22.12.07
The Killer

Se volete ricevere gratuitamente The Killer, ossia la newsletter consacrata a Bruce Springsteen prodotta da Leonardo Colombati (curatore del volume Come un killer sotto il sole e dell'omonimo sito enciclopedico), tutto quello che dovete fare è: scrivere a (appunto) Leonardo Colombati: leo.colombati[chiocciola]flashnet.it.
E se per caso siete tra quelli che non comprano niente, neanche se viene gratis, senza averci messo il naso, potete scaricare qui The Killer Newsletter n. 3
Posted by giuliomozzi at 15:31
17.12.07
Come un killer sotto il sole, di Bruce Springsteen, a cura di Leonardo Colombati
[Altri articoli su questo libro in vibrisse]
La mia lettura e la mia analisi di questo libro sono state caratterizzate da due episodi di serendipità. Ne parlerò più avanti, nel prosieguo del discorso. A ogni modo a me è risultato evidente che Come un killer sotto il sole è un libro cinematografico. Mi spiego.
Quando ho saputo che Morricone avrebbe scritto l’introduzione di questo libro l’entusiasmo e la sorpresa iniziali hanno lasciato il posto a un «Ma certo, chi altri?». Morricone è, insieme a Bruce Springsteen, uno dei tre nomi che sono in grado di scardinare ogni mia difesa (ammesso che di difesa ci sia bisogno quando si ascolta musica: ma forse sarebbe meglio parlare di diffidenza, o di raziocinio), il terzo è Leonard Cohen. Dopo il primo momento di sorpresa ho quindi pensato che “great minds think alike”. Morricone ha scritto alcune tra le musiche più belle per il cinema, una su tutti: la colonna sonora di C’era una volta in America. Brani che ho avuto occasione di ascoltare e riascoltare per via del romanzo che sto scrivendo (di cui, per l’appunto, la musica di Morricone costituisce il leitmotiv) e che, secondo me, sono un film nel film, un racconto nel racconto.
Continua a leggere nella Bottega di lettura.
Posted by giuliomozzi at 10:10
14.12.07
Il Grande Romanzo Americano di Bruce Springsteen
di Wu Ming 1
[Questo articolo di Wu Ming 1 è apparso ieri nel quotidiano L'Unità, ed è raccolto in Nandropausa. gm] [Altri articoli su questo libro in vibrisse]
Quello curato (o meglio, scritto) da Leonardo Colombati non è il primo libro dedicato ai testi e alla poetica di Bruce Springsteen, ma è certo il primo romanzo ottenuto montando quei testi e commentando quella poetica. Come un killer sotto il sole ha infatti un sottotitolo esplicito: Il grande romanzo americano (1972-2007). Frase che ha più significati. Messe in sequenza, le lyrics di Springsteen formano una narrazione di grande respiro, una saga dai personaggi e temi ricorrenti, descritti e affrontati da molteplici angolazioni. Leggiamo i testi, e il Great American Novel - sogno di ogni generazione di autori americani - prende forma sotto i nostri occhi, e - grande sorpresa! - non solo è scritto in versi, ma è una "lettera rubata", perché questo romanzo lo abbiamo avuto sotto gli occhi - anzi, nelle orecchie - per tutti questi anni e non l'avevamo riconosciuto. Lo abbiamo visto uscire a puntate. Lo abbiamo scoperto e ascoltato in ordine casuale, sovente procedendo à rebours. Abbiamo visto milioni di persone appassionarsi alle storie di Johnny 99, di Raney Williams, degli operai siderurgici di Youngstown, e noi stessi siamo entrati in quel mondo, abbiamo chiesto a Rosalita di uscire con noi, ci siamo chiusi nella camera di Candy, siamo arrivati in ritardo per l'ultimo saluto a Bobby Jean...
Faulkner. Steinbeck. Dos Passos. Kerouac. Flannery O' Connor. Sono tra i numi tutelari di Springsteen tirati in ballo in interviste e conversazioni. Colombati dev'essere partito da lì, e non si è limitato a tradurre i testi e metterli in una particolare sequenza.
No, ha fatto molto di più, e la sua è un'operazione letteraria. Il serpente d'asfalto attacca a srotolarsi e allungarsi dopo un saggio introduttivo di oltre cento pagine: ciascuna canzone è presentata, annotata, sviscerata e messa in rapporto dialogico con tutte le altre. Possiamo seguire i riferimenti incrociati, le evoluzioni e variazioni, le riprese di un tema a distanza di anni, l'ascesa e il declino di un personaggio, di una località, di un rapporto tra persone. Dopo trecento pagine di epopea con testo a fronte, ecco un lungo montaggio di aneddoti raccontati da Springsteen in interviste o introduzioni parlate di canzoni, dal palco, in quei momenti in cui "il Boss" si trasforma in stand-up comedian.
Questa sezione del libro è a tutti gli effetti un'autobiografia di Springsteen dall'infanzia all'uscita di Magic, l'unica mai pubblicata, ed esiste solo in italiano! Colombati l'ha composta raccogliendo spizzichi, bocconi, battute, con un'abnegazione e una metodicità che nei libri sul rock si riscontrano di rado. Seguono schede e glosse a tutte le canzoni presenti nel libro, una cronologia dettagliata della carriera di Springsteen e, giunti in fondo, un epilogo di Colombati in forma di "ringraziamenti", che in realtà è un prologo messo alla fine.
Terminata la lettura, si scopre un altro significato del sottotitolo. Quello di Colombati su Springsteen è stato a molti effetti lavoro autoriale: lo scrittore romano ha interrogato i testi del suo cantante preferito in modi diversi da quelli di un filologo, modi che solo uno scrittore/narratore potrebbe concepire. Usando Springsteen come materiale per il suo collage alla Kurt Schwitters, l'autore di Perceber e Rio ha finito per scrivere il proprio inatteso, paradossale Great American Novel. Vale a dire: la scansione quadri-dimensionale del canzoniere di Springsteen al fine di "schiuderlo" in quanto romanzo sui generis diviene essa stessa romanzo sui generis. Non c'è da parte mia alcuna malignità nel definire Come un killer sotto il sole il miglior romanzo di Colombati. Con buona pace tanto dei pasdaran della forma-romanzo quanto dei suoi detrattori.
Unica pecca di questa prima edizione: c'è una notevole quantità di refusi. Verranno senz'altro corretti nelle ristampe.
Il sito enciclopedico su Springsteen curato da Leonardo Colombati.
Posted by giuliomozzi at 16:42 | Comments (14)
12.11.07
Il Grande Romanzo Americano
di Antonio Monda
[Questo articolo di Antonio Monda è apparso nel quotidiano La Repubblica l'11 novembre 2007. gm] [Un altro libro su Springsteen] [Altri articoli su questo libro in vibrisse]
New York – Sono canzoni o poesie? E' questo l'interrogativo che si pone Leonardo Colombati nel lungo saggio che introduce Bruce Springsteen. Come un killer sotto il sole, testo di straordinario interesse sia per gli appassionati del musicista americano che per i cultori della narrativa statunitense degli ultimi quarant'anni, al quale lo scrittore italiano ha voluto porre come sottotitolo, per indicare una nuova suggestione, e implicitamente una risposta, Il grande romanzo americano (1972-2007). Il libro, in uscita in questi giorni in Italia presso Sironi, raccoglie per la prima volta l'intera produzione lirica di Springsteen [è una svista: nel libro sono raccolte 113 canzoni. gm], tradotta per l'occasione dallo stesso Colombati, con una prefazione di Ennio Morricone, il quale appare in perfetta sintonia con la tesi del curatore, e ricorda che “negli Stati Uniti la musica popolare è considerata parte integrante di una sola tradizone nella quale coabitano in perfetta armonia Herman Melville e Walt Whitman, Robert Johnson e Louis Armstrong, John Ford e Bruce Springsteen".
Sin dai tempi in cui conquistò la critica e il pubblico con Greetings from Ashbury Park, NJ, l'album di debutto con cui rivendicò orgogliosamente le proprie origini di giovane blue collar di periferia, Springsteen ha celebrato l'epica del quotidiano di giovani che hanno la piena consapevolezza della modestia della propria situazione sociale e dei limiti malinconici della propria condizione esistenziale, ma che tuttavia non rinnegano mai le radici. I personaggi immortalati dal Boss sono uomini e donne nati per correre, consapevoli del fatto che non c'è peggiore bestemmia di quella di rinunciare ai propri sogni, a dispetto dell'amarezza, della solitudine e della paura. Morricone scrive a questo proposito che “Springsteen dà forza al senso di pietas, al dolore e all'umanità dei personaggi che racconta", e parla di un “corpus di canzoni composte nell'arco di trentacinque anni che realizzano un Grande Romanzo Americano".
Il libro, che propone un ritratto autobiografico dello stesso Springsteen, un accuratissimo apparato bibliografico, e una serie di schede sugli elementi tecnici dei singoli dischi e sui loro risultati (premi, riconoscimenti, vendite, classifiche), non raccoglie i testi in maniera cronologica ma secondo l'itinerario narrativo di un'opera realizzata in versi, che in uno sguardo d'insieme rivela chiaramente la propria natura romanzesca. E' un affresco appassionante sull'America che vive nel buio dei “margini della città", consapevole che “la terra promessa" è sempre “dura", ma che un giorno arriveranno “giorni migliori" e ricompenseranno chi ha saputo “inseguire il sogno".
Sin dall'inizio del suo saggio Colombati analizza i versi di Springsteen in rapporto con i grandi poeti e narratori americani. Il primo raffronto strutturale è con Edgar Lee Masters, al quale il cantautore del New Jersey è paragonato per la tecnica narrativa: raccontare la stessa vicenda da due punti di vista differenti. Se si prende in considerazione il duplice racconto dei McGee nell'Antologia di Spoon River in rapporto con canzoni come The River, Spare Parts e Sinaloa Cowboys si può notare come i desideri, i fallimenti e le speranze dei personaggi dei due autori siano molto simili. La tesi del libro, che propone anche un affascinante paragone con la poetica di Whitman, è che le canzoni popolari rivestono per la cultura americana lo stesso ruolo che hanno per l'Italia la Divina Commedia e il Cantico delle Creature. Il paragone può sembrare provocatorio ma Colombati invita a soffermarsi sull'energia vitale di una cultura giovane considerata tuttora con snobismo e miopia, e ne celebra la grandezza e la varietà dei risultati, dove l'approccio sinceramente popolare e spesso anti-intellettuale risulta imprescindibile. E' così per il jazz come per il cinema, per il musical come per la letteratura on the road. Se la musica di colui che Colombati definisce “il più grande performer di tutti i tempi" attinge la propria straordinaria forza emotiva nel rock'n'roll (con innegabili influenze del folk e del gospel), i testi rimandano continuamente alla letteratura e, soprattutto, alla settima arte.
Nei concerti come nei versi Springsteen sembra la negazione vivente di ogni separazione tra highbrow e lowbrow: chi è nato negli Usa è nato anche per correre e sa che nel suo patrimonio genetico c'è sia la cultura millenaria del paese d'origine che l'energia di cui riparte da zero. E' lunghissimo l'elenco di canzoni che contengono riferimenti espliciti a film di culto (da Thunder Road, titolo del suo capolavoro, ma anche di un film con Robert Mitchum, sino a Point Blank, ballata struggente intitolata come una pellicola di John Boorman), ma quello che il libro riesce a rendere illuminante è come Springsteen sia riuscito a riproporre, in maniera artisticamente compiuta, le atmosfere e i temi centrali di autori diversissimi che hanno raccontato prima di lui il rapporto tra individui perennemente in movimento (se non in fuga) e un paese giovane, sconfinato e solenne.
Si pensa immediatamente a Badlands, titolo di una sua canzone ma anche dello straordinario film di Terrence Malick che in Italia venne chimato La rabbia giovane. Versi come “non me ne frega niente di recitare il solito vecchio copione, non me ne frega niente della solita mediocrità: tesoro, voglio il cuore, voglio l'anima, voglio il controllo, adesso" interpretano perfettamente il senso ultimo della vicenda raccontata da Malick, e l'idissea dei due giovani criminali che decidono di perdrersi nelle praterie trova una compiutezza in versi che dicono: “Lasciamo che i cuori infranti siano il giusto prezzo da pagare. Queste terre selvagge inizieranno a trattarci un po' meglio". Ancora più esplicito il rapporto con Furore (il riferimento è sia a John Steinbeck che a John Ford), del quale Springsteen cita sin dal titolo il protagonista Tom Joad. Ancora una volta un'epica di viaggio e di dolore, speranza e sofferenza all'interno di un paese in via di formazione come i suoi protagonisti.
Il libro analizza l'opera di Springsteen alla luce delle influenze dei suoi genitori artistici (in particolare Bob Dylan ed Elvis Presley), ma approfondisce in egual misura il rapporto con i veri genitori: il padre Douglas, autista di autobus, e la madre Adele Sirilli. Uno dei passaggi più affascinanti del volume sono i testi che parlano del rapporto con la figura paterna, a partire da My Father's House, nel quale si coglie la malinconia di un'assenza e più di un'eco trascendente. Il grande romanzo americano di Bruce Springsteen affronta molte tappe illusorie ed è segnato da idoli e miti romantici, come quello della corsa in macchina di notte, ma sarebbe impossibile comprenderne la poetica senza considerarne la formazione cattolica, il suo richiamo costante alla fede (una sua canzone è intitolata Jesus Was an Only Son ed il verso più celebre di Thunder Road auspica “un salvatore che nasca da queste strade") e la profonda influenza di un'autrice come Flannery O'Connor.
Springsteen intitola una sua canzone E' difficile essere un santo in città, ma appare convinto che ogni fuga nasconda in realtà una spinta alla redenzione, e l'approdo non è altro che una luce che acceca, come proclama un altro suo titolo. A proposito della O'Connor, lo stesso Springsteen dice: “Conosceva il peccato originale e sapeva qual era il modo di rendere carne un racconto". E' un talento che ha dimostrato di avere anche il musicista del New Jersey con versi che hanno immortalato personaggi indimenticabili come Mary, Wendy, Rosalia e Sandy, e non è un caso che Nick Hornby abbia scritto, per spiegare perché considera Thunder Road un capolavoro: “Dice esattamente come mi sento e chi sono, e questa, in fin dei conti, è una delle consolazioni dell'arte".
Come un Killer sotto il Sole. Il libro. Il sito.
Posted by giuliomozzi at 10:29 | Comments (7)
24.10.07
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Clicca sull'immagine per entrare nel più completo sito italiano dedicato a Bruce Springsteen. Nell'attesa che esca (il 9 novembre, per Sironi) il libro a cura di Leonardo Colombati nel quale si dimostra, né più né meno, che il Boss è il più grande narratore americano vivente.
[Altri articoli su questo libro in vibrisse]
Posted by giuliomozzi at 06:53

