11.10.05

Capitalismo 9 (Un'idea per togliere ai capitalisti il capitalismo come iettatura)

di Angela Scarparo


Avrei un'idea per togliere agli Agnelli la 'rete di disgrazie' che spesso si accompagna alla loro ricchezza, e di cui sono personalmente dispiaciuta. Un'idea un po' da letterata, lo ammetto. Un'idea da romanziera che pur di raccontare storiacce di famiglia, è disposta a sacrificarsi e a non scrivere bestseller. Un'idea che anche i Tanzi, per esempio, avrebbero dovuto adottare un po' prima dello sfacelo di cui sono stati 'vittima' come 'famiglia di capitalisti'. Avrei un modo per togliere agli Agnelli il 'disagio' che continuamente viene espresso da qualche rappresentante della famiglia. E che questo disagio si esprima sotto forma di una malattia - che molti dicono sia - a base psicosomatica, come il cancro, o con l'uso della droga in 'forme pesanti', e delle frequentazioni particolarmente 'diverse' - rispetto al 'modo Agnelli' - il risultato non cambia. Forse gli Agnelli dovrebbero liberarsi di qualcosa che li opprime, li avvilisce, li danneggia, non li fa volare in alto come meriterebbero visto il sacrifico (secolare) che hanno fatto e fanno per l'Italia.

Qualcosa che come succede spesso nelle vicende di 'capitali e famiglie' - con l'andar del tempo si sa, le cose cambiano, a meno uno/a non sia particolarmente ostinato/a... e non si capisce perché ci debba essere questa terribile ostinazione dannosa, questo attaccamento - a molti effetti non appartiene più a loro. E' fuori di dubbio che ci siano in giro molti ventottenni in grado di occuparsi della Fiat esattamente nello stesso modo in cui se ne occupa Lapo Elkann. (E se la Agnelli non fosse una famiglia di 'capitalisti veri' lo capirebbe da sè, che sarebbe suo interesse procurasene almeno un paio di questi 'bravi ragazzi').Quando dico Fiat, dico da italiana, la 'Fiat bene comune' la Fiat delle migliaia di operai, la Fiat bene nazionale, la Fiat che tutti siamo contenti di contribuire a mantenere, la Fiat storia d'Italia, la Fiat, 'comprate macchine italiane'. Se la Fiat è un bene di tutti, se - e non da oggi - tutti dobbiamo gioire ogni volta che questa grande azienda riceve una megasovvenzione, un megacontributo, dovremmo essere tutti consapevoli e responsabili nel chiedere che qualcuno di 'competente davvero' Agnelli o non Agnelli intervenga prima o poi, per salvare un bene che - sborsa oggi, sborsa domani - è diventato a tutti gli effetti, di tutti. Oppure no, che scema. Mi ero dimenticata che siamo in pieno Capitalismo, ed è di questo che dovevo scrivere. La Fiat è 'di tutti', ed è nazionale - ah, già, Capitalismo Italiano! - per quanto riguarda le sovvenzioni. Però è solo dela famiglia Agnelli quando si tratta di prendere delle decisioni importanti, o quando bisogna scegliere a chi affidare i ruoli dirigenziali, o anche quando bisogna decidere le tecniche di rilancio e le strategie aziendali.

Posted by Angela Scarparo at 14:39 | Comments (45)

20.09.05

(Capitalismo 8) La sottospecie italiana: io ti caccio, tu mi cacci!

di Laura Lilli e Alba de Cespedes

(Spiace sapere che Enzo Biagi - come Carlo Freccero, che occupa una sedia, si dice, senza possibilità concreta di lavorare - dopo essere stato 'cacciato via' qualche tempo fa, dai funzionari, non sia stato 'reintegrato' in azienda (la RAI). Spiace costatare la 'normalità' di cui tutta la faccenda è entrata a far parte, fino al punto che non se ne parli neanche più. Ci è spiaciuto d'altronde costatare che di questa pratica fastidiosa, il 'cacciar via', Enzo Biagi sia stato a sua volta artefice e nei confronti di una brava, importante scrittrice, Alba de Cespedes. Ci è spiaciuto perchè non è la prima volta che viene fuori una piccola verità, che è questa: In Italia certe 'pratiche', certo malcostume, appartengono sia all'una che all'altra parte politica, così agli uomini come alle donne. La De Cespedes ha avuto fra il '53 e il '61 una rubrica di lettere su 'Epoca'. A un certo punto smise. Leggiamo perchè. A farle le domande, in un'intervista realizzata a Parigi nel 1980 è Laura Lilli, giornalista vivace, intelligente e sintetica come poche.)

Lei è sempre stata molto letta. Ma negli anni passati lo era nel modo giusto, a suo parere?

Non in Italia. In Italia ero considerata una scrittrice 'per donne'. Sì, in Italia gli uomini si vergognavano a leggere una donna.

Non si vergognavano però a scriverle, quando fra il '53 e il '61 tenne su 'Epoca' una rubrica di 'lettere' che si intitolava - guarda caso - Dalla parte di lei , come il suo romanzo sulla moglie assassina.

Sì, però a scrivere erano soprattutto uomini. Gli uomini sono più sicuri di sè, anche se a volte scrivevano certe lettere sgrammaticate...

Anche in quelle risposte lei è stata un'anticipatrice. Una specie di miracolo. Oggi il 'privato' è entrato nella cultura. Ma allora, la posta dei giornali era femminile e 'rosa'. Di solito erano le donne a scrivere ai giornali, non a caso femminili, parlando delle loro cosidette 'piccole cose'. Lei, invece, queste 'piccole cose' le metteva sotto al microscopio, con molta serietà.

Sì. Uno mi scriveva, per esempio, 'io sono geloso'. Io non rispondevo mai 'alla persona'. Dicevo: 'prendiamo il sentimento della gelosia e analizziamolo'. Oppure si parlava di religione. E benchè io sia atea, cercavo di mettere a fuoco una serie di dubbi che so esistere nella maggioranza della gente. Ma è vero: facevo sul serio. Era l'epoca in cui alle donne si diceva: 'dì tutto alla mamma', o 'vatti a comprare il cappellino'. Io di cappellini non parlavo. Una volta citai Voltaire e il Vaticano chiese la mia testa.

E smise per colpa del Vaticano?

No, mi mandò via Biagi - allora era direttore di 'Epoca' - sostituendosi a me in una rubrica in cui dava del tu a tutti. La sostituzione andò così: Biagi mi chiese di andare a intervistare la moglie di Nabokov, per chiedere che cosa pensava di suo marito, che aveva scritto Lolita. Io dissi: 'Così la signora potrà chiedere a mio marito cosa pensa di me, che ho scritto Dalla parte di lei. Ecco', aggiunsi, 'io sono una scrittrice. Nabokov è uno scrittore e se vuole che faccia un'intervista andrò a intervistare Nabokov'. 'Lei deve fare quello che dico io', rispose Biagi. E per dimostrare che nessuno mi leggeva, disse che a lui risultava che i miei lettori fossero solo il 35 per cento di quanti compravano 'Epoca'. 'Allora le cifre sono truccate', risposi', 'perchè non possono essere più del 20 per cento'. A farla breve dal numero successivo fui 'esentata' con una bella letterina, da quella rubrica. In seguito per altri due anni, feci, sempre su 'Epoca' il Diario di una scrittrice.

(brano tratto da: L. Lilli, Passioni e parole, La Tartaruga, 2001)

Posted by Angela Scarparo at 15:39 | Comments (18)

19.09.05

(Capitalismo 7) Questa non è pubblicità politica!

di Angelo Mastrandrea

[Be', sì alla fine mi deciderò. E giuro che non è un'indicazione di voto, questa. E' solo che - vi spiego - è che non avendo più molti soldi per l'affitto, dovendo spesso discutere con Monina (nome che corrisponde più o meno all'editore Pequod), del mio futuro, cosa quest'ultima che mi crea non poche ansie, non riuscendo a trovare opportunità lavorative, ristretta come sono nel mio ruolo di precaria, e vieppiù impressionata per le condizioni miserrime in cui vedo vivere le persone sotto i ponti di Trastevere, credo che alla fine, sì. Alla fine mi deciderò. Se chiamate a casa e non ci sono, cercatemi da Action, una delle realtà politiche più vive, presenti e coinvolgenti, della famosa scen(eggiat)a romana. Angela Scarparo]

[L'articolo qui riportato, di Angelo Mastrandrea, è apparso nel quotidiano il manifesto il 17 settembre 2005.]

Lei si chiama Simona Panzino, ha 34 anni, si è trasferita a Roma da Catanzaro 12 anni fa alla ricerca di un lavoro che ha trovato solo precario. Nel frattempo si è laureata in Lettere con una tesi sulle telestreet, relatore Carlo Freccero. Incontrandola per strada non la diresti una squatter, in prima linea da quando, tre anni fa, ha scoperto l'Agenzia per la casa Action. Prima viveva in affitto, l'ultimo «500 euro per 14 metri quadri», votava a sinistra ma non faceva politica attiva. Lui, passamontagna arcobaleno, è un militante dei centri sociali come tanti altri. Sono la novità di queste primarie e insieme un riassunto del modo di intendere e agire della parte più «disobbediente» del movimento, lui candidato senza volto uno e plurimo, lei semplice «prestanome» sulla scheda elettorale. Al «senza volto» rivolgiamo alcune domande.

Da sempre l'area di cui fai parte contesta i meccanismi della rappresentanza e vuole cambiare il mondo senza prendere il potere. Mettiamo che vinci le primarie, cosa accadrà?
Devi scusarmi, ma preferisco vedere una cosa per volta. Allora intanto ti rispondo sull'area: un conto è chi mi è stato vicino, mi ha aiutato, mi sostiene. Fratelli e sorelle come Simona o come i disoccupati della Calabria. Loro vogliono mettere in discussione attraverso di me il sistema dei partiti, la politica ufficiale. Vogliono far vedere come il meccanismo della rappresentanza "vuota", quella senza programmi precisi su cui battersi e piena di facce, manifesti e futuri incarichi di governo, sia così in crisi che basta un senza volto qualunque per farlo traballare. Ma un'altra cosa sono le persone senza volto e senza voce, che anche questa volta rischiavano di essere dimenticate. Ecco, io sono una loro espressione più che un rappresentante di qualcuno. Il mio volto è un passamontagna arcobaleno perché è lo stesso di tantissimi e di nessuno. Io esisto solo per mettere in primo piano l'urgenza di un'amnistia, la chiusura dei Cpt, il ritiro immediato di ogni contingente militare di guerra, la fine del proibizionismo, l'introduzione del reddito di cittadinanza. Poi l'area, come la chiami tu, cioè quei 12 mila che mi hanno aiutato, pensano che sia anche in questo modo che si mette in discussione il potere, dando spazio e voce alle lotte sociali che ogni giorno lo affrontano. Io prendere il potere? L'importante è che non mi prenda lui...

Ti piacciono così tanto le primarie?
No, sono state pensate per far credere alla gente che nella politica ufficiale vi è partecipazione. A me e a tutti i senza volto interessano invece le "questioni primarie", come l'amnistia ad esempio. Ed è per questo che mi sono presentato. Bisogna fare di tutto per mettere al centro le questioni primarie, per aiutare chi lotta e non viene ascoltato.

Sulla scheda elettorale ci sarà il nome di Simona, che è solo una prestanome. Tu cosa farai?
Simona mi ha fatto un gran favore. Da ora in poi si chiamerà "detta senza volto". E' un nome temporaneo, spero che possa tornare presto a fare ciò che faceva prima, che è quello che faccio anche io. Se lei fosse la premier le telefonerei per dirle cosa fare.

E se vince Prodi? Sei disposto ad accettare il programma dell'Unione?
Qual è il programma dell'Unione, scusa? Si chiuderanno i Cpt o se ne apriranno di nuovi? Si ritireranno le truppe o si coloreranno i loro caschi di blu? Io non sottoscrivo nulla, perché non c'è niente ora da sottoscrivere.

Parliamo di contenuti. Quale dovrebbe essere il primo atto di un futuro governo di centrosinistra? E il secondo, il terzo, ecc.?
Amnistia generalizzata, chiudere i Cpt, ritiro delle truppe, reddito di cittadinanza, antiproibizionismo... ma non sono il primo, il secondo o il terzo atto. Tutto insieme. E subito.

Pensi che lo faranno davvero?
Penso che bisognerà costringerli. Ribellandoci se non lo fanno. Con intelligenza e rabbia, con gioia e serietà, con l'ironia e la determinazione. Bisognerà conquistarci tutto, nessuno di loro ci regalerà niente. Ma in giro ho sentito che c'è molta voglia di farlo.

Un anno fa forse avreste sostenuto Bertinotti o magari Pecoraro. Invece avete scelto di correre da soli. Perché?
Io non posso sostenere nessuno se non quelli come me.

Bertinotti vi ha accusato più o meno di comportarvi come un partito più che come un movimento. Cosa rispondi?
Non so di cosa parla. Eravamo a Genova nel 2001, sui binari di mezza Italia a bloccare i treni della morte, a Melfi e a Scanzano a sostenere le lotte per la dignità dei lavoratori e la qualità della vita, a Bologna a smontare i lager per migranti, viviamo e lottiamo ogni giorno nelle nostre metropoli, nei luoghi del conflitto sociale e dell'autogestione, costruiamo nuovi spazi di democrazia, nuovi diritti e libertà: casa, reddito, saperi condivisi. Che dica quello che vuole. Io vado avanti per la nostra strada."

Posted by Angela Scarparo at 12:04 | Comments (15)

15.09.05

(Capitalismo 6) Viva La Standa!

di Angela Scarparo


Contraddizioni del Capitalismo? Contraddizioni della Scarparo? Uno degli aspetti che io adoro del nostro capitalismo è la Standa. E assieme alla Standa, la Rinascente, Le Librerie Feltrinelli, le Librerie Mondadori, Gli Autogrill, Gli Aeroporti, Le Stazioni (consiglio questo sito!), i Cinema Multisale ( e tutti quei posti che Marc Augé - sì, stavo per dirlo - ha definito i "non luoghi". I non luoghi sono i luoghi dove il capitalismo, con la musichetta permanente, e l'aria condizionata al punto giusto, mi vorrebbe avida consumatrice di merci, quindi me le appioppa, a volte a brutto muso - centri commerciali, Librerie Feltrinelli, Librerie Mondadori - altre volte me le 'propone' con la scusa di farmi fare altro, per esempio, partire, soggiornare in albergo, farmi la sauna, andare al cinema etc). Adesso che io adori la Standa perchè quando ero piccola la mamma mi ci portava quando litigava con la sorella non lo so. O che adori gli Autogrill perchè un altro dei ricordi belli della mia infanzia è il cappucccino degli autogrill durante i viaggi. Neanche questo so. Però ci ho pensato.

Tutta quella bella roba esposta che vuole essere comprata da me! Proprio da me. E io che gli resisto "Tanto non ti comprerò mai nuova edizione di 'Romanzi Brevi'! Mai e poi mai! No, solo per la copertina no, dai! Non si fa!" e via, giù con le motivazioni che do a me stessa e a lei, la Merce, sui perchè e i per come che mi impediscono di comprarla, a lei, la Merce. La Merce. L'unica interlocutrice a cui a pensarci bene io dedichi tanto tempo. Con cui senta davvero di dovermi giustificare quando vado via, "Ti lascio qui, maglioncino blu, mi piaci, te lo giuro, ma costi troppo! Magari quando sei in saldo ti porto a fare un giro, eh? " Lui sta zitto. "Chiaro, se ti trovo ancora? Liberi! Libero tu, libera io! la vita è un rischio, ma sì!". Sarà questo il motivo per cui fra un pranzetto in osteria, e uno al secondo piano della Feltrinelli, se devo uscire in compagnia preferisco il secondo? La solitudine che dovessi provare in compagnia dell'amico/a in carne e ossa sarà colmata dalla merce che dagli scaffali mi urla, "Angela! Sono qui! Sono Max Frisch! Volevo farti presente che quando sono uscito in prima edizione con la scusa che eri giovane non mi hai neanche cagato! Ora costo solo 10 euro! Che dici, ce lo facciamo un giretto?" "Max, Max oh, Max. Non lo so. io...io dovrei risparmiare, Max. Però aspetta, con quella copertina rigida, quell'arancionino mischiato con il bianco! Aspetta Max. Do da mangiare a questo/a e arrivo!"

Posted by Angela Scarparo at 11:09 | Comments (7)

14.09.05

(Capitalismo 5 ) Non ti dico di fare Don Milani!

di Angela Scarparo

"Un ragazzo di 21 anni si e' suicidato stamane a Milano, intorno alle 6,30, gettandosi dal quattordicesimo piano della sua abitazione, in via Gatti 3. Secondo quanto riferito dalla madre del giovane, il ragazzo soffriva di depressione e il suo stato d'animo era peggiorato dopo l'ennesima bocciatura che gli era stata inflitta questa estate alla maturita' presso il liceo scientifico Russel", riporta l'agenzia di stampa AGI.

Adesso, se negli anni '60, Don Milani avrebbe detto ai - suoi colleghi - professori che l'hanno bocciato di "battersi il petto", e avrebbe chiesto loro di "intendersi" per esempio, "su cosa sia lingua corretta". E avrebbe insistito nella sua difesa dei "deboli", anche con ammonimenti, laddove fosse necessario: "Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all'infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo.", troviamo infatti enunciato nel famoso e commovente libro, scritto coi suoi ragazzi Lettere a una professoressa (Libreria Editrice Fiorentina, 1967), oggi, quello di questo ragazzo, di cui non viene riferito il nome, viene considerato un "gesto fatale". La notizia viene riportata nella sua freddezza. I professori si difenderanno dicendo che prendono poco, e che non possono promuovere anche tutti quelli che non sanno. E come dare loro torto? Ma un(') insegnante è davvero solo un(')esaminatore/ice? E se ha ragione chi dice che chi si occupa dell'educazione dei ragazzi dovrebbe avere molti più benefici economici, non è vero anche che un mestiere come quello dell'educatore/ice - perchè un adulto che abbia a che fare con dei (bambini) ragazzi almeno per cinque ore al giorno, nove mesi dell'anno su dodici, non è questo, forse, qualsiasi materia insegni? - quello dell'educatore, dicevamo, non è un mestiere qualsiasi?

Posted by Angela Scarparo at 17:52 | Comments (25)

09.09.05

(Capitalismo 4). Non ti dico di fare Laing!

di Angela Scarparo

Christine Raine è una donna di 39 anni, madre di tre bambini che l'8 settembre scorso ha ucciso uno dei suoi tre figli. Ora, io non dico di giudicare questo gesto col metro di R.D Laing che nel '67 scriveva ( ne La politica dell'Esperienza, Feltrinelli, 1967): "Allo scopo di razionalizzare il nostro complesso industriale militare dobbiamo eliminare la nostra facoltà di vedere chiaramente quello che ci sta sotto il naso e quella di immaginare che cosa ci sia un po' più in là. Molto prima che possa verificarsi un conflitto termonucleare abbiamo dovuto distruggere la nostra sanità mentale. Incominciamo a farlo con i bambini; si impone la necessità di catturarli in tempo: senza il più completo e rapido lavaggio del cervello le loro sporche menti vedrebbero chiaro nei nostri sporchi traffici. I bambini non sono ancora degli stupidi, ma noi li facciamo diventare degli imbecilli come noi, meglio se con alti quozienti. Fin dal momento della nascita, quando un bimbo dell'età della pietra si trova a fronteggiare una madre del ventesimo secolo, il bambino è sottoposto a quelle costrizioni esercitate con violenza, che vengono chiamate amore, così come lo erano stati sua madre e sui padre, i loro genitori, e i genitori dei loro genitori".

Ecco, è chiaro che a dar retta a Laing, le cause per cui una maternità va in un modo, piuttosto che in un altro, siano comunque "sociali" . Consideriamo per ipotesi quello che Laing - uno studioso comunque colto, e intelligente, le cui opere hanno segnato più di una generazione e non solo nel campo della (anti-)pisichiatria - dice, consideriamolo sì, un po' esagerato(: le centrali termonucleari. Suvvia, con l'amore materno, che c'entrano? Perchè pensare che un bambino che nasca oggi sia in tutto e per tutto simile a un bambino dell'età della pietra (che paura!)? Come fa l'amore di una madre ad essere violento? E' amore!) Non è meno esagerato, però, lo psichiatra "di turno" (dottor Carlo Nivoli, presidente della Società Italiana di Psichiatria Forense) che, per quanto "esimio", interrogato dal Corriere delle sera del 9 settembre, spara a zero, "Succede perchè succede, verrebbe voglia di dire, le spiegazioni psicanalitiche sono profondissime, e dare la colpa alla società è uno stupido placebo, rassicurante soltanto per chi sopravvive" ? Più equilibrata, - anche se limita il rapporto madre-figlio a loro due soltanto, come se una madre e un/a figlio/a fossero entrambi ancora immersi nel liquido amniotico - Daniela Nobili (Ordinaria della Società Psicanalitica Italiana) scrive invece su Il Manifesto del 9 settembre " "E quale rapporto è più intenso di quello che unisce la madre al proprio bambino? Chi ha, come lei, tanti, continui, quotidiani motivi per odiarlo? Se accettassimo finalmente questa naturale verità potremmo forse aiutare veramente una madre che provi impulsi aggressvi per il proprio figlio prima che li agisca"

Perchè quello che sta attorno alla madre e al bambino non ha più - sembra non avere più - nessuna importanza, mi chiedo? Perchè è diventato "materno" solo ciò che lo è solo in apparenza, e cioè: tenerezza, sentimentalismo, accudimento, obblighi, doveri, ciu ciu ciu, gnau gnau gnau gnau? Non sarà questo circoscrivere la maternità a una forma di "maternità racchia" a far sì che tante donne non ci si ritrovino? Non saranno anche queste alcune delle cause per cui queste "piccole morti grandi" (grandi per il dramma indelebile e profondo, che vanno a costituire all'interno di ogni famiglia; grandi per l'impatto emotivo forte che hanno su tutti noi;)" sono diventate così drammaticamente frequenti?

Posted by Angela Scarparo at 18:10 | Comments (69)

02.09.05

Chi ha ragione chi?

di Angela Scarparo

Capitalismo, 1. "Credo di aver capito che Bianciardi, Volponi, Parise hanno trasmesso una dimensione della vita aziendale tutta drammatica, comprensibile solo per una società appena uscita dal mondo contadino. Ma ora non è più così, se mai lo è stato. La vita d'azienda (il lavoro in radio, alla Rai, ndr) rispetto a quella dell'artigiano (poco prima ha detto: "scrivevo recensioni, ero un artigiano", ndr), è mi creda, una vita facile. A qualunque livello della gerarchia tu sia collocato, l'azienda risulta materna, protettiva. Chi lavora in azienda può comunque permettersi il lusso di non pensare. Poi ognuno ha i suoi problemi, che sono politico-esistenziali, non strutturali-aziendali. Il mio problema di editore radiofonico era questo: come annullare la distanza dall'oggetto?" (da Lontano dal romanzo di Franco Cordelli, Le Lettere, 2002).

Capitalismo, 2. "Quello di Olivetti era solo una forma di capitalismo più avveduto, più sensibile e non di pura rapina. Fortini era un anticomunista viscerale, checchè ne dicesse, era un moralista alquanto immorale. Volponi certo, era un uomo di sinistra. Ma contesto il fatto che l'Olivetti fosse un covo di rivoluzionari. A Olivetti scherzando si potrebbe rivolgere quella battuta di Fracchia, 'Com'è umano lei...' Personalmente non avrei mai lavorato per Olivetti solo perchè era meglio di Valletta. Tutto sommato al peggio non c'è limite. " (Edoardo Sanguineti, dal Corriere della sera, mercoledì 31 agosto 2005). [*]

[*] Il testo completo dell'intervista si può leggere qui, nel blog di Georgia.

Posted by Angela Scarparo at 17:36 | Comments (5)

(Brutte) Storie

di Angela Scarparo

Capitalismo, 1. "Quello di Olivetti era solo una forma di capitalismo più avveduto, più sensibile e non di pura rapina. Fortini era un anticomunista viscerale, checchè ne dicesse, era un moralista alquanto immorale. Volponi certo, era un uomo di sinistra. Ma contesto il fatto che l'Olivetti fosse un covo di rivoluzionari. A Olivetti scherzando si potrebbe rivolgere quella battuta di Fracchia, 'Com'è umano lei...' Personalmente non avrei mai lavorato per Olivetti solo perchè era meglio di Valletta. Tutto sommato al peggio non c'è limite. " (Edoardo Sanguineti, dal Corriere della sera, mercoledì 31 agosto 2005). [*]

Capitalismo, 2. "Angela Pagano, 39 anni, di Palermo, (morta di parto ndr) ha passato oltre tre ore su ambulanze e lettini di fortuna, in attesa che si liberasse un posto in corsi e di assistenza in un ospedale. La donna, già mamma di un figlio di 7 anni e di una bambina di 4, è morta mentre i medici la stavano intubando, sotto gli occhi del fratello Pietro e del marito Gaetano Greco. Il bambino che portava in grembo è deceduto prima di lei". I medici del Buccheri La Ferla, per difendersi: "Infatti la stessa paziente ha controfirmato per accettazione il referto del pronto soccorso" (dal Corriere della sera, giovedì 1 settembre 2005).

Capitalismo, 3. "Un operaio del cantiere Tav (Treni ad alta velocità, ndr) di via della Serenissima, è morto ieri mattina dopo essere precipitato da un'altezza di cinque metri. Renato Caputo 44 anni, di Eboli, padre di quattro figli, è spirato davanti al figlio Alex. di 21, anche lui operaio nello stesso cantiere. Il suo corpo è stato trafitto dai tondini metallici. E' la diciottesima morte bianca nel Lazio, la dodicesima a Roma, solo lo scorso 31 agosto un altro operaio era morto sul lavoro a Monterotondo, precipitando da un capannone". (dal Corriere della sera, venerdì 2 settembre 2005).

[*] Il testo completo dell'intervista si può leggere qui, nel blog di Georgia.

Posted by Angela Scarparo at 17:04 | Comments (11)