissimo estratto. gm] [altri articoli sullo stesso argomento]

[...] Ma, Cristo!, non usare più questo nome storico. Chiamale "Le Fonderie Feltrinelli"! Ormai gli operatori sono trattati da operai. Sei un numero. Se mi stai sulle palle per qualche motivo ti mando a Treviso. Tu che mi dici? Molti alla fine mollano. Esistevano una marea di part-time per esempio. Tu per lavorare la domenica vuoi 100 Euro? Vabbè, non mi servi. Stattene a casa. Prendo un part-time con contratto a 3-4 mesi a 20 ore e gli faccio fare 10 ore il sabato e 10 la domenica e mi costa di meno. Adesso anche loro sono stai tutti spazzati via dalla restrizione degli organici. Bisogna farsi un'altra domanda. Come ha fatto Feltrinelli a diventare quello che era? Perchè c'era la sensibilità di gestire bei libri e un bel catalogo e la volontà di essere vivi culturalmente. Una volta la "testata di banco" la facevo io perchè mi era piaciuto un libro sulla filosofia orientale e lo inserivo. Ne ordinavo 30 copie e lo inserivo perchè era un bel libro. Adesso quello spazio è venduto al miglior offerente. C'è Bruno Vespa da vendere. Esiste questo mito che associa al nome Feltrinelli la cultura, condizioni dei lavoratori da prendere come esempio, ma non è affatto vero. Siamo trattati come bestie. [...]

Leggi tutto l'articolo in Effelunga.

Posted by giuliomozzi at 22:08 | Comments (4)

05.01.07

Tutt'altra musica / Feltrinelli chiude il negozio Ricordi di Verona

di Gian Paolo Dal Dosso

[Traggo questo articolo dal blog Effelunga gestito dai lavoratori delle Librerie Feltrinelli.] [Chi è Gian Paolo Dal Dosso] [Il sito allestito dai lavoratori del negozio Ricordi di Verona] [Il comunicato sindacale e la risposta dell'azienda] [Altri articoli sui lavoratori delle Librerie Feltrinelli]

Domenica 31 dicembre 2006, ore 17. E' calato definitivamente il sipario sulla storia trentennale del negozio Ricordi di Verona che ha rappresentato per ogni generazione un punto di riferimento musicale. Io stesso durante i miei studi al Conservatorio venivo qui a cercare le pubblicazioni necessarie. Fino a quando nel 1990 fui assunto come responsabile del reparto Edizioni Musicali che rappresentava la parte più antica della G. Ricordi & C con tutto il fascino che portava l'immenso mondo dell'editoria ed il suo enorme patrimonio storico e culturale. Il trovarmi a lavorare quotidianamente con gli spartiti delle opere, le partiture d'orchestra e le riproduzioni dei bozzetti di scena del Teatro alla Scala nonché delle copie dei carteggi autografi di Verdi e Puccini con Tito e Giulio Ricordi mi ha sempre riempito di orgoglio. In tutti questi anni ho conosciuto personalità del calibro di Giuseppe Sinopoli, Nello Santi, Nunzio Todisco, Neil Shicoff, Leo Nucci, Alexander Lonquich, Vittorio Bresciani, André Previn, Neeme Jarvi ma anche Francesco Renga, Samuele Bersani, Biagio Antonacci e Renato Zero.

Poi gli avvicendamenti societari, l'incorporazione da parte della BMG, la forte preoccupazione per le sorti dell'Archivio Storico di Casa Ricordi che sembrava in procinto di lasciare l'Italia ed infine l'acquisizione della catena di negozi da parte delle Librerie Feltrinelli hanno segnato la mia attività fino alla decisione nel 2000 di lasciare per dedicarmi totalmente alla musica. Di tanto in tanto tornavo per brevi collaborazioni e sempre con immenso piacere perchè lavorare con questi colleghi era davvero bello. Un destino amaro mi ha riservato l'ingrato compito di abbassare per sempre la serranda su miliardi di note udite da queste mura in trent'anni di esercizio commerciale; un sipario che cala su una grande opera. Un'immensa perdita culturale per la città di Verona e per moltissime persone che hanno perso il loro punto di riferimento e, perché no? Di incontro per fare quattro chiacchiere sulla musica.

Posted by giuliomozzi at 18:26 | Comments (0)

27.05.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

di Romano Montroni

Una giornata nella vita delle Librerie Feltrinelli[...] Ciò che distingue le Librerie Feltrinelli è stato l'aver assunto, e onorato nel tempo, una forma d'impegno in termini di qualità con la società civile. Le Librerie Feltrinelli non si limitano ad andare incontro al gusto del pubblico, ma introducono nei propri assortimenti molti titoli di quell'editoria piccola e media che scopre e stimola le nuove tendenze della ricerca in ogni campo - letterario, artistico, scientifico - con l'obiettivo di far emergere interessi profondi e variegati che a volte stentano a imporsi perché controcorrente; propongono assortimenti di libri che invece di suscitare una curiosità superficiale, epidermica, o di assecondare il gusto più effimero, favoriscono un interesse duraturo, una formazione vera e propria. Si può addirittura affermare che, attraverso l'assortimento offerto nel tempo dalle Librerie Feltrinelli, è possibile vedere un gusto prendere progressivamente forma: il gusto della scelta, ma anche quello di costruire tante piccole biblioteche private. Dagli scaffali delle librerie a quelli dei privati cittadini esiste un percorso visibile, quasi accertabile, già nel momento in cui i cittadini-clienti entrano, si muovono, cercano dimore all'interno delle librerie. Le Librerie Feltrinelli contengono in nuce tutte le biblioteche private che hanno agito sulla formazione di studenti, sulle forme di intrattenimento intellettuale delle famiglie, sugli strumenti di comprensione dei lettori tutti. [...]

Da: Romano Montroni, Vendere l'anima. Il mestiere del libraio, Laterza 2006, pp. 290, 15 euro. La citazione è da pagina 43. Romano Montroni ha iniziato a fare il libraio nel 1962. Da allora ha lavorato sempre nelle Librerie Feltrinelli, di cui è stato direttore fino al 2000. Attualmente sta lavorando al progetto delle Librerie Coop.

[effelunga, il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli] [altri articoli in vibrisse su questo argomento]

Posted by giuliomozzi at 09:21 | Comments (0)

26.05.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

Clicca sull'immagine per ingrandirladi Effelunga

[tutti gli articoli su questo argomento]

[...] La lotta paga. Lo stato di agitazione, le mobilitazioni, gli scioperi, hanno costretto l’azienda a tornare sui propri passi, a riaprire la trattativa sui nostri punti imprescindibili. [...] Oggi la fermezza cede il passo ad una ritrovata disponibilità. Vedremo cosa ci proporranno, ma con una consapevolezza inalienabile: non abbiamo fretta di chiudere la partita perchè il gioco lo stiamo conducendo noi. [...]

Leggi tutto l'articolo in Effelunga, il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli in agitazione per il contratto (e non solo per il contratto).

Posted by giuliomozzi at 01:12 | Comments (0)

08.05.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

di Romano Montroni

[...] In un percorso di lavoro all'interno di un'azienda, quando si è raggiunto un certo livello di gratificazione, non lo si può abbassare, bisogna invece farlo crescere: per questo il concetto di progresso di carriera riveste una grande importanza. Quando una persona svolge un lavoro a tempo determinato - per esempio tre mesi - e quindi non ha sbocchi o prospettive, né possibilità di miglioramento, il suo livello di produttività sarà veramente basso: essere motivati è indispensabile, non solo dal punto di vista della gratificazione personale ma anche, di conseguenza, da quello della resa obiettiva sul lavoro. [...]

Da: Romano Montroni, Vendere l'anima. Il mestiere del libraio, Laterza 2006, pp. 290, 15 euro. La citazione è da pagina 32. Romano Montroni ha iniziato a fare il libraio nel 1962. Da allora ha lavorato sempre nelle Librerie Feltrinelli, di cui è stato direttore fino al 2000. Attualmente sta lavorando al progetto delle Librerie Coop.

[effelunga, il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli] [altri articoli in vibrisse su questo argomento]

Posted by giuliomozzi at 16:18 | Comments (6)

03.05.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

[Simpatizzi con i lavoratori delle Librerie Feltrinelli? Scarica (cliccando sulle immaginette) le loro ironiche inserzioni pubblicitarie (che riprendono quelle aziendali), e ripubblicale nel tuo sito (se ne hai uno) o falle circolare tra gli amici via email, senza dimenticare di mettere un link al loro blog: http://effelunga.blogspot.com. gm]

La Feltrinelli, frutta e verdura La Feltrinelli Frutta & Verdura

La precarietà stimola la lotta La precarietà stimola la lotta

La cultura non russa La cultura non russa

[il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli] [altri articoli in vibrisse su questo argomento]


Posted by giuliomozzi at 10:46 | Comments (0)

30.04.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

di un delegato "senza delega"

[In Carmilla è apparso ieri un articolo intitolato Cronaca di uno sciopero a sorpresa. gm] [il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli] [tutti gli articoli in vibrisse sullo stesso argomento]

Inge Feltrinelli[...] Andiamo e torniamo da Manzoni lasciandoci alle spalle una scia di volantini ed una voce che rimbalza tra i palazzi antichi del centro storico. Casa di Inge Feltrinelli non è lontana e ci piace pensare che sia lì, alla finestra del suo palazzo a chiedersi cosa sia tutto questo fracasso. “Siamo noi, Inge, i tuoi dipendenti!" [...]

Leggi tutto l'articolo in Carmilla.

Posted by giuliomozzi at 14:33 | Comments (0)

29.04.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

di Fernando

[Ricevo questa lettera e, col permesso dell'autore, volentieri la pubblico. gm] [effelunga, il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli] [tutti gli articoli in vibrisse su questo argomento]

Effelunga, il blog dei lavoratori delle Librerie FeltrinelliCaro Giulio, ti ringrazio per l'interesse che stai mostrando nei confronti dell'"affaire Feltrinelli".
Sento il bisogno di scriverti dopo aver letto l'intervento del mio collega Klingo.
Lavoro in una città del Nord per la Grande Iniziativa, come la chiamava Luciano Bianciardi, e negli ultimi cinque anni ho assistito alla lenta e inesorabile distruzione della mia professionalità di libraio, messa in atto da manager strappati con arguzia dall'Esselunga e dal Pam, dal Gigante e da Decathlon.
Potrei fornire decine di esempi grotteschi riguardo all'organizzazione del lavoro all'interno delle librerie Feltrinelli e dei negozi di dischi Ricordi, ma non voglio stufare nessuno. Potrei raccontare di dirigenti interessati solamente alla conquista di un potere triste, che dopo aver impartito ordini privi di alcun senso logico ti inseguono disperati perché non sanno come si scrive Jack London, oppure quale sia la copertina del cd Blonde on blonde di Bob Dylan. Potrei descrivere presunti corsi di aggiornamento basati sulla visione di spezzoni del film Alta fedeltà, mostrati per far capire a noi dipendenti come non ci si deve comportare con i clienti. Potrei osservare l’ipocrisia di un’azienda culturale che pubblica libri di denuncia sul lavoro temporaneo per poi utilizzarlo all'interno dei propri punti vendita.

Voglio invece solamente precisare che se si è arrivati allo sciopero è stato per pura disperazione, perché il nostro contratto è scaduto da più di un anno e la proposta che ci fa Effelunga è oggettivamente inaccettabile. Ad esempio, caro Giulio, se tu fossi un nuovo assunto, il tuo ticket per pranzare sarebbe di tre euro. Ti basterebbe, no?
Mi permetto inoltre di appuntare che anche a me, al tavolo delle trattative, piacerebbe trovare nuovi metodi di confronto capaci di andare oltre atteggiamenti piatti, triti e ritriti, ma nell'attesa che questi vengano creati da un nuovo e misterioso motore immobile, mi tengo stretti quelli che ci sono, si sa mai che un giorno scompaiano perfino quelli.
Ho il fondato timore che la nostra protesta non otterrà molto, ma non provarci nemmeno sarebbe da vigliacchi. Gli articoli riguardanti gli scioperi comparsi sul Corriere delle Sera, sul Manifesto, su Repubblica (in misura minore, e per nulla sulle pagine bolognesi, chissà perché...) hanno quantomeno tolto le fette di salame dagli occhi di chi entrava a comperarsi un libro in Feltrinelli convinto di donare soldi all’azienda più buona, onesta e politicamente corretta del Paese.
Certo mi sarebbe piaciuto assistere ad improvvisati dibattiti tra lo scrittore X e lo scrittore Y, così coraggiosi da dire la loro più sincera opinione sulla “questione Feltrinelli", senza timore di subire vendette da parte di chi controlla una discreta parte della distribuzione dei libri in Italia.
Mi sarebbe piaciuto, ma è meglio stare con i piedi per terra.

Posted by giuliomozzi at 11:03 | Comments (11)

25.04.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

di Klingo

[Stralcio qualche passaggio dal blog di un dipendente-libraio Feltrinelli (che è intervenuto anche in calce agli articoli di Luca Domenichini che ho ripresi l'altro giorno in vibrisse), dove si esprime una posizione diversa da quella che è rappresentata nel blog effelunga. gm] [tutti gli articoli in vibrisse su questo argomento]


[...] Mi piace pensare che l’azienda per la quale lavoro sia stata e sia a tutt’oggi all’avanguardia nel suo campo. [...] Gli atteggiamenti delle due parti del tavolo di trattativa, così piatti, usuali, triti e ritriti, così debolmente passati di moda, riflettono invece gli ultimi passaggi che hanno coinvolto il gruppo Librerie Feltrinelli. Il passaggio ad una dirigenza poco avvezza al mondo dell’editoria, proveniente dalla grande distribuzione; l’aumento vertiginoso ed in poco tempo dei punti vendita sia nuovi che acquisiti (ex-Rizzoli); l’aumento dei dipendenti-librai e soprattutto di quelli che lavorano in sede; la proliferazione naturale di aspetti burocratici e di gestione che poco hanno a che fare con l’agire di tutti i giorni in una libreria. Tutti questi sono fattori che se da un lato hanno permesso alla Feltrinelli di rimanere leader nel campo della vendita libraria hanno altresì messo in grossa crisi tutto il sistema di valori e di umane conoscenze che dietro al simbolo si trovavano tra la gente che vi lavorava. [...] Più in generale mi sembra sempre più difficile che si riescano ad individuare metodi di lotta sindacale originali, nuovi, vincenti. Io mi sto sforzando da tempo di capire quale possa essere il futuro della protesta sindacale quando gli scioperi e le manifestazioni, a mio modo di vedere, hanno fatto il loro tempo e lasciano del tutto indifferenti coloro i quali poco hanno a che fare con le parti in causa. Mi sarebbe piaciuto che si fosse esperito tutto l’esperibile prima di vedere la mia azienda sbandierata ai quattro venti su tutti i quotidiani più importanti. [...]

Leggi l'intero articolo nel blog di Klingo.

Posted by giuliomozzi at 15:07 | Comments (0)

23.04.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

di Luca Domenichini

[Questi due articoli di Luca Domenichini sono apparsi nel quotidiano il manifesto di ieri 22 aprile 2006. gm] [il blog dei lavoratori delle Librerie Feltrinelli] [tutti gli articoli in vibrisse su questo argomento]

Va avanti da sabato scorso lo sciopero indetto dai lavoratori della Feltrinelli e dei negozi e megastore Ricordi. Per oggi [22.04.06, ndr] sono in programma manifestazioni a Bari, Torino, Firenze, Brescia, Parma, Ravenna, Modena e Bologna. Dopo lo sciopero pasquale, il primo nella storia della più grande industria culturale italiana, avvenuto a Roma, Milano, Napoli e in altre cinque città, i «commessi» - come sono chiamati dopo la riorganizzazione aziendale del 2001 - si fermano di nuovo per protestare contro il contratto integrativo proposto dalla Feltrinelli. «Un contratto - osserva Enrico Ragazzi, libraio storico di Bologna e Rsa Cgil trattante al tavolo - che apre alla precarietà anche nella nostra azienda, introducendo le tipologie di contratto atipiche generate dalla legge 30».

Come vanno le trattative?

Su alcuni comportamenti aziendali c'è poca chiarezza. Nel 2001, quando il nuovo gruppo dirigente si è presentato, l'azienda raggiungeva una quota di mercato del 19%. Oggi siamo cresciuti, salendo al 23%: la Feltrinelli resta leader indiscussa nel settore della distrubizione culturale in Italia.

Perché l'esigenza di un nuovo piano?

Probabilmente per una restrizione della domanda complessiva. Emblematico, in questo senso, è il mercato della musica, che ha perso quote. La previsione è di un calo costante delle vendite, sebbene la quota di Feltrinelli nella vendita di prodotti musicali si sia rafforzata sempre di più.

C'è, insomma, un calo del fatturato complessivo?

Quello del mercato musicale è solo un esempio per spiegare le strategie complessive dell'azienda: il fatturato globale, che non è più quello di un tempo, spinge la Feltrinelli a cercare di ragionare in termini di abbattimento dei costi, esasperazione degli indici di produttività e dei margini sui prodotti. Ci sono molti editori che ritengono di essere «strozzati» dalle condizioni contrattuali imposte dalla Feltrinelli. Attraverso questo meccanismo centralizzato, tra l'altro, il messaggio che arriva ai fornitori può essere riassunto così: tu non vai più a farmi la prenotazione nel singolo punto vendita, ma vieni direttamente da me, distributore centralizzato, per farti fare un ordine su novantatré negozi. L'operazione dà un margine di profitto ben diverso.

E' cambiato qualcosa nelle librerie Feltrinelli dagli anni Ottanta a oggi?

Sono stato assunto dalla casa editrice fondata da Giangiacomo Feltrinelli nel 1989, nella libreria di Bologna. Cinque anni fa c'è stata la riorganizzazione aziendale e la firma del precedente contratto integrativo (11 settembre 2001, ndr): la relazione con il cliente e la conoscenza del prodotto sono diventate da allora qualcosa di superfluo per i «commessi». Il libraio, prima, era tenuto a conoscere la richiesta dei lettori, tradizionalmente «forti» alla Feltrinelli. Questo scambio tra cliente e addetto, tra l'altro, era una esperienza straordinaria e bellissima per il libraio, perché sapevi di consegnare un prodotto ma anche di ricevere molto da un lettore attentissimo. Ora, in qualche modo, il modello centralizzato riduce tutto a scala, spersonalizzando il lavoro, in base a un unico modello e identiche procedure, determinando la scomparsa della figura dei librai storici che davano in qualche modo il carattere al negozio.

Se passerà il nuovo contratto integrativo proposto dall'azienda, cosa cambierà per gli anziani e i neoassunti?

Intanto va detto che questa ultima ipotesi dell'azienda ha avuto carattere ultimativo, determinato dal fatto che è stata accompagnata da una lettera di Carlo Feltrinelli in persona. Ci siamo trovati nella condizione di dovere prendere o lasciare una offerta che introduce clausole elastiche e flessibili nei contratti, apprendistati, contratti d'ingresso e a tempo determinato. Questa posizione della Feltrinelli ha influito molto nella nostra decisione di fare il primo sciopero nella storia del gruppo editoriale. Per i neoassunti, oltre alle tipologie precarie, ci sarebbe la sorpresa di vedersi cancellare, per i primi dodici mesi, la maggiorazione per le domeniche lavorative.

* * *

Si fa chiamare Roberto. Lavora come magazziniere part-time in una libreria Feltrinelli di Bologna da tre anni. E' lui a raccontarci il cambiamento della figura del «libraio storico» in «addetto», impegnato nelle promozioni, punti vendita e realizzazione delle procedure. Quello che è chiamato «commesso» dopo la ristrutturazione aziendale del 2001. «Sono arrivato quando la ristrutturazione del lavoro nelle librerie Feltrinelli era già cominciata. La mia prima è avvenuta con un contratto part-time: trenta ore alla settimana con un salario di 700 euro mensili».

Quali mansioni svolgi?

Mi occupo sia della merce, libri, cd e dvd che entrano nel negozio, sia della vendita. La mia prima occupazione resta la responsabilità sulla merce, ma nella Feltrinelli in cui lavoro siamo ormai tutti intercambiabili. Indipendentemente dalla formazione e dal contratto.

Durante la giornata ti capita di occupare anche il banco dietro ai punti vendita e informazione?

Certamente. Faccio il lavoro, in pratica, che era dei librai, come servire la clientela e ordinare i volumi.

Quante ore alla settimana lavori?

Trenta ore settimanali più gli straordinari. Ma ci chiedono anche di limitare lo straordinario e di marciar spediti durante l'orario normale. Il personale, però, non è affatto sufficiente.

Parteciperai allo sciopero di sabato, indetto anche a Bologna?

Sicuramente. Sto preparando lo striscione che aprirà il corteo: «La Feltrinelli frutta e verdura, la precarietà non fa cultura».

Quali sono le ragioni dell'azienda che non ti vanno giù?

La spersonalizzazione del lavoro e della figura del libraio, da una parte, e degli addetti ai vari compiti dall'altra. Ai tempi della mia assunzione, ho sostituito un vecchio magazziniere che era pagato per quaranta ore settimanali, il turno completo. E che per tutta la vita si è occupato solo della responsabilità delle merci. Ora, invece, la pressione è costante e non c'è più una chiara divisione dei compiti.

E poi, cos'altro non va bene?

La pressione della sede centrale di Milano sulle altre librerie. Gli ordini, relativi alle promozioni, ai bollini e quant'altro ci sono impartitI direttamente dal capoluogo lombardo. Si è in pratica persa una sorta di autonomia delle librerie, dove il libraio spesso caratterizzava lo «spirito» del negozio. E così il personale ruota da una libreria all'altra, e noi riceviamo una montagna di e-mail da Milano per procedure che difficilmente siamo in grado di gestire. A svantaggio, in fondo, del cliente.

E' interessante notare come stai parlando da vero «commesso» anziché da magazziniere.

E' così: con la pretesa di razionalizzare tutto, non conviene più spenderci per soddisfare il cliente. Adesso, dobbiamo fare prima un «calcolo». E' più importante per noi rispondere agli ordini sulle procedure che ci sono imposte, piuttosto che prestare attenzione ai gusti dei clienti, cercando il libro particolare, consigliando il lettore.

Oltre alla nuova riorganizzazione del lavoro, il problema sembra la carenza di personale.

La situazione è questa: siamo sotto-organico, e con la nuova proposta di contratto integrativo avanzata dalla Feltrinelli cadrebbero anche alcune ore di permesso e la sicurezza sui contratti. In particolare, per i nuovi assunti e quelli senza un contratto indeterminato.

Per i neoassunti, ancora più giovani di te, cosa cambierà se passa il contratto integrativo offerto dalla Feltrinelli?

Che potrebbero essere facilmente condizionati. Con contratti precari e sempre più a termine, e meno garanzie sul salario, sono i lavoratori perfetti per essere ricattati. Come, ad esempio, chiedendo loro di lavorare anche la domenica senza percepire il normale salario aggiuntivo.

Una curiosità: le nuove procedure sono produttive per l'azienda o alla fine si rivelano controproducenti per la libreria?

Semplicemente non funzionano. Ci chiedono di spremere il sangue dalle rape, ma non va. Ricordo quando sono entrato alla Feltrinelli. Il primo libro che ho venduto è stato La schiuma dei giorni di Boris Vian, ma è cambiato molto da allora.

Posted by giuliomozzi at 08:26 | Comments (2)

21.04.06

I lavoratori delle Librerie Feltrinelli

[Ve ne sarete accorti di persona, o lo avrete letto in rete o nei giornali. I lavoratori delle Librerie Feltrinelli sono in agitazione. Per ottime ragioni, secondo me (e con molto senso di responsabilità). Se vi interessa (vi interessa, vero?) seguire la loro vicenda, potete mettere tra i "preferiti" il loro blog collettivo: http://effelunga.blogspot.com. Qui sotto potete cominciare a leggere il "manifesto" del blog, pubblicato ancora nel novembre 2004: che è una lucida analisi di quanto sta avvenendo in una delle più importanti "imprese culturali" d'Italia. Vi segnalo anche un aggiornamento sugli ultimi avvenimenti. gm] [tutti gli articoli in vibrisse su questo argomento]


Le librerie Feltrinelli si stanno trasformando, dopo la fusione con Ricordi e l’acquisizione delle librerie Rizzoli, le piccole, assortite e, sotto il profilo culturale, importanti librerie stanno lasciando il posto a grandi Megastore, che di fatto rappresentano la nuova grande scommessa economica dell’azienda. Il dato è di vitale importanza perché non riguarda solo il volume d’affari dell’azienda (la 9° al mondo per la vendita di prodotti culturali) e la sua capacità di creare comunicazione, eventi e cultura ovviamente in posizione subalterna al marketing, alla crescita ed al profitto…
il dato è importante perché riguarda prima di tutto noi, i suoi lavoratori dipendenti, quelli che dovrebbero implementare le decisioni aziendali sul campo, adeguandoci alle direttive aziendali, sulle quali non abbiamo nessun diritto di parola.
Nel giro di pochi anni la figura professionale del libraio, qualificato, competente e certamente più tutelato sia sotto il profilo economicamente che della sostenibilità del lavoro (orari, turni, mansioni) è stata ridefinita con un’accurata opera di ingegneria sociale, riadattandola ad una nuova esigenza aziendale. I Megastore non hanno più bisogno di librai, da qui la necessità di cancellare con un colpo di spugna quello che molti colleghi erano e quello che i nuovi non saranno mai. Ora c’è bisogno di lavoratori giovani (assunti in formazione-lavoro), intercambiabili, flessibili per quanto concerne l’orario, il luogo di lavoro, le mansioni, ed anche il salario: emblematica a questo riguardo è la sostituzione della 15esima mensilità fissa con un premio di produzione variabile a cui non tutti hanno diritto nella stessa misura.

Continua a leggere l'articolo nel blog dei lavoratori delle Feltrinelli.

Posted by giuliomozzi at 13:25 | Comments (14)